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Opus Dei: crociata occulta |
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Scritto da ITALIANO
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mercoledì 31 dicembre 2008 |
del sac. dott. Luigi Villa - "Chiesa Viva", Ottobre 2008
In questi ultimi anni si è riaccesa la polemica sulla natura e sul ruolo dell'Opus Dei. Anche quest'ultimo viaggio intercontinentale di Benedetto XVI, in Australia (luglio 2008), col suo immediato trasferimento al "Kenthurst Study Centre" in una casa dell Opus Dei, fa riemergere la curiosità di approfondire questa organizzazione, ispirata al "segretismo"; uno stile che vuole la "potenza" come presunto strumento di "azione pastorale".
In realtà, sono oltre 50 anni che l'Opus Dei è accusata di interferenze sistematiche nella vita politica ed economica dei Paesi in cui si trova. È un fatto che questa associazione ha sempre appoggiato tutte le dittature, purché cattoliche e integraliste, usando negli affari, del silenzio per sua arma assoluta.
Poco tempo fa, l'Opus Dei era salita alla ribalta, quando Roberto Calvi, il figlio del Presidente del Banco Ambrosiano, fu trovato impiccato sotto un ponte del Tamigi, nell'agosto 1982. II figlio, sul "Wall Street Journal" di New York, dichiarò che il padre non s'era affatto suicidato, perché aveva concluso con l'Opus Dei un accordo per cedere alla società pontificia il metafore dell Opus Dei. 16% del suo impero bancario, per uscire dalle sue difficoltà. Difatti, anche secondo "Panorama" (19 luglio 1982), aveva scritto che «... il capo dell'Ambrosiano era considerato dai Prelati vaticani legati all'Opus Dei, l'interlocutore laico principale per l'attuazione di una serie di iniziative finanziarie di grande rilievo per lo Stato Pontificio...». Anche la Commissione parlamentare italiana, facendo inchiesta sulla P2, cercò anche di sapere quali relazioni esistevano tra l'Opus Dei e la P2. Tra i fascicoli dell'archivio segreto di Licio Gelli, trovarono che il N. 72 era intitolato "Opus dei" e il N. 88, "Vaticano".
Il quotidiano di Madrid "El Pais", il 25 settembre 1982, riferiva che la Commissione parlamentare spagnola d'inchiesta, aveva mandato ai membri dell'Opus Dei la lista di iscritti alla P2, per sapere se Roberto Calvi, Umberto Ortolani e Licio Gelli erano membri della "Opus Dei".
Questa pia "Società Sacerdotale della Santa Croce", detta "Opus Dei", è composta del 2-3% di religiosi, mentre ne ha arruolato il 98% di laici d'ogni stampo: militari, industriali, uomini d'affari, politici, magistrati, alti funzionari direttivi dello Stato...
L'Opus Dei fu fondata nel 1928 da José Maria Escri-và de Balaguer. Sulla base di un suo libricino, intitolato "Camino", vi si insegna che i membri dell'Opera devono farsi più con l'opera concreta quotidiana che non con la preghiera. Quindi, l'Opus Dei è una organizzazione autoritaria, tecnocratica, avvolta nel segretismo. Il suo programma è quello di selezionare "l'elite mondiale" che sappia formare una nuova "potenza". Per questo, l'ideologo dell'Opus Dei, Raphael Calvo Serer, definì l'Opus Dei "una forza potenziale" come mai la Chiesa abbia avuto dopo il Concilio di Trento. Difatti, l'Opus Dei, oggi, ha ottantamila aderenti di una novantina di Paesi, 13.000 dei quali, detti "numerari" hanno il vincolo del celibato.
Inoltre, l'Opus Dei ha circa 50 Università e Collegi; ha oltre 50 stazioni radio-televisive; ha circa 15 società cinematografiche; ha 40 agenzie di stampa; ha circa 70 giornali di vario tipo; ha una banca a Ginevra, un ufficio di cambio a Zurigo, controlla decine di istituti bancari e finanziari; ha imprese di costruzione...
Una forza enorme, quindi che può esercitare un'influenza smisurata. L'Opus Dei cerca la potenza; lo prescrive persiono nel sup Statuto, come mezzo peculiare di apostolato. Il segretismo, perciò, è un organismo di potere occulto, esigendo dagli affilitati il silenzio totale.
Il suo primo campo d'azione fu la Spagna, dove appoggiò il franchismo dal 1941 al 1975. Nel governo di Franco aveva ministri, sottosegretari, capi di Stato Maggiore. Oggi, pur nel Governo socialista, ha 20.000 aderenti. La più grande multinazionale, a capitale spagnolo, la "Ruiz Mateos Sociedad Anon (RUMASA), ha controllato più di 300 imprese banche.
Anche il campo politico è nel giro dell'Opus Dei. In Cile, ad esempio, partecipò alla congiura contro il presidente Salvador Allende, specie col suo giornale "Que Pasa"; come spianò la strada a Pinochet. Ma la sua influenza si estende in tutta l'America Latina.
Si sa, ormai, come sia giun to ad avere una sua organizzazione laica che può operare anche al di fuori dell'autorità dei Vesci di tutte le gerarchle ecclestiche nazionali.
Da sapere che il fonda dell'Opus Dei, Escrivs Balaguer, si diceva ispirato direttamente da Dio. Nel giornale segreto della società, "Cronica", si legge, a più riprese: «... sulla ».
Sempre su "Cronica", Escrivà scrisse che nella Chiesa «... vi si trova del vero marciume, e in certi momenti si direbbe che il Corpo Mistico del Cristo è un cadavere in decomposizione che puzza». Per Escrivà, solo l'Opus Dei è "santa, immutabile, eterna".
Ciò che fa assomigliare di più l'Opus Dei ai "servizi segreti" è la difficoltà non ad entrare, ma ad uscirne, quasi impossibile.
Con il pontificato di Karol Wojtyla, l'Opus Dei divenne addirittura "Prelatura" personale del Papa,
Quest'ultimo titolo lo si può dire ben approrpriato dalle non poche uscite da esso da parte di tanti, come, ad esempio, dal professore dell'Università di Oxfortd, John Toche, che fu anche direttore in quella Società, che abbandonò perché si era convinto che era un'organizzazione "pericolosa" che nessuno conosce, benché sia un esercito occulto con enorme capacità operativa, che può mettere in campo decine di migliaia di funzionari, ministri, industriali, generali, banchieri, politici, inseriti nelle sue strutture di una novantina di Paesi. I suoi uomini principali sono ai posti chiave della Gerarchla vaticana, nella Congregazione dei Vescovi, del clero, nella Segreteria di Stato, nella diplomazia. È una Società teologica-tecnocratica che dà tecnici, dirigenti, preparati e inseriti tuttora in tutti i campi.
Il Papa Wojtyla condivideva l'integralismo di quella Società, perché anche Lui credeva nell'efficacia dei mezzi secolari , del potere, del denaro, del prestigio, della cultura, per la "evangelizzazione".
Più di una volta, Egli ebbe a dire ai Cardinali che l'aspetto più positivo dei suoi viaggi furono "gli incontri con i potenti della terra".
Oggi, è più che chiaro che Giovanni Paolo II, come Papa, dovette molto all'Opus Dei, anche per la sua ascesa al trono di San Pietro, come pure a farsi conoscere.
Già a Cracovia, l'Opus Dei lo aveva invitato a parlare nelle loro università. Anche quando veniva a Roma, veniva invitato a parlare nel Centro Studi dell'Opera. Durante il Sinodo dei Vescovi del 1975, le sue dichiarazioni venivano tradotte in molte lingue e distribuite ai Vescovi. Nessuna meraviglia, quindi, che Wojtyla, appena eletto Papa, andò a pregare sulla tomba del fondatore dell'Opus Dei.
Inizio con due testi tra loro contrastanti: uno di Gesù, l'altro di Balaguer.
il che permetteva all'Opera di estendersi, senza più controlli, su tutte le diocesi del mondo. Non a caso fu chiamata "polipo di Dio" e "santa mafia". 1° «II mondo Mi odia perché dimostro che le sue opere sono malvagie... Non amerai il mondo né le cose che stanno nel mondo. Se qualcuno ama il mondo, l'amore del Padre non cade su di lui» (Jo. 15, 19; 12,5).
2° «II Signore non mi ha dato la vocazione religiosa, e auspicarla, per me, sarebbe un disordine. Sono un sacerdote secolare che ama appassionatamente il mondo... Dobbiamo amare il mondo perché il mondo è buono» [1]
Il fondo della questione sta nel fatto che la distruzione che fa la devozione moderna sulla tradizione tradizionale ha per suo maggiore esponente l'Opus Dei. Mentre l'Opus benedettina sintetizza la devozione tradizionale, quella di Escrivà sintetizza la decadenza della devozione moderna.
Enuncio le principali eterodossie che contengono le opere dell'Opus Dei.
- La considerazione del professionalismo e dell'intellettualismo come obblighi per raccogliere proseliti, al posto dei compiti e di orazioni.[2] Ma un'ora di studio non è un'ora di preghiera, perché ambiti differenti, anche se non divergenti. Lo studio non sostituisce la supplica.
- Attivismo come idolatria del lavoro. Considerazione dell'uomo come "faber", e considerazione del tempo come "il tempo è denaro"[3]. È dimenticare che il lavoro non è il fine dell'uomo, bensì la contemplazione.
- Autonomia nell'ordine temporale. L'Opus Dei lascia assoluta libertà ai suoi membri nelle scelte politiche. Questo pluralismo politico ha permesso che i membri fossero socialisti, marxisti, liberali e persino massoni.
- La riconciliazione con il mondo. Questo è l'errore più profondo dell'Opus Dei. Il non distinguere tra il mondo in senso cronologico, in sé buono, e il mondo nel senso teologico, che assorbe tutto il male che deve essere combattuto dal cristianesimo.
- L'ecumenismo irenista e sincretista, che costituisce la città secolare, relativista e massonica. In "Camino", Escrivà scrive: «Non teniamo nemici, solo amici. Amici della destra e dobbiamo essere aperti senza alcuna discriminazione a persone di tutti i credi religiosi e di tutte le ideologie»[4] (Conversazioni, prologo). «Questo spettacolo (del pluralismo ideologico) mi rende lieto, perché è il segnale che tutto funziona, grazie a Dio»[5].
- La santità è ridotta a una vita normale e ordinaria. Ma questo è una deformazione del messaggio cristiano.
- Una rigida concezione della disciplina inferiore e dell'obbedienza ai superiori, di tipo prettamente massonico. Nella Costituzione dell'Opera si legge: «Smetti di essere te stesso per essere l'Opus Dei». Per cui, una persona presa all'Opus Dei è obbligata ad obbedire incondizionatamente ai superiori prima che ai suoi genitori o parenti. Per questo, fu anche detta "Massoneria bianca".
- L'assoluzione dell'antropocentrismo e del volontariato hanno fatto di Dio un essere contingente.
- II rifiuto della vita speculativa e l'esaltazione, invece, dell'uomo "faber". "Il Signore collocò il primo uomo nel Paradiso perché lavorasse"!
- Lo storicismo: "L'Opus Dei non avrà nessun problema di adattamento nel mondo, mai si incontrerà nella necessità di aggiornarsi e di adattarsi, perché tutti i suoi soci sono nel mondo. Perché la voce di Cristo si faccia ascoltare nel mondo, è necessario che il clero parli e sia sempre presente". "Non ci interessa la perfezione evangelica e molto meno ci interessa la vita cosiddetta della perfezione evangelica...Questo cammino non è il mio, né quello dei soci dell'Opus Dei... Non è necessario parlare dell'adattamonto al mondo o alla società moderna; nessuno ni adatta a quello che ha come proprio"[6].
Visto questo, alla luce delle sue stesso Costitu/ioni, possiamo affermare che la sua dottrina o spiritualità sono chiazzate di eterodossia: attivismo, materialismo, mondialismo, filo-calvinismo, abbassamento della santità, giansenismo, sincretismo... il tutto qualificabile come "errori" contenuti nell'Opus Dei o nel suo fondatore.
Note
1 Cfr. Mons. Escrivà de Baiaguer, "Omelia", nel campus dell'Università di Novarra, 8 Ottobre 1967.
2 cfr. Escrivà de Baiaguer, "Camino" n° 334-335.
3 Idem, n° 354-356.
4 Cfr. Escrivà de Balaguer, "Camino" n° 838.
5 Cfr. "La Nacion", Buenos Aires, 15 febbraio 1980
6 Cfr. Mons. Escrivà de Balaguer, "L'Osservatore della domenica", maggio-giugno del 1968. |
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