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Domande e risposte sul problema dell'omosessualità PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
domenica 06 maggio 2007
Capitolo I - Elementi per una definizione

1. Che cos'è l'omosessualità?
Con omosessualità s’indica la condizione di una persona, maschio o femmina, che prova attrazione sessuale per persone del suo stesso sesso.
L’omosessualità femminile viene definita lesbismo o saffismo con riferimento agli amori omosessuali attribuiti alla poetessa Saffo dell’isola di Lesbo.


2. Che cosa non è l’omosessualità
L'omosessualità non ha nulla a che vedere con le patologie di tipo ormonale, né va confusa con l'ermafroditismo vero — coesistenza dei due sessi nella stessa persona — o con lo pseudo-ermafroditismo, malformazione dei soli organi genitali esterni, che presentano alcuni caratteri dei due sessi.
Diverso dall’omosessualità è anche il transessualismo, atteggiamento psichico di non accettazione e addirittura di odio verso i caratteri sessuali del proprio corpo.


3. Incidenza dell’omosessualità
Alfred Kinsey, che considerava positivamente l’omosessualità e i contatti pedofili e incestuosi, ha sostenuto la tesi secondo cui il 10% dell’umanità sarebbe omo o bisessuale. Questa tesi, accettata per lungo tempo in modo acritico, è stata ormai confutata da una serie di studi internazionali e, soprattutto, da censimenti effettuati in negli Stati Uniti d’America e in Gran Bretagna (P. Cameron, 1993; Gerard van den Aardweg 1997). Al massimo, si può dire che hanno tendenze omosessuali di qualche tipo solo il 2% degli uomini e l’1% delle donne. (1)



Capitolo II - Fra natura e vizio

4. Il comportamento omosessuale è un comportamento biologico innato?
L'esistenza d’individui con tendenze bisessuali e l'esistenza di persone che hanno mutato la loro inclinazione omosessuale indica che il comportamento omosessuale non è un comportamento biologico innato.
Inoltre, contro l'ipotesi dell'omosessualità come condizione biologica è importante lo studio realizzato sul comportamento sessuale dei gemelli omozigoti, cioè con tutti i caratteri ereditari uguali e con la stessa struttura biologica. Lo studio, fatto per dimostrare questa incidenza genetica, ha evidenziato che tra i gemelli omozigoti vi è una concordanza del 52 per cento in quei casi rari in cui un gemello ha scelto un comportamento di tipo omosessuale. Tuttavia il dato più importante emerso da questi studi è che il 48% dei gemelli omozigoti, pur essendo stati allevati insieme, mostra orientamenti sessuali opposti nei casi, rari, in cui uno dei gemelli ha scelto un comportamento di tipo omosessuale. Questo dimostra che il comportamento omosessuale non è biologicamente determinato, ma frutto d’interpretazioni e di atti sbagliati e a lungo ripetuti. (2)

5. L'omosessualità è un vizio o una malattia della psiche?
Il vizio è l'abitudine a comportarsi in modo disordinato e tale abitudine è la conseguenza di una prolungata ripetizione di atti disordinati. Esiste spesso un rapporto d’interdipendenza fra vizio e malattia. Si pensi al caso dell’alcolismo. Alcune persone possono giungere all’alcolismo per libera scelta, ma poi si crea uno stato di dipendenza psicologica, si hanno alterazioni ingravescenti della personalità e nascono anche patologie di tipo organico dovute all’abuso dell’alcol, come dipendenza biologica, turbe neurologiche, turbe dell’apparato digerente e di quello cardio-vascolare: molte scelte libere all'inizio rendono schiavi alla fine.
Invece, molte scelte apparentemente libere non sono totalmente libere, ma fortemente condizionate da situazioni di «disordine» familiare e sociale, dalle quali la persona è contagiata o che subisce senza sua colpa: situazioni di disordine che nascono dall’accumulazione e dalla concentrazione degli effetti prodotti dal cattivo uso della libertà fatto da tante persone, che interagiscono negativamente con la libertà del singolo e che riducono notevolmente la sua consapevolezza e la sua responsabilità spingendolo su strade sbagliate.
Infatti, alcune persone giungono — per esempio — all’alcolismo in conseguenza di ferite della psiche, abusano dell’alcool in certi casi nel tentativo illusorio di vincere il senso di solitudine e d’isolamento, ma finiscono, senza volerlo, per dare maggiore consistenza ai propri problemi e per aggiungere alle vecchie sofferenze della psiche le nuove sofferenze, che nascono dalla dipendenza e dalle patologie determinate dall’abuso dell’alcool.
Dunque, il vizio può portare alla malattia e la malattia al vizio: spesso vizio e malattia si fondono e si confondono a costituire un cosiddetto «circolo vizioso», una spirale senza apparente via d’uscita in cui le diverse componenti si alimentano reciprocamente.
Ricerche scientifiche dimostrano che esiste negli omosessuali:
a. un complesso d'inferiorità nei confronti del proprio sesso;
b. una mancata identificazione con il modello del genitore del medesimo sesso: l’identificazione non avviene perché il genitore è «inadeguato», oppure perché il soggetto — bambino o bambina —, per aspetti caratteriologici suoi o per sue interpretazioni, indipendenti dal comportamento del genitore, non trova in lui quanto va cercando;
c. un attaccamento infantile non consapevole al genitore complementare;
d. un precoce condizionamento dovuto ad atti sbagliati e ripetuti al punto da trasformarsi in abitudini; (3)

6. Vi è chi sostiene che l’omosessualità è un comportamento naturale perché si verifica anche fra gli animali
Un errore, nel quale s’incorre spesso, sta nel ritenere di poter confrontare il comportamento umano con quello puramente animale, come se si trattasse di realtà omogenee.
Per esempio, se fra gli animali si verificano atti d’inaudita ferocia, come l’uccisione dei propri piccoli, degli individui più deboli o del partner dopo la copula, ciò non significa che gli uomini debbano regolare la propria vita con le stesse modalità degli esseri viventi non dotati di autocoscienza e di ragione: le leggi con cui vanno regolati i comportamenti umani sono di natura diversa e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana.
Gli atti di tipo omosessuale che, in casi particolari, possono verificarsi fra gli animali sono ancora di difficile interpretazione e gli studi in materia sono soltanto agli inizi.
Nelle specie che hanno uno scarso dimorfismo sessuale esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e questo induce ad approcci e corteggiamenti di tipo omosessuale e porta i maschi a – montare - altri individui dello stesso sesso con manifeste intenzioni copulatorie.
In molti uccelli e pesci, specie che non hanno grandi differenze fra i due sessi, l’essere dominante, dice l’etologo Konrad Lorenz, sopprime la sessualità femminile e l’essere dominato sopprime la sessualità maschile: non bisogna dimenticare che per gli animali l’essenza della femminilità consiste nell’essere sottomesso, cioè «messo sotto» in senso propriamente fisico.
Molti pesci — per esempio i labridi della specie Thalassoma bifasciatum — iniziano la vita come femmine e costituiscono banchi di sole femmine, guidati da un maschio. Se il maschio viene tolto dal gruppo, la femmina più robusta cambia colore e si trasforma in un maschio, che domina il gruppo ed è capace di fecondare. Fra i pesci pagliaccio — Amphiprion — una coppia dominante inibisce la crescita degli altri membri. Se viene tolta la femmina, il maschio suo compagno si trasforma in femmina e dal gruppo d’individui indifferenziati un pesce si sviluppa in maschio.
Fra i piccioni possono formarsi coppie di tipo omosessuale: il piccione dominante impersona la parte maschile e quello dominato la parte femminile.
Fra le oche, dove i sessi, ugualmente, non presentano grandi differenze esterne, si può dare un legame fra due maschi che si comportano come una coppia, ma con una particolarità: a ogni primavera essi provano ad accoppiarsi, ma entrambi rifiutano di essere montati. Una femmina può inserirsi fra loro e accoppiarsi con uno o con entrambi: la coppia di maschi, che può avere una femmina in comune, sarà superiore in combattimento alle coppie normali perché il potenziale di combattimento di due maschi è superiore a quello di una coppia.
Le manifestazioni sessuali dei mammiferi, che hanno una più marcata differenza fra i due sessi, costituiscono anche complesse cerimonie e strategie destinate a svolgere funzioni diverse da quelle della semplice pulsione sessuale.

7. Qual è il significato degli atti di tipo omosessuale che si verificano nei mammiferi?
L’etologo Irenaus Eibl-Eibesfeldt spiega che l’atto di montare un individuo dello stesso sesso ha il significato di una minaccia d’aggressione o vuol essere un’affermazione di superiorità di rango. Fra i macachi, per esempio, tale azione ha anche il significato di accettazione di un ordine all’interno del gruppo, che serve a rafforzarne i vincoli. Il macaco superiore di rango è in genere il primo a montare, ma spesso anche gl’individui di rango inferiore lo montano a loro volta: C. Koford paragona queste manifestazioni al saluto militare.
La zoologa Isabella Lattes Coifmann spiega che, quando due babbuini maschi s’incontrano, si salutano voltando il posteriore al compagno: si tratta di un’offerta sessuale di tipo femminile con funzione di acquietare l’altro, di ingraziarselo e di assicurarsi la sua protezione in caso di necessità.
La stessa zoologa riferisce che i bonobo — detti anche scimpanzé nani — praticano accoppiamenti normali, incestuosi e omosessuali in tutte le circostanze della vita. Queste manifestazioni sono continue, ma rappresentano una strategia per bloccare l’aggressività altrui, per allentare le tensioni che si producono nel gruppo e per mantenere la coesione: infatti, i maschi giungono all’eiaculazione solo se hanno per partner una femmina sessualmente matura.
Per gli atti di tipo omosessuale che si verificano fra gli animali, gli etologi hanno già dato spiegazioni: nelle specie che non hanno grandi differenze sessuali esiste l’incapacità di riconoscere il sesso del partner e, inoltre, l’essere dominato sopprime la sessualità maschile e l’essere dominante sopprime la sessualità femminile; nei mammiferi tali azioni hanno il significato d’imposizione del dominio e di affermazione di superiorità di rango, oppure possono costituire un gesto di acquietamento e di saluto, di accettazione di un ordine all’interno del gruppo, che serve a rafforzarne i vincoli, una manifestazione destinata a bloccare l’aggressività altrui, un gesto di sottomissione.
Il comportamento sessuale animale è determinato anche dalle fasi dell’imprinting, cioè della formazione comportamentale e le esperienze dell’imprinting possono essere – errate -: per esempio, alcuni uccelli, allevati fin da piccoli da uomini, tentano l’accoppiamento con essi anche a dispetto d’intervenute convivenze con congeneri.
Inoltre, non bisogna dimenticare che certi meccanismi comportamentali animali non sono sempre finalizzati alla sopravvivenza dell’individuo o della specie ma possono manifestare patologie e devianze da eccesso o da carenza di funzione, le quali portano anche a squilibri distruttivi. (4)

8. Una lettura teologica delle analogie e delle differenze fra l’uomo e l’animale relativamente a comportamenti devianti
( per il concetto di natura vedi domande 14 e 15, capitolo IV)
San Tommaso d’Aquino spiega che il male non ha una propria esistenza, ma è soltanto la privazione di un bene, che si può presentare in due forme: come mancanza di qualche cosa oppure come mancato raggiungimento di un fine.
Le creature inferiori e corruttibili possono andare incontro a patologie, che però rientrano nell’ordine universale delle cose, come una parte in ordine al tutto.
L’ordine dell’universo comporta che alcuni esseri possano patire difetti ma da questi procedono, per la provvidenza divina, altri beni, finendo per contribuire all’armonia dell’insieme: la disuguaglianza, che conferisce all’universo maggiore ricchezza di contenuto, implica che vi siano anche esseri corruttibili che non sarebbero tali se mai soggiacessero a corruzione o difetto ( cfr San Tommaso d’Aquino, Summa Teologica, I, q. 48; I Sent., d. 44. q. 1, a. 2, ad 5 ).
Il mondo corporeo ha in sé un’armonia: dal punto di vista della natura – universale – certi fenomeni sono naturali – come uccidere un animale per procurarsi il cibo – ma nello stesso tempo si oppongono a una natura – particolare -: nessun corpo, infatti, tende naturalmente alla propria distruzione ma, al contrario, si oppone attivamente ad essa.
Certe devianze, poi, da cui sono colpiti gli animali all’interno della loro natura particolare – le quali vanno distinte dai comportamenti propri delle varie specie, finalizzati alla loro sopravvivenza – non farebbero parte dell’ordine della creazione, cioè dei – progetti – del Creatore, ma sarebbero il risultato, come dice la Rivelazione, di una misteriosa ferita originale che ha sconvolto non solo l’uomo ma tutta la natura intesa in senso biologico e materiale ( cfr San Paolo, Rom. 8,19 – 22 ).
L’uomo, però, è sostanzialmente diverso dall’animale perché, a differenza dell’animale, è capace di conoscere con la ragione le finalità della natura e può guidare l’istinto con la volontà, solo lui è in grado di capire ciò che è male e può intervenire per cercare di rimediare alla privazione di un bene. Solo nell’uomo si manifesta la consapevolezza e l’angoscia per la malattia e la morte, solo in lui vi è l’esigenza di una felicità perfetta, la quale rivela la sua insopprimibile tendenza verso l’assoluto e la sua nostalgia per il paradiso perduto.
L'atto omosessuale, per quanto riguarda la natura umana, è conseguenza di abitudini sbagliate e, nella maggior parte dei casi, frutto di un atteggiamento infantile di attaccamento inconscio al genitore complementare, risultato di una strategia difensiva nevrotica e quindi sbagliata nel tentativo di rimediare alla propria incompletezza psicologica.



Capitolo III - Condizione umana e omosessualità: il problema della felicità


9. L'omosessuale è felice?
L’attrazione omosessuale è «narcisistica», nel senso che è basata sul tentativo illusorio e momentaneo di compensare le proprie carenze affettive, il proprio senso d’inferiorità e d’insicurezza, di affermare sé stessi, di sentirsi più completi, di colmare le carenze nella propria identità cercando di appropriarsi delle qualità dell’altro individuo dello stesso sesso continuamente ricercato come un mistero da comprendere e da assorbire.
Nell’omosessuale il bisogno sessuale si fa più intenso in presenza di delusioni, di solitudine e in ogni situazione vissuta con un senso di debolezza interiore, ma il comportamento omosessuale è una falsa soluzione che, invece di sanare la ferita originaria, finisce per rafforzare un’immagine di sé negativa e incompleta.
Vi sono psicoterapeuti secondo i quali anche molti eterosessuali possono avere fantasie omosessuali nei momenti in cui sono sopraffatti dalle loro responsabilità o sentono di aver perso il controllo della situazione.
Gli atti omosessuali possono rappresentare un'occasione di piacere sensibile, momentaneo e disordinato, ma non risolvono i problemi più profondi della persona e impediscono la sua vera realizzazione: cioè impediscono la felicità. (5)

10. Che cos’è la felicità?
Parto da un concetto di felicità tratto dall’etimologia della parola, secondo una metafisica del linguaggio com’è intesa da sant’Isidoro di Siviglia e, nel secolo XX, da Attilio Mordini. (6)
«Felice» deriva da «fertile» e una pianta per esser fertile, per dar frutto, presuppone un itinerario, un processo: la semina, la coltivazione, lo sviluppo, la potatura e la raccolta. Per un uomo esser fertile significa vivere in armonia con le leggi fondamentali della realtà e con la propria natura: cioè in armonia con tutte le componenti della propria personalità. Questo presuppone un cammino perfettibile e mai perfetto, attraverso il quale l’uomo cerca di conoscere sempre meglio la verità e di metterla in pratica; e presuppone un itinerario attraverso il quale la persona cerca di riportare a unità e secondo un ordinamento gerarchico le potenze dell’anima entrate in conflitto a causa del peccato originale: in ogni uomo vi è il bisogno d’integrare e di coordinare le passioni con la volontà, la volontà con la ragione e la ragione con la verità; e da questo processo, che intende ordinare tutte le potenze dell’anima fra di loro e nei confronti della verità, nasce propriamente la condizione chiamata felicità.
San Tommaso d’Aquino spiega che la felicità consiste primariamente nell’attività intellettuale, propria dell’essere umano, e risulta soprattutto dalla contemplazione della verità; secondariamente la felicità ha carattere affettivo, perché, rendendo l’uomo felice in quanto gli è essenziale, tutto l’uomo diventa felice in ogni sua dimensione e attività (cfr San Tommaso d’Aquino II Sent. d. 4, q. 1, a. 1; Summa Teologica I-II, q.3, a. 4)
La «felicità-fertilità» è dunque uno stato, una condizione incipiente e perfettibile, fondata su un processo che si concluderà in Paradiso, con uno stato di felicità perfetta.
Dal canto suo, il piacere è propriamente la quiete che si ha nel raggiungere e nel possedere l’obbiettivo del proprio desiderio, mentre il desiderio è il movimento verso un obbiettivo. I piaceri sono buoni solo quando sono il risultato e la conseguenza della realizzazione di obbiettivi giusti e adeguati: il piacere e il desiderio sono fattori da ordinare e da vivere all’interno del processo che intende integrare e coordinare gerarchicamente le potenze dell’anima fra loro e nei confronti della verità.

11. Che cos’è il piacere disordinato?
( sul problema degli istinti e dei bisogni umani vedi appendice, capitolo VIII)
Il piacere disordinato è il piacere momentaneo di una facoltà che entra in conflitto con le altre componenti della personalità, con i bisogni di natura spirituale che, nell’uomo, si trovano sempre mescolati con forme inferiori e biologiche di bisogni ed entra in conflitto con le leggi fondamentali della natura, che l’uomo è in grado di conoscere mediante la ragione.
Vi è sempre la possibilità, per ciascuno, di usufruire di un piacere momentaneo e disordinato, che contrasta con quanto è giusto ma che, prima o poi, danneggia e impedisce la realizzazione e la felicità.
Secondo Giuseppe Cesari, ordinario di psicologia clinica all’Università di San Diego in California, l’aspetto specifico della natura umana è il bisogno di significato, introducendo in psicologia il concetto di fecondità analogo a quello di felicità: «felice» è il termine corradicale di «fecondo». Sempre secondo Cesari, per esempio, nel campo sessuale la genitalità risulta pienamente soddisfacente solo se è vissuta all’interno di un’autentica relazione d’amore perché, altrimenti, rimane inappagato il bisogno fondamentale, vero basic need, consistente nell’essere in una vera relazione con l’altro. Cesari, partendo da un contesto di matrice freudiana, dice che l’affetto omosessuale non è vero amore, ma una forma di regressione al narcisismo primario pre-edipico: «omofilia» vuol dire essenzialmente «egofilia».
L’omosessuale, sia maschio sia femmina, ha patito qualche mancanza nella relazione con il genitore dello stesso sesso; ha un bisogno morboso di attenzione e di affetto da parte delle persone dello stesso sesso rispetto alle quali si è costruito un complesso d’inferiorità riguardante la propria identità sessuale; ha mantenuto un attaccamento infantile verso il genitore complementare — attaccamento quasi sempre abilmente e inconsciamente mascherato — e gli atti omosessuali non sono manifestazioni di un amore autentico, ma manifestazioni di una strategia sbagliata e nevrotica, con cui la persona omosessuale cerca di difendersi da problemi più o meno inconsci, che non è riuscito a risolvere: incompletezza, solitudine, inferiorità e infantilismo.
Gli atti omosessuali possono portare un sollievo momentaneo alla persona ma, a lungo andare, non risolvono mai i suoi problemi più profondi: gli atti sessuali vengono ridotti a una prestazione, fruiti con modalità simili a quelle ossessive e con comportamenti sostanzialmente masturbatori; manca una vera relazione interpersonale e, pertanto, il breve piacere legato all’ordine fisico non è in grado di coinvolgere e di appagare la persona nella sua totalità. (7)



12. Perché molti psicologi contemporanei non considerano più l’omosessualità come un comportamento sessualmente disordinato?
In campo psicologico, molti considerano l’omosessualità come un disordine soltanto quando non è voluta dalla persona, cioè quando è ego-distonic: questo è, per esempio, l’approccio del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (3a ed, A.P.A., Washington D.C. 1980, pp. 281-282), voluto dal consiglio direttivo dell’APA, l’Associazione Psichiatrica Americana, anche quando un sondaggio indipendente, realizzato fra gli psichiatri statunitensi mentre il Manual era in preparazione, mostrava che la maggioranza di essi consideravano l’omosessualità come un disordine del comportamento sessuale.
Quella accolta dal Manual non è una posizione di carattere scientifico, ma di una presa di posizione relativista nel campo della psicologia, secondo la quale ogni considerazione sull’omosessualità — e non solo — deve essere non di tipo oggettivo, ma di tipo soggettivo. Se il soggetto, cioè, si sente gratificato dagli atti omosessuali esso è da considerarsi normale: è come dire che, se il tossico-dipendente, l’alcolizzato, lo zoofilo, il guardone, il sadico, il masochista si sentono gratificati dalle loro azioni disordinate, essi sono da considerarsi normali e vanno incoraggiati a proseguire sulla loro strada. Nel 1994 il consiglio direttivo dell’APA ha tolto dal settore delle patologie del Manual anche la pedofilia, e con le stesse motivazioni: la pedofilia sarebbe un disordine soltanto se il pedofilo soffre per la sua pedofilia. (8)

13. Perché alcuni omosessuali desiderano rimanere nella loro condizione?
Anche molti tossicodipendenti e alcolizzati desiderano rimanere nella loro condizione. Infatti, ogni abitudine sbagliata crea uno stato di schiavitù.
Già il filosofo marxista Herbert Marcuse rilevava che lo schiavo, nella misura in cui è stato condizionato a essere tale, desidera rimanere nella sua condizione, ma si tratta di un'alienazione e lo schiavo, al pari di ogni persona condizionata, deve essere aiutato per poter ricuperare la libertà.
Nel caso degli omosessuali, la mancata soluzione delle difficoltà psicologiche iniziali, le abitudini sbagliate, i condizionamenti psichici, fisici, comportamentali, l’ideologizzazione della deviazione consolidano il comportamento sessuale disordinato rendendone sempre più arduo e difficile il cambiamento.
Fra l'uomo e le passioni disordinate, fra l'uomo e le cattive abitudini si può venire a creare un rapporto e si può attivare un meccanismo analogo a quello che s’instaura nel caso delle tossicodipendenze: ogni abitudine sbagliata, anche se impedisce la felicità dell'individuo, ne determina uno stato di schiavitù, un circolo vizioso fatto di delusioni e di ricerca ossessiva di piaceri momentanei e disordinati ottenuti aumentando la «dose» o attraverso la ricerca di nuovi oggetti di «perversione». Rollo May, il padre della psicologia esistenzialista americana, spiega che ogni atteggiamento sbagliato porta con sé la sua sofferenza e la sua delusione ma, quando s’instaura una forma di dipendenza, la persona non riesce più a utilizzare la sofferenza e la delusione in modo costruttivo, e cioè mettendole in relazione con l’atteggiamento sbagliato, ma, a causa dell’abitudine e dell’illusione, finisce per trasformarle negli elementi di un circolo vizioso. (9)
Il piacere è propriamente la quiete che si ha nel raggiungere e nel possedere l’obbiettivo del proprio desiderio, mentre il desiderio è il movimento verso un obbiettivo. Quando l’oggetto del proprio desiderio è inadeguato — in quanto non naturale e non conforme alla giustizia — il possesso è imperfetto rispetto alle aspettative per colpa dell’inadeguatezza della cosa posseduta nei confronti delle esigenze più profonde della persona; il piacere momentaneo viene frustrato perché l’uomo si sente insoddisfatto e diviso, contemporaneamente schiavo del male fatto e deluso dal piacere ottenuto: il movimento del desiderio non cessa, ma diventa ossessivo e non si ha il vero piacere che è la quiete di tutte le facoltà dell’uomo nel bene amato.
Dal movimento ossessivo del desiderio nasce il «culto» della novità e del cambiamento perché quando la realtà, con il suo ordine e le sue finalità, viene sostituita e deformata dall’immaginazione, l’intelligenza, privata dell’oggetto suo proprio, non è mai sazia del nutrimento inconsistente che le viene offerto e ne reclama subito un altro perché, quando si viaggia verso un falso obbiettivo si può continuare a sognare, ma quando ci si ferma per possederlo esso delude le aspettative. Nel caso della genitalità, per esempio, quando il sesso viene privato del suo ordine e della sua finalità, quando viene separato dall’amore autentico e dalla tenerezza, gli atti sessuali — disordinati — producono assuefazione, ma non attenuano il bisogno sessuale il quale, a ogni ripetizione, viene esaltato: l’innalzamento della soglia del desiderio richiede l’aumento continuo dello stimolo sessuale, la ricerca della novità e del cambiamento, la ricerca di nuove perversioni per ottenere lo stesso effetto. Una conferma emblematica si può trovare nell’opera dello psicoterapeuta americano Jack Morin che, nella ricerca di nuove perversioni da giustificare e da propagandare, introduce alla pratica del fisting. Per chi è ormai abituato all’uso sessuale contro natura dell’ano e del retto, ora sta diventando oggetto d’interesse particolare il colon. Infatti, la pratica del fisting consiste nell’introdurre gradualmente — l’autore parla di molte ore di pratica — la mano intera e lo stesso avambraccio attraverso l’ano per raggiungere il colon. Morin, che segue i meccanismi di un desiderio ormai separato dalla ragione e dalla realtà, dice che, chi mette in atto questa forma di perversione, resta affascinato dalla sensazione data dall’esplorazione all’interno del corpo del partner e afferma che alcuni descrivono questa esperienza come una forma di meditazione. (10)



Capitolo IV - Omosessualità, alienazione e natura

14. La condizione omosessuale è una situazione di alienazione?
Molte deviazioni nascono dal conflitto fra il pensiero e la realtà: l'essere umano va aiutato ad avere un giusto rapporto fra il pensiero e la realtà perché la liberazione da ogni disordine mentale ha luogo nella misura in cui la persona non si pone più in contrasto con l'ordine fondamentale delle cose; nella misura in cui giunge ad accettare il mondo reale e le sue leggi e diventa capace di soddisfare le proprie esigenze all'interno della medesima realtà.
La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà. La persona che ha un comportamento di tipo omosessuale è una persona alienata dalla propria natura e dalla propria identità.
Per la loro intima struttura gli organi genitali servono a unire l’individuo maschile con l’individuo femminile e questa unione li rende atti alla generazione di nuove vite perché è finalizzata all’incontro dello spermatozoo con l’ovulo.
Secondo leggi inscritte nella natura stessa, l’atto sessuale presenta sempre due significati fra loro connessi: il significato unitivo e il significato procreativo.
Anche se nella donna esistono dei naturali periodi di infecondità, la – disposizione – procreativa resta intatta e presente nella natura della donna: questo rende lecito e in alcuni casi doveroso per i coniugi, quando le circostanze lo richiedono - salute fisica e psicologica, condizioni socio-economiche ed educative -, l’uso della sessualità senza scopi procreativi.
Per le leggi inscritte nella natura, l’atto omosessuale sarà sempre e soltanto una simulazione del rapporto sessuale naturale fra l’uomo e la donna, un comportamento disordinato rispetto ai progetti e alle finalità del Creatore.

15. Perché l'uomo deve rispettare le leggi della natura?
La natura è tutto quanto esiste, la cui esistenza non dipende dalla volontà degli uomini, e la sua essenza — che solo l’intelletto può penetrare, anche se mai in modo esaustivo e completo — consiste nelle idee direttrici, nelle finalità e nei progetti del Creatore.
Nella natura non c’è solo il dato materiale ma in essa si nasconde anche l’idea direttrice, la ragione ultima e profonda delle cose, della loro – costruzione -. I sensi hanno il compito di registrare come si presentano le cose ma l’intelletto ha la capacità di cercare e comprendere il progetto che ha creato e ha dato forma alla materia informe.
La natura è come l’opera di un artista: anche quando l’opera è stata danneggiata, l’intelletto può rintracciare, conoscendo l’autore, la ragion d’essere dell’opera e può intuirne le caratteristiche perdute o perturbate – questo fa il medico quando distingue fra fisiologia e patologia e questo fa l'etologo quando distingue fra comportamento proprio di una specie, finalizzato alla sua sopravvivenza, e comportamento deviante -.
Se è vero che l'uomo è un essere capace di dominare la natura, è pur vero che la natura si lascia dominare solo conoscendone le leggi e applicandole. Per esempio, l'uomo può volare solo se conosce le leggi del volo e le rispetta, altrimenti è destinato a un insuccesso violento: chi va contro la natura trova la natura contro di sé. I sensi possono registrare le cose così come si presentano, ma solo l’intelletto può estrarre da esse queste leggi che altrimenti resterebbero invisibili e nascoste.
Il dominio dell'uomo sulla natura non è assoluto ma relativo, cioè non può andare oltre il limite costituito dalle finalità stesse dell'ordine naturale: gli equilibri ecologici, per esempio, rappresentano uno di questi limiti.



Capitolo V - Fra morale e terapia

17. Che differenza vi è fra tendenza omosessuale e atto omosessuale?
Un uomo può sentire in sé la tendenza alla disonestà e all'omicidio, ma non per questo è costretto a rubare o a uccidere.
La persona con tendenze omosessuali rimane sempre una persona e, pur essendo condizionata da un punto di vista emotivo, ha in sé la libertà della volontà che gli consente di resistere all'inclinazione disordinata e di essere padrona dei propri atti.
La tendenza omosessuale è espressione di un disordine emotivo e tradurre la tendenza in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine. (11)

18. Si può guarire dalla tendenza omosessuale?
Dalla letteratura scientifica si ricava che circa un terzo dei pazienti omosessuli che si sottopongono a una idonea terapia «riparativa» guarisce, un altro terzo cambia progressivamente, nel senso che questi soggetti possono ancora avere, nel corso della vita, sporadiche fantasie omosessuali ma l’attrazione per l’altro sesso prevale e il modo di relazionarsi con gli individui dello stesso sesso è corretto.
L’ultimo terzo non cambia perché è costituito da persone forzate a sottoporsi alla terapia o non sufficientemente motivate. Fra i fattori che influenzano positivamente la prognosi sono fondamentali motivazione al cambiamento, fede religiosa vissuta in modo positivo, forti legami familiari, valori di base tradizionali, pazienza con sé stessi e accettazione della natura continuativa della lotta, chiarezza mentale sulle differenze fra quanto è femminile e quanto è maschile. (12)
Esperti nella cura dell'omosessualità dimostrano che i complessi omosessuali possono essere curati se la persona con tendenze omosessuali vuole sottoporsi a opportune terapie psicologiche. Ma i complessi omosessuali, soprattutto, possono essere prevenuti durante l'infanzia con una giusta educazione.
Gerard J. M. van den Aardweg, uno dei massimi studiosi della terapia dell'omosessualità, afferma che un'educazione dei giovani mirante ad annullare le specificità maschili e femminili e la mancanza, in famiglia, dei ruoli materno e paterno può avere effetti disastrosi sulla psiche infantile, provocando l'insorgere dei complessi nevrotici omosessuali. (13)
Tuttavia terapie psicologiche idonee e prolungate possono guarire le inclinazioni emotive disordinate che portano a un comportamento sessuale deviato. Infatti, una delle maggiori scoperte scientifiche è quella del cosiddetto «encefalo plastico»: nel cervello umano vi sono aree che rispondono unicamente al codice genetico, ma vi sono «zone plastiche» e che possono modificarsi.
Le aree che vengono modificate dalle abitudini, dall'apprendimento, sono quelle frontali e le zone anteriori dell'area temporo-parietale.
Se Sigmud Freud chiedesse qual'è la sede dell'inconscio, oggi sapremmo rispondere: nei lobi frontali. Sono la sede della cognitività e dell'apprendimento, ma anche della creatività e dei sogni. Ma i lobi frontali sono modificabili dall'esperienza e anche il sistema limbico, a essi collegato, che è sede delle emozioni, può subire l'influenza dell'ambiente e modificarsi. Ogni esperienza nuova, a lungo ripetuta, ogni attività cognitiva, ogni apprendimento svolge una vera e propria azione biochimica sull'encefalo plastico e modifica le strutture biologiche cerebrali. (14)

19. Vi è chi sostiene che sono frequenti i casi di omosessualità fra gli adolescenti. Se è vero, perché?
L’uomo è un essere eterosessuale, ma non bisogna mai dimenticare che tutto quanto si deve sviluppare e formare è sempre soggetto al rischio di deformazioni e di alterazioni.
Ogni sviluppo armonico non è automatico, ma sottoposto a innumerevoli tensioni e aggressioni che, se non sono adeguatamente controbilanciate, corrette, indirizzate e combattute, possono dar luogo a deformazioni: questo vale tanto per la psiche quanto per il corpo.
Si consideri, per esempio, il caso della colonna vertebrale, che, durante lo sviluppo, può deformarsi dando origine alla condizione patologica della scoliosi.
L’adolescenza è una fase delicata dello sviluppo della persona, che deve raggiungere l’indipendenza su tutti i piani; soprattutto deve realizzare il distacco psicologico dai propri genitori, deve liquidare l’egocentrismo infantile, deve cominciare ad agire autonomamente sul mondo circostante e a scegliere la parte che ha da compiervi: la crisi d’identità nell’adolescente riguarda non solo i ruoli all’interno della società, ma anche il ruolo legato al sesso.
L’adolescente deve accettare coscientemente la sessualità e deve imparare ad acquisire progressivamente un controllo sul proprio istinto sessuale — ancora rivolto soprattutto al proprio corpo e alla propria persona — per indirizzarlo verso la persona di sesso complementare e per unirlo alla tenerezza e all’affetto.
Ugualmente, deve imparare a controllare sempre meglio il proprio istinto di aggressività, che non è fondamentale solo per difendersi ma per «aggredire», nel senso più vasto, un compito o un problema. Deve imparare ad adattarlo alle circostanze, deve metterlo al servizio della giustizia e dei diritti degli altri, deve orientarlo verso la realizzazione di un progetto: tutti sanno, per esempio, quanto siano impazienti i giovani e come sia difficile, per loro, rimandare a più tardi un obbiettivo anche quando lo esige la situazione ( sul problema degli istinti e dei bisogni umani vedi appendice, capitolo VIII).
Durante lo sviluppo verso la maturità biologica e psicologica l’adolescente può avere sensazioni erotiche indefinite, che possono essere associate nell’immaginazione con molteplici oggetti e situazioni, anche i più stravaganti.
In questo stadio, che alcuni definiscono «multisessuale», può esistere anche una tendenza omosessuale transitoria, da non confondersi con l’omosessualità, e questa tendenza può portare alcuni adolescenti ad avere esperienze sessuali con giovani del proprio sesso: si tratta di situazioni in cui il partner può funzionare come sostituto di quello eterosessuale o può essere usato come uno specchio per avere conferma di sé stesso e per superare la paura dell'altro sesso.
Spesso, in questo periodo, la scelta dell’amico segue un modello narcisistico con una idealizzazione dell’altro, che avrebbe le qualità che si vorrebbero avere personalmente e che quindi si possiedono per procura.
L’attività omosessuale transitoria può essere usata come prova generale e come preparazione della normale attività sessuale: una sorta di gioco che anticipa la realtà, ma in certi casi, in presenza di una particolare situazione psicologica, per esempio un’accentuata insicurezza, una mancata identificazione con il modello del genitore dello stesso sesso, vi è il pericolo che l’adolescente resti legato a questo tipo di soddisfacimento sessuale.
Il periodo dell’adolescenza è un periodo delicato e difficile che richiede la presenza di educatori che sappiano tranquillizzare l’adolescente e nello stesso tempo che gli sappiano spiegare le cose e indicare gli obbiettivi giusti verso cui deve imparare a orientarsi.
Le cattive compagnie e la mancanza di educatori possono indirizzare l’adolescente verso la fissazione di comportamenti e d’idee sbagliate, che possono generare, successivamente, le premesse per un comportamento di tipo omosessuale o per comportamenti condizionati da altre perversioni. (15)

19. È possibile cambiar sesso?
La volontà di cambiare le caratteristiche sessuali del proprio corpo nasce da un grave disturbo dell'identità sessuale che si chiama transessualità. Gl’interventi chirurgici a cui i soggetti si sottopongono non portano a un vero cambiamento di sesso, ma conferiscono solo l'apparenza del sesso desiderato.
Gl’individui vengono castrati e mutilati dei loro organi genitali normali e gli organi finti «costruiti» sono privi della capacità di procreare, incapaci di provare il piacere sessuale e gli stessi rapporti sessuali sono spesso dolorosi o impossibili.



Capitolo VI - Implicazioni sociali

20. Quale atteggiamento deve avere la società verso gli omosessuali?
La società deve avere rispetto, compassione e delicatezza verso le persone con tendenza omosessuale. L'abitudine omosessuale non deve essere tutelata né equiparata al comportamento sessuale naturale, che porta a costituire una famiglia e ad adottare figli. La società deve fornire ogni sostegno per aiutare le persone omosessuali che vogliono compiere un cammino di liberazione dal vizio.
Il cammino di liberazione dal vizio trova conferma in fenomeni sociali come la crescita del movimento internazionale «ex gay»: si tratta di veri movimenti di base, come Courage ed Exodus international, dove omosessuali ed ex omosessuali si aiutano per promuovere un cambiamento di vita in modo da liberarsi dal vizio dell'omosessualità.
Oggi vengono organizzate, incoraggiate e promosse pubbliche manifestazioni di omosessuali favorevoli al comportamento omosessuale.
I comportamenti sessuali disordinati possono e devono essere tollerati se attuati in privato — purché non costituiscano forme di violenza sulle persone —, ma è giusta la pubblica apologia del vizio, qualsiasi esso sia?
Sarebbe giusta, per esempio, la pubblica apologia dell’alcolismo, della zoofilia, dello «sballo» del sabato sera? La pubblica apologia del vizio lede la libertà dei più «piccoli» e dei più «deboli», in special modo quella degli adolescenti che attraversano una fase delicata di sviluppo, che interessa tutti gli aspetti della personalità, con crisi d’identità, compresa quella sessuale.
La pubblica apologia del vizio ha un effetto contagioso e dannoso su tutti coloro che hanno ferite psicologiche, le quali possono predisporre al comportamento disordinato; ha un effetto negativo su chi cerca di guarire dal vizio e non aiuta a motivare tutti coloro che del vizio sono divenuti schiavi.
Sul problema dell’omosessualità viene esercitata da più parti una notevole pressione ideologica, favorevole ai comportamenti omosessuali, che finisce per confondere la capacità di giudizio.
Non va dimenticato che una menzogna, quando viene continuamente ripetuta, finisce per essere confusa con la verità, diventa un’idea-forza che «imbottisce» le menti. (16)


21. Non riconoscere legalmente l'unione fra omosessuali è una discriminazione?
Non riconoscere legalmente l'unione fra omosessuali non è una discriminazione.
Un comportamento disordinato e sbagliato non può avere l'approvazione e l'aiuto della legge. Il malato che vuole guarire deve essere aiutato a curarsi, ma la malattia non può essere aiutata.
La persona malata possiede gli stessi diritti di ogni altra persona, compreso il diritto di esser curata; la malattia, invece, non ha diritti.
Se ogni comportamento disordinato dovesse avere l'approvazione e l'aiuto della legge, come impedire, per esempio, il matrimonio, fra uomini e animali nei casi di grave disordine del comportamento, per cui l'uomo ha rapporti sessuali con gli animali, perversione indicata come zoofilia o bestialità?
Questa possibilità non è lontana dalla realtà, sia considerando l’esistenza di queste forme di deviazione, sia considerando il fatto che alcuni gruppi di animalisti sostengono la necessità dell’uguaglianza giuridica fra l’uomo e l’animale.
Nelle sale cinematografiche, per esempio, è già stato messo in circolazione un film che rappresenta, in maniera del tutto seria, la storia di una donna che abbandona il marito perché innamorata di uno scimpanzé (cfr. Corriere della Sera, 5-4- 87).
Ogni disordine morale, quando è accettato e tutelato, non solo tende a perpetuare e a diffondere se stesso, ma apre la porta ad altri comportamenti distorti e irrazionali. (17)

22. I bambini adottati da una coppia omosessuale possono essere educati in modo naturale?
Innanzi tutto occorre aprire una breve parentesi sul problema delle cosiddette coppie omosessuali. Il censimento della popolazione americana del 1990 rivela che le cosiddette coppie omosessuali — 88.200 coppie di uomini omosessuali e 69.200 di donne — costituiscono meno di 1/20 delle coppie di fatto eterosessuali, pari a 3,1 milioni, e meno dello 0,0016% dei matrimoni.
Questi soggetti non vanno considerati e trattati diversamente dai pazienti che soffrono di anoressia nervosa, di nevrosi ossessiva o di una qualsiasi forma di dipendenza. Hanno diritto alla compassione e a essere incoraggiati a lottare contro le loro tendenze disordinate. L’instabilità e la promiscuità sono la caratteristica delle coppie omosessuali: il 28% dei maschi omosessuali aveva avuto più di 1000 partner, il 10% delle femmine omosessuali aveva avuto 24 partner e la metà degli omosessuali parlava d’infedeltà solo oltre i 20 partner.
La percentuale dei suicidi di gay e lesbiche è superiore alla media (A. P. Bell e M. S. Weinberg, 1978; P. Cameron e altri, 1994) ed essi risultano causati soprattutto da frustrazioni nella vita di coppia (H. Hendin, 1995).
I figli di coppie di omosessuali sono privi dell’esempio di relazioni normali uomo-donna e mancano di un’importante premessa per lo sviluppo di legami etero-sessuali. I primi dati del 1996 sono allarmanti e le statistiche (P. Cameron e K. Cameron), effettuate su campioni della popolazione urbana degli Stati Uniti d’America, dicono che più della metà di quanti hanno un genitore omosessuale è pure diventata omosessuale.
Non va, poi, sottovalutato il fatto che i figli adottati da omosessuali potrebbero subire attenzioni di tipo sessuale da parte dei loro genitori adottivi, perché le statistiche dicono che il 23% dei maschi omosessuali e il 6% delle lesbiche avrebbero avuto contatti sessuali con minorenni al di sotto dei 17 anni; e questo secondo il Gay Report del 1979, che sicuramente non nutre prevenzioni contro gli omosessuali. Si tratta di una statistica confermata dallo studio di A. P. Bell e M.S. Weinberg; inoltre l’internazionale gay non può negare gli stretti rapporti con le associazioni dei pedofili, dato che l’associazione americana di pedofili NAMBLA, North American Man-Boy Lovers Association, fa parte della ILGA, International Lesbian and Gay Association, e nei Paesi Bassi le associazioni omosessuali, COC, hanno voluto e ottenuto, nel 1990, la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni al di sopra dei 12 anni.
Nel 1993 la ILGA, che è associata ai pedofili americani, è stata riconosciuta come organo consultivo dall’ECSOC, Economic and Social Council, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite: l’emancipazione dell’omosessualità e della stessa pedofilia, dunque, sembra avere notevoli gruppi di pressione alle proprie spalle e sembra essere manovrata molto in alto. Provoca meraviglia e preoccupazione il fatto che, nel 1994, il consiglio direttivo dell’APA ha ordinato la rimozione della pedofilia dal settore delle patologie da rubricare nel Manual dell’associazione.
Tornando alla domanda iniziale: se una coppia è omosessuale è prevedibile che educherà — anche con il comportamento palesemente omosessuale — il bambino adottato a considerare normali gli atteggiamenti e lo stile di vita omosessuali impedendogli, in questo modo, di poter realizzare i naturali processi di identificazione psicologica riguardanti la differenza sessuale e la complementarietà fra i sessi, e questo non potrà che determinare, nel bambino, le premesse del comportamento omosessuale. (18)

23. Gli omosessuali sono soggetti a contrarre l'AIDS?
L'AIDS, Sindrome da Immunodeficienza acquisita, è una malattia infettiva che si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali: la promiscuità sessuale — rapporti con più partner — favorisce la diffusione della malattia.
Luc Montagnier, lo scienziato che ha scoperto e studiato il virus che provoca l'AIDS — afferma che i rapporti omosessuali sono più efficaci per la trasmissione del virus: infatti sono i rapporti ano-genitali a costituire il fattore di rischio più importante.
Il genetista Jerome Lejeune — scopritore della trisomia 21, il difetto cromosomico responsabile della sindrome di Down — spiega che la mucosa intestinale non ha difese contro i virus trasmessi tramite rapporti sessuali: se un uomo non usa adeguatamente il suo corpo la natura punisce il trasgressore.
L’uomo è costruiti in una certa maniera, come un'automobile — per usare una metafora di tipo meccanico — e, se non segue le regole fissate dal costruttore, arrivano i guasti.
L'uso del preservativo riduce il rischio di contrarre la malattia, ma non lo elimina: oltre tutto bisognerebbe anche munirsi di mascherina, di guanti chirurgici e di occhiali protettivi!
Alcuni ricercatori inglesi hanno reso noti i risultati di una loro indagine condotta sull’uso del preservativo fra gli omosessuali (cfr. Journal of Immune Deficiency Syndromes, n. 4, New York 1989, pp. 404-409). Anzitutto il preservativo risulta inefficace nel 7% dei casi, anche quando è stato escluso un suo uso non appropriato. Inoltre, il 30% degli omosessuali ha constatato la rottura del preservativo nel corso del rapporto: questo vuol dire che il 30% degli omosessuali che utilizza il preservativo è esposto alla possibilità del contagio. (19)

24. I bambini che hanno un insegnante «dichiaratamente» omosessuale possono essere educati in modo naturale?
Se essere omosessuale «dichiarato» significa fare pubblica ostentazione e pubblica apologia dell'omosessualità, se significa fare dell'omosessualità una proposta educativa e presentarla come un bene, in questo caso il diritto del minore — a essere educato secondo i valori dei genitori — e il diritto dei genitori — a orientare il figlio verso i propri valori educativi — vengono prima del diritto della persona a vivere liberamente le proprie scelte sessuali.
I genitori devono essere liberi di poter scegliere i valori educativi che vogliono trasmettere ai propri figli. Se la «tolleranza» è il rispetto di tutte le diversità, bisogna rispettare anche il diritto dei genitori che vogliono per i propri figli un'educazione sessuale rispettosa dell'ordine e delle finalità della natura e conforme ai propri modelli familiari.
Se la scuola pubblica, in una situazione di diffuso relativismo, vuole proporre, in tema di educazione sessuale, un comportamento moralmente disordinato com’è quello omosessuale, i genitori hanno il diritto di richiedere, per rispetto di un pluralismo educativo che non può essere negato, un'informazione sessuale rispettosa della natura e delle finalità dell’amore umano e conforme ai propri modelli familiari: un'informazione che spieghi ai figli che l'omosessualità è un comportamento sessuale disordinato, frutto di abitudini sbagliate e di problemi psicologici irrisolti.
Considerazioni analoghe possono esser svolte per il mondo dello sport e per quello militare, cioè ovunque chi dirige ha un ascendente oggettivo su chi dipende. (20)



Capitolo VI - Chiesa Cattolica e omosessuali

25. Secondo la Chiesa cattolica che cosa dovrebbe fare un omosessuale?
La Chiesa cattolica insegna che qualsiasi persona vivente sulla faccia della terra ha problemi e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita.
Anche nelle persone omosessuali deve essere riconosciuta la libertà fondamentale che caratterizza la persona umana. Grazie a questa libertà lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire a queste persone di liberarsi progressivamente dal comportamento omosessuale anche con l’aiuto di uno psicoterapeuta.
G. J. M. van den Aardweg ha potuto constatare il caso di alcune persone — delle quali ha accuratamente analizzato le sensazioni e gli atteggiamenti —, la cui guarigione si è progressivamente realizzata senza psicoterapia, ma mediante una profonda conversione religiosa attraverso la quale il soggetto, sottomettendo la propria volontà alla legge di Dio, è stato liberato dal suo egocentrismo, è stato ri-orientato e liberato da sé stesso, dal suo «io» infantile, emotivamente indirizzato in senso omosessuale. (21)
Per la dottrina della Chiesa cattolica, le persone omosessuali sono chiamate, come tutte le persone che hanno problemi e difficoltà, a offrire e a unire ogni difficoltà e sofferenza al sacrificio della Croce del Signore. Ogni rinnegamento di sé, vissuto nell'abbandono alla volontà di Dio, costituisce una fonte di autodonazione e di pace.
Il cristiano, che vive con vera pazienza la fede e si lascia plasmare da essa, conserva la consapevolezza del progetto di Dio, mantiene vivo l'amore per le verità indicate nei comandamenti, persevera nello sforzo di combattere contro le illusioni del peccato — che letteralmente significa «sbagliare strada» — e, attraverso molte sconfitte e debolezze, viene purificato e diventa migliore.
Lo psicologo olandese G. J. M. van den Aardweg ha notato che, durante il trattamento psicoterapico, i pazienti omosessuali che vivono la loro fede religiosa in modo positivo hanno maggiori possibilità di un cambiamento radicale perché la pratica dei sacramenti, in particolare la confessione, la speranza, l'umiltà e l'amore del prossimo hanno un effetto antinevrotico.
La psicoterapia è per la psiche ciò che la fisioterapia è per l'apparato locomotore. Per guarire da un handicap fisico, però, non basta la fisioterapia ma occorre la volontà di guarire: la volontà di guarire è un elemento determinante per il buon esito della cura, ma per voler guarire è indispensabile sentirsi amati e, fra l’altro, amare la guarigione.
Secondo lo psichiatra William Glasser — iniziatore di un indirizzo psicoterapeutico definito «terapia della realtà» — uno dei bisogni fondamentali dell'essere umano è quello di sentirsi amato. Glasser dice che un uomo abbandonato su un'isola deserta o in una cella solitaria di una prigione, un uomo privato del bene della salute e degli affetti dei suoi cari è destinato a perdere il contatto con la realtà e può anche diventare pazzo, a meno che egli non riesca a mantenere la convinzione che qualcuno ancora lo ama. (22) Le persone che hanno fede, attraverso la preghiera — la vita di preghiera è la ricerca dell'unione con Dio nei pensieri e nelle azioni — e il cattolico, anche attraverso l'aiuto particolare dei sacramenti, sentono nella loro vita l'amore di Dio che li sostiene, li illumina e li incoraggia anche nelle difficoltà più gravi.
Le terapie psicolgiche, da sole, spesso non sono sufficienti per guarire un individuo da una nevrosi. Secondo Albert Gorres — professore di psicologia, psicosomatica e psicoterapia, che dirige l'istituto clinico di psicoterapia dell'università di Monaco di Baviera —, uno dei principali ostacoli che si oppone al superamento del male sta nella mancanza di una motivazione che illumini e incoraggi. (23)
Quale motivazione può essere così forte da poter superare le stesse forze umane, da poter superare l'angoscia della perdita che nasce da profondi condizionamenti nei confronti di cose, persone e idee a cui l'individuo si è fisicamente e psicologicamente attaccato? Certamente l'amore di Dio rappresenta la più grande forza in grado di motivare la persona.
La recente tendenza a difendere gli orientamenti e gli atti omosessuali, che trova echi anche nel mondo scientifico, deriva da un atteggiamento culturale che privilegia l'importanza della gratificazione sessuale momentanea e la libertà dell'individuo, intesa in senso soggettivo e relativistico. Questo cambiamento culturale coinvolge anche altre questioni come l'aborto, la castità prematrimoniale, il divorzio, la fedeltà coniugale: su tutti questi punti la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica è contestata.
In questo clima culturale di diffuso relativismo, difendere la dottrina tradizionale della Chiesa cattolica significa difendere le famiglie del futuro e tutte le persone che non vogliono arrendersi alle loro tendenze disordinate. (24)



Capitolo VII - L’omosessualità nell’antichità classica


26. Alcuni intellettuali, favorevoli al vizio omosessuale, sostengono questa tesi: il comportamento omosessuale era considerato normale nell’antichità classica e sarebbero stati i cristiani ad aver introdotto il concetto di comportamento sessualmente disordinato per l’omosessualità
La storia dei costumi sessuali, in realtà, non è così semplice. Nella Grecia antica, per esempio, non era ammessa l’omosessualità fra adulti ma solo la pederastia cioè il rapporto fra l’adulto e l’adolescente: il ragazzo dai 12 ai 16 anni.
Non erano ammesse relazioni con i giovani più piccoli o con gli adulti. Solone aveva imposto la pena di morte da applicare a qualsiasi maschio adulto sorpreso, senza autorizzazione, nei locali di una scuola dove i ragazzi erano al di sotto dell’età pubere.
L’omosessualità fra adulti era considerata depravazione e comportamento depravato era considerato l’atteggiamento sessualmente – passivo – dell’adulto: il ruolo – passivo – era considerato normale solo per le donne e gli adolescenti.
La – pederastia – era tollerata solo se non si protraeva oltre i limiti di età previsti: il giovane, poi, una volta superata l’adolescenza doveva assumere un atteggiamento sessualmente – attivo -: inoltre, come afferma Aristofane – Simposio, 191 e 192 b- tale giudizio positivo sulla pederastia non era condiviso da tutta la società ateniese, una parte di essa, anzi, la considerava negativamente come manifestazione di – spudoratezza -; probabilmente la pederastia era circoscritta agli ambienti intellettuali.
Alla base del giudizio favorevole sulla pederastia, c’era l’idea che tale relazione preparasse l’adolescente alla maturità intellettuale e psicologica – pederastia pedagogica -
Una tale convinzione si trova anche presso alcuni selvaggi: si tratta di una convinzione dovuta, probabilmente, ad un pensiero di tipo magico nato da meccanismi mentali di pura e semplice associazione di idee.
Come nella magia contagiosa – associazione per contatto - si finisce per credere che è possibile uccidere il nemico compiendo atti ostili sull’immagine di lui o sui ritagli dei suoi capelli, così, per contatto sessuale con l’adulto, si pensa che il giovane possa assorbire la virilità dell’adulto stesso: inoltre, i tratti delicati e non ancora virili dell’adolescente, facilitano questa associazione e facilitano l’instaurarsi verso di lui di meccanismi attrattivi.
In molte tribù la – pederastia pedagogica – viene praticata nei rituali d’iniziazione, mentre è vietata nella vita di tutti i giorni.: in Australia, nella Polinesia, nelle isole Ebridi, nelle tribù dei Marind-Anim e dei Keraki in Nuova Guinea. Casi analoghi sono registrati in Marocco, in Siberia, in America Settentrionale. Sempre da un pensiero di tipo magico nasce, ad esempio, in alcune società il - sulamitismo -, ovvero la credenza che attraverso il congiungimento con un fanciullo si possa allungare la propria vita, assorbendo l’essenza vitale del giovane. In Marocco, per esempio, è stata registrata l’esistenza di una credenza secondo cui le relazioni omosessuali con un uomo conosciuto per la sua – baraka – ( fortuna, potere ) permettono al soggetto sessualmente passivo di ricevere la fortuna di lui.
Nella Grecia antica, dunque, l’omosessualità fra adulti e il ruolo sessualmente passivo del maschio erano proibiti, ugualmente proibito era il cosiddetto matrimonio omosessuale.
Nel mondo romano classico il padrone poteva abusare sessualmente dello schiavo o della schiava, ma tra uomini liberi la legge proibiva la pederastia anche se gli adolescenti erano consenzienti – stuprum cum puero –.
Tra gli uomini liberi, inoltre, la legge puniva anche la passività sessuale del maschio – lex Scatinia -.(25)



Capitolo VIII - Appendice sul problema degli istinti e dei bisogni umani

Gli istinti dell’uomo non sono, in se stessi, né buoni né cattivi: essi sono componenti naturali dello psichismo umano che devono essere integrati e coordinati con la volontà e la ragione e posti al servizio di ciò che è buono.

In ogni esperienza specificamente umana dell’istinto in quanto tale, accanto a forme – inferiori – e biologiche di bisogni, coesistono sempre forme – superiori – di bisogni e l’essere umano può spostare, mediante l’intervento della volontà e della ragione, la spinta ad agire ( energia ), determinata da un bisogno, verso altre forme di bisogno. Questo lavoro della volontà e della ragione, quando è coscientemente finalizzato, provoca, nel tempo, una progressiva integrazione e sottomissione delle forme inferiori di bisogno a quelle superiori e può anche determinare la volontaria diminuzione di alcune forme d’interesse verso realtà ritenute d’importanza secondaria.

Questa diminuzione lascia via libera all’azione di altri – dinamismi – , quali la grazia e l’ispirazione divina e promuove la crescita dell’interesse verso attività superiori e più nobili, attività superiori verso cui diventa progressivamente più facile spostare l’energia determinata dai bisogni – inferiori -: questa è la nozione corretta della – mortificazione – nell’ascetismo cristiano. Non si tratta, come sostiene la psicoanalisi freudiana, della conversione dell’inferiore al superiore ma della sottomissione - dell’inferiore – al – superiore - , dello spostamento volontario dell’energia – dall’inferiore – al – superiore -, della liberazione e dello sviluppo di interessi più alti, di disposizioni interiori superiori; lo sviluppo di motivazioni superiori determina - l’atrofia – degli interessi verso realtà considerate di importanza secondaria. Abbiamo parlato di lavoro della volontà e della ragione che devono intervenire nella gestione degli istinti, degli interessi e dei bisogni – umani -.

Infatti, la pura e semplice – repressione – di un istinto, di un’idea o di un interesse finisce per ossessionare e tormentare colui che li reprime. La repressione può essere solo la fase iniziale di un processo che porta l’uomo a costruire e a sviluppare la sua personalità altrimenti non si ha una vera - mortificazione – nel senso cristiano ma una pseudo –mortificazione che è un surrogato, una contraffazione di quella vera. Per distinguere una mortificazione vera da una pseudo-mortificazione un buon metro di misura è la pace del cuore e l’umiltà con l’assenza delle manie di perfezionismo.

Il perfezionismo nasce dalla confusione che viene fatta fra il modello ideale verso cui camminare con l’impeccabilità, cioè con il proprio io idealizzato. Nel perfezionismo c’è la continua preoccupazione che nasce dal pensiero dei propri difetti, c’è il rifiuto di se stessi e il desidero di essere un altro; il perfezionista non sa accettare la crescita progressiva che, in quanto progressiva, non sarà mai perfettamente compiuta in questo mondo, per questo il perfezionista si rattrista spesso ma la tristezza non nasce mai dall’amore di Dio ma dall’amor proprio che agisce camuffandosi dietro le apparenze dell’umiltà. Un maestro di spiritualità come sant’Ignazio di Loyola ricorda che, nella via dello spirito, la tristezza, i tormenti di coscienza, i dubbi, lo scoraggiamento ed ogni atteggiamento che toglie la pace non provengono mai da Dio che è pace, gioia, certezza, serenità, ma provengono dall’amor proprio o dall’azione demoniaca.

Abbiamo detto che la repressione può essere solo la fase iniziale di un processo che porta l’uomo a costruire e a sviluppare la sua personalità

Quando si è alla guida di un automobile, per esempio, non è sufficiente il non andare in una certa direzione ma occorre girare e imboccare un’altra strada che bisogna percorrere e amare in quanto all’obbiettivo da raggiungere. Non fare qualcosa di negativo è soltanto la condizione indispensabile e iniziale per poter fare qualcosa di positivo.

Per esempio, non si può soltanto rinunciare a un piacere ritenuto sbagliato perché il desiderio per questo piacere aumenterebbe e finirebbe per ossessionarci.

Dopo aver detto di no, bisogna cercare di diventare sempre più consapevoli dei motivi per cui l’oggetto del desiderio a cui abbiamo rinunciato è sbagliato, sempre più consapevoli della sua illusorietà, del fatto che rappresenta soltanto un soddisfacimento momentaneo che non risolve i problemi più profondi della persona e che alla lunga impedisce la propria realizzazione e felicità, in modo analogo a quanto succede, per esempio, con il fenomeno della tossicodipendenza.

Questo itinerario di progressiva consapevolezza presuppone - insieme con l’aiuto della grazia, che, ordinariamente, svolge un’azione sussidiaria che illumina e incoraggia, facendoci amare la strada da percorrere, ma senza sostituirsi al cammino che dobbiamo fare, alle opere che dobbiamo svolgere- non solo il fuggire le cattive occasioni, non solo il non fare il male, ma richiede di fare il bene prima di tutto all’interno del proprio cuore. Queste opere buone da svolgere all’interno del proprio cuore consistono nel ragionamento, nell’osservazione oggettiva, nella contemplazione del reale, nel dissolvimento critico delle illusioni.

Nostro Signore Gesù Cristo afferma, come riferito in Matteo 15,19, che la sorgente del male che affligge l’uomo sta dentro la sua personalità:- dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.

L’ebreo concepisce il cuore come l’interno dell’uomo in un senso molto ampio. Oltre ai sentimenti il cuore comprende anche i ricordi, le idee, i progetti e le decisioni: il cuore è il centro dell’essere dove l’uomo dialoga con se stesso e si assume le proprie responsabilità. (26)

All’interno dell’uomo avviene il conflitto fra le passioni, la volontà e la ragione, all’interno nascono i tentativi di riportare ordine fra queste potenze dell’anima e sempre da questo cuore hanno origine i dialoghi che l’uomo intraprende con se stesso: dialoghi interiori che lo portano, prima ad interpretare i – messaggi – interni ed esterni, e poi a decidere e ad agire.

Solo dopo un corretto lavoro svolto nel proprio cuore, cioè dopo un continuo e perseverante dialogo interiore finalizzato a dissolvere in maniera critica le illusioni e a prendere consapevolezza della realtà, la rinuncia a un piacere disordinato si trasforma nella – preferenza – verso un altro piacere, un piacere ordinato che non contrasta con la verità e la giustizia; solo allora la rinuncia si trasforma nella scelta di un altro obbiettivo e di un’altra direzione di marcia.

In questo modo la persona progredisce dirigendo, regolando, mettendo in equilibrio e utilizzando costruttivamente tutte le sue energie: si tratta di un’opera simile a quella che l’essere umano svolge nei confronti delle forze della natura, come quando incanala verso una centrale di energia le acque torrenziali.

Nessuno può progredire senza conservare l’indicazione di una direzione valida in cui muoversi. La ragione, dopo il peccato originale, può sbagliarsi nei suoi giudizi sia per difetto di conoscenza e sia perché il conflitto fra le passioni e la volontà può ostacolare e confondere l’itinerario della ragione, con il rischio continuo e reale che le nostre debolezze diventino la misura del bene e del male in modo da farci ritenere falso ciò che non vorremmo fosse vero. Il cattolico, attraverso la guida e il sostegno della fede, può conservare l’indicazione valida delle strade in cui inserire la ricerca razionale. Il razionalismo – ragione senza fede – che non riconosce l’importanza della fede come guida e sostegno, finisce per dimenticare che la ragione non è una facoltà dotata di infallibilità ma che essa, al pari delle altre facoltà umane, è soggetta all’imperfezione e al limite e pertanto, nella sua ricerca, non riesce a rimanere per molto tempo lungo la giusta direzione senza incontrare degli ostacoli che possono gradualmente portarla fuori strada.

Non è forse vero che tanti sistemi di pensiero, nati con l’intenzione di aiutare l’uomo, hanno finito per costruire strutture oppressive per l’uomo stesso e tanti itinerari della ragione sono giunti a negare valore alla ragione stessa ? (27)

Non basta conservare la fede, la fede deve essere pienamente vissuta, deve svilupparsi insieme a tutte le facoltà dell’uomo, deve accompagnare tutte le fasi e le vicende della sua vita.

Se la fede viene separata dalla vita e dalla cultura dell’uomo diventa inutile e viene persa. Per sviluppare il dono della fede il credente deve meditare sulla Sacra Scrittura e sul magistero della Chiesa e deve inserire costantemente la ricerca della ragione lungo l’orizzonte fornito dalla fede, in modo da amare Dio con l’intelletto, con la volontà, con le azioni. Questo lavoro ha bisogno di essere sostenuto dal continuo dialogo con Dio che il cattolico incontra attraverso la preghiera e, in modo speciale, attraverso i sacramenti: i sacramenti sono forze vive che escono dal corpo di Cristo per nutrire l’anima e per curarla. Tornando al problema degli istinti, giova ripetere che la loro corretta gestione è fondamentale per la costruzione della personalità.

L’istinto di aggressività, per esempio, non solo è fondamentale per difendersi ma l’energia da esso determinata, può essere utilizzata, grazie al controllo e all’orientamento della volontà e della ragione, per – aggredire -, nel senso più vasto, un compito o un problema e può essere messa al servizio della giustizia e dei diritti degli altri: il bisogno sociale e il bisogno di giustizia sono forme superiori di bisogni che sempre accompagnano nell’uomo l’istinto puramente biologico di aggressività. L’istinto sessuale non solo è fondamentale per unire l’uomo e la donna fisicamente, ma l’energia da esso determinata può essere utilizzata, grazie al controllo, all’orientamento e alla consapevolezza della volontà e della ragione, per integrare l’impulso copulativo con il bisogno di tenerezza e di affetto, in modo che l’unione genitale diventi segno e strumento di reciproca donazione fra due persone di sesso complementare e possa soddisfare il bisogno d’amore.

L’energia generata dall’istinto copulativo può anche essere messa a disposizione per un servizio d’amore verso i fratelli e la verità. Lo sviluppo di una forma superiore e spirituale di bisogno, come quella che spinge verso i significati più alti della stessa sessualità umana - cioè l’amore per gli altri e la donazione di se stessi agli altri – fa diminuire l’interesse verso la relazione coniugale e in questo caso è più facile spostare l’energia determinata dall’istinto copulativo su di un piano più alto.

Insegna Giovanni Paolo II che - nella verginità e nel celibato la castità mantiene il suo significato originario, quello cioè di una sessualità umana vissuta come autentica manifestazione e prezioso servizio all’amore di comunione e di donazione interpersonale-: il bisogno di affetto, di amore e di donazione sono forme superiori di bisogni che sempre accompagnano nell’uomo l’istinto puramente biologico della sessualità. (28)

Significative di questo bisogno di amore sono le parole che escono dalla penna di un poeta che aveva fatto della lussuria la sua ragione di vita. Scrive Gabriele D’Annunzio in una sua poesia:

Tristezza atroce de la carne immonda
quando la fiamma del desìo nel gelo
del disgusto si spegne e nessun velo
d’amor l’inerte nudità circonda!
( E tu sorgi ne l’anima profonda,
pura Immagine. Come su lo stelo
èsile piega un funebre asfodelo,
su’lcollo inclini la tua testa bionda ).
Tristezza immensa de la carne bruta
quando nel petto il cor fievole batte
lontano e solo come in una tomba!
( E tu guardi, tu sempre guardi, o muta
Imagine, tu pura come il latte,
con i tuoi teneri occhi di colomba )
. (29)

Joseph Nuttin, direttore del laboratorio di psicologia sperimentale e del centro di ricerche sulla motivazione presso l’Università di Lovanio, dice che ogni bisogno dà origine a un’energia di tipo generico, a uno stato di generica tensione energetica dell’organismo che può essere momentaneamente dissolta attraverso una qualsiasi soddisfazione o attività organica: questo anche nei confronti di bisogni vitali.

Certo, esistono dei meccanismi riflessi automatici, per esempio l’istinto di evacuare e di respirare, che non possono essere repressi oltre una certa soglia critica. Ma l’uomo dimostra una grande possibilità di scelta anche nei confronti degli istinti di necessità vitale individuale, come quello della fame e della sete: l’essere umano può riuscire ad esercitare verso questi istinti anche una repressione totale, fino a giungere alla morte e questo senza bisogno di ricorrere all’uso di mezzi coercitivi esterni alla sua persona.

Nell’uomo, a differenza dell’animale, attraverso il controllo della volontà e della ragione, l’energia originata da un bisogno inferiore può anche essere messa a disposizione di una finalità superiore: tale finalità nasce da motivazioni intellettuali e spirituali che, nell’essere umano, sempre si trovano mescolate con bisogni di natura inferiore.

Questo provoca la graduale integrazione e sottomissione dei bisogni inferiori a quelli superiori e anche, se necessario, l’atrofia di certe forme di interesse verso realtà secondarie, atrofia che provoca la liberazione e lo sviluppo di altre disposizioni interiori più elevate e più nobili. Il concetto di sublimazione, nel senso della psicoanalisi freudiana, è erroneo perché non esiste un’energia specifica di tipo sessuale che si converte in attività di altro genere ma esiste il fenomeno della trasposizione cioè dello spostamento dell’energia insita in un bisogno, la sottomissione dei bisogni inferiori ai superiori e anche l’atrofia di interessi secondari e la conseguente liberazione e crescita di forme superiori d’interesse e di motivazione. (30)

Joseph Nuttin dice che in una stessa attività umana forme – inferiori – di bisogni si trovano sempre mescolate a forme – superiori -, si tratta di manifestazioni di uno stesso dinamismo trapassante i diversi piani della vita psichica: gli elementi spirituali costituiscono delle vere – componenti – di un’esperienza specificamente umana dell’istinto in quanto tale. A tale proposito scrive Nuttin: ”- recentemente uno psicologo ci ha detto, descrivendo la sua esperienza personale:- Ho costatato spesso che la soddisfazione e il piacere, provati nel corso delle relazioni coniugali, sono infinitamente più intensi e più“ricchi” ogni volta che realizzo i legami umani e spirituali che mi uniscono alla moglie, e cioè quando mi rendo conto di ciò che “significa “ per me la “persona “ con cui mi unisco.

Tutte le volte, invece, che tali relazioni si svolgono su un piano più esclusivamente sessuale e istintivo, il piacere è meno intenso e duraturo”-. (31)

Lo psichiatra Giambattista Torellò dice che lo studio del comportamento umano “-(…) ha permesso alla psicologia più recente di riconoscere, nella repressione e nella soddisfazione dei cosiddetti istinti, fenomeni ugualmente propri e confacenti alla natura dell’essere umano, che solo in rapporto ad un’altra serie di valori umani sono in grado di causare salute o malattia, serenità o tensione, piacere o disagio. Ciò che decide la loro positività o negatività, la loro sanità o azione patogena è il quadro d’insieme in cui s’inseriscono, l’atteggiamento fondamentale dell’esistente, le motivazioni libere dello spirito.

Per quanto si riferisce concretamente al cosiddetto “istinto” sessuale, decisivo sarà il ruolo dell’ “amore “: continenza per amore è rasserenante e soddisfacente, così come rasserenante e soddisfacente è il rapporto sessuale per amore-“. (32)
Bruto Maria Bruti


Bibliografia:
1. Cfr Gerard J. M. van den Aardweg, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, in Studi Cattolici, anno XLII, n. 449/50, luglio-agosto 1998, p.500.

2. Cfr Bruto Maria Bruti, Omosessualità: vizio o programmazione biologica?, in Cristianità anno XXIII, n.243- 244, Piacenza luglio-agosto 1995, pp. 5-7; cfr Simon LeVay e Dean H. Hamer, Le componenti biologiche dell’omosessualità maschile, in Le Scienze, ed. italiana di Scientific American, anno XXVII, vol. LIII, n. 311, luglio 1994, pp.18-23; cfr William Byne, I limiti dei modelli biologici dell’omosessualità, ibidem, pp.24-30; cfr John Horgan, L’eugenetica rivisitata, in Le Scienze, ed. italiana di Scientific American, anno XXVI, vol.LII, n.300, agosto 1993, p.88.

3. G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell'esperienza di uno psicologo, trad. it., Ares, Milano 1995; Idem, L'omosessualità si può curare?, in 30 Giorni nella Chiesa e nel mondo, anno IV, n. 11, dicembre 1986, pp. 40-43; idem, Omosessualità: verso la liberazione, in Studi Cattolici, anno XXXVII, n.394, dicembre 1993, pp. 809-812; cfr Giuseppe Cesari, Aspetti psicologici dell’educazione della sessualità, in Giuseppe Cesari e Maria Luisa Di Pietro, L'educazione della sessualità, La Scuola, Brescia 1996; cfr Bartholomew Kiely S.J., La cura pastorale delle persone omosessuali. Nota psicologica, in Congregazione per la dottrina della fede, Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, lettera e commenti, Libreria editrice Vaticana 1995, pp. 50-60.

4. Irenaus Eibl-Eibesfeldt, Amore e odio, trad. it., Adelphi, Milano 1996, pp. 43, 46 e 123; Idem, I fondamenti dell’etologia, il comportamento degli animali e dell’uomo, trad. it., Adelphi, Milano 1995, pp. 230-247 e 614; cfr. Isabella Lattes Coifmann, L’amore? Gli animali lo fanno così, Rizzoli, Milano 1995, pp. 8 e 236; cfr Konrad Lorenz, Lorenz allo specchio, prefazione di Vittorio Somenzi, trad. it., Armando, Roma 1977, pp. 61-62, 63-64 ( intervista di Richard I. Evans ) e pp.183-184 ( articolo di K Lorenz, L’ostilità tra generazioni e le sue probabili cause etologiche ) ; cfr AA.VV., Dizionario di etologia, diretto da Danilo Mainardi, voce omosessualità di F. Le Moli, edizioni Giulio Einaudi, Torino 1992, pp.528-530. Cfr G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp.55-116; idem, Omosessualità: verso la liberazione, cit., pp.810-811; idem, L’omosessualità si può curare?, cit., pp.41-42; idem, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, cit., p.508; cfr Giuseppe Cesari, cit., pp.44-52; cfr Bartholomew Kiely, cit., n. 2, 3, 4 pp.52-55 e n.6 pp.56-57; cfr Joseph Nicolosi, Reparative Therapy of Male Homosexuality, A. New Clinical Approach, Jason Aronson, Northvale ( New Jersey )- London, 1991; cfr una sintesi dello studio di Nicolosi in Roberta Dabbene, La terapia riparativa dell’omosessualità maschile, in Studi Cattolici, anno XLIII, n.463, settembre 1999, pp.626-627; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali del 1-10-1986, in Cura pastorale delle persone omosessuali, lettera e commenti, cit., n.7. cfr Attilio Mordini, Verità del linguaggio, Giovanni Volpe editore, Roma 1974.

7. cfr Giuseppe Cesari, cit., pp. 46-50, pp.27-38.

8. cfr Bartholomew Kiely S.J., cit., pp.50-52, n.1; cfr G.J.M. van den Aardweg, Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali, cit., p.507

9. cfr Rollo May, L’arte del counseling, il consiglio, la guida, la supervisione, trad. it., casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1991, pp. 98-102.

10. cfr Jack Morin, Il piacere negato, Fisiologia del rapporto anale, trad. it., Editori Riuniti, Roma 1994, pp. 111-112.

11. cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, cit., n.3 e 11.

12. cfr Joseph Nicolosi cit.; cfr Roberta Dabbene, cit., pp. 628- 629; cfr G.J.M. van den Aardweg, L’Omosessualità si può curare ?, cit., p.43.

13. G.J.M. van den Aardweg, ibidem, p.43; idem, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 129-133

14. cfr Vittorino Andreoli, E vivremo per sempre liberi dall'ansia, intervista di Marina Terragni, Rizzoli, Milano 1997, pp. 85-90 e 98.

15. cfr Simona Argentieri, La sessualità, in Dieci psicanalisti spiegano i temi centrali della vita, a cura di Stefania Rossini, Rizzoli, terza edizione Milano 1987, pp. 113-123; cfr Marc Bourgeois, Psicologia sessuale dell'adolescente, in Dizionario di sessuologia, diretto da Robert Volcher, Cittadella editrice, Assisi (Perugia) 1975, pp. 272-286; C. Jamont, I problemi sessuali dell’adolescenza, in Enciclopedia della sessualità, a cura di A. Willy e C. Jamont, terza edizione riveduta e aggiornata Borla, Bologna 1974, pp. 218-226; cfr E. Thompson, La sessualità del bambino, ibidem, pp. 165-170; cfr G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 49-51.

16. cfr G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità: verso la liberazione, cit., p.812; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n.2358; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, in Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, Lettera e commenti, cit., trad. it., pp.83-88, riferimenti n.7, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16; cfr Gino Concetti O.F.M., Diritti degli Omosessuali, Edizioni Piemme, Casale Monferrato ( AL ) 1997, p.42

17. cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, ibidem, n. 6, 7, 9, 14, 15, 16 ; cfr Gino Concetti, ibidem, p.50 e 73.

18. cfr G.J.M. van den Aardweg, Matrimonio Omosessuale e affidamento a omosessuali, cit., pp.500, 501, 504, 499, 507; cfr Congregazione per la Dottrina della fede, ibidem, n.11; cfr Gino Concetti, ibidem, p.58.

19. cfr Luc Montagnier, AIDS l'uomo contro il virus, la lotta alla – peste del 2000- nella cronaca dello scienziato che l’ha scoperta, trad. it., Giunti, Firenze 1995, pp. 102-106; cfr Jerome Lejeune, intervista di Alessandro Banfi, in Il Sabato, anno ????, n. ????, 5-10-1985, p. 4; cfr Antonio G. Spagnolo, AIDS: e se partissimo dalla verità scientifica, in Avvenire, 2-11-1989, p. 15.

20. cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, cit., n.11

21. cfr G.J.M. van den Aardweg, Omosessualità e speranza, terapia e guarigione nell’esperienza di uno psicologo, cit., pp. 140-152.

22. cfr William Glasser, Terapia della realtà, una nuova prospettiva psichiatrica. Responsabilità, valore, accettazione, coinvolgimento reciproco, accrescimento. Una psicoterapia umana fondata su valori umani, trad. it., casa editrice Astrolabio-Ubaldini, Roma 1971, pp. 24-27;

23.cfr Albert Gorres, Il male e il superamento del male nella psicoterapia e nel cristianesimo, in Albert Gorres e Karl Rahner, Il Male. Le risposte della psicoterapia e del cristianesimo, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo ( Milano ) 1986, pp. 16-17.

24. Congregazione per la Dottrina della fede, Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, del 1-10-1986, in Cura Pastorale delle Persone Omosessuali, Lettera e commenti, cit., pp.16-41, in particolare n.2, 3, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 15, 16, 17; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357, 2358, 2359; cfr Gino Concetti, cit.; cfr AA.. VV., Antropologia cristiana e omosessualità, Quaderni de L'Osservatore Romano, Città del Vaticano 1997, in particolare pp. 97-120

25. cfr Angelo Di Berardino in AA.VV., Antropologia cristiana e omosessualità, op. cit., pp.17-24; cfr Sergio Musitelli- Maurizio Bossi- Remigio Allegri, Storia dei costumi sessuali in occidente, dalla preistoria ai nostri giorni, Rusconi libri, Santarcangelo di Romagna (RN) 1999, pp.81-91; cfr Vittorino Andreoli, Dalla parte dei bambini, per difendere i nostri figli dalla violenza, Rizzoli, Milano 1999, pp. 20-21.

26. cfr Dizionario di teologia biblica pubblicato sotto la direzione di Xavier Leon- Dufour e di AA.VV., Marietti, Torino 1978, pp.242, 243

27. cfr Giovanni Paolo II, , Fides et ratio, lettera enciclica circa i rapporti tra fede e ragione, del 14 settembre 1998, n.16,45,46

28. cfr Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post-Sinodale Pastores Dabo Vobis, all’Episcopato, al Clero e ai Fedeli circa la formazione dei Sacerdoti nelle circostanze attuali, 25 marzo 1992, n.29

29. Gabriele D’Annunzio, L’Imagine, in Femmine e muse, Il Vittoriale degli Italiani, 1942, p.65

30. cfr Joseph Nuttin, Psicanalisi e personalità, trad. italiana, ed. San Paolo, Roma 1984, pp. 85-87

31. Joseph Nuttin, ivi, p.312

32. Giambattista Torellò, Dalle Mura di Gerico, note di psicologia spirituale, Ares, Milano 1987, pp.116-117
 

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