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L'alternativa PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
sabato 12 maggio 2007
Organo della Costituenda Associazione “Giacinto Auriti”, per la Proprietà popolare della moneta

L’attualità del messaggio di Giacinto Auriti

Questa testata nasceva il 15 maggio 1973 come notiziario del Centro di Studi Politici e Costituzionali fondato dal Prof. Giacinto Auriti.
Nel suo primo numero recava l’articolo del Professore che aveva per titolo “Mille lire di speranza” (mille lire era il costo dell’abbonamento annuo alla pubblicazione), che riproponiamo poiché il messaggio che reca è di profonda attualità.



Questo titolo ha un significato. Vuole esprimere la finalità che ci siamo proposto. Siamo infatti profondamente convinti che la cosa più importante, oggi, è cambiare il clima spirituale della nostra generazione e del nostro ambiente; in breve ridare una speranza.
Il sottile veleno della falsa cultura di moda ci impone il dovere di ricercare in noi stessi, al da là e al di sopra di delle etichette dei partiti, la nostra umanità essenziale ed i valori della nostra razionalità, della nostra legge morale, per il ritorno di un ideale nuovo ed antico. Nuovo perché il nostro discorso deve essere all’altezza dei problemi del tempo, antico perché ispirato ai valori veri della nostra tradizione romana e cristiana.
Potrà sembrare presuntuosa la dichiarazione di questo disegno affidato a questo modesto foglio, ma la veste francescana è garanzia di libertà. Possiamo, infatti, scrivere senza la preoccupazione di essere condizionati dai “necessari” finanziamenti della grande stampa.
Per raggiungere questo scopo è indispensabile che la nostra posizione di uomini liberi sia capace di essere presenti sulla grande frontiera della guerra fredda. Osiamo dire che questa frontiera, che sino ad oggi è stato appannaggio esclusivo delle scuole razionalistiche e socialiste, vede ora scendere in campo un’arma nuova ed affilata; la nostra fede.
Noi vogliamo contrapporre al capitalismo bancario e liberal-massonico di marca occidentale, ed al capital-marxismo d’oltre cortina (proprie della concezione mitica ed astratta dello stato socialista, della società anonima, della banca e dell’ente di stato), una società fatta di uomini vivi. Le due facce del capitalismo hanno infatti il medesimo scopo di affermare il dominio dello stato o della banca sull’uomo. Noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni di qualunque forma di società. In questo senso noi ci rendiamo portatori di un nuovo umanesimo politico.
Questa non è pura letteratura, perché come nello stato socialista la proprietà è dello stato e non dei cittadini, così nella società anonima il capitale è della società e non dei soci. Ormai l’uomo, ridotto in pauroso complesso di inferiorità ed annichilito dal linguaggio alienante dei grandi mezzi di comunicazione, non osa più pensare di poter essere padrone degli strumenti che lo circondano. Questi strumenti sono stati personificati in una sorta di idoli che sono diventati i padroni degli uomini, che dovrebbero viceversa dominarli. La profezia di Proudhon, “La proprietà è un furto”, si è realizzata perché il complesso della colpa è ormai passato dalle spalle del ladro a quelle del proprietario.
La concezione virile del Diritto Romano, in cui il Civis esprimeva il proprio dominio sul mondo dei valori come Dominus, deve tornare a rivivere come diritto naturale dell’uomo e – noi aggiungiamo – di ogni uomo.
Oggi l’uomo della strada pensa che la parola “comunismo” significhi una specie di comproprietà. Su questo equivoco il mondo dei poveri spera in un demagogico ed inesistente “sole dell'avvenire” che gli consenta di partecipare alla divisione dei beni; nulla di più falso; il comunismo non è comproprietà. La comproprietà è infatti un nodo di essere della proprietà privata, mentre il comunismo è coincidenza del potere politico col potere patrimoniale, cioè feudalesimo nel senso deteriore della parola.
Il comunismo vuole fare dello stato il padrone dei cittadini, noi vogliamo fare dei cittadini i veri padroni dello stato. Questo significa anche che noi vogliamo ripartire tra i cittadini il reddito monetario del capitale amministrato dallo stato e dalle banche, perché il padrone di una ricchezza è chi ha il diritto di prenderne il reddito.
Al grido rivoluzionario di classe “proletari di tutto il mondo unitevi”, che ha unito i proletari per espropriare tutti a favore di pochi governanti, noi rispondiamo con un grido più potente perché universale: “Uomini di tutto il mondo uniamoci per espropriare i governi e le società, mitico-bancarie e riprendiamoci la roba nostra”.
Chi si pone contro queste idee si pone contro se stesso, la sua famiglia e i suoi interessi.
E’ tempo, ormai, di abbandonare il linguaggio delle responsabilità astratte e cominciare ad individuare chi sono i veri nemici del popolo. E’ tempo che si comprenda che “socialismo” non è lo stato capital-marxista, ma i pochi uomini che controllano i grandi complessi e le aziende economiche di stato.
Poiché patrimonio senza proprietario non esiste, la proprietà è di due categorie di persone: o è dei cittadini o è dei governanti, non dello stato inteso come astrazione, perché i fantasmi non esistono.
Dunque, nella concezione capital-marxista, lo stato altro non è che la facciata dietro la quale ingrassano le logge massoniche, così come avviene dietro le facciate delle grandi banche o delle società anonime.
I vertici di questi mostruosi “golem” sono le logge in cui tramano, nell’ombra, le vere grandi piovre dell'umanità. Il grande capitale è ormai proprietà di pochi gruppi di potere uniti tutti, in oriente e in occidente, nell'u¬nico fine di conquistare tutte le ricchezze e tutta la sovranità politica del mondo. La prova clamorosa di questa verità è stata l'ultima guerra mondiale in cui Russia e America si sono alleate superando tutte le barriere ideologiche che solo apparentemente le dividevano. Ecco perché se alcuni uomini di partito hanno dichiarato la incompatibilità con i nostri Centri di Studio: evidentemente queste verità scottano. Ecco perché noi vi avvertiamo: a chi vi dichiara che tra noi ed un qualsiasi partito vi è incompatibilità, domandate immediatamente a quale loggia massonica appartiene.
Sappiano il rischio che corriamo, ma la nostra è una scelta definitiva e irrevocabile. La testimonianza della fede è sempre un rischio, così come la dignità è una medaglia che ha come rovescio un costo.
A te, lettore, che tranquillamente puoi leggere queste parole senza nulla rischiare, per questa battaglia dalla parte del sangue contro l'oro, noi chiediamo solo mille lire l'anno, per un abbonamento. Pensiamo che non sia troppo.
Alle proposte che noi ti facciamo, caro lettore, non hai altra alternativa che quella della pace dello schiavo. Dunque ti chiediamo solo mille lire, per un poco di speranza.
Giacinto Auriti


Note: Direttore editoriale: Antonio Pimpini - Direttore responsabile: Marino Solfanelli
 

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