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La predazione degli organi a cuore battente |
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Scritto da ITALIANO
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martedì 01 maggio 2007 |
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da La Tradizione Cattolica (n. 36/1998)
L'episodio del bambino torinese nato senza encefalo ha riaperto il dibattito sul problema del trapianto degli organi.
Su questo argomento ospitiamo volentieri l'intervento della signora Nerina Negrello, presidente della "Lega nazionale contro la predazione di organi". Pur non condividendo il relativismo religioso e lo spirito laico di questa associazione, tuttavia ne accettiamo la collaborazione —già realizzata per alcune conferenze— sul punto specifico della denuncia e della lotta al crimine della predazione degli organi, incoraggiando l'impegno della signora Negrello.
Viviamo nell'ossessione di essere aggrediti, noi ed i nostri figli, da un sistema sanitario culturalmente deviato dalla sua funzione di cura e unicamente orientato al procacciamento di organi per trapianto. L'ossessiva caccia all'organo si sviluppa sotto l'egida di leggi infami e sotto la protezione del governo soggiogato dalle lobbies: le proposte di legge del silenzio-assenso (a.c. 646 e abb.) e dell'organizzazione (a.c. 4100 e abb.) ne sono la prova.
Il comitato ristretto della Commissione Affari Sociali della Camera sta unificando le due proposte per dar corpo legislativo al grande orrore di un business di Stato basato sull'esproprio, la truffa, la tortura e il commercio statale dei nostri organi. I pochi che si battono subiscono una sistematica censura, mentre il battage pubblicitario delle associazioni pro espianti/trapianti, permeato di falsità e omissioni, continua ad essere all'ordine del giorno; pare che all'autorità sanitaria nazionale faccia comodo la disinformazione propinata dagli organi di stampa.
L'autorità sanitaria non ha ancora sentito il dovere di informare i cittadini della realtà delle leggi vigenti nonostante esse risalgano al 1975. Sicché il cittadino ancora non sa, dopo oltre vent'anni, che la legge prevede il prelievo di organi vivi da persona (sotto ventilazione) che non abbia personalmente, o tramite i familiari, documentato per iscritto l'opposizione al prelievo.
Tutti fingono che ci sia la donazione volontaria. Neppure ci dicono che la proposta di legge del silenzio-assenso peggiorerà la situazione perché cancellerà il diritto autonomo della famiglia ad opporsi.
L'autorità sanitaria non ha ancora detto ai cittadini che la dichiarazione della cosiddetta "morte cerebrale" si pronuncia su un corpo vivo, roseo e tiepido, che ha un cuore che mantiene la circolazione del sangue, un corpo che urina, che può muovere arti e tronco, e che infine può , nel caso di una donna, portare avanti la gravidanza.
L'autorità sanitaria non ha ancora informato i cittadini che il prelievo di cuore, fegato, polmoni, reni ecc... si effettua solo da persona nelle sopraccitate condizioni di vita, mentre respira ausiliata, e non da cadavere freddo e rigido come tutti intendiamo.
All'interno di questa totale e programmata disinformazione, le illegalità più bieche si sviluppano negli ospedali sotto gli occhi di parenti ignari o straziati: i pazienti in corna vengono trasferiti dagli ospedali minori a quelli dei trapianti con la falsa motivazione di una migliore cura; vi sono medici che non curano i pazienti ma i loro organi da espiantare.
Nelle rianimazioni: vi sono medici che coinvolgono i parenti in firme di donazione illegali, coinvolgendoli, con un atto che li porta dritti in psichiatria, quando vengono a sapere che l'espianto è a cuore battente. Vi sono medici che truffano i parenti che presentano l'opposizione al prelievo affermando che il magistrato impone l'autopsia a cuore battente. Ma è autopsia illegale e criminale. Ancora non sappiamo se i magistrati sono collusivi o strumentalizzati.
Vi sono medici che non rispettano neanche i parametri della legge già oscena per stilare la "morte neurologica". Vi sono rianimazioni che sequestrano il malato in coma, impedendo alla famiglia di vederlo per impedire il consulto di un medico di fiducia.
Vi sono rianimazioni che al non donatore (quello che non accetta di essere ucciso con l'espianto) impongono altri tipi orrendi di morte:
1) estubano il paziente provocando la morte per soffocamento.
2) pur mantenendo la ventilazione (per tacitare la famiglia), vengono negate le cure di nutrizione e idratazione e i trattamenti, producendo la morte per inedia e con sofferenza.
Questo lo fanno per evitare che il paziente esca dal coma dopo la loro dichiarazione di "morte cerebrale". Così l'errore è coperto da una morte imposta. Dentro questa farragine di imbrogli e di plagi il cittadino meno accorto soccombe.
Pertanto va segnalato che il dichiarato aumento di organi disponibili dal '93 in poi non è frutto di donazione (anche se loro dicono aumentate le donazioni) ma esclusivamente il prodotto di un esproprio effettuato con mezzi illeciti e illegali da medici resi ancor più aggressivi dalla legge 578/93 che equipara il coma, da loro dichiarato irreversibile, alla morte. Praticano finte autopsie illegali a cuore battente su non donatori, minacciando i familiari che questo vuole la legge solo al fine di predare gli organi negati dalle famiglie. La magistratura lo sa e tace.
L'atteggiamento del Parlamento deve quindi mutare e rappresentare non solo gli interessi dei pazienti che sono aggressivi nel rivendicare organi vivi, ma anche gli interessi dei pazienti più riservati che soffrono nel silenzio del coma.
Nell'ultimo convegno internazionale sulla morte cerebrale, svolto a Cuba nel 1996, il Presidente della Associazione Internazionale di Bioetica Peter Singer ha presentato formale richiesta di abbandonare la definizione di morte cerebrale con tutti i problemi che ne sono derivati, proponendo di tornare al concetto tradizionale di morte in termini di cessazione irreversibile della circolazione del sangue. Singer ha affermato che la gente ha abbastanza buon senso da capire che i morti cerebrali non sono veramente morti. La morte cerebrale non è altro che una comoda finzione proposta e accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi".
Ma già nel 1992 ricercatori della Harvard University col documento "Rethinking brain death" (Ripensamento sulla morte cerebrale) affermavano che non era possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo. E' quindi in atto un movimento scientifico internazionale all'interno del quale aumentano anche scienziati e medici italiani, sempre più determinato a non sacrificare le persone che perdono la coscienza, ma all'opposto a curarle.
E' del settembre 1997 la notizia diffusa in Giappone da Yoshio Zatanabe M.D., professore emerito di medicina, della Fujita Health University che richiama l'attenzione sulla ricerca di una équipe di neurochirurghi del Dipartimento di medicina d'urgenza dell'Ospedale della Nihon University. Questo gruppo di medici applicando il trattamento della ipotermia cerebrale controllata ha restituito a vita normale ben 16 pazienti su 20 casi di ematoma subdurale acuto associato a diffuso danno cerebrale e ben 6 pazienti su 12 di un secondo gruppo, affetti da ischemia cerebrale globale provocata da arresto cardiaco della durata da 30 a 47 minuti. Erano pazienti in morte cosiddetta cerebrale.
Tali risultati di quella scienza che ha buona volontà nel curare coloro che perdono la coscienza, deve far riflettere i nostri parlamentari perché questo implica un chiaro spostamento del "punto di non ritorno" e ne consegue che una diagnosi di morte cerebrale senza che siano state tentate queste nuove misure terapeutiche può costituire un caso di omicidio o comunque di omissione di soccorso e di incompetenza colpevole.
E dall'Olanda, dall'Istituto per la ricerca sul cervello del Gradute School Neurosciences Amsterdam, arriva una notizia sconvolgente ed esaltante: è stata presentata prova della sopravvivenza dei neuroni cerebrali umani fino a 8 ore dopo la morte, tanto che essi possiedono ancora la potenzialità di ripresa dalle loro funzioni di metabolismo energetico e trasporto assonale. La scienza onesta cammina e rende scientificamente obsoleta l'opinione diffusa che il neurone sia molto sensibile all'ipossia o privazione di glucosio e che la ischemia cerebrale della durata di diversi minuti abbia per conseguenza la lesione irreversibile dei neuroni cerebrali.
Tali ricerche rendono ascientifica la stessa legge italiana n.578 del 1993 che ridefinisce la morte in termini di morte cerebrale.
Ma perché lo Stato italiano si ostina a non curare i malati in coma? Perché morti veri, freddi e rigidi, non valiamo nulla, mentre dichiarati morti da vivi, nell'indotto trapiantistico acquisiamo un valore di oltre un miliardo.
Quindi lo Stato sta impostando un impianto di tipo industriale, favorendosi con leggi dittatoriali e ignominiose, per raggiungere l'obiettivo di un totale sfruttamento dei cittadini che perdono la coscienza ed espropriarli degli organi. Un impianto gerarchico multimiliardario ci minaccia. Bisogna fermarli: fermare la proposta di legge del silenzio-assenso al prelievo e quella dell'organizzazione import/export.
Come tutelarci?
La "Lega Nazionale contro la predazione degli organi" fornisce agli iscritti una carta-vita, simile ad una carta d'identità, che indica chiaramente il rifiuto all'espianto e la richiesta dell'assistenza dei familiari, di un medico di fiducia e di un medico-legale dell'associazione. La carta-vita indica inoltre che si esige di essere curati anche se contrari all'espianto.
Accade infatti che mentre i "donatori", quantunque ritenuti morti, siano tenuti in vita finché è necessario perché i loro organi non si deteriorino, chi si dichiara "non donatore", alla fine delle sei ore, può incorrere, non solo nel distacco delle apparecchiature di sopravvivenza, ma perfino nella sospensione delle pur possibili cure fornite ai "donatori" (come la sospensione della nutrizione e del dissetamento tramite fleboclisi), così da portarlo al collasso in pochi giorni per fame e per sete.
Per informazioni:
Lega nazionale contro la predazione di organi
Passaggio Canonici Lateranensi, 22
24100 Bergamo
tel. 035121.92.55 fax 035123.56.60.
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