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Taizé PDF Stampa E-mail
Scritto da omnia in Christo   
martedě 22 maggio 2007

Taizé, i pifferi e la Piramide (tratto da Ubi Petrus del Gennaio 1999)

Un sacerdote bresciano, Don Luigi Villa, volle sapere l’opinione del cardinal Journet su Taizè:

-Que pensez-vous de Taizè? (Che ne pensa di Taizè ?). Il cardinale, rispondendo con la parola dello stesso suono ma di scrittura diversa, rispose: -Taisez-vous, taisez-vous! (Non me ne parli!). E spiegò: Taizè propaganda un ecumenismo a buon mercato e un falso irenismo a danno della verità. Copre i problemi nella nebbia e seduce un mondo cattolico in via di dissolvimento. Di questo non si dice nulla nel martellamento propagandistico parrocchiale milanese, anche perché dirne contro per un sacerdote è mettere a rischio la propria prevostabilità. Ma cerchiamo di capire i termini della questione.

Roger Schutz

Taizè è una comunità ecumenica fatta su misura dell’ecumenismo attuale, proteso a stringere la mano a tutte le confessioni cristiane e pagane, lasciandole vivere in pace nei propri errori. Il suo fondatore, l’abbè protestante Roger Schutz, è stato il primo a ricevere il Premio Templeton, istituito dalla loggia massonica di Londra. Ora si sa che la massoneria non spreca denaro e premia coloro che entrano in pieno nel suo piano di fondere culture, politiche e religioni nel gran disegno sinarchico del mondialismo di ispirazione esoterica.

Ecumenismo equivoco

Parlando di Taizè occorre distinguere la comunità monastica dei frères, sorta su iniziativa di Roger Schutz nei primi anni Quaranta, e il movimento giovanile che vi fa capo, ingrossatosi soprattutto dopo il Concilio dei Giovani (30 Agosto 1974). Giovani di tutte le nazioni e di tutte le tendenze religiose e politiche si radunano, fino a settantamila (1970), intorno all’abbazia di Taizè nelle vicinanze di Cluny. Il grande Tempio della Riconciliazione comprende due piccole cappelle, una cattolica, un’altra ortodossa, ma l’insieme fa pensare al solenne Tempio della Comprensione (Temple of Understanding: vedi Orio Nardi, Il vitello d’oro, p. 187s) ideato dalla grande iniziata Edit Kermit Roosevelt, ossia una immensa piazza esagonale sulla quale si specchiano i templi delle sei maggiori religioni del mondo con relativi uffici, unificate appunto dall’esoterismo massonico. E’ comprensibile che il clima di solidarietà ed entusiasmo tipico dei grandi incontri giovanili eserciti un’attrazione notevole, tanto più che l’insieme si ispira a una mentalità liberista, tipica del protestantesimo, capace di fondere l’elevazione al dio di qualsiasi religione con i più aberranti comportamenti permissivi. C’è una libreria munita di stampe in varie lingue, dischi, foto, affissi murali, e i Frères e gli animatori sono disponibili al dialogo. Ma che avviene nelle centinaia di tende durante le ore notturne? Ecco alcune delle tante testimonianze, ad esempio sull’incontro del lunedì di Pasqua 1973:

“Una folla immensa…Si vedono giovani avvoltolarsi nei vizi, sdraiati ai piedi delle case, avvinghiati senza alcun ritegno”.

Un’altra: “Apparentemente non ci sono giovani nelle tende delle ragazze, ma in realtà ci sono ragazze sotto le tende dei giovani, come lo erano nella tenda che occupavo io… Non c’era un regolamento severo, ma solo un avvertimento… Delle giovani erano già state violentate”.

Un’altra ancora parla di “pessimo comportamento sia nelle zone dei camping che nel recinto proprio di Taizé”.

Recentemente (riferendosi al 1999) una nota del governo francese ammoniva i responsabili di Taizé riguardo al traffico della droga, probabilmente gestito da infiltrati, con la minaccia di far intervenire la polizia di stato. In sostanza, c’è movimento e dinamismo più intuitivo e meditativo che speculativo, un linguaggio che cerca di dare idee-forza e immagini espresse con parole alle quali si dà un contenuto affettivo che nutre i vari stati d’animo: “gioventù nuova, un cuore unificato, vivere la festa intimamente, lotta che diventa festa, dinamica del provvisorio, primavera della Chiesa, lotta e contemplazione…”. Ci sta tutto, come nella New Age.

Le espressioni usuali dell’ambiente suonano cattoliche, ma il loro senso è alterato dalla mentalità protestante. Roger dice: Come uscire dal vicolo cieco perché la Chiesa possa rispondere alla sua vocazione ecumenica, che è quella di essere luogo di cattolicità e di comunione universale, un luogo dove i non credenti si trovino a loro agio? (“Supplem. à la Lettre de Taizé” aprile 1972).

Ma come pensare una Chiesa Cattolica dove i credenti si trovino a loro agio coi non credenti, come «conciliare Cristo e Beliar?» (2 Cor 6, 15).

Non ha detto Gesù: “Neppure uno iota cadrà dalla legge” (Mt 5, 18), mentre l’attuale ecumenismo fa cadere perfino i pilastri portanti del Vangelo?

Anche Max Thurian, tra i fratelli più influenti di Taizé, sognava una “intercomunione tra chiese sorelle” fatta di “diversità teologica, dogmatica e liturgica compatibili con una realtà più viva e più reale che non il puro e semplice ritorno all’unità romana”. Simili coaguli sono un miracolo possibile a Thurian ma non a chi ha detto “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16, 18).

Max Thurian

Max Thurian è noto per le sue idee calviniste e la sua “Liturgia di Lima”. Faceva parte del Consiglio Ecumenico delle Chiese, protestante e filomarxista, e fu ordinato sacerdote in segreto dal cardinal Ursi (“La Croix” 11 maggio 1988). Si è fatto cattolico, ma non ha fatto passi di vera conversione dalla sua mentalità dissidente: “Sia ben chiaro - disse - che io non rinnego nulla di tutto quello che avevo ricevuto prima come cristiano”. Ha continuato a sostenere dottrine giudicate eretiche riguardanti la Scrittura, l’Eucaristia, l’autorità del Papa, l’unità della Chiesa senza abiurare alla sua fede calvinista (CV ottobre 1991). Schutz e Thurian si presentano come una specie di papa in veste bianca parallelo a quello di Roma.

Orientamento marxista

A Taizé si riversano le più disparate concezioni politiche, naturalmente con l’imperante prevalenza del sinistrismo marxista. La “Lettre de Taizé”, edita in una dozzina di lingue per oltre centotrenta paesi, sviluppa l’esortazione di Roger a fondare “comunità di base”, “cellule”, “catene di sostegno…che devono avere la capacità di essere segno di contraddizione per rompere con delle situazioni di cui l’uomo è vittima”, ma con riferimenti tipo Teologia della Liberazione, in direzione ecumenico-marxista. Schutz non esita ad aggiungere: “Cercate i mezzi per comunicare, anche clandestinamente, tutto quello che avete appreso” (“Lettre de Taizé” aprile 1972).

E’ questo che vuole il cardinale Martini? Non ha ribadito, anche recentemente, la sua linea filo-marxista affermando: “Nel considerare la storia di questo secolo non si può prescindere dalla carica di idealità (!) e di riforma immessa dal marxismo e dai suoi ulteriori sviluppi nella nostra cultura e nella nostra prassi (già, con oltre duecento milioni di vittime in tutto il mondo, il terrorismo, le carceri psichiatriche, ecc.). Anche la dottrina cattolica... ne è stata profondamente segnata e stimolata” (vedi Verso l’Europa unita, dicembre 1992, p. 25s, riportato in CV, maggio 1992): certo, con il sostegno determinante dato al modernismo dagli infiltrati di Piasecki, col Movimento Pax, la teologia della Liberazione, l’egemonia culturale marxista e altro ancora (vedi Orio Nardi, Gnosi e rivoluzione, pp. 77s).

E non ha fatto pochi giorni fa, il cardinale Martini, l’elogio del sessantotto? (vedi “La Repubblica”, 22 dicembre 1998, p.13).

Intercomunione?

Che intercomunione può esserci tra cattolici e Taizé se non c’è concordanza sul fatto fondamentale che genera la Chiesa? I protestanti non credono alla presenza reale di Cristo nell’Eucarestia, e considerano la Messa come semplice commemorazione comunitaria di indole simbolica. Quindi la comunione dei cattolici che vi prendono parte non è la nostra Comunione Eucaristica. Neppure il pane e il vino distribuito dopo la messa celebrata nella cappella anglicana è la nostra Comunione Eucaristica, ma ragazzi e ragazze che distinzione sono in grado di fare?

Così la messa celebrata nel 1984 da Schutz a Parigi con 25.000 giovani non era Sacrificio Eucaristico. Il 1 settembre 1989, data commemorativa dell’inizio dell’assalto hitleriano alla Polonia, Taizé si è riversato a Varsavia, portandovi in un altro incontro 50.000 giovani (con 8.000 tedeschi e 700 sovietici) (DT 30 dicembre 1989, citato in CV aprile 1990). Sempre nello stesso clima ecumenico aberrante.

Questa intercomunione che lacera il cuore stesso della Chiesa è fonte di quella confusione che vorrebbe anticipare la fusione esoterica delle religioni più disparate.

Pifferi e pifferai

Un acuto osservatore smaschera Taizé con questo pungente giudizio, che condividiamo: “Taizé ha, nell’ecumenismo moderno, il ruolo del piffero magico della saga renana che attira i giovani, e il suono del suo strumento li fa correre dietro a sé per farli precipitare nei gorghi dell’incuranza della fede, una fede che si riduce a un vago entusiasmo collettivo dagli ideali sinistroidi” (A. Schomberger in “Fels”, luglio 1984).

Piffero magico? Ma chi è il pifferaio, diciamo il rimorchiatore? E non potrebbe essere che il rimorchiatore, quando la Piramide avrà rivelato i suoi segreti, non si riveli a sua volta un rimorchiato?…

L’incontro con Taizé avviene in un clima di esaltazione di una comunità protestante che a differenza dei cattolici non vanta la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Avremmo desiderato che assumesse il significato di una nostra testimonianza del dono inestimabile offerto a chi crede nella promessa di Cristo “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna,etc” ma in questo clima di banalizzazione del mistero eucaristico e di demagogia ecumenica Schutz e amici torneranno alteri di aver portato nella cattolica Milano il germe del dissolvimento. Grazie al nostro stesso pastore.

DINA MITE

 

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