|
Tratto da Sodalitium
Il Concilio Vaticano II ha portato ad una vera “rivoluzione” nella Chiesa, introducendo molti cambiamenti nella dottrina e nella prassi liturgica dei cattolici (il più evidente è il N.O.M. cioè la nuova Messa di Paolo VI). Molti cattolici pensano, erroneamente, che i cambiamenti dottrinali siano marginali, e che in fondo “sia quasi tutto come prima” o che questi cambiamenti, se ci sono, siano cose da specialisti, da teologi, da “addetti ai lavori” e che il semplice fedele non è in grado di rendersene conto.
Le cose non stanno propriamente così! Nel numero 57 di Sodalitium avevamo già messo a confronto un catechismo moderno (e modernista…!) con quello tradizionale; riprendiamo questo tema. Metteremo quindi a confronto quanto viene insegnato oggi a scuola in alcuni libri di religione conformi alla dottrina del dopo-Concilio (tutti rigorosamente approvati dalle competenti autorità ecclesiastiche) e quanto veniva insegnato nel catechismo prima del Concilio (per esempio quello di san Pio X).
Questo confronto ci fa capire come il cambiamento dottrinale sostanziale operato dal Concilio Vaticano II sia ormai radicato e considerato “dottrina ufficiale”, poiché non si tratta di casi isolati e sporadici ma di prassi d’insegnamento ormai corrente. Poiché questi testi hanno tutti l’imprimatur della C.E.I. la responsabilità di queste, che possono essere considerate “eresie” vere e proprie, è da ricondurre alle attuali gerarchie ecclesiastiche, da Camillo Ruini a Karol Wojtyla, che li hanno approvati con il Nulla Osta, firmati, e dati alle stampe. Per facilitare la comprensione dei testi riporteremo i testi moderni in carattere Helvetica e i nostri commenti in corsivo.
Negazione della realtà storica del peccato originale
Nel testo che stiamo per esaminare viene esplicitamente negata la realtà storica del peccato originale e che Adamo ed Eva fossero dei personaggi realmente esistiti. Bisogna notare che se il peccato originale è solo “un racconto inventato allo scopo di insegnare una grande verità” e non un fatto storico, si rende del tutto vana e inutile la Morte stessa, la Redenzione operata da Gesù Cristo e la necessità del battesimo per essere salvi; quindi negare l’esistenza del peccato originale e l’esistenza del male equivale a rendere inintelligibili gli altri misteri della dottrina cattolica. Il testo sarà poi confrontato con il catechismo di S. Pio X e alcuni documenti della Chiesa.
«La colpa dei progenitori»
I primi esseri umani a popolare la Terra, secondo il racconto della Genesi, sono Adamo ed Eva.
Il nome Adamo significa “l’uomo”, “l’umanità”, “colui che viene dalla terra”. Eva è un nome che significa invece “la donna”, “la vivente”, “colei che genera la vita”. Adamo ed Eva sono quindi due nomi simbolici, piuttosto che nomi propri di persone reali. È facile perciò capire che Adamo ed Eva non sono due personaggi storici, ma immaginari. Nello stesso tempo, però, sono qualcosa di più: sono il simbolo dell’umanità intera. Nel racconto biblico figurano come i rappresentanti originari (progenitori) di tutta l’umanità. Anche il racconto della loro colpa non è da intendersi come la cronaca di un fatto realmente accaduto, ma è un racconto inventato allo scopo di insegnare una grande verità: l’uomo non è capace di fare tutto il bene che vorrebbe, è debole di fronte alla tentazione; prova vergogna quando trasgredisce la legge; è stato espulso dal “paradiso” che gli spettava per diritto; il lavoro sembra una dura condanna anziché una piacevole attività; la vita, insomma, è un continuo lottare contro se stessi, contro gli altri, contro le forze ostili della natura, contro la morte.
(Flavio Pajer, la Religione i fatti i segni la vita. SEI — Torino — 2002 — vol. I. Nulla Osta della CEI (prot. 127/02), Roma, 4 febbraio 2002, Camillo card. Ruini. Imprimatur (prot. 2/2002), Torino, 14 febbraio 2002, Fiandino mons. Guido Vicario Generale.)
Catechismo di S. Pio X
56 D. In quale stato Dio pose i nostri primi progenitori Adamo ed Eva?
R. Dio pose Adamo ed Eva nello stato di innocenza e di grazia; ma presto ne decaddero per il peccato.
58 D. Quale fu il peccato di Adamo?
R. Il peccato di Adamo fu peccato di superbia e di grave disobbedienza.
59 D. Quale fu il castigo del peccato di Adamo ed Eva?
R. Adamo ed Eva perdettero la grazia di Dio e il diritto che avevano al cielo, furono cacciati dal paradiso terrestre, sottoposti a miserie nell’anima e nel corpo.
«Pontificia Commissione Biblica (P.C.B.)»(1)
“Sul carattere storico dei tre primi capitoli della Genesi”
30 giugno 1909 (sotto papa S. Pio X)
III. Domanda. Si può in particolare, mettere in dubbio il senso storico letterale in quei capitoli in cui si tratta di fatti che toccano i fondamenti della religione cristiana: tali sono, tra gli altri, la creazione di tutte le cose operata da Dio all’inizio del tempo; la particolare creazione dell’uomo; la formazione della prima donna dal primo uomo; l’unità del genere umano; la felicità originale dei progenitori nello stato di giustizia, integrità e immortalità; l’ordine dato da Dio all’uomo per mettere alla prova la sua obbedienza; la trasgressione dell’ordine divino per istigazione del Diavolo sotto apparenza di un serpente; la perdita dei progenitori di quel primitivo stato di innocenza; e la promessa di un Redentore futuro? Risposta: NO. »
Se la risposta è no vuol dire che tale senso storico non può essere messo in dubbio, quindi è vero il contrario cioè che questi primi tre capitoli della Genesi (la caduta di Adamo ed Eva è raccontata nel cap. III) hanno un valore storico letterario; affermare il contrario è temerario e disobbedienza grave. Questo documento può essere completato con quelli riportati qui di seguito. Si noti come Pio XII condanni il poligenismo e insegni che il peccato originale è un “peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che [è] trasmesso a tutti per generazione”, ne consegue che Adamo non può essere un personaggio simbolico.
« Dichiarare a priori che i racconti in essi contenuti [i primi undici capitoli della Genesi] non contengono storia nel senso moderno del termine, lascerebbe facilmente intendere che essi in nessun senso ne contengono, quando invece essi riferiscono con un linguaggio semplice e figurato, adatto all’intelligenza di un’umanità meno progredita, le verità fondamentali presupposte dall’economia della salvezza, insieme alla descrizione popolare delle origini del genere umano e del popolo eletto.
(Lettera della P.C.B. al card Suhard del 16 gennaio 1948; sotto Papa Pio XII).
« (…) Però quando si tratta dell’altra ipotesi, cioè del poligenismo, allora i figli della Chiesa non godono affatto della medesima libertà. I fedeli non possono abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, è inerente in ciascun uomo come suo proprio (cfr. Rom. V, 12-19; Conc. Trident., sess. V, can. 1-4). »
(Pio XII Lett. Enc. Humani Generis , 12-8-1950)
Si possono inoltre citare i canoni del Concilio di Trento nel “Decreto sul Peccato Originale” (5° sess. 17-06-1546) nei quali si parla di Adamo ed Eva come persone fisiche e non simboliche che hanno trasmesso realmente alla loro discendenza il Peccato Originale [Ds 1510-1516].
L’evoluzionismo sdoganato
Sempre nel testo di religione già citato, viene proposto e insegnato l’evoluzionismo come una verità acquisita e indiscutibile usando una terminologia presa in prestito dalla biologia alla dottrina cristiana. Inoltre qui non viene assolutamente insegnata la creazione dell’uomo da parte di Dio ma agendo proprio “come fosse già dimostrata con totale certezza la stessa origine del corpo umano dalla materia organica preesistente” si contraddice Pio XII (Humani generis). È da notare però che questo testo è posteriore a quel famoso discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze del 22 ottobre 1996 in cui Giovanni Paolo II spezzava ben più di una lancia in favore dell’evoluzionismo, affermando che “nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell’evoluzione una mera ipotesi”. Questo discorso venne recepito come una vera riabilitazione di Darwin da parte della Chiesa. (Al proposito si può leggere quanto già pubblicato su Sodalitium n. 45, aprile 1997, rubrica Osservatore Romano “Karol Wojtyla, l’evoluzionismo e monogenismo”). Metteremo questo passo a confronto con la prudenza dell’insegnamento di Pio XII in merito alla teoria dell’evoluzione.
L’origine del culto dei morti
L’avventura dell’uomo è cominciata nella notte dei tempi. I primi esseri somiglianti all’uomo, gli ominidi, risalgono a 4 o 5 milioni di anni fa. Vivevano inizialmente nelle foreste dell’Africa, e si sparsero poi anche negli altri continenti. Lo sappiamo dai resti di scheletri ritrovati in numerosi scavi archeologici. Con il passare dei millenni quegli ominidi impararono a usare strumenti di pietra e di legno (Homo habilis), a muoversi in posizione eretta (Homo erectus), a usare il fuoco, a comunicare con un linguaggio e a vivere in gruppi (Homo sapiens). Quest’ultima fase dell’evoluzione risale a circa 200.000 anni fa. Ne abbiamo testimonianza con il ritrovamento dell’uomo di Neandertal, dal nome della località tedesca in cui fu ritrovato il primo scheletro di Homo sapiens. Con lui ebbe inizio un comportamento assolutamente originale: l’uomo cominciò a dare una sepoltura ai propri morti. Perché? Gli studiosi non lo sanno con certezza. Fu una tappa misteriosa nel cammino verso la civiltà. Quello che è sicuro è che l’essere umano stava distinguendosi sempre più nettamente dal resto del mondo animale. (2):
Pio XII e l’evoluzionismo
Humani Generis
« Per queste ragioni il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformità dell’attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell’evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull’origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio). Però questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni, cioè di quella favorevole e di quella contraria all’evoluzionismo, siano ponderate e giudicate con la necessaria serietà, moderazione e misura e purché tutti siano pronti a sottostare al giudizio della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato l’ufficio di interpretare autenticamente la Sacra Scrittura e di difendere i dogmi della fede (Cfr. Allocuzione Pont. ai membri dell’Accademia delle Scienze, 30 novembre 1941; A. A. S. Vol. , p. 506). Però alcuni oltrepassano questa libertà di discussione, agendo in modo come fosse già dimostrata con totale certezza la stessa origine del corpo umano dalla materia organica preesistente, valendosi di dati indiziali finora raccolti e di ragionamenti basati sui medesimi indizi; e ciò come se nelle fonti della divina Rivelazione non vi fosse nulla che esiga in questa materia la più grande moderazione e cautela ».
Discorso ai partecipanti al Primo Congresso Internazionale di Genetica medica, 7 settembre 1953.
«D’altra parte, non si conosce nessun processo naturale mediante il quale un essere ne produca un altro di natura differente; che il processo con cui una specie ne genera un’altra resta del tutto impenetrabile, nonostante i numerosi stadi intermedi; che non si è ancora riusciti sperimentalmente a far derivare una specie da un’altra specie; e finalmente che noi non sapremmo assolutamente a quale stadio di evoluzione l’ominide ha varcato di colpo la soglia dell’umanità. (…) Si crede di dover dire che le ricerche sull’origine dell’uomo sono ancora ai loro inizi; che la rappresentazione che oggi se ne fa non può essere considerata come definitiva ».
Qualche “perla” di Modernismo
Molti sono i punti sinceramente discutibili che si possono trovare oggi nei libri per l’insegnamento della religione a scuola. Ne citeremo alcuni dandone un breve commento.
Elogio del pacifismo
«[I primi cristiani] erano convinti pacifisti, e si rifiutavano persino di portare le armi o di intraprendere la carriera militare» (3).
Ciò è assolutamente falso poiché sono tantissimi i santi canonizzati che furono militari nei primi secoli e in quelli successivi, basti citare san Sebastiano centurione della guardia personale dell’imperatore Diocleziano, da lui fatto trafiggere con le frecce, e san Martino anch’egli soldato prima di diventare Vescovo di Tours, per non parlare di san Maurizio con tutti i suoi compagni della legione tebea. Nel medioevo si possono citare S. Luigi re di Francia, S. Giorgio e con loro tantissimi altri. Papa S. Pio V riunì un esercito di cristiani per sconfiggere la flotta musulmana a Lepanto. La chiesa, nella sua storia, non ha mai predicato il pacifismo ma piuttosto il compimento dei propri doveri anche per coloro che sono sotto le armi, secondo l’insegnamento di S. Paolo nell’epistola ai Romani. La difesa della patria, della famiglia, della cristianità è un dovere ben preciso in giustizia, laddove si tratti di una guerra giusta.
La sacra gerarchia
«Già nel II-III secolo appare assai chiaramente nelle comunità una struttura gerarchica comune, con la terna: “vescovo-preti-diaconi”»(4).
«A lungo andare, gli uomini di Chiesa diventano uomini di potere: si crea la categoria degli ecclesiastici, distinta e separata da quella dei laici» (5).
In questi due passaggi si insinua che la gerarchia ecclesiastica non sarebbe di istituzione divina cioè ad opera di Gesù Cristo che scelse gli apostoli (“Salito sopra il monte, chiamò a sé quelli ch’Egli stesso volle ed essi andarono a Lui: E stabilì che i dodici stessero con lui e li potesse mandare a predicare” Mc. III, 13-14), li ordinò sacerdoti (“fate questo in ricordo mio” I Cor. XI, 24) dando loro un ruolo preminente e di governo nella Chiesa primitiva (“andate per tutto il mondo predicate l’Evangelo ad ogni creatura” Mc. XVI, 15), separandoli dal resto della plebe cristiana, come si può facilmente evincere da un’attenta lettura dei Vangeli. La struttura gerarchica e monarchica della Chiesa è stata quindi voluta dal Signore stesso e non si è affermata solo nel II-III secolo. Il magistero infallibile della Chiesa, nel Concilio di Trento, infatti, insegna: “Se qualcuno dirà che nella Chiesa cattolica non vi è una gerarchia istituita per una divina disposizione, che si compone di vescovi, di sacerdoti e di ministri, sia anatema”
(Sessione XXIV, 11 nov. 1563, DS 1776).
La pacificazione della Chiesa è un male?
«Tramonta un’epoca in cui la fede cristiana era una scelta volontaria, rischiosa, di pochi, per diventare una comoda abitudine delle masse. Ora si nasce cristiani; peggio ancora, si nasce in una “società tutta cristiana”» (5).
Qui l’autore sembra dimenticare che anche i primi cristiani trasmettevano la fede ai loro figli facendoli battezzare da piccoli poiché stimavano giustamente che ciò che era un bene, una grazia per loro lo era anche per i loro figli, che non dovevano vivere privati della grazia santificante ricevuta nel battesimo. Ciò che è “peggio ancora” per Pajer è la fine delle persecuzioni nei confronti della Chiesa da parte dell’Impero. Il ricevere la fede fin dall’infanzia e il vivere in una società cristiana è una grazia inestimabile da parte di Dio che facilita molto la salvezza delle anime, della quale il buon cattolico deve rallegrarsi poiché si realizza così la “pax Christi in regno Christi”. Ma si “rassicuri” [il luterano?!] Pajer: questo privilegio che Dio concesse alla Cristianità nel Medioevo si sta perdendo ai nostri giorni nelle società sempre più decristianizzate, grazie anche agli insegnamenti di autori come lui…
Elogio degli eretici che sarebbero come S. Francesco
«... Alcuni cristiani però (…) si fidavano di più della propria coscienza che delle norme imposte dall’autorità; invece di invidiare la ricchezza degli ecclesiastici preferivano tornare a una vita semplice e povera come quella di Cristo; non pensavano che la vita cristiana consistesse nel moltiplicare le pratiche di devozione, ma nell’intervenire a sanare i mali della società e della politica; e, soprattutto, in una società piena di conflitti, desiderosa di fare battaglie in nome della fede, avevano nostalgia di pace, di fraternità... È quello che hanno tentato di realizzare, per esempio, Pietro Valdo e i suoi seguaci a Lione e i Catari ad Albi. E, con molto più successo Francesco in Italia» (6).
Qui San Francesco d’Assisi (che molto più democraticamente è chiamato solo più Francesco…) viene messo sullo stesso piano degli eretici Pietro Valdo, Catari e Albigesi che negavano l’autorità della Chiesa, la sua santità e i suoi dogmi insegnando dottrine empie. L’unica differenza sembra essere che “Francesco ebbe più successo in Italia” degli altri, che invece dalla [cattiva!] Chiesa furono condannati come eretici.
Elogio di Lutero e del protestantesimo
«Ciò che non riuscirono a fare questi [Wyclif, Hus, Erasmo, Savonarola, che vengono lodati come “significativi esempi di ribellione a Roma”] e altri riformatori, riuscì invece a farlo Martin Lutero (...) giovane monaco (...) “innamorato” della Bibbia». «La riforma di Lutero ebbe un rapido success (...) per il vasto consenso del popolo, che ritrovava un cristianesimo semplificato...» (7).
Per Pajer Lutero era solo un “innamorato della Bibbia” (mentre i cattolici probabilmente la odiavano… a sentire lui), non una parola sulla corruzione morale di Lutero, sul modo in cui visse e morì questo “grande riformatore” e sugli appoggi politici di cui godette da parte dei principi tedeschi e che furono una delle vere ragioni del suo successo. Dopo aver infangato la Roma rinascimentale, e aver lodato i “significativi esempi di ribellione” di Wyclif, Hus ed Erasmo, l’autore espone in modo compiaciuto la dottrina luterana di un “cristianesimo semplificato” che attira la sua ammirazione a evidente discapito di quella dell’ortodossia cattolica. Non contento di ciò Pajer deplora l’istituzione dell’“Indice dei libri proibiti” e la “ingiusta condanna di Galileo (citando le solite trite e ritrite menzogne su questo caso…) come “effetti indesiderati e deplorevoli della riforma cattolica”.
Povera Chiesa, povera storia così maltrattata, e poveri ragazzi così ingannati da un “teologo” luterano che si spaccia per cattolico, che può vendere i suoi libri per l’insegnamento della religione (quale religione?...), con l’approvazione della Conferenza Episcopale Italiana. Vescovi e “papa” stanno a guardare mentre “questo lupo in veste di pecora” (Matt. VII 15) può impunemente infangare la Santa Chiesa e far perdere la fede a quei poveri ragazzi che devono studiare sui suoi libri. Per fortuna l’ammonimento del Signore “dai frutti li riconoscerete” (Matt. VII 16) ci permette di riconoscere i “falsi profeti”.
Un libro di [irr]religione mondialista e multiculturale per la scuola elementare
Esaminiamo ora il libro dal titolo “Come l’albero. Testo di religione cattolica per il primo ciclo della scuola elementare” a cura di Silvia Dondi e Pierangela Tani (8).
Nella presentazione, sulla seconda pagina di copertina, leggiamo che «Il Testo sottolinea anche le dimensioni di “mondialità” e di “interculturalità” che i bambini di oggi respirano intorno a sé e che vanno educate nel senso del “rispetto per ciò che è diverso” e della solidarietà universale».
È come minimo inquietante sentire parlare già di “mondialismo”, di “multiculturale” in un libro “di religione” destinato ai bambini della prima e seconda elementare. La religione cattolica è, per definizione, universale (cattolico = universale) cioè adatta a tutti i popoli di tutti i tempi, di tutte le latitudini e culture. La dottrina cattolica deve permeare tutta la società e cambiarla dal di dentro come il lievito con la farina, pur lasciando ad ogni popolo le sue peculiarità e le sue tradizioni. Il mondialismo, che è idea di origine massonica, invece tende a livellare le differenze, le tradizioni, ad appiattire tutto e si oppone quindi all’idea cattolica. A quanto sembra, quindi, l’intenzione dei curatori di questo libro non è quella tradizionale di un buon catechismo, cioè di formare dei bambini che siano un giorno dei buoni cristiani ma piuttosto di preparare i futuri cittadini della “civiltà globale” [secondo le massime della F .·. M .·.] che siano mondialisti e multi-culturali, ma soprattutto indifferenti verso la verità e tolleranti verso ogni errore e religione (soprattutto se falsa!).
L’interculturalità e l’indifferentismo di questo testo viene subito messa in risalto a pagg. 9-10 nella “unità didattica 2”:
«I POPOLI DEL MONDO RICONOSCONO... E LODANO IL CREATORE
COSÌ SAN FRANCESCO LODAVA IL CREATORE:
Lodato sii, mio Signore, per tutte le tue creature. Per fratello sole, per sorella acqua, per la madre terra che dona frutti, fiori ed erba.
ECCO UNA PREGHIERA DEI POPOLI AFRICANI:
Tu sei il nostro padre, o Dio! Oh, noi ti vogliamo lodare! Oh, noi ti vogliamo ringraziare! Te padre dei padri! Te, o Signore! Te, o Dio!
CON QUESTA PREGHIERA GLI ANTICHI EGIZI INVOCAVANO DIO:
Tu sei Colui che dà la vita al figlio nel grembo della madre. Tu soffi il tuo alito in ciò che hai creato. Nel giorno della nascita tu gli apri la bocca alla parola. E Io nutri perché non pianga.
ALCUNI POPOLI DELL’ASIA COSÌ LODANO DIO:
A te io grido sperando nel tuo aiuto. Tu, o Dio saggio, sei Signore di ogni cosa, sei Re della terra e del ciel ascoltami!»
I PELLEROSSA COSÌ INVOCANO IL GRANDE SPIRITO:
Fa’, o grande spirito, che io ami tutti gli uomini che popolano la terra. Fa’ che possa dividere il mio cibo con chi ha fame, che possa far sorridere chi piange. Solo così, o Signore, mi sentirò vicino a te.
Questo passaggio, che è la seconda lezione che viene impartita ai bambini ha come scopo di inculcare bene nelle loro piccole testoline che in fondo tutte le religioni sono uguali, che il Dio Cristiano di san Francesco [strano che qui sia rimasto “san” e non sia solo Francesco…!], quello degli animisti africani (anche degli adoratori dei serpenti?!), dei politeisti pagani egiziani antichi, dei buddisti o induisti dell’Asia e dei pellerossa dell’America del nord, è in fondo lo stesso e non c’è nessuna differenza tra uno e l’altro. Al di sopra di queste diverse manifestazioni del creatore e dei modi diversi di “riconoscere” la divinità (adorare sarebbe una parola troppo forte…) c’è un Dio non meglio identificato che va bene per tutti (probabilmente il massonico G.A.D.U., il grande architetto dell’universo…). Questo modo di procedere porta all’indifferentismo religioso di cui si è già detto sopra.
Invano abbiamo percorso le 32 pagine di questo libretto cercando la parola “SS. Trinità”, sperando che almeno nei capitoli successivi venisse spiegato questo dogma fondamentale del cristianesimo. Niente di niente! Del Dio Uno e Trino non c’è traccia. La vera natura di Dio non viene né spiegata né menzionata! Forse non si vogliono ferire i “fratelli musulmani” o i “fratelli maggiori”, gli ebrei? Ma questo libro non si definisce nel sottotitolo “Testo di religione cattolica per il primo ciclo della scuola elementare”? Come si può pretendere di insegnare la religione cattolica e non parlare della SS. Trinità? Credo che le nostre legittime domande resteranno senza risposta, ma serviranno a far riflettere i nostri lettori.
Altre omissioni colpevoli.
Sarebbe troppo lungo elencare tutti gli errori riscontrati in questo “libro di religione” (che sarebbe più corretto chiamare libro di irreligione!): ci limiteremo a segnalare alcune omissioni, a nostro avviso, gravissime. Non abbiamo trovato il dogma del “peccato originale” che è rimpiazzato da un più semplice “la disobbedienza e la promessa”. Poiché non viene spiegata la nozione di peccato, di colpa, di conseguenza non si trova il concetto di “redenzione” (un altro mistero principale della nostra Fede che viene omesso volontariamente). In effetti, se non si sa che cos’è il peccato non si capisce a cosa serva la redenzione e da che cosa gli uomini dovrebbero essere riacquistati; questi concetti fondamentali vengono rimpiazzati da un vago e indefinito “Gesù. Egli nasce per tutti” (9) e “Gesù aiuta chi soffre” (10). La stessa resurrezione (“La luce del risorto illumina il mondo”) è piuttosto inintelligibile a causa della precedente omissione del peccato originale. Di Gesù si dice che è il “figlio di Dio” ma ciò è insufficiente ed equivoco (ogni cristiano è “figlio di Dio” per adozione tramite la grazia santificante; Gesù lo è per Natura) se non si afferma chiaramente che Egli è Dio e non si spiega che nella sua Persona sono unite la natura divina con quella umana. Anche i 10 comandamenti ed i 7 sacramenti sono omessi; forse anch’essi sono considerati superati o non più alla moda. La tattica del modernismo consiste infatti nella non-affermazione di una verità che viene così “superata” e non più creduta.
Modernismo.
In conformità con la Nuova Messa di Paolo VI è la definizione di «altare. È una tavola sempre “apparecchiata”, che ci ricorda l’ultima cena di Gesù» (11).
A pag 17 troviamo una Poesia multietnica dove l’accento negativo è posto sugli angeli e sui pastori, personaggi tradizionali del Presepio cattolic «HO NEL CUORE UN PRESEPE / SENZA ANGELI IN VOLO, CON / SOLO UN VAGITO DI BIMBO. / NON VOGLIO PASTORI / NÉ GREGGI SUI MONTI, / MA UN MAZZO DI CUORI / E PUPILLE DI VOLTI AFRICANI, / CINESI E INDIANI».
Il giudizio complessivo su questo testo non può essere che profondamente negativo esso in tutto quello che non dice favorisce l’errore, è confuso, porta all’indifferentismo e contribuisce a dare della religione un’immagine edulcorata e forzatamente buonista; proprio secondo i dettami del Vaticano II.
Conclusione
È molto triste constatare che dei libri così eterodossi (per non dire eretici) sono stampati con le debite approvazioni ecclesiastiche della CEI firmate dal card Ruini. Ci chiediam ma i vescovi che li fanno adottare nelle loro diocesi li hanno letti questi libri? Con che coscienza permettono che simili enormità siano insegnate (o verità fondamentali siano taciute) ai bambini ed ai ragazzi cattolici? Questi libri sembrano proprio insegnare una “nuova religione” che non è quella cattolica. I vescovi e le autorità ecclesiastiche competenti hanno il preciso dovere di vigilare sull’ortodossia dei testi a cui danno l’imprimatur come esortava San Pio X nella enciclica Pascendi contro i modernisti: “...adoperatevi con fortezza a sbandirli, facendo anche uso di solenni condanne. [...] Né in ciò vi deve rattenere il sapere che l’autore di qualche libro abbia altrove ottenuto l’Imprimatur; sì perché tal concessione può essere simulata, sì perché può essere stata fatta per trascuratezza o per troppa benignità e per troppa fiducia nell’autore, il quale ultimo caso può talora avverarsi negli Ordini religiosi (…). È parimente officio dei Vescovi impedire che gli scritti infetti di modernismo o ad esso favorevoli si leggano se sono già pubblicati, o, se non sono, proibire che si pubblichino [...]. Vogliamo adunque che i Vescovi, deposto ogni timore, messa da parte la prudenza della carne, disprezzando il gridìo dei malvagi, soavemente, sì, ma con costanza, adempiano ciascuno le sue parti; memori di quanto prescriveva Leone XIII nella Costituzione Apostolica «Officiorum»: “Gli Ordinari, anche come Delegati della Sede Apostolica, si adoperino di proscrivere e di togliere dalle mani dei fedeli i libri o altri scritti nocivi stampati o diffusi nelle proprie diocesi”. Speriamo che quest’articolo faccia riflettere chi di dovere, e se prima c’è stata negligenza ora si intervenga per porre fine all’insegnamento di dottrine così eterodosse (12), affinché la verità trionfi e l’errore sia condannato.
Un’ultima riflessione: quanto sono lontani dalla chiarezza e dalla semplicità del catechismo di S. Pio X questi libri di religione moderni (e modernisti); sono lontani anche dal “est est non non” evangelico! Pensando, infine, ai poveri fanciulli che su questi testi si devono “formare” ci viene in mente il Vangelo dove il Signore dice: “Ma quando il Figliuol dell’uomo verrà, troverà ancora fede sulla terra?” (Lc. XVIII, 8). Pensando a coloro che questi testi li hanno scritti ed a coloro che li hanno approvati ci viene in mente quell’altro passaggio del Vangelo in cui Gesù dice: “È impossibile che non succedano scandali; ma guai a colui per colpa del quale succedono! Sarebbe meglio per lui che gli fosse messa una macina da mulino al collo e fosse gettato in mare piuttosto che scandalizzare uno di questi pargoli” (Lc. XVII, 1-2).
Note
1) Il cattolico è tenuto a sottomettersi con assenso interno ai decreti della Pontificia Commissione Biblica in quanto si tratta di organo della Santa Sede equiparato alle Sacre congregazioni Romane, come affermava papa S. Pio X: “Per questa cosa, vediamo di dover dichiarare e decretare, come con il presente atto dichiariamo ed espressamente decretiamo, che tutti sono tenuti in coscienza a sottomettersi alle decisioni del Pontificio Consiglio Biblico, sia quelle finora già emanate, sia a quelle che saranno emanate nel futuro, allo stesso modo che ai decreti delle sacre congregazioni riguardanti la dottrina approvati dal pontefice; e che per coloro i quali avversano tali decisioni verbalmente o per iscritto non possono evitare la nota tanto di disobbedienza, quanto di temerità, né perciò sono esenti da colpa grave; questo indipendentemente dallo scandalo che arrecano e dalle conseguenze in cui possono incorrere davanti a Dio per ulteriori temerità ed errori pronunciati in aggiunta, come accade nella maggior parte dei casi”
(Le decisioni della P.C.B. e le pene contro i trasgressori delle prescrizioni antimodernistiche, motu proprio di S. Pio X 18/11/1907, in EB 271 D 2113)
2) Flavio Pajer, la Religione i fatti i segni la vita. SEI - Torino - 2002 - vol. I. Nulla Osta della CEI (prot. 127/02), Roma, 4 febbraio 2002, Camillo card. Ruini. Imprimatur (prot. 2/2002), Torino, 14 febbraio 2002, Fiandino mons. Guido Vicario Generale.
3) Flavio Pajer, la Religione i fatti, i segni, la vita, SEI, Torino, 2002, vol. II, pag. 12.
Ma chi è questo autore che maltratta così la S. Chiesa, sua Madre? Cercando su internet ho scoperto che “Flavio Pajer è docente di Pedagogia e Didattica delle religioni presso la Pontificia Università Salesiana di Roma e l’Università Cattolica di Abidjan (Costa d’Avorio). Si è occupato di teorie dell’educazione, con particolare riguardo all’educazione religiosa, e della questione della libertà religiosa nella società europea, all’uscita dalla modernità e all’egemonia culturale della tradizione cristiana”. Pajer si rivela essere un ecumenista accanito poiché nel 2000 è cofirmatario, assieme ad alcuni teologi protestanti, di una “Dichiarazione congiunta dei teologi cattolici Flavio Pajer, Carlo Molari e Luca De Santis e dei teologi evangelici Ermanno Genre e Paolo Ricca” con la quale essi criticano la “Nota sull’espressione ‘chiese sorelle’” e la Dichiarazione Dominus Jesus della Congregazione per la Dottrina della fede del card. Ratzinger. In questa dichiarazione congiunta si afferma tra l’altro che : «La scelta ecumenica è irreversibile per tutti. Da parte cattolica è stato autorevolmente affermato “Con il Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica si è impegnata in modo irreversibile a percorrere la via della ricerca ecumenica, ponendosi così all’ascolto dello Spirito del Signore, che insegna come leggere attentamente i ‘segni dei tempi’ (Ut unum sint, n.3)». Pajer ha lavorato alla «edificazione della “casa comune” della cristianità europea, nelle assemblee di Basilea (1989) e Graz (1997)» e alla “Dichiarazione comune sulla giustificazione per fede” della Chiesa cattolica e della Federazione delle Chiese luterane, nonché al “Testo comune sui matrimoni misti” approvato dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa valdese. Eppure questo “teologo ecumenista” che critica (da sinistra) Ratzinger sembra godere della piena fiducia della CEI che gli concede l’Imprimatur per i suoi libri e li adotta per l’insegnamento della Religione nelle scuole. “Dimmi con chi vai ti dirò chi sei…” recita il detto popolare.
4) Flavio Pajer, op. cit. pag. 19.
5) Flavio Pajer, op. cit. pag. 28.
6) Flavio Pajer, op. cit. pag. 40.
7) Flavio Pajer, op. cit. pag. 53-54. Qualche riga prima viene Lodato il boemo: “Jan Hus che accettò il supplizio del rogo per difendere il primato del Vangelo contro la prepotenza del potere politico e l’autoritarismo della Chiesa”.
8) Anche questo libro ha il Nulla Osta della CEI, del 14/10/1996 firmato dal card Camillo Ruini, e l’Imprimatur della curia di Bologna (22/10/1996).
9) “Come l’albero. Testo di religione…” op. cit. pag. 17.
10) “Come l’albero...” op. cit. pag. 23.
11) “Come l’albero...” op. cit. pag. 30.
12) L’ortodossia dell’insegnamento della dottrina religiosa ai fanciulli è sempre stata una preoccupazione costante della Chiesa e degli ultimi papi come si può capire dalle citazioni riportate di seguito che completano quelle della Pascendi di S. Pio X.
Pio VII: “DIU SATIS” (15 Maggio 1800): «... ma soprattutto i fanciulli e gli adolescenti reclamano la vigile, zelante, attiva opera del vostro paterno amore e della vostra benevolenza [...] Considerate attentamente a quali uomini siano affidati i fanciulli e gli adolescenti nei seminari e nei collegi, in quali discipline siano istruiti, quali maestri siano scelti nei licei, che lezioni si tengano; sorvegliate assiduamente, indagate, esplorate ogni cosa; scacciate e tenete lontani “i lupi rapaci che non risparmiano” il gregge degl’innocenti agnelli; e se per caso si sono introdotti in qualche luogo spingeteli fuori e sterminateli immantinente, “secondo il potere che Dio vi diede per l’edificazione”».
Pio IX: “NOSCITIS ET NOBISCUM” (8 Dicembre 1849): «Siate vigilanti perché nelle scuole, soprattutto per ciò che riguarda la Religione, si faccia uso di libri immuni da qualsivoglia benché lieve sospetto di errore».
don Ugolino Giugni
|