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La dottrina della libertā religiosa e quella delle due spade PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
domenica 26 agosto 2007
Indice articolo
La dottrina della libertā religiosa e quella delle due spade
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Tratto da "La Tradizione Cattolica" - n° 1 - 2006
di don Mauro Tranquillo


«Domine, ecce duo gladii hic»
«Satis est»
(Le 22, 38)

II 7 dicembre 2005 ricorreva il quarantesimo anniversario della Dichiarazione conciliare Dignitatis humanae, sul «diritto della persona e delle comunità alla libertà sociale e civile religiosa». Vi si legge la notissima frase, al n. 2: «Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di tale libertà è che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione da parte di singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire secondo la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa, privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana, quale si conosce, sia per mezzo della parola di Dio sia tramite la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società»(1).

Tale affermazione era stata condannata tale e quale dall'Enciclica Quanta cura di Papa Pio IX, che riprendeva Mirari vos di Gregorio XVI, come tutti sanno: del tutto falsa e dannosa alla Chiesa e alle anime, anzi follia è l'opinione che vuole «la libertà di coscienza e dei culti essere diritto proprio di ciascun uomo, che si deve con legge proclamare e sostenere in ogni società ben costituita, ed essere diritto d'ogni cittadino una totale libertà, che non può essere limitata da alcuna autorità vuoi civile, vuoi ecclesiastica, di manifestare e dichiarare i propri pensieri quali che siano sia a viva voce, sia con la stampa, sia in altro modo palesemente e in pubblico»(2). Appare chiaro a tutti come sia condannata l'idea che esista un diritto ad una professione esterna di false opinioni senza possibilità di esserne impediti dall'autorità. La Chiesa insegna che -e dunque Nostro Signore ha rivelato che-un tale diritto non esiste. Può essere a volte tollerata l'una o l'altra cattiva azione, ma tale tolleranza non si fonderà mai su un diritto della persona: può fondarsi su un'impossibilità dell'autorità ad intervenire, su una necessità, sul timore di un male più grave, etc. Una cosa è dire che purtroppo non tutti i furti possono essere puniti o impediti, un'altra che il furto è un diritto di ogni persona umana. Si vede bene come Dignitatis humanae si allontani dalla dottrina della Chiesa. Il nostro intento è mostrare, al di là del singolo problema della libertà religiosa, quanto si estenda l'autorità della Chiesa e del Papa in fatto di coercizione (dalla quale, in materia religiosa, tutti dovrebbero essere liberi, secondo il Concilio) e di potestà temporale, naturalmente fondandoci sui testi del Magistero di tutti i tempi. Si vedrà come lo spirito e la lettera del Vaticano II si allontanino da tale dottrina.



 

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