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Scritto da DEFENSOR_FIDEI
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sabato 12 maggio 2007 |
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VI – BETLEMME
12. Ecco, prima di tutto, Betlemme, “casa del pane” (Gv, 6, 51) per il ristoro delle anime sante: in essa per la prima volta si mostrò come Pane vivo Colui che discese dal Cielo, quando la Vergine lo partorì. E lì viene mostrata la mangiatoia ai pii animali e nella mangiatoia il fieno del prato verginale, affinché in tal modo il bue riconosca il suo padrone e l’asino il presepe del Signore suo. Poiché ogni essere mortale è come erba, e tutta la sua gloria come fiore in un prato (Is, 40, 6). Ma l’uomo, non comprendendo l’onore di essere uomo,fu compara to ai bruti privi d’intelligenza e divenne come loro (Sai, 48, 13). Il Verbo, Pane degli Angeli, divenne pasto per i giumenti affinché avessero da ruminare il fieno della sua carne, dal momento che persero del tutto l’abitudine di nutrirsi col Pane della Parola: fino a quando la creatura, restituita dall’Uomo-Dio alla sua dignità originaria e da bestia trasformata di nuovo in uomo, potrà dire con Paolo: Per quanto abbiamo conosciuto il Cristo solo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così (Il Cor, 5, 16). Ma credo che nessuno possa parlare con verità se non colui che abbia, come Pietro, ascoltata quella verità dalla bocca stessa della Verità: Le parole che vi ho detto sono spirito e vita: la carne, infatti, non vivifica (Gv, 6, 64). Del resto chi ha trovato la vita nelle parole del Cristo non cerca più la carne: egli rientra nel novero dei bea ti, che non hanno veduto ed hanno creduto (Gv, 20, 29). Infatti nessuno ha bisogno del latte se non il bambino, e solo l’animale ha bisogno del fieno. Ma colui che non inciampa nella Parola è uomo perfetto e può cibarsi di cibi solidi; egli mangia il pane del Verbo senza offesa, anche se col sudore della Sua fronte. Anzi, sicuro e senza scandalo egli annunzia la sapienza di Dio ai perfetti, procacciando cibo spirituale a coloro che vivono nello spirito; quando però si rivolge ai fanciulli e al gregge, è cauto nel proporre loro, d’accordo con le loro capacità di comprensione, Gesù e Gesù Crocifisso (I Cor, 2,2). Lo stesso e medesimo cibo proviene dai pascoli celesti e viene ruminato dal gregge e consumato dall’uomo, nutre il piccolo e dà forza agl’uomini.
VII- NAZARETH
13. Vediamo anche Nazareth, il nome della quale è interpretato come “fiore”; in essa fu nutrito il Dio fanciullo che era nato a Betlemme, così come il frutto si forma sul fiore: affinché il profumo del fiore precedesse il sapore del frutto ed il succo santo, che i Profeti odorano, si riversasse nella bocca degli Apostoli. Gli Ebrei si accontentarono del sottile profumo, i cristiani si sono però saziati con l’alimento solido Tuttavia Natanaele aveva percepito l’odore di questo fiore che sorpassava per dolcezza ogni altro fiore, e per questo si chiese: Può da Nazareth venire qualcosa di buono? (Gv, 1,45) e, non contentandosi della sola fragranza, seguì Filippo che gli aveva risposto: vieni e vedi (Gv, 1, 46). Anzi, dilettato quanto mai dallo spargersi della sua stupenda dolcezza, avendo respirato la soave fragranza divenne ancor più desideroso di assaporarlo e, guidato dal profumo, fu sollecito ad arrivare al frutto, volendo godere più pienamente ciò che aveva appena presentito ed assaggiare di persona ciò che da lontano aveva odorato. E consideriamo se anche Isacco non abbia percepito qualcosa del profumo del quale stiamo trattando. Di lui così dice la Scrittura: Appena ebbe sentito la fragranza delle vesti [ di Giacobbe]: «Ecco, gridò, I ‘odore di mio figlio, come il profumo di un campo ubertoso che il Signore ha bene detto!» (Gen, 27,27). Sentì il profumo delle vesti ma non riconobbe la presenza di chi le portava e, dilettatosi solo esteriormente della veste come del profumo di un fiore, non avendo gustato l’interna dolcezza di frutto rimase così privo della conoscenza dell’elezione di suo figlio e del sacro mistero [ che tale elezione racchiude]. A cosa si riferisce ciò? La veste dello spirito è la lettera, carne del Verbo. Ma gli Ebrei neppure ora riconoscono né il Verbo nella carne né la divinità nell’Uomo né intravedono il significato spirituale sotto il senso della lettera. Palpando esternamente [ come Isacco] la pelle del capro, che esprime la somiglianza col progenitore, cioè col primo ed antico peccatore, non giunsero alla nuda verità. Colui che era venuto non a peccare ma per assumere su di sé i peccati degli uomini si manifestò non già nella carne del peccato ma in somiglianza materiale della carne de/peccato (Rm, 8, 3), per l’adempimento di quella missione della quale Egli stesso non fece mistero: Affinché i ciechi veda no, e quelli che vedono divengano ciechi (Gv, 9, 39). Tratto in inganno da questa somiglianza il popolo del quale i profeti avevano vaticinato il Messia, ancor oggi, cieco, benedice colui che ignora e di sconosce nei miracoli Colui di cui raccoglie continuamente testimonianza nelle Scritture. Non comprende Colui verso cui pure stende la mano per legarlo, flagellarlo, schiaffeggiarlo, e neppure [ lo ] comprende nella sua resurrezione. Se infatti Lo avessero riconosciuto, non avrebbero mai crocefisso il Signore della gloria (I Cor, 2, 8). Ma per- corriamo con una breve descrizione anche gli altri luoghi santi e, se non proprio tutti, almeno alcuni. Dal momento che non possiamo soffermarci su ciascuno in particolare ricordiamo almeno i più illustri.
VIII - IL MONTE DEGLI ULIVI E LA VALLE DI GJOSAFAT
14. Si ascende al Monte degli Ulivi e si discende nella Valle di Giosafat per poter meditare sui tesori della divina misericordia, senza però trascurare la spaventosità del giudizio; poiché, sebbene Dio sia largo nel perdonare nella sua grande misericordia, tuttavia il suo giudizio è un abisso profondo attraverso il quale Egli si mostra terribile ai figli degli uomini. David si riferisce al Monte degli Ulivi quando dice: Tu salverai uomini ed animali, o Signore; a tal punto hai moltiplicato,Dio, la tua misericordia! (Sal, 35, 7-8) ma nel medesimo salmo ricorda anche la valle del giudizio dicendo: Non si alzi contro di me il piede del superbo, né mi muova la mano del peccatore! (Sal, 35, 12) e confessa di essere atterrito da quel giudizio quando in un altro salmo dice: Trafiggi le mie carni col timore di te. Infatti ho tremato davanti ai tuoi giudizi (Sai, 118, 120). Il superbo cade a precipizio in questa valle e viene abbattuto: l’umile vi discende e non corre pericolo. Il superbo giustifica il suo peccato, l’umile si accusa, sapendo che per questo Dio non giudica due volte il medesimo errore e che se ci giudicheremo non saremo giudicati (I Cor, 11, 31).
15. Il superbo, non comprendendo quanto sia terribile cadere tra le mani del Dio vivente (Eb, 10, 31), leggermente prorompe in perfide parole per scusare i suoi peccati (SaI, 140, 4). Ed è davvero una grande malizia che tu non abbia pietà dite stesso, e che rifiuti l’unico rimedio della confessione dopo il peccato, e che tu voglia piuttosto racchiudere il fuoco nel tuo petto invece di allontanarlo, né hai dato ascolto al giudizio del Sapiente che dice: Abbi pietà della tua anima e piacerai a Dio (Eccl, 30, 24). E chi è malvagio con se stesso con chi mai potrà essere buono? Ora avviene il giudizio del mondo, ora il principe di questo mondo ne verrà scacciato: fuori dal tuo cuore, se tu stesso ti giudicherai con umiltà. Vi sarà il giudizio del cielo, quando Dio convocherà a sé il cielo e la terra per riconoscere i suoi (Sai, 49, 4). Allora temere dovrai di non venire respinto con quello stesso [ diavolo] e coi suoi angeli perché sei stato trovato non giudicato. D’altronde l’uomo spirituale, che giudica ogni sua azione, da nessuno è giudicato (cfr. i Cor, 11, 15). Per questo il giudizio incomincia nella casa di Dio: perché il Giudice, che conosce i suoi, li trovi giudicati: e non abbia più nulla di loro da giudicare, dal momento che sono da giudicare coloro che non condividono le fatiche degli uomini e con gli uomini non sono flagellati (Sai, 72, 5).
IX - IL GIORDANO
16. Quanto è lieto il Giordano di ricevere nel suo grembo i cristiani, lui che si gloria di esser stato consacrato dal battesimo del Cristo (cfr. IV Re, 5, 12). Senza dubbio mentì quel lebbroso siriano che preferì non so quali acque di Damasco a queste d’Israele, dal momento che il nostro Giordano ha provato tante volte il suo devoto servizio a Dio sia quando si aprì ad Elia (cfr. IV Re, TI), sia quando si offrì asciutto ad Eliseo, sia (per ricordare un fatto più antico) quando frenando mirabilmente l’impeto delle sue correnti, permise il passaggio di Giosuè e del suo popolo (cfr. Gs, III). E, infine, quale tra i fiumi è più nobile di questo che la Trinità stessa ha consacrato a sé con una presenza davvero evidente? (cfr. Lc, 3, 2 1-22). Il Padre fu udito. Lo Spirito Santo fu visto. Il Figlio fu battezzato. A ragione, quindi, anche il popolo tutto dei fedeli esperimenta nell’anima per volontà di Cristo la stessa virtù che Naaman sentì nel suo corpo dopo aver seguito i consigli del profeta (cfr. IV Re, 5, 14).
X - IL CALVARIO
17. Si esce fuori [ da Gerusalemme] dirigendosi verso il Calvario, là dove il vero Eliseo, deriso da stolti fanciulli, infuse nei suoi il suo eterno sorriso, dei quali disse: Ecco me ed i miei fanciulli che il Signore mi ha dato (Is, 8, 18). Questi sono i fanciulli giusti che il Salmista, in contrasto con la malignità degli altri sprona alla lode cantando: Lodate il Signore;fanciulli, lodate il nome del Signore (Sal, 112, 1). Poiché sulla bocca dei santi fanciulli e dei lattanti la lode sarà portata a compimento, essa che svanì dalle labbra degli invidiosi dei quali è detto: Ho nutrito e cresciuto dei figli, ma essi mi hanno disprezzato (Is, 1, 2). Salì sulla croce quel nostro Eliseo [ lett. “il Calvo” poiché Eliseo, che era calvo, è prefigurazione dei Cristo, cfr. III Re, 12,28] esposto al mondo in favo re dei mondo (mundo pro mundo expositus): a viso aperto e fronte scoperta, compiendo la purificazione dell’umanità carica di peccati, non arrossì per la vergogna di una morte crudele ed obbrobriosa né inorridì di fronte a quella pena. Non v’è da meravigliarsi: perché avrebbe dovuto arrossire Egli che ci lavò dai peccati (Ap, 1, 5), non come l’acqua che pulisce ma trattiene in sé le impurità, ma come raggio di sole che arde le impurità e conserva la sua purezza? La sapienza di Dio tutto raggiunge grazie alla sua purezza.
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Frase casuale |
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“Più la vita è vuota e più diventa pesante ” Alfonso Allais |
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