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Le nuove Pentecoste e il dialogo col vodł PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
sabato 06 ottobre 2007
Indice articolo
Le nuove Pentecoste e il dialogo col vodł
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La Grande Chiesa Universale è ormai lanciata

La sua fede, proporzionata a questo universalismo, è fondata sulla redenzione universale: l’uomo, tutti gli uomini, che lo vogliano o no, sono riscattati perché vittime di una disarmonia estranea alla loro dignità. Un male permesso da Dio?
Ecco allora la domanda: «Un Dio che permette la guerra e l’olocausto è davvero Amore?» L’ammissione di questa domanda è già una risposta. Già ammette, come fanno i miscredenti, la possibilità del Dio repressivo. Va già nella linea delle idee teosofiche che contrappongono la libertà e la creatività alla rigidità del dogma; un giudizio dell’uomo vittima dei vincoli divini.
Ed ecco la nuova riconciliazione secondo Karol Wojtyla:
"La storia della salvezza è anche la storia dell'incessante giudizio dell'uomo su Dio... Poteva Dio, diciamo, giustificarsi davanti alla storia dell'uomo, così carica di sofferenza, diversamente che ponendo al centro di tale storia proprio la Croce di Cristo?" ('Varcare la soglia della speranza', Karol Wojtyla, Mondadori, 1995).
L’idea di redenzione universale implica una giustificazione senza risposta a Dio, anzi, l’idea che Dio debba rispondere della dignità e redenzione dell’uomo, messo, suo malgrado, in un mondo di ingiustizie e disuguaglianze, buon selvaggio vittima innocente del dolore e del male a lui estraneo al punto di dimenticare il valore e il prezzo della sua incancellabile dignità divina.
In verità questo pensiero segreto non è che la più subdola sintesi del piano massonico e modernista che vuole introdurre nella Chiesa la rivoluzione moderna nella forma di un programma di trasformazione psicopedagogica, che, sviluppato dal freudismo, ma applicato dalla nuova coscienza della Chiesa, approda ad una nuova struttura invisibile per diffondere una nuova iperfede.
Eppure, la Chiesa, per mandato divino, forma le coscienze nella conoscenza della decadenza umana che necessita assolutamente della Parola e della Grazia della Redenzione divina per assumersi con la propria libera volontà la responsabilità di fronte all’Agnello crocefisso. Dato che la coscienza è la prima norma dell’agire, questo insegnamento forma l’azione personale e sociale; così come dovrebbe formare la base anche di ogni buona politica.

La nuova chiesa, però, ha un programma diverso: forma le coscienze in vista del nuovo ordine dell’œcumene mondiale con criteri aggiornati ai nuovi tempi: l’idea di colpa e decadenza va diluita e annullata sia come colpa personale (freudismo) che umana (redenzione universale). Al contrario va esaltata la dignità umana che diventa il fine di tutta la Rivelazione; dell’Incarnazione e della Redenzione. Una dignità indipendente dalla conoscenza e volontà responsabilizzata di fronte a Dio.
L’idea di popolo di Dio è così estesa a tutta l’umanità, consapevole o no, con volontà individuali ordinate o no al bene.
Si passa così all’idea dell’avvento della nuova umanità, la new age del mondo unito nella coscienza della dignità degli uomini che potranno progredire per essere come dei, liberi dai vecchi vincoli, e dalla legge morale considerata come un fondamentalismo che divide. L’uomo dovrebbe poter scegliere liberamente in cosa credere. E poter anche interpellare Dio sui mali terreni di cui non è più autore ma vittima. Si noti come da Paolo VI a Giovanni Paolo II, da Madre Teresa a don Mazzi, si esprime pubblicamente il dubbio sulla capacità dalla parte di Dio di intendere e volere il bene. E la stessa “assenza” che fa “arrabbiare” alcuni chierici nel loro eccelso “orgoglio di bontà”, fa Benedetto XVI domandare a Dio, nella sua visita ad Auschwitz, dove si era nascosto di fronte a tanto orrore!
Ecco che le nuove pentecosti hanno aperto un capitolo nuovo nella “esegesi religiosa”: l’interpellazione libera sulla bontà divina, che fa pendant con la cessata discriminazione riguardo alla “bontà” delle religioni in generale, di cui lo Spirito Santo si sarebbe sempre servito, all’insaputa della miope Chiesa tradizionale.


 

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