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Omosessualità, peccato dell'età nostra PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
domenica 18 maggio 2008
Indice articolo
Omosessualità, peccato dell'età nostra
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Fonte: "Sì sì no no" del 15 Marzo 2007

Sin dai tempi del santo patriarca Abramo l’umanità conobbe il peccato di sodomia provocando la giusta ira di Dio – “propter quod ira Dei venit in filios diffidentiae” (in Praecepta antiquae diocesis rotomagensis) – distruttrice delle città corrotte (Gn. 18, 16-33; 19, 1-29). Non spetta, dunque, alla modernità il tristo vanto d’aver partorito l’ immondo peccato; è invece propria di questa nostra età la negazione più radicale della legge naturale sino a disconoscere la perversione dell’ omosessualità. A partire dalle cosiddette battaglie per i diritti civili degli omosessuali, sciaguratamente intrecciate con la rivoluzione sessuale, l’Occidente tutto è stato lentamente convinto della natura anodina delle preferenze sessuali, ridotte a gusto insindacabile liberamente appagabile nella più totale negazione d’ogni natura e/o finalità della sessualità. Se a tale convincimento pseudo-morale, sviluppato e attecchito nel fertile terreno del convenzionalismo etico-giuridico d’Occidente, si somma l’ideale romantico del sentimento irrazionale d’amore (passione erotica) quale valore assoluto in sé e giustificazione divina d’ogni atto (è l’interpretazione romantico-vitalista dell’agostiniano ama et fac quod vis, è “l’error de’ ciechi che si fanno duci” dicendo “ciascun amor in sé laudabil cosa” Purgatorio XVIII, vv. 18 e 36), è facile comprendere l’odierna esaltazione della omosessualità quale lecita forma d’amore, di conseguenza autorizzata a rivendicare dallo Stato un riconoscimento legale che la equipari, sotto ogni aspetto, all’eterosessualità.


Il superamento dei sessi nel concetto artificioso di “genere” e la equiparazione di omosessualità ed eterosessualità sono implicitamente già presenti nella filosofia moderna e nel diritto liberale, anche se non ancora totalmente realizzati. Ciò detto al fine di attribuire ai fatti contingenti il loro giusto peso rispetto alle ben più radicali ideologie che ne forniscono il supporto, non possiamo tacere come oggi l’ Occidente presenti legislazioni neutrali, nella migliore delle ipotesi, rispetto agli atti omosessuali oramai accettati come leciti e rispettabili. La cosiddetta “questione antropologica” è certamente ben più antica, affonda nella modernità e, prima ancora, in talune antiche eresie. Le radici degli errori sono vetuste, ma la fioritura è relativamente recente.

Il paradigma antropologico, che regge la legittimazione dell'omosessualità sino alle più recenti aberrazioni giuridiche, morali e religiose, benché in sé unitario, presenta una dicotomia genealogica in due tronchi paralleli e autotelici (Riforma protestante e Rivoluzione francese), di cui si può rintracciare la comune radice nella gnosi ovvero, in ultima analisi, in Lucifero. I frutti velenosi del protestantesimo liberale e del radicalismo libertario mostrano, rispetto all’omosessualità e non solo, una essenziale unità. Lo Stato che, rifiutate la lex naturalis e la Dottrina morale, sovverte l’istituto matrimoniale (Zapatero è la bandiera di tante altre autorità civili) e i Cristiani che pretendono di legittimare gli atti omosessuali, se non di adeguare il Sacramento del matrimonio alle legislazioni civili scandalose, questa è la drammatica attualità. Se la Comunione Anglicana rischia lo scisma interno e rivela tutta la propria intrinseca distanza dalla Verità cristiana, anche il mondo cattolico è scosso da molteplici infezioni: l’eterodossia morale di non pochi teologi e chierici, i sacrilegi e i gravi abusi di taluni Sacerdoti (es. le “nozze” celebrate da don Franco Barbero tra omosessuali e transessuali), il relativismo morale di molti fedeli, l’arrogante ribellione delle autorità civili al Magistero morale della Chiesa, etc.
Si è costretti a constatare dolorosamente che, ancora una volta, gli errori germogliati dal terreno del protestantesimo secolarizzato (basti pensare all’opera diabolica del Lesbian and gay Christian movement) si diffondono tra i cattolici infettando la Chiesa di eresie attuali o potenziali. Da anni, oramai, la Chiesa è turbata da pressioni di lobbies impegnate per l’approvazione morale dell’omosessualità, pressioni che non di rado trovano sponda in realtà ecclesiali e anche, purtroppo, in alcuni Sacerdoti. Innanzi a Sacerdoti di Cristo che paragonano la condanna dell’omosessualità al razzismo affermando la liceità e bontà morale di questa perversione, mentre denunziano la riprovazione della stessa quale tradimento dell’amore evangelico (cfr. ad es. Le mani del vasaio. Un figlio omosessuale che fare? di don Domenico Pezzini), non ci deve stupire il disordine morale che regna tra i fedeli e, quello ancor più grave e radicale, delle legislazioni secolari nelle nazioni cristiane.


L'omosessualità è una patologia?
L’omosessualità, intesa quale “attrattiva sessuale, esclusiva o preponderante, verso persone del medesimo sesso” (CCC, 2357), è un’inclinazione oggettivamente disordinata (CCC, 2358) in quanto contraria alla natura umana. Tale disordine sessuale si configura come una patologia? Stando al significato generale del termine, sì. Infatti è malattia ogni menomazione o aberrazione delle normali (norma determinata dalla natura specifica) condizioni psico-fisiche di un individuo . Qualora, invece, si volesse scendere sul terreno specialistico, si dovrebbe parlare di patologie al plurale essendo il medesimo disordine possibile conseguenza di mali fisici, disturbi psichici, alterazioni genetiche, etc. Lasciamo alla scienza medica, onestamente praticata, l’ indagine eziologica e patogenica. Sia essa causata da fattori fisiologici, psicologici o dal concorso d’entrambi, la omosessualità è stata classificata unanimemente come patologia dalla neuro-psichiatria, dalla psicologia clinica e dalla stessa psicoanalisi prima che il dogma buonista imponesse il riconoscimento della sua normalità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, sino al 17 maggio 1990, annoverava l’omosessualità tra le patologie psichiatriche e solo la pressione delle lobbies pro-gay, e non nuove acquisizioni scientifiche, ne impose la depennazione.
La natura umana è sessualmente determinata come maschile o femminile e tale differenza sostanziale si manifesta primariamente come relazione di complementarità, visibile, in sommo grado, nell’unione sponsale. Nessun atto di volontà può cancellare questa bipolarità sessuale ("è nostra opinione che ogni omosessuale sia, in realtà, un eterosessuale latente" Irving Bieber e coll., Omosessualità, Il Pensiero Scientifico Editore, 1977, p. 241) coinvolgente, nell’unità del composto umano, tanto il corpo (caratteri sessuali somatici) quanto l’anima sicché il sesso, determinato nel concepimento, risulta stabilito per l’eternità e, come tale, implicante una precisa inclinazione relazionale verso il sesso opposto (nessuno è omosessuale per natura). Tuttavia l’ umanità ferita dal peccato dei Progenitori è esposta alla perversione delle proprie naturali inclinazioni, compresa quella sessuale, che, regolata dalla complementarità sponsale e finalizzata alla procreazione, può, invece, rivolgersi anche verso oggetti diversi da quello naturale generando quelle gravi patologie psichiatriche che prendono il nome di necrofilia, pedofilia, zoofilia e omosessualità.
L’omosessualità, come ogni patologia (es. la cecità priva il cieco della vista, ma non ne cancella la natura di essere vedente), non muta la natura dell’individuo: all’invertito i gusti e le abitudini omosessuali appaiono connaturali a causa della sua patologia e non già perché tali atti e abitudini cessino d’esser oggettivamente contro natura. Quanto la ragione dimostra la teologia conferma, denunziando come eretica la proposizione: “il peccato contro natura (…), anche se è contro la natura della specie, non è tuttavia contro la natura dell’individuo [omosessuale]” (Etienne Tempier Opiniones 219 condemnatae).


 

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