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A che serve il danaro PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
sabato 12 maggio 2007
Ezra Pound
- A cura di Nereo Villa -
Titolo originale: "What is Money for?", Great Britain Publication, London 1939;
Il testo, tradotto da O. Rossetti Agresti, Ed. S. Giorgio, Napoli 1980,
fu pubblicato nel 1941 su "Il Meridiano di Roma", n. 30.




I disordini non avranno mai fine, non avremo mai una sana amministrazione della cosa pubblica, se non acquisiremo nozione precisa e netta della natura e della funzione del denaro.
Potrei tornare indietro e parlarvi della carta moneta emessa in Cina nell'anno 840 della nostra era, ma sono le vicende della moneta nel mondo occidentale che ci interessano.
Prima di tutto tenete presenti le parole dette da Patterson, fondatore della Banca d'Inghilterra. Egli assicurava che la banca avrebbe fatto buoni affari perché "la banca lucra sugli interessi su tutto il denaro da essa creato dal nulla".
In che cosa dunque può consistere questo denaro che il banchiere può "creare dal nulla"?

Misura dei prezzi
Il denaro è un mandato, un titolo quantitativamente determinato. Ecco la qualità fondamentale che lo distingue da altri titoli non quantitativamente misurati, quali, ad esempio, il titolo di Caio ad appropriarsi di quanto posseggo mediante requisizione in tempo di guerra, o di un invasore (oppure di un ladro, di appropriarselo tutto).
Il denaro è un titolo quantitativamente determinato, consegnato dall'acquirente al venditore contro la consegna di beni, senza che occorra altra formalità; se non che si rilasci qualche volta una ricevuta.
Il concetto di giustizia è inerente al concetto di misurazione, e il denaro è la misura del prezzo.

Mezzo di scambio
Il denaro è valido quando il pubblico riconosca che conferisce un diritto, e quando si consegnino merci o servizi nella quantità determinata dal valore stampato sul "biglietto", sia esso di metallo o di carta.
Il denaro è un biglietto generico, e solo in ciò differisce da un biglietto ferroviario o da un biglietto di teatro. Se questa affermazione vi sembra puerile, considerate per un istante la natura di altri biglietti: un biglietto ferroviario è un titolo quantitativamente determinato; un biglietto da Roma a Frascati ha un valore diverso da uno da Roma a Catania. Tutti e due sono misurati in chilometri di lunghezza invariabile. Un biglietto monetario, in un regime monetario malsano, ha un valore oscillante. Da molto tempo il pubblico si affida a persone che si servono di misure instabili.
Ed ecco un altro punto di vista. I biglietti di teatro sono datati. Non accettereste un biglietto per Fila B, n. 7, se non portasse una data. Se 6 persone avessero diritto al medesimo posto ed alla medesima ora, il biglietto avrebbe un valore molto relativo. (Orage domandava: "Lo chiamereste inflazione stampare tanti biglietti quanti posti vi sono nel teatro?").
Si sente dire che il denaro è un "mezzo di scambio"; ciò significa che può liberamente circolare, di mano in mano, come titolo, quantitativamente determinato a beni e a servizi che esso misura gli uni rispetto agli altri.

Garanzia di scambi futuri

La nostra definizione del denaro sarà precisa se sarà espressa in parole che non possono applicarsi ad una cosa diversa, e se la definizione non ometta nulla di essenziale alla natura del denaro.
Quando Aristotele chiama il denaro "garanzia di scambi futuri", intende dire che esso è un biglietto non datato, che varrà quando vogliamo servircene.
Talvolta questi biglietti hanno conservato la loro validità perfino per un secolo.
Quando non si fa subito la consegna del denaro dovuto per beni o servizi ricevuti, si dice che si ha credito. Il "credito" è la fiducia di altri nella nostra possibilità e nella nostra volontà di consegnare a tempo debito sia il denaro, sia altri beni misurati dal denaro.

Lo scopo del denaro
La maggior parte degli uomini è tanto intenta a procurarsi la propria quota di biglietti-denaro per servirsene come misura di capacità d'acquisto, che si è scordata dello scopo del denaro, e si è ingolfata in una massa inestricabile di errori e di confusioni per quanto riguarda l'ammontare totale del denaro in circolazione in un paese.
Un ottimo martello non vale niente come stuzzicadenti. Se ignorate lo scopo del denaro, ve ne servirete in modo confusionario; soprattutto un Governo che ignora lo scopo del denaro farà una politica monetaria confusionaria.
Dal punto di vista statale, cioè dal punto di vista di un individuo o di un partito desideroso di governare con giustizia, un pezzo di denaro è un biglietto, tutto il denaro circolante nel paese è un mucchio di biglietti, che serve per assicurare l'equa ripartizione degli alimenti e degli altri beni esistenti nel paese.
Oggi, il compito che spetta a chi vuol scrivere un opuscolo sul denaro non è quello di dire qualche cosa di nuovo, o di escogitare una tesi o dimostrare una teoria; egli non deve fare altro che mettere in evidenza certi fatti già noti da 20 e talvolta 2000 anni.
Bisogna rendersi conto dello scopo del denaro.
Se pensate che è una trappola per acchiappare i gonzi, o un mezzo per sfruttare il pubblico, sarete ammiratori del sistema bancario operato dai Rothschild e dai banchieri di Wall Street. Se pensate che è un mezzo per estrarre profitti dal sudore del popolo, sarete ammiratori della borsa.
Infine, per mettere un po' d'ordine nelle vostre idee, avrete bisogno di alcuni princìpi come punti di riferimento.
Scopo di un sistema economico razionale e decente è quello di sistemare le cose in modo tale che la gente possa nutrirsi, vestirsi, ed essere alloggiata, nei limiti concessi dalla massa dei beni disponibili nel paese.

Il valore del denaro
Dato che in un tale sistema economico il denaro rappresenta il mezzo di scambio, vi renderete conto che per essere un mezzo di scambio equo deve essere quantitativamente determinato.
Di che cosa vi servirete per misurare il valore dei beni? Un uovo è un uovo. Potete mangiarlo (finché non marcisce). Le uova non sono tutte della medesima grandezza; tuttavia potrebbero servire in una comunità primitiva, come misura approssimativa dei valori (i buoi hanno servito a tal fine presso gli Zulù e altre tribù africane),
L'austriaco Unterguggenberger, riformatore monetario, si serviva del lavoro come unità di misura, "Arbeitswerte", 10 scellini di lavoro. Ciò poteva andar bene in una valle alpestre, dove tutti facevano pressoché lo stesso lavoro nei campi.
Carlo Magno aveva preso ad unità di misura il grano; un dato numero di staia di grano, orzo, o segala, valeva un "denaro" o viceversa; il prezzo giusto dell'orzo era un tanto allo staio.
Nel 756 d. C. era 2 danari.
E nell'808 d. C. era 3 danari.
Ciò vuol dire che l'agricoltore otteneva più danari per la medesima quantità di orzo (è sperabile che con quel danaro avesse potuto acquistare una maggiore quantità di altri beni).
Disgraziatamente, il valore dei beni dipende dal volume disponibile - scarsezza, sufficienza, o eccedenza - per soddisfare la richiesta ad un dato momento.
Un paio d'uova avranno gran valore per un affamato, naufrago, che si trova su una zattera.
Il grano varrà di più rispetto alla stoffa di lana in certe stagioni che non in altre. Altrettanto si può dire dell'oro e del platino.
Un solo prodotto (fosse pure l'oro) non può offrire una base sufficiente al denaro.
L'autorità dello Stato a garanzia del biglietto stampato offre la base migliore ad una circolazione equa ed onesta.
I Cinesi si resero conto di questo più di 1000 anni fa; ne è la prova il biglietto di Stato (non di banca) emesso dalla dinastia Tang.
Il diritto di emettere denaro (biglietti) e di stabilirne il valore è attributo squisito della Sovranità.
Gli interessi americani occultano l'articolo più importante della costituzione degli Stati Uniti.
Questi interessi affermano che il Governo americano non ha il diritto di fissare i prezzi. Esso ha però il diritto di stabilire il valore del denaro: diritto che spetta al Congresso.
La differenza è dunque solo questione di formule legali e di disposizioni verbali.
Il Governo degli Stati Uniti ha il diritto di dire che un dollaro ha lo spessore di uno staio di grano, ha la lunghezza di un metro di tessuto, ha la larghezza di un decilitro di benzina.
Dunque il Governo degli Stati Uniti ha un diritto legale di fissare il prezzo giusto e stabilire un equo regime dei prezzi.

Il prezzo giusto
Dagli scambi, dopo secoli nacque la dottrina del prezzo giusto dei canonisti, e mille anni di meditazioni - da sant'Ambrogio a sant'Antonino di Firenze - sui mezzi per determinare il prezzo giusto. (Le corporazioni medievali si occuparono incessantemente di questo problema, e crearono gli organi per determinarlo).
Tanto per i seguaci di Douglas, fautori del "credito sociale", quanto per i cattolici moderni, il prezzo giusto è il postulato necessario dei loro sistemi. Si può rimproverare a Douglas di non aver escogitato e creato gli organi per assicurare il rispetto del prezzo giusto. Un sacerdote mi diceva recentemente che i "distributori" inglesi cominciano ad accorgersi che non hanno organi per stabilire e per far rispettare il prezzo giusto.
Solo lo Stato può effettivamente stabilire il prezzo giusto di un prodotto, per mezzo di ammassi di prodotti grezzi, posti sotto il controllo dello Stato, e con la creazione dell'ordinamento corporativo della produzione.

Il volume del denaro (scritto nel 1939)
Una volta stabilite le dimensioni del dollaro, dello scudo, o della lira (o euro, NdR) che sia, toccherà al Governo curare la stampa dei biglietti e provvedere affinché vadano in mano agli aventi diritto.
Aventi diritto sono tutte le persone non dedite alla delinquenza, e ai sensi di questo opuscolo la delinquenza comprende le frodi commesse a danno altrui per mezzo della camorra monetaria.
Negli Stati Uniti e in Inghilterra il volume del denaro è insufficiente (al momento di scrivere: 1939). Non circola in mezzo alla popolazione un numero sufficiente di biglietti per permettere l'acquisto di quanto ad essa occorre - e ciò nonostante il fatto che le merci si trovino nei magazzini o marciscano sui moli dei porti.
Quando una nazione non ha, o non può ottenere, la quantità di derrate occorrente al suo popolo, è una nazione povera. Quando quelle derrate esistono e il popolo non può procurarsele con il lavoro onesto, lo Stato è marcio, e non bastano le parole per dire quanto è marcio.
Ma quando un banchiere o un professore vi afferma che un paese non può fare questo o quello perché manca il denaro, afferma una menzogna vile e stupida quanto sarebbe dire che non si possono costruire le strade perché mancano i chilometri. (La frase non è mia, ma è troppo bella perché non sia messa in circolazione).
Roosevelt e i suoi professori si erano messi sulla buona via quando volevano il dollaro-merce; però prevaricarono e ricorsero a sotterfugi e a scappatoie quando si trattava di provvedere i biglietti in quantità sufficiente per soddisfare le esigenze di tutto il popolo e di far sì che quei biglietti circolassero.
È dovere dello Stato provvedere affinché il volume del denaro nelle mani di tutto il popolo sia sufficiente, e di fare in maniera che circoli con la rapidità occorrente perché si effettui la distribuzione di tutti i beni prodotti o producibili.
Se tutti i cittadini di un paese non possono fare tre pasti al giorno e non hanno di che vestirsi ed alloggiarsi, vuol dire che quel paese è indolente o è malsano. Se questo avviene in uno Stato ricco, vuol dire che le ricchezze di quello Stato non sono integralmente valorizzate.

Il credito sociale
Il valore è dovuto in gran parte al lavoro. Il grano è disponibile perché la terra è stata lavorata; le castagne perché sono state raccolte.
Ma molto lavoro è stato fatto da uomini - per lo più inventori, scavatori di pozzi, costruttori di impianti industriali, ecc. - ormai defunti, i quali dunque non possono né mangiare né vestire panni.
Grazie a questa eredità di attrezzamento economico e scientifico messa a nostra disposizione da questi defunti, è stato creato un notevole patrimonio di Credito sociale che può essere ripartito fra il popolo a titolo di premio e in aggiunta al salario.
Il Douglas vorrebbe che fosse incrementata la capacità d'acquisto globale della nazione con l'emissione di biglietti da distribuirsi a ragione di un tanto per testa, e in una misura proporzionata al volume dei beni disponibili. Oggi (1939) in Inghilterra e negli Stati Uniti i beni disponibili e richiesti non sono acquistati perché il volume complessivo della capacità di acquisto a disposizione del pubblico (cioè il volume totale dei biglietti in circolazione) è insufficiente.
[...] La creazione del denaro per assicurare la distribuzione dei beni non è una novità.
Se non volete credere che l'Imperatote Tching Tang sia stato il primo a distribuire, nell'anno 1766 a. C., un dividendo nazionale, chiamatelo pure con un altro nome. Diciamo che sia stato un sussidio straordinario, ma il fatto serve almeno per eliminare un equivoco. L'Imperatore metteva in valore una miniera cuprifera e batteva monete tonde, forate di buchi quadrati, che distribuiva ai poveri "e questo denaro permetteva loro di acquistare il grano dai ricchi"; ma questo denaro non poteva modificare la carestia generale di grano.
Il fatto è avvenuto tremila anni fa, ma giova ad intendere la natura del denaro e quello che può fare. Ai fini del buon governo, il denaro è un biglietto che serve ad assicurare la distribuzione senza disordine sociale dei beni a disposizione del mercato; potrà anche incoraggiare una maggiore produzione di grano o di altri beni, incoraggiare, cioè, l'abbondanza. Ma il denaro in sé non è abbondanza.

Inflazione
"Inflazione" è una parola che serve da spauracchio per allontanare la gente da qualsiasi espansione monetaria.
La vera inflazione non comincia se non quando il denaro (titoli quantitativamente determinati) è emesso contro beni o servizi che non possono essere consegnati (questo fu il caso degli assignats della Rivoluzione Francese, emessi contro terre appartenenti allo Stato), o quanto è emesso in quantità eccedenti la richiesta per beni o servizi disponibili. In tali casi la situazione è paragonabile a quella che esisterebbe qualora due o più biglietti fossero emessi per il medesimo posto al teatro alla medesima ora, o a Londra per uno spettacolo dato quella sera a Bombay, o per uno spettacolo scadente al quale nessuno vuole assistere.
Il denaro può essere emesso in misura tale che ogni titolo quantitativamente determinato può essere soddisfatto dai produttori e dai commercianti del paese con la consegna di beni o servizi, dove e quando sono richiesti dal pubblico.

I certificati muniti di bollo del Gesell
L'inflazione è un pericolo; il ristagno del denaro è un altro pericolo.
Gesell, il riformatore monetario sudamericano, prevedeva il pericolo del tesoreggiamento, e volle prevenirlo con l'emissione di certificati bollabili, ossia di biglietti di Stato ai quali il portatore deve apporre, al primo di ogni mese, una marca da bollo equivalente all'1 per cento del valore nominale del biglietto stesso. Il biglietto che non fosse debitamente munito di bolli non avrebbe corso.
Si tratta di una tassa sul denaro, che potrebbe essere prelevata - nel caso della lira - a ragione di 5 o di 10 centesimi al mese su biglietti di 5 e di 10 lire. La tassa sul denaro può essere prelevata in molti e svariati modi; quello escogitato da Gesell offre il vantaggio di non poter gravare se non sulla persona che, alla data stabilita per la riscossione, abbia in tasca denaro per un ammontare almeno cento volte superiore a quello della tassa stessa.
I certificati Gesell offrono un mezzo di scambio ed una misura degli scambi che non potrebbe essere tesoreggiato impunemente. Essi dovrebbero sempre circolare. I banchieri non potrebbero rinchiuderli nelle loro sacrestie e tassare il pubblico per concederne l'uso. Avrebbero anche il vantaggio di mettere il venditore di generi deteriorabili in una migliore posizione per trattare con i possessori di denaro, bene teoricamente non perituro.
Il sistema-Gesell mi piace soprattutto perché le persone che se ne servono ottengono una nozione esatta della natura del denaro, e la capiscono meglio che non coloro che non si sono serviti di questi certificati bollabili. Non sono certamente desideroso di introdurre nuovi bolli; tuttavia faccio osservare che il pubblico non è troppo stupido per servirsi di francobolli postali, e che non serve pretendere che sia troppo scemo per imparare cosa sia il denaro.
Non dico che sia obbligatorio servirsi del sistema-Gesell; ma una volta che vi siete resi conto del perchéegli lo voleva, non sareste più tosati dai pescecani della banca e delle autorità monetarie, senza accorgervi di essere tosati. Ecco perché il Gesell è così utile come educatore! Egli ha escogitato un mezzo molto semplice per essere sicuro che i biglietti circolino.

Il denaro statale
Nel 1816 Tommaso Jefferson faceva un'affermazione fondamentale che non è stata mai bene assimilata, e tanto meno messa nel dovuto rapporto con le varie "proposte moderne" per miglioramenti speciali da portare all'attuale dannato e rovinoso sistema - o piuttosto camorra - monetaria.

Il lettore farebbe bene a incorniciare questa affermazione di Jefferson:
"...E qualora i biglietti nazionali emessi abbiano a base (condizione indispensabile) la garanzia data da imposte specifiche, create per effettuare il riscatto ad intervalli fissi e ragionevoli, e siano di taglio atto alla circolazione, non sarebbe né necessario né equo gravarli di interessi, perché servirebbero a tutti gli scopi cui serve il denaro metallico che verrebbe ritirato, e da essi sostituito". Jefferson a Crawford, 1816.
Questa formula, dettata da Jefferson, è sana. Se lo Stato emettesse il denaro in quantità sufficienti per coprire le spese valide e giustificate, e se lo facesse circolare continuamente in modo che uscissero dal portone per rientrare dalla finestra fiscale, l'economia nazionale non soffrirebbe tempo di arresto.
L'emissione di denaro onesto è un servizio, e quando lo Stato rende questo servizio ha diritto ad un equo compenso, che differisce da quasi tutte le forme di tributo finora note.
Dico "quando lo Stato lo emette", perché quando gli Stati sono deboli o incapaci, o quando fanno emissioni inadeguate, gli individui o i consorzi si assumono a ragione questo compito (o lo conservano da periodi pre-statali) ma è meglio, anzi è necessario, che la funzione monetaria continui ad essere esercitata piuttosto che arrestarsi o cessare del tutto.
D'altra parte, quella nazione che abbandoni lo strumento per misurare gli scambi alla mercé di forze estrinseche alla nazione, è una nazione in pericolo; è una nazione priva di sovranità nazionale. È una nazione di cretini incompetenti che scivolano verso la rovina.
Riassumiamo.
La sovranità nazionale è insita nel diritto di emettere titoli o mandati quantitativamente determinati che hanno diritto ai beni, cioè di emettere denaro.
Nessun altro reparto o funzione dello Stato andrebbe sorvegliato con cura più gelosa che non questo, e in questo più che non in qualsiasi altro reparto dell'amministrazione statale occorrono alti requisiti di moralità.
Il denaro statale, che riposa sulla ricchezza nazionale, deve rimpiazzare l'oro manipolato da usurai internazionali.

Le necessarie cautele
Nel fondare una dinastia o nel riordinare uno Stato, i retto criterio vuole che in primo luogo siano assicurati i risultati voluti, cioè che si provveda perché gli abitanti siano alimentati e alloggiati, e in secondo luogo che si provveda a disciplinare il meccanismo che serve alla distribuzione dei beni (sistema monetario o altro) in modo che non abbia a decadere e che non si presti ad essere derubato.
Ad esempio J. Q. Adams, uno dei fondatori degli Stati Uniti, aveva alcune buone idee socialiste o statali per la conservazione delle risorse nazionali a scopi educativi o ad altri scopi di interesse superiore. Le sue proposte erano intempestive. Il Presidente Jackson dava accesso alla terra; i coloni potevano acquistare un buon appezzamento gratis; disposizione tempestiva e utile. Jackson non provvedeva però ad impedire che questi terreni fossero trasferiti dai coloni ad altri quando non volevano più coltivarli da sé. Di conseguenza il territorio degli Stati Uniti è caduto in mano ai latifondisti.
Per i sistemi monetari esiste il medesimo pericolo che per i sistemi fondiari.
Create un sistema monetario equo e perfetto, e in tre giorni i farabutti, i bastardi dalla mentalità mercantilista e monopolista, inventeranno qualche truffa per defraudare la gente. Il cacciatore di concessioni nascerà in una forma o nell'altra fintanto che il letame puzzerà e l'umanità sarà afflitta da aborti mentali.
John Adams si era accorto per tempo che i signorotti che tiranneggiavano le campagne avrebbero avuto per successori i sensali che trafficavano in borsa.
Nel 1860 uno dei Rothschild - bontà sua - conveniva che il sistema bancario era contrario agli interessi nazionali, e ciò prima che l'ombra di Hitler si fosse proiettata sulle fortune di quella famiglia.
Tocca alla nostra generazione fare quello che non fecero i democratici dei primi tempi. Il sistema corporativo che conferisce al popolo, ordinato per categorie, poteri collettivi, offre ad esso un mezzo per proteggersi per sempre dalla potenza della plutocrazia.
Se non vi piacesse l'ordinamento corporativo, cercatene un altro che possa dare i risultati voluti, ma non perdete la bussola e non dimenticatevi del fine che tutti gli onesti vogliono raggiungere. Soprattutto non mentite a voi stessi, e non prendete un aratro per un'ipoteca, o viceversa.

Un sistema economico
È vano parlare di economia, o ascoltare chi ne parla, o leggere libri che ne trattano fintanto che lettore e scrittore non sanno il significato delle espressioni più semplici, più necessarie e che ricorrono più frequentemente.
Quando si tratta di proporre un sistema economico, si deve innanzitutto domandare a quale scopo deve servire.
E la risposta è che deve servire ad assicurare a tutti il cibo (sano), l'alloggio (decente), e l'abbigliamento (secondo le esigenze del clima). [...]

L'usura
Le sinistre pretendono che la proprietà privata sia incompatibile con questo che è il vero scopo del sistema economico.
Vediamo la definizione della proprietà che si dava all'inizio dell'era capitalista, durante la Rivoluzione Francese.

La proprietà
"è il diritto che spetta ad ogni cittadino di godere e di disporre dei beni che la legge gli garantisce. Come ogni altro diritto, il diritto di proprietà è limitato all'obbligo di rispettare l'altrui diritto. Non deve portare pregiudizio alla sicurezza, alla libertà, all'esistenza e ai diritti di proprietà di altri nostri simili. Ogni possesso, ogni traffico che violasse questa massima sarebbe illecito e immorale" (Robespierre).
Uno sguardo dato al maledetto secolo decimonono ci rivela la continua violazione di queste massime da parte dell'usurocrazia demo-liberale. In sostanza, la dottrina del capitalismo si è rivelata essere una dottrina che insegna che si deve permettere ai ladri spregiudicati e ai gruppi antisociali di intaccare i diritti di proprietà, corrodendo e consumandoli.
Questa tendenza ad "intaccare" è stata identificata e condannata fino dal tempo della legge mosaica; Mosè la chiamava "neschek".
E nulla è più diverso da questa tendenza ad intaccare e a corrodere che il diritto di ripartire i frutti del comune lavoro cooperativo.

Il fatto è che l'usura è divenuta la forza dominante del mondo moderno.
"D'altra parte l'imperialismo demoliberale altro non è se non un'ingente accumulazione di capitali monetari in alcuni paesi ove ammontano, lo abbiamo visto, a 4 o 5 miliardi di sterline in titoli. Questo spiega lo sviluppo straordinario preso da una categoria, o piuttosto da uno strato di persone, che vive di rendita, cioè di persone che vivono tagliando le cedole dei loro titoli, senza partecipare affatto alle attività delle imprese, la cui professione è l'ozio. L'esportazione del capitale, base economica indispensabile dell'imperialismo, non fa che accentuare il distacco dalle attività produttive di questo strato di portatori di titoli, e da' l'impronta di parassitismo allo Stato che vive sfruttando ilo lavoro di paesi e colonie transoceaniche" (V. I. Lenin, citando Hobson nel volume "L'imperialismo, stadio supremo del capitalismo").
Va bene, lo ha detto Lenin. Ma si potrebbero citare passi simili dalle opere del nazista Hitler (vedere il paragrafo di "Mein Kampf" che Wyndham Lewis ha messo in evidenza nel suo volume "Hitler").
"La lotta contro la finanza internazionale e contro i prestiti di capitali ("Das Leihkapital") è divenuto il punto più importante del programma nazional-socialista: la lotta del popolo tedesco per la sua indipendenza e la sua libertà".
Si potrebbe citare la stessa idea espressa da Mussolini, fascista, e da G. H. Douglas, che si dice democratico e dichiara che i suoi seguaci sono i soli veri democratici; si potrebbero citare simili passi dalle opere di Mac Nair Wilson, monarchico cristiano, e di mezza dozzina di altri che non sospettano affatto che concordano con le idee di Lenin.
Le sole persone che non sembrano aver letto e digerito questo suo trattato sono i membri del partito operaio britannico e i vari gruppi di sedicenti comunisti sparsi in Occidente.
Certi fatti sono ormai acquisiti al di sopra dei partiti; alcune percezioni sono divenute oramai il patrimonio comune di tutti gli uomini di buona volontà [... anche se] professori prezzolati insegnano errori alle nuove generazioni dei giovani, prezzolati per mentire, i quali continuano a mentire per accidia o per inerzia o per una loro bestiale indifferenza al benessere del genere umano.
 

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