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La vera storia dei templari

Storia e Controstoria

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La vera storia dei templari

Messaggioda Volontario » mar mag 29, 2007 7:02 pm

tratto da Il Giornale,, 2.9.2005.
Immagine
Una tonaca bianca con una croce rossa, possibilmente molto grande; uno spadone a due mani al fianco; le fiamme di un rogo sullo sfondo, con sinistri bagliori che si riverberano su un calice, e mi raccomando che assomigli il più possibile al Santo Graal; curerei inoltre di mettere un forziere con monete d'oro che debordano, perché si sa che un tesoro deve esserci per forza; non si dimentichi infine di attivare la colonna sonora con le parole «Non nobis Domini sed nomini tuo da gloriam», «Non a noi Signore ma al tuo nome dà gloria»: ecco gli ingredienti indispensabili per un perfetto pasticcio templare. O meglio, templaristico.

Quando si parla di templari, si deve subito usare la spada per dividere nettamente in due gli ambiti della verità: quella sulla storia dell'ordine del Tempio, sorto in Terrasanta nel 1119 e sciolto nel 1312 in Europa, e quella sul «templarismo», ovvero una sterminata palude di esoterismo e società più o meno segrete, deliri riattualizzanti e un pizzico di turismo che bollono nel gran calderone della leggenda dei templari.

Storia e leggenda, dunque.
E' l'importante premessa che Alain Demurger, storico dell'Università di Parigi, fa alla sua opera "Vita e morte dell'ordine dei templari": «Lo storico non si occupa solamente del vero, ma anche del falso quando sia stato creduto vero; si occupa pure dell'immaginario e del sogno. Soltanto, si rifiuta di confonderli». E Demurger appunto non li mescola, realizzando un libro chiaro ed esaustivo sulla vera storia dei templari, terzo volume della nostra collana dedicata al Medioevo.

Chi furono i templari? Nati a Gerusalemme all'inizio del XII secolo, all'indomani della prima crociata, furono insieme monaci e guerrieri. Ovvero uomini d'arme che scelsero di condurre una vita lontana dalla vanagloria del mondo: rinunciavano ai vestiti, alle proprie armi e al proprio cavallo per ricevere quelli che il gran maestro avrebbe dato loro. Praticavano cioè un'obbedienza completa sino ai gesti più quotidiani, e severe punizioni colpivano chi rompeva la regola del silenzio o ritardava l'esecuzione dell'ordine di un superiore.

Elementi comuni nel monachesimo, questi, ma resi più vitali per via del difficile compito che i templari avevano liberamente assunto: proteggere i pellegrini e gli stati crociati di Terrasanta. In coppia o in squadroni, i templari pattugliavano le strade della Palestina per renderle sicure dagli attacchi musulmani. In questo quadro le norme severissime circa il silenzio diventano più chiare: in ogni casa templare il capitolo giornaliero - ovvero la riunione dei «fratelli» con i gradi più alti - prendeva decisioni operative e tattiche (itinerari, rifornimenti, dislocazione delle forze) di cui il nemico non doveva in alcun modo venire a conoscenza.

La Chiesa riconobbe ufficialmente l'ordine nel 1129. Da allora la sua espansione fu enorme: verso la fine del XIII secolo vi erano centinaia di magioni templari dalla Terrasanta alla Spagna, passando per l'Italia, la Germania, l'Inghilterra e soprattutto la Francia. In effetti, pur essendo un ordine «internazionale», quello templare era sorto per l'opera di un cavaliere di Francia, Ugo di Payns nella Champagne francese, anche se molti con troppa fantasia pretendono venisse da altre parti.

Cosa sorreggeva una simile potenza? Sul piano spirituale e giuridico l'esperimento dei templari era stato aiutato da un piccolo, grande monaco cistercense: san Bernardo, che negli anni Trenta del XII secolo scrisse (dietro richiesta di uno dei primi templari che era poi un suo zio), una piccola opera a favore del nuovo ordine. La intitolò "Elogio della nuova cavalleria", e fu un best seller formidabile, ancora usato dalle guardie svizzere del papa sino al secolo scorso.

In poche, densissime pagine, Bernardo visitò idealmente i Luoghi Santi (dal Santo Sepolcro al Giordano, da Betlemme a Nazareth) per illustrare ai «poveri cavalieri di Cristo» il senso della Terra Santa e della loro azione. Sì, perché un senso doveva esserci in quel mulinare le armi a favore dei fratelli e della fede. Il templare viveva infatti nella sua persona la tremenda tensione scaturita dal crogiolo della prima crociata. Ecco le parole di Bernardo: «Quando uccide un malfattore, non deve essere reputato un omicida ma, per così dire, un malicida».

«Malicidio»? Un'espressione fortissima. Il santo incitava al massacro come troppo spesso si ripete, distorcendolo? No, perché Bernardo prosegue con queste parole: «Non si dovrebbero uccidere neppure i pagani qualora ci fosse una maniera diversa per impedir loro di opprimere i fedeli».

Dunque l'opera dei templari era gradita non già per il sangue versato, ma perché il sangue sparso era l'ineluttabile pertugio attraverso il quale passare per proteggere i fratelli nella fede e permettere loro di visitare i Luoghi Santi.

Una guerra giusta e, insieme, una guerra santa, perché il templare purificava la sua anima con preghiere e digiuni (non eccessivi però, come specificava la regola: altrimenti come avrebbe potuto combattere?) e poteva così sperare nel Paradiso quando la mano della morte l'avesse afferrato.

Preghiera e combattimento: ecco il pane quotidiano dei templari. Ma non solo: infatti la vastità delle loro proprietà li portò a sviluppare un'efficace gestione patrimoniale, cui si affiancava l'attività di banchieri. Da secoli gli europei avevano affidato ai monaci, «poveri» per definizione, la tutela dei propri beni: e chi avrebbe potuto farlo meglio di monaci che erano insieme dei militari?

L'ordine divenne così il tesoriere di conti, re e papi, sino a essere ricco, troppo ricco. E all'inizio del XIV secolo qualcuno pensò bene di prendersi tutta quella ricchezza: fu il re di Francia Filippo IV il Bello, che li pugnalò alle spalle arrestandoli in massa e bruciandone qualcuno. Le accuse? Avidità, lussuria, eresia.

Da allora si ripetono senza posa, nonostante siano fondamentalmente false. Ma la storia conosce anche questo.
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Messaggioda ITALIANO » mar mag 29, 2007 8:12 pm

chi ha osato postare il mio avatar? :mazza:
Noi vi doniamo la nostra sconfitta per un vincere più grande
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Messaggioda Volontario » mer mag 30, 2007 1:12 am

Scommetto che l'immagine così grande non l'avevi! :)

L'ho messa apposta che è più facile "modificarla" per eventuali "vignette"! :D :D
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Messaggioda Volontario » gio giu 07, 2007 9:05 am

Da un recente scritto di Nereo Villa:
...................................
...
Questo da' un'idea dell’impulso cristiano, che si diffuse con forza straordinaria in tutto il continente nei secoli successivi al mistero del Golgota, compenetrando l'Europa di nuovi ideali, che ancora oggi caratterizzano la nostra identità europea.

Si tratta soprattutto della centralità del comportamento individuale, della ricerca di sorgenti morali nella propria interiorità, dell’anelito verso una libertà sempre più consapevole, della responsabilità pronta al sacrificio nelle proprie azioni e, per quanto riguarda più da vicino noi medici, dell’amorevole disponibilità ad aiutare gli esseri umani.

Nel Medioevo l’intera civiltà europea era stata ormai talmente compenetrata dal cristianesimo che non si parlava di Europa come la intendiamo oggi, ma di una respublica cristiana, di cristianitas, di ecclesia: in questo concetto erano riassunti tutti i valori spirituali e morali della nostra terra. Solo nel XV° secolo infatti veniva coniato l’aggettivo “europeo”. Prima, semplicemente, non esisteva.

Il destino dei templari era inestricabflmente connesso alle crociate, il cui fallimento portò in occidente a gravi conflitti interni. Il mondo spirituale infatti non permise che l'ideale europeo, occidentale, di cristianizzazione della Terra Santa avesse successo tramite la forza bruta e tramite lo scorrere del sangue. I crociati inizialmente idealizzati da Bernardo di Chiaravalle, nonché la loro espressione più sublime, l'ordine templare, non poté portare a termine il suo compito né far ritorno nella terra d'origine indenne, come se nulla fosse stato.

Gli stessi templari si trovarono a nutrire non pochi dubbi sulle loro lotte, così diverse dal senso primigenio della guerra spirituale che le aveva ispirate. Da qui gli interrogativi sul senso delle loro lotte, vanamente protratte per duecent'anni. Ciò toccò l'ordine templare nel profondo: non perché era esso era divenuto corrotto, ma perché era restato fedele all'antico ideale dei crociati. Proprio per questa ragione Filippo il Bello e il papa non dovettero faticare molto per sterminarli.

"Questa tesi trova eco in numerose opere d'arte e letteratura. Raynouard, nella sua opera "Choix de Poésie des Troubadours", cita una lirica molto significativa per la comprensione di questi aspetti: s'intitola "Chevalier du Temple". Fu composta nel 1265, quindi ancor prima della disfatta d'Acri, e prima che la catastrofe delle crociate raggiungesse l'apice, sotto l'effetto prodotto dalla continua avanzata dei musulmani contro i cristiani. I passi più significativi, liberamente tradotti, dicono:

"Davvero un folle è colui che ancora
cerchi battaglia d'ingaggiar coi Turchi,
ché Dio a costoro ormai tutto concede.
Meravigliar ci si dovrebbe allora,
che loro arrida sempre la vittoria,
mentre disfatta nuovamente attende
ogni dì, noi del Tempio cavalieri?
Dio che un tempo vegliava, ora sonnecchia;
non Maometto, che sua forza intiera
ognor di più contro di noi dispiega".

Se un tale clima di disfattismo aveva fatto breccia nei cuori dei templari già nel 1265, quindi ancora allo zenith della loro potenza, quale opinione di sé dovettero avere poi, quando toccò loro di assistere allo spettacolo del loro annientamento? L'ordine templare era stato colpito nel vivo, proprio nel momento in cui aveva perso la fiducia in quell'aspetto violento della sua fede che sino ad allora ne era stato il motore. Le calunnie inventate di sana pianta da Filippo il Bello erano arrivate proprio in quel momento di crisi evolutiva dei templari. Così, quegli stessi che nelle guerre avevano saputo essere combattenti di prima linea, non vollero più tener testa alla brutalità d'un altro campo di battaglia. Essi venivano assassinati come apostati, esattamente come, prima di loro, l'imperatore Giuliano...
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Messaggioda Knight Richard » gio giu 07, 2007 6:48 pm

Volontario ha scritto:
Da qui gli interrogativi sul senso delle loro lotte, vanamente protratte per duecent'anni. Ciò toccò l'ordine templare nel profondo: non perché era esso era divenuto corrotto, ma perché era restato fedele all'antico ideale dei crociati.

Essi venivano assassinati come apostati, esattamente come, prima di loro, l'imperatore Giuliano...


1) Non mi pare - ma chiedo di essere corretto se sono in errore - che i Cavalieri del Tempio abbiano lasciato testimonianze di questi "interrogativi sul senso delle loro lotte", poichè i Templari non erano nè teologi nè filosofi e non ci hanno lasciato scritti di sorta, se non documenti di carattere amministrativo.

2) L'imperatore Giuliano fu veramente apostata, a differenza dei Templari.

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Messaggioda Volontario » gio giu 07, 2007 10:59 pm

Knight Richard ha scritto:1) Non mi pare - ma chiedo di essere corretto se sono in errore - che i Cavalieri del Tempio abbiano lasciato testimonianze di questi "interrogativi sul senso delle loro lotte", poichè i Templari non erano nè teologi nè filosofi e non ci hanno lasciato scritti di sorta, se non documenti di carattere amministrativo.

Infatti ci sono solo tesi che asseriscono.....

2) L'imperatore Giuliano fu veramente apostata, a differenza dei Templari.
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Infatti Nereo scrive che furono sterminati "come" non che fossero. Nel seguito dello scritto, che ho tagliato, è specificato che Giuliano fosse apostata, non l'ho inserito perchè è noto a tutti.
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Messaggioda Knight Richard » ven giu 08, 2007 3:08 pm

Volontario ha scritto:
Infatti Nereo scrive che furono sterminati "come" non che fossero. Nel seguito dello scritto, che ho tagliato, è specificato che Giuliano fosse apostata, non l'ho inserito perchè è noto a tutti.


Grazie a Volontario per la Sua precisazione.
Ma continuo a non capire perchè "Nereo" tira in ballo l'Imperatore Giuliano parlando dei Templari?
Oltretutto Giuliano l'Apostata, a quanto mi consta, non fu "assassinato come apostata" dalla fede cristiana, ma morì il 26 giugno 363 durante una battaglia nella guerra che aveva intrapreso contro i persiani.
L'apostasia di Giuliano non c'entra niente con la sua sconfitta e con la sua uccisione a meno di non interpretare - e questo è del tutto legittimo - la sua sconfitta e la sua uccisione come una punizione divina.

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Messaggioda Volontario » ven giu 08, 2007 3:37 pm

Ho estrapolato il testo sopra di Nereo perchè condivido sommariamente quella tesi sulle origini dell'europa e l'inizio della fine dei templari.
Con N.Villa non condivido altro perchè lui stesso si è sempre definito eretico e apostata! :confused:

Comunque anche lui ha sempre portato avanti la lotta all'usurocrazia e per questo motivo le nostre strade si sono incrociate spesso, ma per temi limitati all'ambito monetario. Conservo alcuni suoi scritti preventivamente "ritagliati" dalle parti che non mi interessano!
Fortunatamente ho trovato su internet tutto il suo testo sui templari e l'imperatore, se può essere utile:
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Messaggioda Knight Richard » sab giu 09, 2007 7:31 pm



Mamma mia !!! Qua proprio non ci siamo !!! Ma questo Nereo Villa si è bevuto il cervello ???

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Messaggioda Volontario » sab giu 09, 2007 8:29 pm

Knight Richard ha scritto:Mamma mia !!! Qua proprio non ci siamo !!! Ma questo Nereo Villa si è bevuto il cervello ???
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Infatti, ti avevo avvertito! :D :D
Per le questioni monetarie è sufficientemente preparato, però alla fine si va sempre a "litigare"! :wall: :mazza: :D
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Messaggioda Knight Richard » sab giu 09, 2007 9:47 pm

Volontario ha scritto: però alla fine si va sempre a "litigare"!


E ti credo!
A me sembra il tipico articolo esoterizzante e non mi meraviglirei nemmeno se mi dicessero che l'autore in questione è massone ...

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