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Scritto da ITALIANO   
domenica 13 maggio 2007
Il battesimo del fuoco
Né il sole né la pioggia imponevano il loro vento
ma io vedevo l'aria pulita lo stesso in quel momento.
Non si ricordava un santo, né era morto un uomo famoso
ma per me era giorno di festa, era un giorno vittorioso;
dimmi amico: come si fa ? Da che parte bisogna attaccare ?
Cosa dire se ci dovessero arrestare ? Chiama gli altri e proviamoci a inquadrare.

Ma a me del caro vita non me ne fregava niente,
nemmeno dei problemi di tutta l'altra gente.
Ma rispettavo sempre le regole del gioco,
minuto per minuto al mio battesimo del fuoco.

Credimi amico, è stato molto bello quando hanno abbassato le loro visiere,
genuflessi ma non per pregare. E' stato molto bello cercar di non scappare,
cercar di arrivar primo ed ultimo a fuggire.
Dimmi amico: come si fa ? Quanti lacrimogeni avrà?
Ti giuro amico, di qui non passerà! Per me oggi è festa e di qui non passerà.
Ti giuro amico, di qui non passerà! Per me oggi è festa e di qui non passerà.
Ti giuro amico, di qui non passerà! Per me oggi è festa e di qui non passerà.




La tua gente migliore
Rischiare la vita per niente non conviene,
su mettiti a studiare, ti devi sistemare, ma che testardo!
E poi la fedina penale e tutti quei privilegi già li hai persi,
ti dovesse ricapitare non ti puoi più salvare, fa' attenzione!
E trovati una donna, possibile che tu possa farne a meno
non vai mai a ballare, non ti sai divertire, avessi potuto io...
Non scocciare mamma tanto non puoi sapere quant'è bella la vita per me e la mia gente,
lo sai ti voglio bene ed è anche per questo che non mi arrendo ed è per questo che son qui a strillare più forte:
Né dottore, né impiegato, né lavoratore o laureato, il mio destino è già diverso, è stato segnato.
E sapessi quant'è bello rischiare di morire insieme a lui che sai che mai ti potrà tradire.

Non dire più sciocchezze, piuttosto impara a farti furbo,
frega se puoi il prossimo se no se potrà sarà lui a farlo.
Smettila figlio mio, sogni ed ideali si hanno a vent'anni,
quando non devi mantenere una famiglia, un decoro, quando puoi rischiare.
Eppure dovresti averlo visto che brutta fine ha fatto quel tuo amico,
avresti fatto meglio a frequentare di più gente migliore.
Sono contento di esser poco furbo tra tanti che pensano solo ad arricchirsi
e vent'anni non servono solo a sognare, a vent'anni si può anche capire, strillare,
si può anche giurare la morte al sistema, si può pagare pur di non tradire nessuno
e la fine di quel mio amico io la conservo nel cuore e mi da la forza di continuare.
E la fine di quel mio amico io la conservo nel cuore
e mi da la forza di combattere la tua gente migliore.




Vostro onore
Magistrato ripeti ancora il tuo canto di morte, lui rimbomba e salta ancora nelle mie orecchie,
mi domando ancora se tu hai mai perdonato e quante volte lo hai fatto, se hai mai ascoltato una canzone.
Eppure io da libero potrei ridarti la vita ma in nome della rivoluzione
anche la nostra legge non conosce condoni e attenuanti: pagherete tutti quanti!
Ma su questa branda che puzza d'angoscia il mio corpo non è libero
e al mio spirito io chiedo perdono se ora io sono triste.

Torna a casa tranquillo, la tua scorta è molto efficiente, va a abbracciare i tuoi figli,
forse anche a loro sei riuscito a strappare il sorriso, deformazione professionale.
Mentre io sono qui con tutti quanti gli altri camerati a dividere la vita,
sono quelli morti che ce l'hanno regalata, tradimento sarebbe non vivere.
Ma tra le mani io stringo ferro freddo che la guardia controlla sempre
ma fuori già si sente un gran rumore, preparati il momento è arrivato,
vostro onore.




I tiranni della democrazia
Là, nella terra dove muore la stagione parlava il più importante, dava inizio alla riunione:
e c'è che l'ambiente si dimostrava strano, là il più bastardo regnava sovrano
e di parlare era concesso a tutti quanti, non si decideva l'avvenire dei presenti.
E' a quel punto che John chiese di parlare, di spogliarsi nudo e poterlo dimostrare
"Alt! Fermatelo è lui l'usurpatore, è lui che tradisce e violenta il pudore,
e che i gendarmi si diano da fare, sono cose su cui non si può scherzare,
qualcuno potrebbe vedere ed andare a riferire,
qualcuno potrebbe vedere ed andare a riferire,
E a quel punto John fu legato forte, pronto alla giustizia che gli diede la morte
ed il suo volto morto fece accusa a tutti quanti, fece un gran sorriso e dei più giganti,
poi aprì la bocca e mostrò a tutti i denti, ci furono molte fughe e delle più indecenti.
Tra meraviglia e confusione il suo corpo subì una trasformazione
e come se non gli avessero mai tolto la vita si rialzò tra la folla impazzita.
"Ora parlo e son padrone di parola, voglio dire una cosa sola
per chi mi vuole ascoltare: su in piedi e cominciate a lottare!
Per chi mi vuole ascoltare: su in piedi e cominciate a lottare!
Per chi mi vuole ascoltare: su in piedi e cominciate a lottare!"




Noi non siamo uomini d'oggi
Noi non siamo uomini d'oggi, siamo nati in un tempo sbagliato
ma siamo nati per davvero.
Noi leggiamo ciò che è scritto nel cielo, noi conosciamo il linguaggio della terra
eppure nessuno ha mai voluto parlare con noi.
Facci largo siamo noi a sorridere al tuo sogno,
dacci forza col tuo sguardo, te ne parleremo noi,
saprai divider cibo e morte, dire: "Hanno vinto gli anni tuoi".

Noi non contiamo i nostri soldi e i vestiti, noi non prestiamo il nostro corpo ai fautori
di nessuna democrazia,
noi non strilliamo lo sfogo di tutti, noi vi doniamo la nostra sconfitta
per un vincere più grande.
La nostra rabbia la sfoghiamo risparmiandoci il dolore
di farci scavalcar da tutti il cervello e il cuore
in una piazza troppo stanca di fumo e di rumore.

Ma noi siamo qui più forti del fuoco, la nostra mano è aperta, il braccio è teso
a contare le nostre teste
e le urla sono sempre più forti, è la forza di una disperazione
che ci porterà più grandi
davanti ai figli del presente che ci portano rancore
di un passato di violenza che ci portiamo nel cuore,
di violenza che ci han dato tradendo fedeltà ed onore,
di violenza che ci han dato tradendo fedeltà ed onore.




Hironoda e la sua guerra
Troppa fede e troppo tempo gli promisero la vittoria dietro il mare filippino gli nascosero la gloria
e così lui per trent'anni continuò la sua guerra. Chiese riposo al cielo e il cibo alla terra.
Hironoda non s'arrese, aspettava di obbedire, di piegare il capo

se la pace era già fatta a lui non importava niente, avrebbe chiesto alla sua lama di spaccargli il ventre
e così lui seguitava a combattere il nemico come tradizione insegna fino all'ultimo minuto.
Hironoda poi è morto quando l'han fotografato, un grande psichiatra l'ha pure ascoltato

e poi arrivò l'ordine che fermò un guerriero, trent'anni dal Giappone, ma fu quello vero
e così i suoi occhi secchi si ripresero a bagnare e così il suo corpo forte cominciò a barcollare
e fu trasportato a casa con un aereo molto bello, così non ne aveva mai visti.

E così tra flash e radio la sua storia fu chiarita ma lui rimpianse la pallottola che non gli levò la vita
e rimpianse pure il canto della natura abbandonata, foresta per lui sorella di quell'ultima crociata.
Hironoda ora sogna, Hironoda ora piange l'ordine che fermò un guerriero.
Hironoda ora sogna, Hironoda ora piange.
Hironoda ora sogna, Hironoda ora piange.




La forza della disperazione
C'è chi ha dormito, c'è chi è riuscito a drogarsi,
a tapparsi le orecchie quando è apparsa maestosa
colla sua poca fantasia, colla sua atroce fierezza.
C'è chi la chiama realtà, c'è chi ci si è suicidato,
c'è chi per preparartici meglio ti manda a scuola
e ti leva tutte le strane idee che hai nella testa, c'è chi non ne parla nemmeno.
Ma venditori di fumo vendetemi le vostre eresie,
solo io so apprezzarle e quante ne ho da pagare ancora;
lascerò loro la loro squallida sicurezza e il loro povero successo.
Amici miei solo io so capirvi,
solo io so dividere e sentire
quello che sentite voi.

Ma quante storie ho inventato per essere uno che c'è cascato,
ma quanto è bello pagare per poi tornare a lottare.
Vederla più vera, più grande, tenerla sempre più lontana
e poi tutto è successo senza rendermene conto
e ho strillato vittoria prima di aver vinto,
solo al calore del sole io ora ne renderò conto
e ora che vuole che conti miei soldi, che non ho mai messo da parte
e ora che vuole che io guardi le mie mani sporche, che non ho mai lavato prima di mangiare,
ora finiamola un momento di scherzare e parliamone seriamente.
Amici miei solo io so capirvi,
solo io so dividere e sentire
quello che sentite voi.




Il poeta in abito da sera
Cose grosse già discusse ci saranno questa sera, alla casa del poeta in abito da sera.
"Non ti scandalizzare ma è il mio modo di capire." alla casa del poeta in abito da sera.
"La mia maschera è più bella commendator dottore." "Di principi ne ho una casa, montiamoli insieme."
"Le regalo la mia faccia, beviamo qualcosa." "Dica pure il suo problema conosco il sistema."
"Tu non conosci il mio," racconta il professore "non riesco con mia moglie a fare all'amore,
ma i tempi già passati non sono bastati ero forte più di tutti e ho fatto la guerra."


"Il paese è in crisi, che delinquenti!" dice un avvocato ingoiando un'oliva
"Mia figlia fuma hascisc non c'è problema." alla casa del poeta in abito da sera.
"L'America ci salva dalla rovina, io sono scienziato e te lo assicuro
e li conosco io, non hanno paura. La scienza ci salva dalla rovina!"
"Ci salva va bene, ma fino a che punto ?" dice: "La legge io rappresento."
"Mio figlio piange, piange senza ragione." alla casa del poeta in abito da sera.

"La castità, di grazia, non me la tocchi, ne ho fatto un grande quadro e l'ho appeso al muro."
"La sera mangio poco con un po' di canasta, sedute spiritiche e maccheroni."
"Ma mia figlia che spasso, io non la capisco, le ho donato una stella e lei mi ci ha sputato sopra,
Dio quante pretese, quante complicazioni, questa ragazza mi da da pensare."
Le luci sono spente, fate attenzione, sono tutti pronti per una riunione,
qualcuno resta in piedi per precauzione alla casa del poeta in abito da sera.




Canto sull'aborto
Per disgrazia o per fortuna non si può dire,
dovresti per lo meno provare.
Lo so che non hai vita e non ti hanno chiesto niente,
il tuo cuore, né il parere di tutta l'altra gente.
Dopo aver scoperto che non si provava male
ne hanno fatto subito un caso nazionale,
ne hanno fatto subito un caso nazionale.

Fedeli senza dubbio alle loro tradizioni,
alle loro usanze, ai costumi,
e poi la tua forza è stata insufficiente,
tanto era deciso che non avresti visto niente,
e a lei mancata madre gliel'han spiegato bene
da non portarsi dietro rimorsi e pene,
da non portarsi dietro rimorsi e pene.

E io sono qui a ringraziare mia madre
di esser fatto vent'anni prima.
E io sono qui a dire grazie a mia madre
di non aver deciso che non ce l'avremmo fatta,
sia per paura o per altra ragione
non ha rinunciato, vi serva da lezione,
non ha rinunciato, vi serva da lezione.

Per disgrazia o per fortuna ora te lo posso dire
quanto sia bello aver vita
e lottare tutto il giorno contro chi non ti ha permesso
di trasformare in corpo la tua anima che adesso
vaga da sola nel grande universo,
che io non incontrerò mai, ma non mi sento perso,
che io non incontrerò mai, ma non mi sento perso.




Il giardino dell'Est
E' meraviglioso, è tutto di verde è un
è un paradiso il giardino dell'Est.
Di filo spinato è circondato,
là i proibiti possono pensare
senza confondere chi non deve vedere,
senza confondere chi non può vedere.
Possono correre, andare lontane
le illusioni dei grandi pensatori,
partorire grandiosi piani di fuga,
loro possono soffrire la noia
possono farlo senza ingannare la storia,
possono farlo senza assaggiare la gioia.
Filosofi, preti, grandi poeti
parlano della loro libertà
scordando i carri armati quando tutti uniti
si faceva la guerra,
quando i propri figli non avevano mai detto padre,
quando i propri figli non avevano mai visto la pace,

quando i propri figli non avevano mai detto padre,
quando i propri figli non avevano mai visto la pace.
Ma se a tutti loro la saggezza del mestiere
servisse a vedere
verde senza sangue il bianco della Siberia,
il colore della paura
filosofo oratore per sempre a spiegarlo agli orsi
misura precauzionale: divieto di comunicare.
Giovani del mondo muore lì nel freddo
il giardino dell'Est.
Là i vostri maestri, la vostra tradizione
è sepolta per sempre,
ma la nostra forza scioglierà le nevi della Siberia
il loro messaggio a tutti quanti noi grideremo.
ma la nostra forza scioglierà le nevi della Siberia
il loro messaggio a tutti quanti noi grideremo.



Finché
Credi, credi, credi, fallo finché resti in piedi,
finché il mondo che tu vedi respira e ce la fa.
Canta, canta, canta se di forza ce n'hai tanta,
se vorrai con una canzone il mio cuore strapperai.
Fallo finché c'è una sera, finché c'è una notte vera,
fallo finché c'è la vita che ci guarda divertita.
Vola, vola, vola finché il cielo è azzurro e viola,
finché gli occhi suoi ti danno la tua forza e non lo sanno.
Ama, ama, ama che la gente tua ti chiama,
che la gente tua t'aspetta, ama forte e fallo in fretta,
finché avrai gli occhi per poter vedere ed un tramonto per poter sognare
e una canzone da lanciare al vento, una bandiera, un sentimento.
Credi, credi, credi se resisti e se non cedi,
se rimani dritto in piedi il suo canto si udirà.
Canta, canta, canta che la stella sua s'è spenta,
che la mano sua s'è tesa, se fai forte ti vedrà,
ti vedrà perché non ti sei arreso, perché porti tu il suo peso,
ti vedrà in un sogno libero e puro con lo sguardo nel futuro, con lo sguardo nel futuro.




L'autostrada
Tra l'alba e la morte s'è fermata, l'auto correva veloce
e forte e veloce battevano quei giovani cuori, battevano nel silenzio, nemmeno una voce,
se lui avesse potuto, se lui avesse potuto immaginare il suo sorriso schiacciato
tra un'autostrada storta ed un sonno sbagliato.

Cento chitarre suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento chitarre suonano, suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento sorrisi per lui volano.

E il fischio di quel treno che bucava le montagne gelate, spezzava la notte come fosse di gesso
e il fischio di quell'auto con le ali spiegate. Piangeva la morte come non faccio io adesso
e in un solo minuto, e in un solo minuto gli rubava la vita ridendo
non sapendo nemmeno che lui stava sognando,
lui che aveva creduto, lui che aveva creduto che la morte arrivasse di sera
e non tra i primi fiori della primavera.

Cento chitarre suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento chitarre suonano, suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento sorrisi per lui volano.
Cento chitarre suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento chitarre suonano, suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento sorrisi per lui volano.




Nostri canti assassini
Entrammo nella vita dalla parte sbagliata in un tempo vigliacco, con la faccia sudata,
ci sentimmo chiamare sempre più forte, ci sentimmo morire ma non era la morte
e la vita ridendo ci prese per mano, ci levò le catene per portarci lontano.
Ma sentendo parlare di donne e di vino, di un amore bastardo che ammazzava un bambino
e di vecchi mercanti e di rate pagate e di fabbriche nuove e di orecchie affamate.

pregammo la vita di non farci morire se non c'era un tramonto da poter ricordare
e il tramonto già c'era, era notte da un pezzo ed il sole sorgendo ci negava il disprezzo.
Ma sentendo parlare di una donna allo specchio, di un ragazzo a vent'anni che moriva da vecchio
e di un vecchio ricordo di vent'anni passati, di occasioni mancate e di treni perduti
e scoprimmo l'amore e scoprimmo la strada, difendemmo l'onore col sorriso e la spada.

Scordammo la casa e il suo caldo com'era per il caldo più freddo di una fredda galera
e uccidemmo la noia annoiando la morte e vincemmo soltanto cantando più forte
e ora siamo lontani, siamo tutti vicini e lanciamo nel cielo i nostri canti assassini
e ora siamo lontani, siamo tutti vicini e lanciamo nel cielo i nostri canti bambini.




Natale
Tra qualche bacio è Natale, in mezzo ai ricordi dormirò.
Forse in queste scarpe che mi fanno ormai male, nei suoi occhi o nel ricordo che ho di lui,
se tra qualche sigaretta non mi vedi brindare lascia stare e pensa ai fatti tuoi.
Un Natale che viaggia tra la neve e i suoi fiori e che mi porta un regalo di più,
questo vuoto Natale in cui non nasce nessuno, questa volta non è festa per me.
Se tra un canto e una catena lui riuscisse a ricordare il Natale di tanti anni fa
che la notte a malapena faceva in tempo a cadere e già il sole ne bruciava la metà,
se schiacciasse la mia pena contro il suo davanzale ed alzasse il suo bicchiere per me.
Se tra qualche bacio è Natale, tra quanti Natali tornerà,
col suo mignolo storto ma che non gli fa male e i suoi baffi che mai taglierà.
Ma sull'eco di una bestemmia non lo vedo tornare, a Natale non si canterà.




Perché ci hai dato la vita
Perché ci hai dato la vita? Perché ce la fai cantare?
Perché ce l'hai messa nel cuore, fra le dita? E non so più cosa fare
per venderla forse a chi non sa comperare, a chi è giovane senza gioventù,
o gettarla negli occhi di chi muore di fame, per vedere se si vive di più,
o strapparla alle stelle con un canto impazzito
che ti ruba il tuo cuore anche se non l'hai cantato.

Perché ci hai dato la vita, colorata negli occhi sulla strada ingiallita?
Per rischiarla di notte sopra un mare già mosso, per dipinger le sue ali con un fuoco più rosso,
per sputarla nei bar in faccia alla gente che col vino non ci pensa più,
annegarla in un fiume fino alla sua sorgente o donarla come hai fatto tu
o lasciarla tra i sassi come un cane malato,
come un ago che inietta il suo sogno comprato.

Perché ci hai dato la vita, mezza morta d'amore, mezza viva e fiorita?
Per gettarla d'estate in una sera d'agosto in una spiaggia solitaria con un sorriso al suo posto,
per spaccarla sopra i muri che non fanno passare, sulle strade che non sanno arrivare,
per brindarci con un mezzo bicchiere di vino con un amico che sa starti vicino,
raccontarla da vecchio ad un pallido specchio
che ti ascolta annoiato, che ha già visto e vissuto.




Roma
Quando una storia è una storia d'amore l'amore non si scorderà.
Quando una storia è avventura e dolore per le strade della sua città.
Roma ricordi questo amore andato a male, quante canzoni mai cantate da cantare
sulle tue strade, sotto il cielo sempre uguale, le nostre avventure Roma, non le puoi scordare.
Oh a Roma, ma che te sta' a'nventà?
Oh a Roma, torna la mia città.
E sulle nostre teste il tetto di una tua galera, nelle nostre mani il cielo di una piazza tua.
A Roma 'nfame torna Roma quella vera, facce tornà, non ce caccià più via.
Quando ricordi scoprii questo amore, da allora non tornerò
a riempirmi il cervello di vino e liquore se solo mi sentirò.
Roma di falchi, iene, aquile e pantere, Roma in divisa delle ferrovie,
Roma di prati, antichi ruderi e galere, Roma dalle scuole strette, Roma dalle larghe vie.
Oh a Roma, ma che te sta' a'nventà?
Oh a Roma, torna la mia città.
Ma non ricordi quanti passi per la strada quante risate seduti su una spalla tua,
quanti guerrieri senza capo e senza spada, tutti uguali, ognuno con la storia sua.



Dove ghignano i ladri della libertà
Nella corsa di un fiume, nella sua libertà, nella luce di un lume, nelle vecchie città,
nelle forti montagne dove l'aquila va, tra le ricche campagne la mia anima sta,
dove l'ugola cresce forte e tuo figlio lo sa e se vinci la morte tuo figlio vivrà,
dove il mare spruzza forte quando l'aria vuole spezzare, dove il sole vince l'oscurità
e là camminavamo, dormivamo sulla sabbia che ci bruciava i piedi e l'anima la rabbia.
Dove il vento fischia forte se l'ulivo vuole cantare, dove il sole vince la povertà.
Tra le strade sicure e le vecchie campane, tra le alpi mature e le serate romane,
sotto ai vecchi balconi, dentro le trattorie queste sorde canzoni diventate poesie.
Dove una sera ti scappa una canzone cantata in latino, dove un ricordo ubriaco ti viene a morire vicino,
dove ragazze con gonne a fiori che ballano sulla strada di pietra
e i loro dieci, cento, mille amori tra gli accordi di una cetra,
dove la vendemmia è quasi un dono che viene del cielo, dove il sorriso è un sorriso davvero,
dove i vecchi seduti sulla porta aspettano che il sole sia andato
e lì che tra fuoco e dolori ho lasciato il tuo sogno spezzato,
dove la notte seduti negli occhi di chi si inietta la morte, sotto un vento che fila sempre più forte,
è lì che ora ghignano i ladri della tua libertà,
è lì che ora ghignano i ladri della mia libertà,




Sul cemento un fiore nero nascerà
Sulla pista dei ricordi ho lasciato il mio valore,
sulla strada delle stelle la mia libertà
ed armato del sorriso di lei che non c'è più
me ne vado alla conquista di un ricordo di più,
me ne vado e forse non ritornerò,
me ne vado e forse non ritornerò.

Ma rimane lei che a sedici anni già sa i giochi dell'amore.
Cosa vendere per vivere, che cosa comprare
e una catena per legare i capelli suoi,
il suo cordone ombelicale staccato da noi,
i suoi occhi quasi non ricordo più,
i suoi occhi quasi non ricordo più.

Sulla pista della fede hai spezzato il mio sogno ideale
con quattro canne ed un fucile ed una maglietta
e i tuoi baffi da maiale,
ma rimane lui ch'è triste e rimane là dov'era
senza cantare quando muore la notte,
quando nasce la primavera
e si siede sulla vita come vuoi tu
e si siede sui ricordi che ha già dimenticato,
sul tuo odio, sul tuo mondo malato.

Sulla strada del rimorso ho lasciato i miei errori fatali
tra le vostre grazie fatte e i miei peccati mortali
resteranno solo loro che non sanno cosa fare
se l'estate è solo un gioco, se si muore per il mare;
e lui che conosce un paio di jeans e sa il fumo
quando è buono,
ma non arma la sua mano sotto l'impeto di un tuono,
di una rivolta che c'è stata, che domani tornerà,
tra i vicoli dei vostri cuori e delle vostre città,
sul cemento un fiore nero nascerà,
sul cemento un fiore nero nascerà.




Polvere bianca
Fiacca la faccia che improvvisa la fame svelta è la mano che tira la tenda
il labbro gli trema intorno a denti di cane la droga è un abbraccio che già lo circonda.
Nel sacco che stringe quella sua mano nera, tuo padre a Natale vende foglie d'argento
oltre il vetro blindato c'è quel rosso di sera che è bel tempo domani a fermarsi un momento.
Si prendono i tuoi coriandoli le tue perle le tue caramelle
ma non le tue sere di maggio i tuoi colori di cera e i tuoi poker di stelle.
Fredda è la notte che accende i gioielli una freccia di ferro ti attraversa la carne
la plastica il vetro il piombo i capelli si mischiano al sangue come un filo di perle.
E guardargli la schiena è rivedere Natale con le strade di pioggia di negozi e sirene
e un po' forse è la gamba un po' forse fa male questo pezzo di luna queste fredde catene.
Ti prendono i tuoi grani d'oro i tuoi denti stretti le tue caramelle
ma non le tue notti di gloria i tuoi fuochi d'estate i tuoi poker di stelle.




Figlia della luna
Vieni, vieni su questa terra, vieni, figlia della Luna,
tra le notti dell'Inghilterra che di notti non ne ha nessuna.
E nasci in un minuto solo perché un minuto è come un sorriso
anche se il mondo sarà solo gelo, anche se il gelo lo ha già diviso.
Nel mondo c'è tanta gente ed ognuno ha un segreto,
qualcuno è intelligente, qualcuno è fortunato.
Vieni, vieni su questa terra e vieni nuda e vieni sola,
con tanta gente che parte in guerra, con tanta gente che fa tardi a scuola.
Portati tanti sogni perché dei sogni non puoi farne a meno,
saranno sempre i tuoi sostegni, ti lasceranno sempre con qualcuno.
E nel mondo c'è tanto mare ed ognuno ha un ombrellone,
qualcuno il vento lo fa volare come un aquilone.
E vieni, vieni su questa nave e vieni, figlia del deserto,
in questo mondo in cui sempre piove, a questo anno sempre più corto.
E portati tanta forza perché è la forza che ti chiederanno
a questa vita che va di corsa come la notte di un Capodanno.
E nel mondo c'è tanto amore ed ognuno ferisce
e qualcuno va dritto al cuore, qualcuno finisce.
Vieni, vieni su questa giostra, su queste strade di cartone
dove ognuno se ne va in palestra, quasi tutti sanno una canzone.
E portati tanto coraggio che la paura ci farà tramare
anche se in fondo alla meno peggio quando succede ti potrò abbracciare.
E nel mondo c'è tanto buio ed ognuno ha una candela
ed è per questo che ci sentiamo meglio al calare della sera.




Palestina
Eravamo più di venti in venti uomini senza sonno
ed ogni strada ci portava strada ogni mese ci durava un anno.
Il nostro amore ci sembrava troppo la nostra terra ci sembrava poca
terra e sassi nelle nostre scarpe la nostra rabbia diventava cieca.
Con il mitra appeso alle spalle la libertà sembra più vicina
a cinquecento metri dalle stelle già ci sembrava
Palestina. Palestina.

Cicatrici di amor passati ci proibivano il sorriso
sui nostri cuori consumati ogni ricordo ci lasciava un peso.
Ed ogni notte passata a contare quanti passi dal confine
ci invecchiava di quasi un anno avvicinandoci alla fine.
Con sei figli incollati a una foto la libertà sembra più lontana
qui il silenzio è spezzato da un fiato tra le montagne in
Palestina. Palestina.

Una pattuglia di circoncisi aveva razzi e fucili alla moda
che ci puntavano pericolosi scrivendo fine sulla nostra strada.
Ed il sangue che mi uscì dal collo non ho vissuto per poterlo vedere
credo sia sciolto tra questa terra che ora nessuno mi può rubare.
Ma con un mitra che ti strappa la vita la libertà sembra una bambina
che la notte si addormenta impaurita al coprifuoco in
Palestina. Palestina.




Più forti voi
Siete più forti voi che avete tutto quanto prigioni di ferro di inchiostro e cemento.
Siete più forti voi che la notte che la notte ci venite a cercare
voi che misurate la storia la storia che si fa misurare.
Siete più forti voi la vostra forza ci spaventa come un fulmine che ci atterra vicino
noi alla morte gli stringiamo la mano a campare tiriamo e campiamo.
Proprio mentre ci assediate il cervello proprio quando ci sbarrate il cammino e ci chiudete il cancello.

Siete più forti voi che occupate tutto quanto le cattedre i pensieri e le direzioni del vento.
Siete più forti voi che restando seduti disegnate le leggi speciali
stampando il vostro odio mancino sui clichè laminati dei vostri giornali.
Siete più forti voi il vostro potere ci spaventa come un missile che non risparmia nessuno
noi alla vita gli calchiamo la mano ed ogni volta che ci lascia insistiamo.
A questa brezza di vento sul collo questo veleno che ci brucia i ricordi e ci fa volare il cappello.

Siete più forti voi che osservate tutto quanto questa linea di fuoco da Bolzano al Cilento.
Siete più forti voi che la notte che la notte ci venite a svegliare
voi che misurate il silenzio e il silenzio fa più rumore del mare.
Siamo più soli noi il deserto ci spaventa come il traffico che non trasporta nessuno
No! che alla terra da soli arriviamo e sulla terra i nostri segni lasciamo.
Proprio mentre cancellate le impronte proprio mentre una canzone che senti ti passa di fronte.




Vandea
Questo sole questo sole di Francia questa notte ha cambiato colore
non ci scioglie più il nodo alla pancia quando la sera lo vedi calare.
Questa spada non è spada è una lancia taglia la gola agli agnelli e ai bambini
questo fuoco che brucia le chiese brucia il raccolto dei contadini.
E mio figlio che è figlio di Francia rivolta la terra perchè ci dia da mangiare
conosce fatica, dolore e rinuncia conosce una croce a cui poterla affidare.
Ma questo milione di uomini a cavallo hanno le lame sopra al loro coltello
hanno un diavolo per capello e di capelli una marea.
Cantano di questa Francia che cambia hanno un sorriso che gli approva la morte
stringono tra le ginocchia un cavallo, e il cavallo s'impenna e riparte.
La Francia moriva contadini baroni ed i figli suoi
e mio figlio che ancora cantava cantava il domani appartiene a noi.
Queste mani, queste mani di Francia di pelle nuda che non intende ragione
già si formano in grembo alla pancia di ogni madre di questa regione.
Mio figlio che è nato di notte sul pavimento di un casolare
ha una schiena che piega soltanto quando il grano è maturo e che lo deve tagliare.
Mio figlio che è anima cuore e cervello impasto di Francia e la voleva salvare
gli hanno reciso di netto la testa dal collo all'alba di un giorno che non doveva venire.
Ma questo milione di uomini a cavallo hanno un ghigno che gli precede il naso
portano al collo un ramo di capelli per ogni donna che hanno ucciso.
Altre donne che corrono tra il ferro e il fuoco tenendosi il vestito strappato
restano solo cani che abbaiano verso il fumo dopo che il fuoco s'è pacato.
La Francia moriva contadini baroni ed i figli suoi
ed il figlio di mio figlio che ancora cantava cantava il domani appartiene a noi.
E la Francia spariva contadini e baroni ed i figli suoi
e mio figlio che ancora sperava cantava il domani appartiene a noi.




Vola
Soffia, il vento soffia a tradimento
lascia piste di profumo, muove ciondoli d'argento.
E il sonno come sempre non t'aspetta,
sgrana gli occhi come perle, chiama un'altra sigaretta.
La notte, ormai la notte t'assomiglia,
per ogni moda che ti veste ci sta una moda che ti spoglia.
Vuoto è il conto delle tue risposte
se di donna tu sei nata, se di donna morirai.
Vola, vola, vola con guinzaglio e museruola
e le ginocchia sotto ai banchi della scuola,
vola, vola, vola dentro al sogno una capriola
e le tue labbra fatte a forma di parola.

C'è un uomo che c'ha una voce da ragazzo
e c'ha due spalle che hanno amato e c'ha una schiena dritta in mezzo.
Fruga tra le impronte che hai lasciato
cerca un taglio più profondo, un frammento di peccato.
Sogni tanto ormai hai lasciato ai sogni
quell'atterraggio di fortuna quella molecola di luna.
Vuoto è il conto delle tue risposte
se di donna tu sei nata, se di donna morirai.
Vola, vola, vola fuori dalla ragnatela
vola che la mia canzone ti consola,
vola, vola, vola con guinzaglio e museruola
e le ginocchia fredde sotto alle lenzuola.

Amarti quasi non ci vuole niente
a scivolarti dentro gli occhi e a rapinarti dalla gente
la fretta taglia i tempi dei tuoi passi
apre i varchi nel futuro e negli ostacoli più grossi.
Mi affaccio al davanzale dei tuoi occhi
e alla pompa del tuo cuore e c'è una tavola di scacchi.
Vuoto è il conto delle tue risposte
se di donna tu sei fatta se di donna morirai.
Vola, vola, vola fuori dalla ragnatela
vola che la mia canzone ti consola,
vola, vola, vola con guinzaglio e museruola
e le ginocchia sotto ai banchi della scuola.
(musica)
Vuoto è il conto delle tue risposte
se di donna tu sei fatta o se di donna ti farai.
Vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola, vola.....




Veniteci a salvare
Tuo padre dice che i soldi son pochi e non ce la fa
tua madre dice fatti più furbo non fare come papà.
Tuo padre vuole darti un futuro ma non ce la fa più
tua madre prega tutti i santi e la Madonna che è la madre di Gesù.
E tu a chiederti chi sei e non lo sai.
Tua sorella dice in fondo bianco e nero che differenza fa
ma lei stessa non si sente a casa nella sua città.
Dice che non esiste un preconcetto di sessualità
tu ti senti solo e non ci fai nulla di questa libertà.
E poi ti chiedi cosa sei e non lo sai.
Hei hei voi veniteci a salvare
hei hei voi veniteci a salvare
hei hei voi veniteci a salvare
hei hei voi veniteci a salvare.

A scuola la storia è una colpa da cui non si esce più
la legge ti fa scegliere l'importante è che non scegli tu
credere è proibito è una questione di costituzionalità
chi ha avuto ha avuto, chi ha vinto ha vinto e perdi la tua libertà.
E tu a chiederti chi sei e non lo sai.
Hei hei veniteci a salvare
hei hei veniteci a salvare
hei hei veniteci a salvare
hei hei veniteci a salvare

La notte cala e non è vero che non ci sono più le auto blu
Questi razzi a 300 all'ora dove dentro ci muorianche tu
un mezzo sangue ti vende perle da mandare giù
tu incassi il colpo lo paghi lo saluti e non ci pensi più.
Hei hei veniteci a salvare
hei hei veniteci a salvare…..




Figli di una frontiera
Figli del mondo siamo, con le ali dietro ai talloni
che ci aiutano quando fuggiamo dalla polvere delle prigioni,
figli di una sigaretta, di una sirena che ci mette fretta,
figli di un treno che parte e non ci aspetta.
Figli della notte siamo, senza una foto sopra il passaporto
che ci aiuta quando navighiamo su una nave in mare aperto,
figli di una frontiera da passare solo quando è sera,
quando la guardia dorme e non ci fa paura.
Figli della notte siamo, che ci porta dove vuole il vento,
e che ci aiuta quando ci perdiamo il nostro senso di orientamento,
figli di un inno al sole e di una terra che non ci vuole,
e di una ferita che ci fa male nel profondo del cuore.
Figli della pioggia siamo, col cappello calato sul viso
ed il sonno calato sugli occhi c'addormenta e ci strappa un sorriso,
figli di un tradimento, figli di un sole che s'è spento,
figli di un cane che passa, abbaia e ci si ferma accanto.
Figli delle notte siamo, con due occhi che non credono a niente,
che ci aiutano quando ci troviamo tra le facce dell'altra gente,
figli di una bufera, figli di un temporale
che tu tagli e prova, che tu tagli e spera siamo i figli venuti male.
Figli di una bufera, figli di una luce accesa
che tu tagli e prova, che tu tagli e spera torneremo tutti quanti a casa.




Leon Degrelle
Una sirena dietro il vento taglia il cielo di Madrid
scende la notte ad aiutare il traffico gente che sale e scende dai taxi
e un generale d'ottant'anni con un passo forestiero
senza medaglie appese al petto solo una croce tutta d'oro.
E qualcuno ha bussato alla porta è il passato che lo viene a cercare
è una storia ch'è morta e sepolta dal mare.
Ma è una storia da ricordare come il Natale passati in casa
come una guerra persa per sempre come una curva pericolosa.
La candela riflette la luce sopra un foglio fitto di righe
è un leone attraversa la storia e la penna che scrive.
Generale la tua spada è nel vento e ha la lama che punta nel sole
e la notte da dietro al tramonto, che sale.
E' il vapore del caffè che fischia come un amico che ti vuole
come una nave che gonfia le vele come la vita e i suoi misteri
come la gente che non li vuole.
E i giornali sono già usciti come volpi affacciate alla tana
come fabbriche rimesse in moto dal profumo del caffè in cucina
e un generale di ottant'anni due occhi accesi e appesi al vento
con la sua storia imprigionata dietro una linea di combattimento.
Generale c'è una nave nel mare taglia le onde e le ricopre di schiuma
c'è una donna affacciata al balcone, che fuma
e c'è una striscia di terra, che forse non vale neanche più la pena di rivedere
più la pena di ricordare e c'è una fascia di uomini
che si guardano un po' meglio dentro alle mani, e ci trovano lontani
la stessa razza di uomini che accavallano le gambe a un tavolino
e un bicchiere di vino tra le mani ma che destino è domani.
ma che destino è.
 

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