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Controrivoluzione PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
domenica 13 maggio 2007

Il termine "Vandea", oggi, significa qualcosa solamente per pochi; le parole "rivoluzione francese", significano invece molto, o quasi, veramente per tanti.

In realtà sarebbe importante far capire alla gente ed a coloro che scrivono testi storici, che le parole "Rivoluzione francese" senza la parola "Vandea" non significano proprio un bel niente.
Non significano proprio un bel niente perché non si può fare storia senza citare (quantomeno) i vinti oltre che parlare dei vincitori. Passi, infatti, che la storia la scrivano i vincitori (nonostante la cosa sia logica ma piuttosto ingiusta, tenendo anche presente che chi vince non rappresenta automaticamente il "bene" od il minore dei mali) e che i vinti vengano dunque considerati malvagi, finanche ridicoli, ma non passi che la storia addirittura si dimentichi volontariamente dei perdenti o di una parte di questi.

Abbiamo diligentemente imparato che la rivoluzione francese si battè per sconfiggere l'ingiustizia, le disuguaglianze, gli usurpatori, ed i tiranni del popolo, ma non abbiamo imparato, perché non abbiamo potuto, che fra i tanti sconfitti compare anche una popolazione francese, quasi interamente sollevatasi contro la rivoluzione del 1789, che era costituita per lo più da contadini ed artigiani, ossia proprio da coloro che la rivolta l'avrebbero dovuta sostenere e non contrastare.

"... Mio figlio che è nato di notte sul pavimento di un casolare ha una schiena che piega soltanto quando il grano è maturo e che lo deve tagliare...
... E mio figlio che è figlio di Francia
rivolta la terra perché ci dia da mangiare... "

Ma perché questi contadini, abitanti della Vandea, si ribellarono in massa ad un insurrezione che sembrava fatta per loro?
Alcuni storici, dando finalmente spazio al capitolo vandeano, spiegano le ragioni della rivolta collegandole essenzialmente ad una crescente pressione fiscale che il governo repubblicano esercitava sulla popolazione portando quest'ultima quasi alla fame ed invertendo peraltro una tendenza fiscale monarchica che sembrava orientata, negli anni subito precedenti il 1789, allo sgravio lento ma graduale; altri giudicano la rivolta come generata da una profonda disillusione della gente nei confronti degli ideali "fantasmi" del '89, ideali che si pensava fossero sinceri ed alla base dei moti rivoluzionari; altri ancora, forse centrando più a fondo la questione, considerano come goccia che fece traboccare il vaso - dunque reputando valide anche le altre ipotesi - l'imposizione, da parte del governo, alla popolazione vandeana, di un clero giurato, ossia fedele alla costituzione e non al Papa.
Privare i vandeani, gente storicamente legatissima alla religione ed alla Chiesa ("... conosce fatica, dolore e rinuncia, conosce una croce a cui poterle affidare..."), degli esponenti del clero voluti da Roma e ben radicati nel territorio, fu effettivamente lo sbaglio più grosso che il governo repubblicano fece ed ottusamente continuò a fare con perseveranza davvero diabolica.

Il Secher, in un bel libro che ha fra gli altri pregi quello di essere un'opera di storia pura e semplice, fa notare come l'avvento del clero giurato fu motivo di grande malessere per i vandeani, i quali fino a quel momento avevano subito quasi passivamente le prevaricazioni nazional-rivoluzionarie (Secher - Il genocidio vandeano - ed.Effedieffe).

Dal 1792 gli atti sporadici, o mal organizzati, di intolleranza nei confronti di tutto ciò che provenisse da Parigi, o che fosse voluto dal governo parigino (clero, sindaci, guardia nazionale) si tramutarono presto in vera e propria guerra contro la rivoluzione.

Parigi non ritardò a rispondere ai vandeani, prefissandosi un solo ed unico obbiettivo, francamente fratricida: cancellare, spazzare via, annientare, la Vandea e la sua gente.

Lo sterminio del popolo vandeano venne dichiarato necessario, e giustificato, dal governo repubblicano, per la diffusione della rivoluzione nel paese e nel mondo: le regioni che si erano opposte al "credo" dello Stato, vennero però piegate solamente ricorrendo ai migliori effettivi dell'esercito della repubblica ed a violenze davvero inaudite perpetrate a danno di tutta l'intera popolazione senza distinzione alcuna.

"... Questa spada non è spada è una lancia taglia la gola agli agnelli ed ai bambini... "

La rivisitazione della cronaca del tempo aumenta ancor più il disgusto che si prova oggi nei confronti dei rivoluzionari parigini, poiché ci permette di osservare con occhi oggettivi la storia di quegli anni: cittadini costretti a radunarsi in chiese alle quali veniva dato poi fuoco, "purificando" così un villaggio grazie all'eliminazione fisica di vandeani ed a quella simbolica di Dio ("... Questo fuoco che brucia le chiese brucia il raccolto dei contadini...") ; stupri continui di massa ai quali seguivano sempre brutali violenze; rivoluzionari che conciavano le pelli umane dei morti vandeani; soldati che si lanciavano da uno all'altro, ridendo e conficcandoli con le baionette, corpi di bambini massacrati a pochi giorni dalla loro nascita...

Le colonne infernali, come vennero chiamate le fila dei soldati della rivoluzione - potremmo forse chiamarli paladini della libertà, come fanno ancora oggi alcuni storici, questi sporchi assassini? - sembravano costituite da vampiri assetati di sangue piuttosto che da uomini, parevano formate da angeli della morte scesi in Occidente piuttosto che da francesi che si trovavano di fronte altri francesi:

".. .Ma questo milione di uomini a cavallo hanno un ghigno che gli precede il naso portano al collo un ramo di capelli per ogni donna che hanno ucciso.
Altre donne che corrono tra il ferro e il fuoco tenendosi il vestito strappato restano solo cani che abbaiano verso il fumo dopo che il fuoco s'è placato... "

Non ci fu pietà per la Vandea, non ci fu neanche un piccolo frammento di cuore.
La rivolta vandeana, portata avanti con convinzione nonostante il destino già segnato e la partita già persa, si ricopre oggi di leggendario valore, quel valore da attribuire alla Vandea per gli ideali altissimi che difese impugnando la spada contro gli impostori ed i fautori della società moderna, così priva, quest'ultima, dei valori che hanno permesso all'Europa di essere degna per molti secoli della superba tradizione che porta sulle spalle.

"... Eia Francia spariva
contadini e baroni ed i figli suoi e mio figlio che ancora sperava cantava il domani appartiene a noi..."

Ascoltare "Vandea" di Massimo Morsello vale più che ascoltare una bellissima canzone, vale più che leggere una commovente poesia, vale più che ammirare un quadro superbo.
Bisogna ascoltare questa canzone con gli occhi chiusi: "Vandea" è un affresco che vi apparirà vivente, animato, con il fuoco che sembrerà essere ancora lì a bruciare le case e le campagne, con l'abbaiare di quel cane che riempirà ancora le orecchie di bambini senza più madri e di madri senza più uomini e figli, con la desolazione che strapperà ancora una lacrima sul volto rugoso di un vecchio incapace di riconoscere la terra in cui ha sempre vissuto.
"Vandea" è vivere oggi quello che è stato ieri, è un riportarci indietro nel tempo, ma non come spettatori disinteressati, bensì come protagonisti feriti in fondo al cuore... Ed è per questo che ascoltare "Vandea" vale più che ascoltare una bellissima canzone
 

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