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Le nuove Pentecoste e il dialogo col vodł |
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Scritto da ITALIANO
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sabato 06 ottobre 2007 |
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Pagina 1 di 5 di Arai Daniele
Quando si dice che non è corretto fare il processo alle intenzioni altrui, il riferimento è a presunte intenzioni, non dimostrate. Ma se queste sono dimostrabili allora il giudizio è fatto proprio sulle intenzioni, che sono alla radice dell’agire umano. Ora, nel nostro tempo, quando, secondo le intenzioni dell’avversario di Dio, il soggettivo ha preso il sopravvento sull’oggettivo, la religione è rimasta esposta a delle indefinite ispirazioni e apparizioni di senso più che altro sentimentale. Tanto, in materia di fede tutto va lasciato all’intimo delle coscienze!
Questa idea è quella che esprime il vero degrado non solo religioso ma mentale dei nostri tempi; quella che devasta innanzitutto la Fede cattolica.
Qui voglio dimostrare perché è proprio alle intenzioni delle “nuove pentecoste conciliari” che va fatto il processo per il ricupero dell’onore della Santa Madre Chiesa, che in questi tempi ha visto proclamare in suo nome indegne assurdità con effetti nefasti sulla vita spirituale e sociale di una sempre più sviata umanità.
L’espressione “nuova Pentecoste” può essere usata come metafora, figura di linguaggio per evocare e confermare la vera e unica Pentecoste.
Usarla per andare oltre potrebbe portare a delle gravi confusioni, ma anche ad un’immane insidia. Cioè, che si possa avere oggi delle nuove rivelazioni dello Spirito Santo, magari anche per “aggiornare” quelle precedenti.
Ciò richiede tutta la vigilanza cattolica, perché in nome di nuove pentecoste possono apparire credenze e formarsi nuovi movimenti riformatori che si ritengono ispirati direttamente dal Cielo.
Non solo, può essere “aggiornata” l’evangelizzazione della stessa Chiesa al sapore dei “bisogni dei tempi” d’ispirazione modernistica e massonica; può essere compiuta quella mutazione gnostica rimasta bloccata da venti secoli.
In seguito alla Pentecoste suscitata da Dio dopo l’Ascensione, San Pietro fecce un discorso ispirato per chiamare alla conversione: “Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazareth - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete -, dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato... Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!. All'udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole li scongiurava e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone". (At. Ap. 2).
Ci può essere una “nuova Pentecoste” per dire che la Casa d’Israele non ha bisogno del battesimo di conversione a Gesù Cristo perché fedele all’Antica Alleanza? Se così fosse, l’espressione “nuova pentecoste” diverrebbe una copertura per alterare la fede fondata sulla necessità per tutti i popoli dell’Incarnazione del Signore e dell’unica Redenzione nel Suo sangue.
Eppure, l’espressione “nuova Pentecoste” è stata usata da Giovanni XXIII in vista del piano di nuova evangelizzazione del Vaticano II. Processo all’intenzione?
In verità quanto Giovanni XXIII diceva della sua ispirazione rientrava nelle intenzioni della mutazione modernista palesata nel discorso di apertura del Vaticano II, che risponde inoltre, indirettamente, alla questione iniziale: perché un concilio? Ci aiuta ancora a capirlo San Pio X, indicando l'idea modernista della Chiesa come frutto di due bisogni, il primo dei quali, individuale, è di seguire un'esperienza originale e singolare, comunicandola ad altri. Ecco allora la sua "ispirazione": “Fu un tocco inatteso, uno sprazzo di superna luce, una grande soavità negli occhi e nel cuore. Ma insieme un fervore, un gran fervore destatosi improvvisamente in tutto il mondo, in attesa della celebrazione del concilio! “.
Il secondo bisogno è nella collettività: Da quel momento il pensiero e il volere della Chiesa sono i suoi: "Essa ritiene di venire incontro ai bisogni di oggi... preferisce far uso della medicina della misericordia... piuttosto che della condanna", Come se una giusta condanna fosse contraria alla misericordia.Una semplice ragione ci può far capire che questi cambiamenti non potevano avvenire in nome dello Spirito Santo: poiché proclamando per la prima volta nella storia della Chiesa un Concilio ecumenico non dogmatico e perciò non infallibile, si dispensava giustamente quella massima assistenza dello Spirito Santo che è assicurata al Papa e alla Chiesa.
Qui si vedrà allora come questa dispensa oggettiva, associata ad un'evocazione soggettiva di una nuova Pentecoste, è servita all’aggiornamento conciliare. Concentriamoci specialmente sul tempo di Giovanni Paolo II, che è quando la sua applicazione fu maggiormente consumata, perfino in termini espliciti.
Infatti, il Sinodo straordinario del 1985 si è concluso col seguente Messaggio dei padri sinodali al popolo di Dio: "Come agli Apostoli nel Cenacolo con Maria, lo Spirito Santo ci ha suggerito quello che Lui voleva dire alla Chiesa in cammino verso il terzo millennio... Il messaggio del Vaticano II... resta la Magna Charta per il futuro. Finalmente si è realizzata nei nostri giorni la nuova Pentecoste, di cui ha parlato Giovanni XXIII e che insieme a tutti i fedeli noi attendevamo dallo Spirito Santo".
In verità, nel Cenacolo a Gerusalemme lo Spirito Santo ispirò agli Apostoli l’intelligenza della Rivelazione, che si chiuse con la morte dell'ultimo di essi.
Il Vaticano II la poteva forse riaprire con le novità dei suoi lumi modernistici?
Attraverso tale intenzione i cattolici in quei giorni avrebbero potuto capire a che punto si svelava l’abuso dello Spirito Santo per contraddirLo.
Vediamo cosa ha scritto a proposito il Dott. Georges Salet, sul bollettino De Rome et d'Ailleurs, Versailles, n. 65, gen. 1986, alla luce della dottrina tradizionale della Chiesa: "Nel suo documento finale quell'assemblea lascia intendere di essere nella stessa condizione del Cenacolo apostolico di Gerusalemme. Senza dirlo esplicitamente, la Chiesa conciliare si mostra convinta che il Papa e i Padri conciliari sono stati ispirati dallo Spirito Santo in tal modo da non esserne che gli strumenti. Grazie a Dio, niente di ciò è vero, altrimenti si sarebbe in presenza, riguardo alla libertà religiosa nel foro esterno, di due insegnamenti contraddittori, ma tutt'e due infallibili... Malgrado ciò, la Chiesa conciliare continua a dire e a far credere che il Vaticano II è intoccabile perché opera dello Spirito Santo […] È stata forse sostituita la nozione d'infallibilità, come è sempre stata intesa dalla Chiesa, con una superinfallibilità carismatica simile a quella degli Apostoli?
Pretendere, come hanno preteso i prelati sinodali, che lo Spirito Santo li abbia ispirati come ha fatto con gli Apostoli, è, almeno materialmente, una bestemmia contro lo Spirito Santo".
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“Le anime dei giovani non sono vasi da riempire, ma lampade da accendere” Plutarco |
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