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L'embrione è un uomo: lo dice la scienza! PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
lunedì 20 agosto 2007
La Stampa - 6/2/1999
di Francesco Agnoli

Oggi la scienza, pur essendo ancora all’abc dell’embriologia, ci dice che lo zigote, di una sola cellula, è già vita umana, un essere vivente ontologicamente unitario, unico ed irripetibile, che porta in sé un proprio patrimonio genetico, il quale funge “da centro di informazione per lo sviluppo del nuovo essere umano e per tutte le sue ulteriori funzioni” (Roberto Colombo). “Ogni vivente - scrive il premio Nobel Marshall W. Nirenberg - ha il proprio programma registrato su nastri Dna. Con esso si autocostruisce e poi funziona. E’ così svelato il segreto della vita. Non esiste meraviglia più grande”. L’ embrione, già dunque individuo, inoltre, non ha una dipendenza totale dalla madre, quanto piuttosto una relazione dipendente: tanto è vero che recentemente un embrione di una coppia di neri, impiantato per sbaglio in una donna italiana, si è sviluppato in un bimbo di colore; analogamente bambini che nascono dall’utero in affitto non sono propriamente figli della gestante, a cui non assomigliano in nulla, ma dei genitori genetici. Oltre ad avere una sua autonomia, e cioè, letteralmente, ad essere nomos (legge) a se stesso, proprio come il programma di un computer inserito nel supporto della scatola, l’embrione possiede anche la capacità di instaurare con la madre un dialogo attivo, un linguaggio incrociato, detto anche cross talk, che produce uno scambio di proteine, necessario ad entrambi. Si tratta di un vero e proprio traffico cellulare: embrione e madre si scambiano cellule, messaggi ormonali, fattori di crescita, al punto che, secondo il ginecologo Giuseppe Noia, “si può parlare di protagonismo biologico dell’embrione nel suo rapporto con la madre”. Da questo dialogo nascono, evidentemente, quegli effetti positivi per la vita nascente che non possono esserci nella coltivazione in vitro, ma anche, e qui sta la novità straordinaria, conseguenze benefiche per la madre. Diana Bianchi, ricercatrice della Tuft University di Boston, ha documentato “un’esperienza molto particolare, notando che le cellule staminali del figlio ancora in grembo avevano circondato un follicolo tiroideo della madre che aveva avuto una tendenza neoplastica trasformandolo in cellule tiroidee. Individuando il tumore, dunque, le cellule staminali fetali si sono differenziate in cellule tiroidee per curare e circoscrivere una lesione materna”, dimostrando così la capacità di riparare danni ad organi della gestante (Noi - Avvenire, 25/1/2004). Inoltre le cellule del nascituro continuano a rimanere per decenni nella madre, e “potrebbero svelare perché, per esempio, le donne sono più longeve dell’uomo” (Il Giornale, 9/10/2004). Di fronte a tutto questo, oggi, possiamo scientificamente affermare che ogni embrione è una vita umana di relazione, individuale, non semplice “porzione del ventre della madre”, geneticamente unica ed irripetibile. Questa unicità ed irripetibilità, intuita da secoli dalla Chiesa, non è affatto una conquista di tutte le speculazioni religiose o filosofiche. La filosofia greca, ad esempio, nasce per rispondere ad una domanda essenziale: non cosa è l’uomo, ma cosa è l’universo? L’ottica greca e panteista in genere, infatti, fa dell’uomo un aspetto del mondo, una parte dell’Uno-Tutto, un momento della Vita universale, un essere destinato a reincarnarsi o ripetersi di continuo, privo dunque di un semper idem, di una sua peculiare identità e irripetibilità personale. Come tale non ha assolutamente sacralità, valore e dignità infiniti. Per gli stoici, ad esempio, “vi sarà di nuovo Platone, di nuovo Socrate, e di nuovo ciascuno degli uomini con gli stessi amici e concittadini”. “Si capisce allora perché Platone e Aristotele, come pure lo stoicismo latino, sono in qualche modo favorevoli all’aborto e all’infanticidio” (M. Palmaro, “Ma questo è un uomo”, S. Paolo). Analogamente, nella visione materialista, da Democrito in poi, tutto è aggregazione casuale di atomi, materia in movimento, ingranaggio di quel circuito di produzione e di distruzione in cui ogni cosa, ciclicamente, muore per nuovamente cominciare, sotto altra forma. E’ la famosa teoria del tempo ciclico, dell’eterno ritorno, del divenire senza tregua, propria anche della civiltà indiana, a cui la visione biblica oppone il concetto di tempo lineare, e cioè di assoluta originalità del mondo e di ogni creatura umana. “La materia è tornata alla materia”, scriverà nell’Ottocento Ugo Foscolo, nelle sue “Lettere di Iacopo Ortis”, parlando della morte di un giovane e interpretando perfettamente l’essenza del materialismo, dagli atomisti ai meccanicisti illuministi. Tutto è materia dialetticamente diveniente, dirà, sulla stessa scia, Karl Marx, e l’uomo non fa differenza: egli è ciò che mangia, il suo cervello è paragonabile ad una macchina a vapore, la persona è costituita o condizionata essenzialmente “dai rapporti di produzione e di lavoro”, e cioè dalla materia che lo circonda.

 

Non c’è dunque spazio, né nel panteismo né nel materialismo, per l’infinita dignità, per l’unicità e l’irripetibilità dell’uomo, per la sua sacralità, perché non c’è spazio per il concetto di anima personale, di singolo, di individuo: esistono, invece, l’anima mundi, lo Spirito hegeliano, che si incarna nello Stato, di cui ogni uomo è solamente parte e frammento, oppure il tutto materiale che incessantemente e dialetticamente si trasforma. Esiste, nel panteismo e nel materialismo, l’Umanità, con la u maiuscola, infinita nel suo complesso, ma formata da creature finite, mortali, dotate quindi di una dignità parziale, limitata. C’è solo l’Umanità, nelle “magnifiche sorti e progressive” degli illuministi, non il destino, la storia, del singolo uomo, con la sua vita, la ricerca del suo senso, il suo personale progresso spirituale. Ci sarà solo l’Umanità, il Proletariato, la Classe sociale “divinizzata”, non l’operaio Giovanni o il contadino Giuseppe, nel materialismo marxista; solo il Volk ariano, la Razza, nel materialismo panteista dei nazisti… Classi sociali, popoli, milioni di singoli individui verranno eliminati nel Novecento per affermare l’Umanità come concetto astratto, come utopia, come massa indistinta.

E’ con la concezione biblica dunque, o, più filosoficamente, con il creazionismo, che l’uomo, in quanto creatura, viene considerato a pieno titolo immagine di Dio, immediatamente e singolarmente creato, incommensurabile all’universo e alla materia, perché dotato, oltre al corpo, di anima, di una vocazione ed aspirazione insaziabile ad una Felicità non effimera e al Senso ultimo della sua esistenza. E’ con la cultura cristiana, dunque, che nasce non la parola, ma il concetto di persona (che invece in latino significa solamente “maschera”). Oggi la scienza si pone su questa strada nel momento in cui riconosce l’ incredibile complessità capace di relazione, originale, geneticamente irripetibile dell’embrione monocellulare. Per questo il tentativo di definire l’embrione come vita umana ma non come persona, allo scopo di diminuirne la dignità, è un errore storico e filosofico, è una menzogna perchè utilizza un concetto biblico, quello di persona, per negarne un altro collegato e assolutamente connesso, quello di creatura dotata di anima, e quindi di sacralità della vita umana. Separare vita umana e persona apre la porta a consuetudini o istituzioni del passato precristiano, dall’infanticidio, alla schiavitù, al sacrificio umano, tipico di tutte le civiltà antiche, dai Cretesi agli Aztechi, ai Germani, che, appunto, non concepivano l’idea di persona. Questa porta, in realtà, è già aperta: si chiama fecondazione in vitro, clonazione, embrioni come oggetto di ricerca, creazione di vite da adibire come deposito di organi…Scriveva infatti Gianni Vattimo, alfiere del nichilismo contemporaneo: “…c’è il rischio che degli embrioni si faccia commercio, che si operino manipolazioni illimitate, tali, si sottintende, da creare mostri, individui adibiti a deposito di organi per trapianti, schiavi. Potrà apparire scandaloso, ma non lo è poi tanto: dell’embrione come tale non ci importa nulla
 

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