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Le nuove Pentecoste e il dialogo col vodł PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
sabato 06 ottobre 2007
Indice articolo
Le nuove Pentecoste e il dialogo col vodł
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Giovanni Paolo II voleva il dialogo anche col vodù **

Il giorno 4/2/1993 Giovanni Paolo II ha visitato il Benin e incontrato una delegazione di dignitari vodù del tempio feticista del pitone, che tre giorni dopo avevano in programma di celebrare il loro festival internazionale in Ouidah. Questo evento vodù avrebbe riunito partecipanti venuti da Brasile, Cuba, Haiti, Stati Uniti, Francia e molti altri paesi africani, e doveva essere onorato dalla presenza di tanti nomi famosi, come il presidente haitiano in esilio, il padre salesiano Aristides, Jorge Amado, Gilberto Gil, Harry Belafonte, Bill Cosby, Magic Johnson, Michael Jordan, Spike Lee, Coretta Luther King, Jean Rouch, Rhoda Scott, Stevie Wonder, Jesse Jackson, Ronald Brown e Léon Sullivan. Per animare le manifestazioni sarebbero venuti sacerdoti vodù, del candomblé, orixás, e dei re delle principali dinastie del Benin (La Nation, Benin, 9/2/93).

Giovanni Paolo II ha voluto prestigiare in anticipo tali manifestazioni dicendo durante la visita: “Siete fortemente attaccati alle tradizioni che vi hanno tramandato i vostri antenati. È legittimo essere riconoscenti verso i più anziani che vi hanno trasmesso il senso del sacro, la fede in un Dio unico e buono, il gusto della celebrazione, la considerazione per la vita morale e l’armonia nella società.”

Vediamo come viene applicato tale “gusto della celebrazione”. A questo punto il capo vodù, con una corona di latta in testa, risponde alle parole di Giovanni Paolo II parlando degli sforzi fatti per realizzare la preghiera comune delle migliaia di animisti con la sua Chiesa, definendola una vera “via di Damasco” (OR, 6/2/93).

Il Sillon noir - ‘Vodù, democrazia e pluralismo religioso’, è la pubblicazione del movimento che, nel suo numero speciale per le cerimonie dell’Ouidah 92 (Cotonou, n°9, marzo 93), parla del ‘dialogo inaugurato recentemente da Giovanni Paolo II con i rappresentanti delle religioni tradizionali, specialmente il Vodù’, che ‘è nella linea retta dell’inculturazione e del rinnovamento cristiano del Mewihwendo/ Sillon noir, diretto dal prete B. Adoukonou, secondo il pensiero di Durkheim e del suo totemismo, che fa della società l’oggetto reale della religione. Essi hanno promosso l’incontro storico di Giovanni Paolo II con gli adepti del Vodù con il ‘gesto altamente simbolico dello scambio di doni’.

Dopo aver ricevuto dai capi del Vodù la statua di una religiosa vodù che portava devotamente la «zucca chiusa di Hwegbaja», Giovanni Paolo II ha ricambiato il dono regalando da parte sua un quadro impressionante: una zucca chiusa al piede di un albero con tre rami, in mezzo ai quali c’era una zucca aperta in due parti che versava sangue ed acqua. Come commento sotto le due figure si poteva leggere il passo dell’Epistola di San Paolo ai Colossesi 1, 26-27.

È chiaro che tutto ciò sia preparato prima e con cura.

È l’interpretazione d’inculturazione che dà lo spirito dell’ecumenismo conciliare.

E così i missionari che avevano speso una vita ad allontanare quei popoli dai culti idolatrici si sono trovati interamente esautorati da chi era venuto come loro capo romano, e li discolpava di fronte ai capi vodù con queste parole:

“Se andiamo più indietro nella storia, costatiamo che gli antenati di questi missionari giunti dall’Europa avevano essi stessi ricevuto il Vangelo quando avevano già una religione e un culto. Accogliendo il messaggio di Dio, essi non hanno perduto niente. Al contrario, hanno avuto la possibilità di conoscere Gesù Cristo e di divenire, in Lui, per mezzo del battesimo, figli e figlie del Dio d’Amore e di Misericordia. Tutto nella libertà”.

Il passaggio di una religione ad un’altra sarebbe quindi un progresso di conoscenze, per cui niente va perso e non dev’essere purificato, ma aggregato secondo un graduato arricchimento della coscienza nella percezione della condizione di figli di Dio, ancora oscura ad alcuni. Si tratterebbe quindi di una percentuale di nuove verità acquisite, di ‘germi’ di verità, ma sempre dello stesso genere, che si rinforza con l’introduzione di un dialogo interreligioso fondato sulla comune visione di un Redentore dell’umanità.

La Religione di Gesù Cristo richiede una conversione: nascere di nuovo con il Battesimo il cui potere proviene dal Sangue di Gesù trafitto in croce per la salvezza degli uomini. Questa salvezza passa per il ripudio di ogni peccato ed errore contro la Verità divina, tra cui le false religioni, credenze e culti, che allontanano dalla Fede integra e pura affidata alla Chiesa da Dio: ‘È Lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati’ (Col 1, 13-14). Nella carità della giusta direzione, teandrica, da Dio all’uomo, in questa fede e speranza l’anima è attratta da Gesù Cristo. Infiammati allora dall’ardore della Sua grazia, molti figli della Chiesa seguirono la missione di portare il Vangelo nel mondo, accettando, come missionari, oltraggi e duri sacrifici fino alla effusione del proprio sangue, per liberare il prossimo dagli errori ed inganni demoniaci delle molte idolatrie che hanno sempre infestato il mondo non cristiano. Tutto ciò è stato rovesciato. Giovanni Paolo II (OR 6.2.93) nel suo discorso a Cotonou interpreta il Vaticano II: “che ha tracciato il cammino della Chiesa per la fine di questo millennio, ha riconosciuto che nelle diverse tradizioni religiose c’è del vero e del buono, delle semenze del Verbo”.

Così, il povero padre Dona, missionario francese nel Benin, che nella sua Chiesa dell’Immacolata è passato la vita ad evitare che i suoi fedeli cadessero nella tentazione di passare al tempio Vodù del pitone, dall’altra parte della strada, si è trovato contraddetto e spiazzato per essere stato fedele alla Chiesa. Ma Il fedele che scivola nell’apostasia sarà ora scusato per aver seguito dei falsi pastori?

San Paolo ammonisce i Colossesi: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vani raggiri ispirati alle tradizioni degli uomini, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo (ib. 2, 8). Il contrario sarebbe ritornare agli errori antichi che è la ricaduta in schiavitù" (Gl 4,8s; 5,1).
Oggi, tutto ciò viene implicitamente descritto come inutile, se non addirittura colpevole. Sarebbe quindi da chiedere perdono per l’integrismo con cui furono distrutte le culture idolatriche durante la diffusione del Cristianesimo.
Ecco l’androteismo ora patrocinato dalla ‘cultura conciliare’. È l’inversione della direzione cristiana: la religione che viene da Dio agli uomini.
In questo modo l’interprete autentico del Vaticano II rivela la sua eterodossia; non perché è infedele ai documenti dell’assemblea conciliare, al contrario, proprio perché informato nello stesso pensiero eterodosso del Vaticano II.
Il suo pensiero conciliare è autentico in quanto è conforme a quegli errori ed eresie; è nello stesso modo intrinsecamente modernista, cioè anticattolico.
I documenti conciliari velano il piano modernista sotto un misto di fede tradizionale e di teologia moderna. “Anche colui che è convinto dell’integrità e della continuità dogmatica dei documenti conciliari deve constatare che in questi voluminosi testi si trovano frasi e formulazioni ‘suscettibili di interpretazione e sviluppo’ nel senso del dialogo interreligioso effettivamente condotto dopo il Vaticano II. Es¬se sono state utilizzate di conseguenza fino a manifestare le loro recondite intenzioni di fronte al mondo intero in un avvenimento come quello di Assisi” (Teo, p.25).
In uno studio sistematico ed analitico il prof. Dörmann dimostra che il piano di trasformazione della fede, contenuto negli scritti di K. Wojtyla prima, e Giovanni Paolo II poi, passa per la nuova Pentecoste del Vaticano II, e svela una dottrina “arricchita” di una nuova coscienza di Chiesa derivata dalla redenzione universale, che sfocia inevitabilmente nello spirito di Assisi, nel nuovo ordine mondiale di stampo massonico e nel new age per il terzo millennio acquariano.
Si può dire che siano nuovi questi sussurri ribelli? Certamente no. Nuove però sono le loro forme, ma principalmente il pulpito di provenienza.
Questo è il fatto da testimoniare per poter affrontare le idee estranee alla Rivelazione, che, andando oltre alla Pentecoste divina per il riscatto umano, comportano una deresponsabilizzazione delle coscienze davanti alla Croce e in conseguenza la perdizione di molte anime e anche il caos sociale.
Il sofisma del concilio pastorale, per cui dipende da un giudizio umano qualificare il magistero di un Concilio ecumenico che tratta di questioni di fede, aggravato dal sofisma per cui tale concilio può proclamare eresie in nome di ispirazioni dello Spirito Santo, non dovrebbe far aprire gli occhi alla gente su tale immane pericolo? Non c’è altra via, né altra speranza, poiché il Signore ci ha formato nella fede e nella carità della Verità e ha già provveduto a formare la Chiesa nella Croce.

La Pentecoste fu seguita da grandi miracoli perché fosse chiaro il sigillo divino su quell’Evento. Si è visto qualcosa di simile col Vaticano II?
Si è visto solo uno stupefacente prodigio. Il mondo cattolico, consolidato in due millenni e con centinaia di milioni di fedeli in tutta la terra, è entrato in uno stato di oscuramento senza pari. Un’eclisse, non certo della Fede, ma dei suoi uomini. Ecco uno dei prodigi per cui molti vengono meno alla testimonianza contro il sussurro che vuole liberare gli uomini dal vincolo divino, che ci vuole esimere da ogni ‘senso di colpa e di peccato’ per esaltare l’uomo libero.
È più libero chi ignora il Peccato originale, per cui il Signore è morto in Croce?
È più degno chi rovescia il senso della Rivelazione e della Redenzione affinché tutto nella religione sia fatto in nome della dignità divina dell’uomo?
Dai suoi frutti storici si può capire oggi che il pensiero segreto non è altro che il sussurro aggiornato dell’Anticristo finale.
Finché sono in vita, gli uomini possono pentirsi e trovare il perdono divino, ma l’errore, l’inganno e l’abominazione religiosa, andando contro la verità, non hanno perdono. Potrà il Vaticano II, dimostratosi vettore del pensiero segreto che vuole revisionare la Rivelazione, essere assolto da Dio? Non siamo forse di fronte a quel mistero d'iniquità profetizzato come segno precursore della fine dei tempi?
Non era forse questo rifiuto di Gesù, segno di contraddizione, nel Segreto di Maria Santissima? "A te una spada trapasserà l'anima, perché siano svelati i pensieri segreti di molti cuori" (Lc 2, 35).



Note

* Wojtyla giovane scriveva nel 1941 a Kotlarczyk, suo mentore del ‘teatro rapsodico’ e della ‘parola vivente, che lo aveva introdotto alla saggezza di Rudolf Steiner: ‘Mi sono incontrato con un uomo della organizzazione spirituale (sic) simile a noi... potrebbe essere un nuovo fratello’ (‘João Paulo II’, Tad Szulc, Ed. Notícias, Lisboa, 1995, p.91).
Ben inteso, non intendiamo speculare qui sulle confraternite che il giovane Wojtyla ha frequentato, né quante volte più tardi si sia recato al tempio di Steiner vicino a Basilea, il ‘Goetheanum’; quel che ci deve importare è conoscere il pensiero di chi è stato messo alla guida di centinaia di milioni di persone, e lo fa in nome della Chiesa cattolica, ma con un’altra fede. Ora, l’autorità cattolica può solo venire da chi abbia pensieri che fanno da ponte (ecco il senso di pontefice) ai disegni di Dio stesso; il contrario, le idee proprie, servono solo ad un sincretismo dei pensieri umani, più propriamente demoniaci.

** Vodù è un termine africano che designa un Dio, uno spirito, un oggetto carico di potere numinoso. In alcuni paesi dell’America Latina esso indica una tipica commistione fra il patrimonio tradizionale dei Negri, che ha numerose figure divine (loa), e il Cattolicesimo, in analogia con i fenomeni di acculturazione e contaminazione presenti nei movimenti religiosi dei Negri brasiliani (Macumba). Alcune di queste famiglie (di loa) manifestano nel periodo della festa di Tutti i Santi attraverso i loro invasati che provocano non solo terrore ma dimostrano cinismo e comicità, con linguaggio e danze osceni. Su alcuni dei loro altari è posto un fallo di legno. Si vestono come cadaveri e nella rappresentazione dei baroni portano come emblema una croce nera su una tomba falsa, coperta con un cappello a cilindro e un mantello nero. Nel Vodù, la possessione, che in altre religioni è un fenomeno periferico e occasionale, costituisce il modo normale dell’esperienza religiosa.” E’ nella danza che si realizzano le condizioni adatte alla ‘discesa degli dei e all’invasamento. La commistione con la liturgia cattolica è tale che delle “cerimonie dedicate ai loa sono precedute da un’azione di grazia, durante la quale il prete o sacerdotessa, dinanzi all’altare coperto di candele e immagini dei santi, recitano i pater, i confiteor e le avemarie, seguiti dagli inni alla Vergine e ai santi.” Hanno anche il battesimo e l’uso dell’acqua santa e del sacramento della eucaristia a fini vodù. “Con il ‘servizio’ offertorio e sacrificale (mangers-loa), il fedele provvede ad alimentare i suoi dei e a trasmettere loro la forza. Si immolano generalmente polli, ma spesso anche capre o bovini e, nel caso dei loa petro, maiali”. L’Encyclopedia of Religon and Ethics, Edinburgh, 1954, dice che l’offerta sacrificale del vodù ‘è costituita da una bambina a cui gli iniziati fanno riferimento come ‘la capra senza corna’.Quando non è disponibile la bambina, al suo posto viene sacrificato un capretto bianco”.
È difficile separare nel Vodù la pratica della magia e della stregoneria da quella religiosa. Si praticano ‘spedizioni dei morti’, ‘trasformazioni dell’anima di un defunto in zombi, ossia in spettro semivivente, assoggettato al suo padrone, che può fargli compiere ogni azione nefasta. “Quando vi è fondato timore che un defunto sia trasformato in zombi, i familiari procedono alla seconda uccisione del cadavere, generalmente per iniezione di veleno, per strangolamento o per conficcamento di un chiodo nella tempia.” Ad ogni oggetto (anche proprio dei cattolici, come l’ostia consacrata) viene attribuito il nome di wanga. Tali oggetti “sono appositamente trattati e preparati dai praticanti di stregoneria, soprattutto al fine di provocare malattie.”(Enciclopedia delle Religioni, Vallecchi Ed.,1976, voce Vodù).
Si vedano le spiegazioni di uno specialista in materia, Mons. C. Balducci, nel suo libro “Adoratori del Diavolo”, Piemme, Casalmonferrato, 1991 (Cap. 6 - Vittime Sacrificali, 2. Sacrifici umani, pp. 70-75). Inoltre, prendiamo alcuni titoli delle notizie arrivate dal Brasile a proposito di celebrazioni sataniche: “Messe nere con sacrificio di bimbi - Sotto accusa la famiglia di un sindaco” (Messaggero 8/7/92); “Macumba” sotto accusa, Brasile, bambino sacrificato in un rito satanico. Il piccolo, non più di dodici anni, nero, è stato strangolato e ‘offerto’ al demonio. Quattro casi analoghi lo scorso anno. (Messaggero, 9/2/93): “La polizia ha indirizzato le indagini verso i centri di macumba della zona, ma i ‘padri di santo’, cioè i ‘sacerdoti’, respingono indignati qualsiasi sospetto. Dicono che nei culti afro-brasiliani non esiste il sacrificio umano: si immolano capretti, galline nere, conigli, ma bambini mai. L’affermazione è falsa. Lo scorso anno la polizia brasiliana ha scoperto quattro omicidi di minorenni per fini religiosi e ne ha arrestato i colpevoli”. I riti legati alla magia nera, derivati dai culti del vodù africano, nel presente vuoto spirituale sono accolti anche negli ambienti ‘colti’ e ricchi delle società benestanti. Dall’Africa all’America, dal Brasile all’Italia, si hanno notizie di omicidi e suicidi sacrificali, la cui diffusione infonde paura ed orrore. I casi più clamorosi sono quelli del suicidio collettivo della setta di Jones e dei trafficanti cannibali di Matamoros in Messico, o dell’attrice Sharon Tate, ma essi sono solo alcuni di un’azione satanica che si va estendendo in tutte le società moderne. Ormai ciò è diventato parte anche della vita sociale italiana, europea e mondiale.



 

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