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Il Concilio, gli esami di Stato e... i Salesiani |
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Scritto da ITALIANO
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mercoledì 09 maggio 2007 |
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Tratto da "La Tradizione Cattolica", n° 51, anno 2002, pagine 44-49
Ospitiamo volentieri un intervento tanto interessante quanto insolito: il tema di maturità su Giovanni XXIII di un nostro giovane lettore. Una introduzione del medesimo ha il pregio di introdurci nella tipica atmosfera in cui abitualmente un esaminando si trova collocato... con qualche sorpresa. Il testo che presentiamo ai lettori rappresenta una testimonianza significativa soprattutto in relazione alla giovanissima età dell 'autore.
Sono le 7,30 di mercoledì 19 giugno. Mi alzo tranquillo, né più né meno come se fosse un normalissimo giorno in cui il professore ha fissato il compito d'Italiano. Arrivato a scuola, l'appello: sono il primo, come da cinque anni... anche se, stavolta, mi fa un certo effetto: penso che non mi capiterà più di sentire i nomi dei miei compagni dopo il mio...
Ma ecco che, mentre mi trovo a riflettere su ciò, il presidente, un uomo panciuto e bonario, avvolto in una camicia di lino che fa trasparire la canottiera, apre la busta con i titoli dei temi. Poco dopo mi ritrovo con in mano circa otto fogli spillati, con tanto di stemma del Ministero. Inizio a leggerli sommariamente: Quasimodo, Saba, e poi, autori e paesaggi natii, i beni culturali, la memoria storica, internet, e... mi strofino gli occhi, forse sono troppo assonnato e non ci vedo bene... o, forse è il caldo... eh no, ci vedo benissimo! È un tema su Papa Giovanni e il Concilio! Roba da matti! Ma come può essere saltato in mente all’intellighenzia ministeriale di dare una traccia del genere come tema storico?! Nei programmi curriculari non si accenna neanche quel periodo!
Esterrefatto, cerco di star attento a ciò che dice il professore sullo svolgimento... ma non parla del tema di Storia! E già, chi vuole che lo faccia un tema simile, l'argomento è veramente particolare, esule dalle comuni conoscenze impartite dagli insegnanti, laici e non.
Tuttavia, felice all'ennesima potenza per via di questo titolo, totalmente inaspettato (altro che 11 settembre e roba simile...!) mi butto a capofitto nella stesura di questo tema che, devo dire, per me ha tutto l'odore di un intervento divino...
Così, ho finalmente la possibilità di mettere per iscritto, di comunicare agli altri la mia idea sul "Papa buono", sul Vaticano II, insomma su tutto ciò che è stato ed è una delle mie più coinvolgenti passioni da un anno e mezzo a questa parte, da quando il mio spirito critico, già in lotta con la moderna società per le mie idee monarchiche, ha trovato nella salvaguardia della Tradizione, religiosa particolarmente, il centro di tutto il suo pensiero; e leggendo, approfondendo ed appassionandomi a tutto ciò che è Tradizione, ho compreso come sarebbe impossibile scindere l'Altare e il Trono ed ho riscoperto il mio essere Cattolico Apostolico Romano, dopo anni e anni in cui mi si è detto e pontificato che basta essere "cristiani"; e se anche già da piccolo avevo visto nella Messa antica un qualcosa di meraviglioso, totalmente diverso dallo scempio delle moderne "celebrazioni liturgiche" post-conciliari, ove c'è tutto meno che Dio, con l'incontro col "mondo della Tradizione", tutto ciò che era fantasia (potevo solo immaginare, dai racconti di papà chierichetto e dal suo ben conservato Missale Romanum, come fosse l'antico Rito) è divenuto realtà tangibile e continuo confronto e riscontro positivo e realizzante, perché è bello sapere che non si è soli a pensarla in un modo!
Comunque, tornando al tema, è stato davvero come se fosse stato fatto apposta per me. La traccia, tuttavia, implicitamente comprendeva il giudizio (positivo, ovviamente) sull'argomento trattato, vedendo in Giovanni XXIII colui il quale seppe aprire le finestre (e le porte) della Chiesa (vecchia, decrepita e a tratti medievale) all'aria fresca che si respirava nel mondo, iniziando quel Concilio così salutare per l'umanità che non andava più ammaestrata, ma da cui la Sposa di Cristo doveva farsi ammaestrare... Tutto bello, tutto sorrisi, proprio come nella fiction TV di Rai 1, Papa Giovanni! Sarà mica per questo che i professori del Ministero hanno scelto questo argomento?! Beh, se è così, sono da compatire, poverini! Se fossimo vissuti negli anni '50 ci avrebbero dato un tema su Mosè e l'esodo ebraico per via de "I dieci Comandamenti”? E se fossimo stati nel '40 sulla guerra di secessione americana grazie a "Via col vento"? Forse è meglio non continuare, andremmo a finire troppo in basso...!
In quattro ore e un quarto ho già terminato tutto, devo solo rileggere le mie cinque colonne e mezzo. Mi sento in cuor mio serenissimo, come per tutta la mattinata, tranquillo di aver fatto bene, e, dal mio punto di vista, fermamente convinto che nulla al mondo accade a caso... ! E poi, vengo a sapere che sono stato l'unico in tutto l'Istituto (e forse in tutta Catania) a svolgere quel tema.
Tornato a casa, trovo i miei che sono una pasqua: avevano già sentito al telegiornale i temi che avevano dato e, conoscendomi, avevano messo la mano sul fuoco che io avrei fatto proprio quello storico.
Il giorno seguente, reduce della versione di Latino, sui giornali leggo che in tutta Italia siamo stati solo 1' 1,3% dei ragazzi a scegliere Giovanni XXIII e il Concilio; forse che siamo tutti tradizionalisti?!? Voglia Iddio!
Superata anche la terza prova, mi dedico al ripasso di tutte le materie e alla stesura del "percorso" pluridisciplinare per il colloquio orale. Argomento: Religione e Stato: sudditanza, collaborazione, scissione. Manco a farlo apposta!
Mercoledì 3 luglio: gli orali. Sono il secondo della mattinata. In una sala calda con delle sedie rosse ed un tavolo con una tovaglia azzurra, mi accoglie (!) la commissione: tutti laici e un salesiano, insegnante di scienze. Presento il mio percorso ed inizio a dire che lo Stato deve riconoscere il Vero Dio e tributarGli onore e culto pubblico, che deve professare la Vera Religione, che ogni potere proviene da Dio, che Cristo possiede la potestà su tutte le cose in Cielo e in Terra... tutto ben documentato con passi evangelici e di Encicliche, con citazioni dall'Apologeticum di Quintiliano e dal De Civitate Dei di Sant'Agostino... insomma, quello che viene definito un gran bel lavoro da parte dei miei insegnanti... laici. E già, perché il caro reverendo salesiano, mentre confrontavo i Patti Lateranensi ed il nuovo Concordato, difendendo il sacrosanto principio della Religione Cattolica come Religione di Stato, ecco che m'interrompe e dice: "E secondo te questo è giusto?" ! ! ! Rimango attonito per un paio di secondi e poi rispondo, fermo e deciso: "Sono Cattolico, quindi è perfettamente corretto!". Una smorfia gli si disegna sul suo viso sul quale ben si legge che mi detesta, come già da tre anni del resto (non potrò mai dimenticare, infatti, che una volta mi disse, in classe, davanti a tutti: "Tu sei nato per indispormi!": alla faccia della pedagogia salesiana e dall'amore per i ragazzi di Don Bosco!). Malgrado la sua interruzione, continuo a parlare e il discorso cade sull'immutabilità della Dottrina e della Teologia... ed eccolo di nuovo all'attacco, ancora più nero di prima. Mi domanda, con un mefistofelico ciglio alzato: "Secondo te - com'è democratico, penso! - la Teologia è una scienza?" ed io: "Beh, in un certo senso sì, in quanto "indaga Dio". "; "Allora - mi dice - può anche evolversi, come ogni scienza..." quasi volesse inculcarmi un qualcosa che già puzzava di modernismo. Io, grazie al Cielo, risoluto, rispondo: "Certo, può evolversi, però nell'ambito della Tradizione". "E che cos'è la Tradizione? — mi chiede - In che senso" (sic!) "Nel senso - gli dico - che può mutare alcune delle forme espressive, ma non sostanziali. Se, ad esempio, la Fede e la Tradizione insegnano che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, non può venire qualcuno e dire il contrario, barricandosi dietro l'evoluzione della Teologia! E così via per tutte le nostre Verità di Fede, i nostri Dogmi. Siamo Cattolici". Incerberito mi dice: "Allora, dimmi una cosa: uno che va a casa di un peccatore, farabutto, comunista, ateo, che la società religiosa "tradizionale" impone di non frequentare, secondo te, sbaglia?". Io, con occhio vispo, malgrado un'odiosa orticaria che mi comprimeva lo zigomo (il prete non mi ha chiesto neanche cosa avessi!) gli ribatto: "Parla di Gesù e San Matteo, non è vero?". "Sì". "No, non sbaglia: prima di tutto perché stiamo parlando di una società quale quella giudaica, dove la legge mosaica non è certo uguale a quella dell’Amore e della Carità Cristiana; in secondo luogo perché lo ha convertito!". Ah, ora capisco perché mi ha fatto questa domanda - penso tra me e me - : nel tema ho parlato del rapporto di troppa amicizia tra Giovanni XXIII e Kruscev: quindi aggiungo: "Non mi pare che Giovanni XXIII abbia convertito Kruscev!". Ed ecco che taglia corto - mentre, con la coda dell'occhio, m'accorgo che la commissione intera muore in sottecchi dalle risate per questo botta e risposta! - e inviperito esclama: "Comunque, è meglio che si facciano domande fuori percorso! Che è tutto questo tempo che stiamo perdendo!". L'esame continua bene (solo l'insegnante di Storia e Filosofia (cristo-marxista) mi fa delle domande che non c'entravano nulla - dopo, tra l'altro, che avevo trattato già tre argomenti della sua materia) fino a quando la professoressa di Storia dell'Arte non mi domanda come mai il Bernini abbia disegnato il colonnato della Basilica di San Pietro a quel modo, ed io rispondo che è il simbolo dell'abbraccio della Chiesa Universale ai Fedeli. Allora il mio "amico" reverendo esclama: "Solo ai fedeli, vero?!". Ed io: "Aperuisti Credentibus Regna Caelorum, dice il 'TeDeum' ...se si ricorda... oltre che l'incipit di San Giovanni!". Per condire poi l'insalata ecco che mi domanda - pur sapendo e vedendo che nel percorso avevo trattato ben quattro argomenti di geografia astronomica - le Leggi di Keplero a memoria. Che Iddio lo perdoni!
Finito l'esame (45 minuti) la porta si chiude e tale resta per più di mezz'ora. Si sentono toni alti e pugni sul tavolo. Dalla porta a vetri opachi s'intravede la sua figura che si dimena e sbraita come un personaggio dantesco.
Qualche giorno dopo vengo a conoscenza di alcuni particolari: il mio tema aveva fatto il giro di tutto l'Istituto Salesiano. Il mio "amico" non voleva che mi si desse il massimo per via delle idee espresse, perché la forma espressiva e la rielaborazione critica dell'argomento sono risultate eccellenti (il foglio era così come l'avevo consegnato!). Fatto leggere al mio insegnante (salesiano) di (ir)religione, mi è stato riferito abbia esclamato "Si deve confessare! ". Peccato che lui non si ricordi che una volta, in cortile, in occasione della nefasta "giornata di preghiera per la pace" del 24 gennaio, ad una mia esclamazione sull'incompatibilità della nostra Fede con gli altri culti, e sull'assurdità di un Papa, Vicario di Cristo, in mezzo ad eretici, senza Dio, scismatici ecc. (senza, per altro, il minimo desiderio di convertirli), mi disse: "E dove è scritto che il Papa è Vicario di Cristo?! Portami le prove!". Peccato che non c'era Torquemada!
Dunque, col mio tema, ho dato vita ad un vespaio... tuttavia, ne sono lieto, perché sono orgoglioso di essere come sono: Cattolico Apostolico Romano. E sono fiero di aver espresso le mie idee a riguardo del Concilio, di Giovanni XXIII. Anzi, mi spiace tanto non esser riuscito a scrivere tutto ciò che desideravo, visto che ce n'è proprio tanto da scrivere.
Ma ciò che mi amareggia in tutta questa vicenda è proprio il comportamento dei salesiani, che dovrebbero essere eredi di Don Bosco, ferreo sostenitore del Potere Temporale, devotissimo suddito del Beato Pio IX, e che, invece di apprezzare un lavoro che ho svolto con entusiasmo, lo atterrano senza mezzi termini, senza un dialogo critico costruttivo. E allora mi chiedo: perché non mi insegnavano loro, in cinque anni, cosa è stato il Vaticano II, chi fu Giovanni XXIII, cosa significa veramente essere Cristiano-Cattolici, invece di proporre, durante le ore di religione, disquisizioni astruse sulla globalizzazione in termini marxisti - piuttosto che come lotta al mondialismo e all'indifferentismo religioso e sociale -; invece di farci svolgere gli esercizi spirituali di Pasqua in mezzo ai drogati, anziché con Dio; invece di beneficiarci - per quanto è possibile col nuovo Rito - soltanto dieci volte (su circa trentotto settimane di scuola) della Santa Messa settimanale; invece di indurci alla donazione degli organi anziché spiegarci la Dottrina morale della Chiesa... e potrei continuare a lungo!
Questo mio è stato uno sfogo, a dimostrazione che realmente col Vaticano II la Chiesa non è più quella di prima, o meglio, che gli uomini di Chiesa non sono veramente tali, così come comanda Nostro Signore. Si disprezza il passato e ciò è un'offesa a Dio, Signore della Storia. Ed ecco che i laici mostrano maggior consiglio dei religiosi. Se questa è la Società di San Francesco di Sales!
Prima di passare al mio tema desidero, tuttavia, soffermarmi sulla critica di parte "cattolica" alla traccia su Giovanni XXIII: non è stata molto apprezzata, ma non perché elogiava il Vaticano II, quanto perché dava l'idea (?) che Giovanni XXIII fosse un Papa progressista: e allora ecco rivangare la Veterum Sapientia, l'obbligo della talare per i preti e... basta! Già, più di questo non potevano dire! Comunque la cosa straordinaria è che pare sia seccato ai critici cattolici (primi fra tutti Vittorio Messori e l’Osservatore Romano) che il Papa buono venga dipinto come un innovatore, anzi viene difeso come tradizionalista! Anche lo stesso Mons. Loris Capovilla - causa di tanti pasticci...! - ha affermato che "è sbagliato inquadrare Giovanni XXIII al di fuori della continuità apostolica". Ma come, s'è fatto tanto per diffondere l'idea del Papa buono (e molta gente pensa che gli Altri siano stati cattivi!), del sorriso, della fratellanza, della Pacem in terris, del Concilio come risveglio della Chiesa dall'oppio dell'antimodernismo, dell'anticomunismo, dell'antiliberalismo, dell'antigiudaismo cristiano..., s'è detto che ora tutto va meglio di prima, si è giunti a citare, nei documenti ufficiali, il Vaticano II prima dei Vangeli, ed ora, davanti alla mostruosità costruita, i mastri artigiani si mordono le mani e dicono che Giovanni XXIII è stato un "buon Papa" perché fu - in parte N.d.A. -tradizionalista?!?
Giudichi, adesso, il lettore se ciò che ho scritto nel tema sia errato o no.
PROVA D'ITALIANO
Tipologia "C"
Secondo un giudizio storico largamente condiviso, con Papa Giovanni XXIII la Chiesa si lascia alle spalle le fasi più aspre della contrapposizione alla modernità, quali ad esempio, le pronunzie del "Sillabo" e la scomunica del modernismo. Si avvia al tempo stesso un lungo travaglio, culminato nel Concilio Vaticano II, teso al dialogo ecumenico con i lontani e i separati e al confronto con un mondo aperto a moderne prospettive politiche. Illustra questa importante fase della storia della Chiesa ed il ruolo che essa ha avuto nel contesto italiano ed internazionale.
SVOLGIMENTO
La critica contemporanea è concorde nell'affermare che col Pontificato di Giovanni XXIII (1958-1963) si avvia per la Chiesa Cattolica una nuova epoca, che aprirà la strada al Concilio Ecumenico Vaticano II ed ai successivi Papati di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Un'epoca di novità, ma... fino a quando una novità può essere positiva? Beh, fino a quando non stravolge completamente ciò che è stato il passato. Hobsbawn ha affermato che "la distruzione del passato [...] è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento". Poteva, quindi, la Chiesa, che col Vaticano II s'è "aperta" al mondo, non assoggettarsi da esso? E un processo naturale di ogni assimilazione: chi va con lo zoppo impara a zoppicare!
Papa di transizione - tra la nomina di un Giovan Battista Montini (futuro Paolo VI) a Cardinale ed il mantenimento dello status quo voluto dal curiale Cardinale Ottaviani (Prefetto del Sant'Uffìzio) per la salvezza del Cattolicesimo dall'ombra nera (rossa) del comunismo dilagante (se non si fosse stati risoluti, a Cuba sarebbe scoppiata una guerra interminabile...) - Giovanni XXIII regnò per soli cinque anni, ma furono cinque anni intensi, ricchi di iniziative, ma anche di contraddizioni... si pensi, ad esempio, al troppo stretto rapporto d'amicizia col capo sovietico Kruscev e alla scomunica, sottoscritta dal Papa, nei confronti degli iscritti al Partito comunista, emessa dal Sant'Uffizio il 25 Marzo 1959 (è conciliabile ciò con la frase assurda dal punto di vista logico, teologico e dottrinale: "si punisce l’idea non chi la segue"?!).
La pietà popolare, senz'altro lontana dalle problematiche di gestione interna della Chiesa Cattolica, ha attribuito a Giovanni XXIII l'epiteto di "Papa buono". Che fu buono non c'è alcun dubbio (si pensi alla sua tenerezza coi bambini, coi malati, coi carcerati), ma fu davvero un "buon Papa"? Può considerarsi tale un Pontefice che - è bene dirlo - involontariamente, per la sua troppa bonarietà da "prete di campagna", essendo anche mal consigliato (Mons. Loris Capovilla), avvia un processo che porterà alla scissione tra Chiesa della Tradizione e Chiesa moderna? Perché involontariamente? Perché il Vaticano II era stato indetto con l'intento aggregativo di tutti i Vescovi del mondo e non come organismo decisionale a livello quasi rivoluzionario. E già, perché il Sinodo romano finì come gli Stati Generali al tempo della Rivoluzione francese! Questo perché numerosi Presuli (stranieri e progressisti) vollero cambiare l'impostazione data dalla Curia Romana, dando vita, ad esempio, alla Costituzione "Sacrosanctum Concilium" dove la voglia innovatrice (rivoluzionaria) prevalse, abbattendo per primi mille anni di Teologia e Dottrina liturgica. La cosa, infatti, più significativa (e negativa) del Concilio è stata quella di rinnegare il glorioso passato della Chiesa. Era un po' sporco? Beh, chi lavora si macchia!
Nel Concilio, poi, si sono contravvenute disposizioni di Pontefici Santi, come Pio X, che nell'Enciclica "Pascendi" del 1907 aveva condannato il Modernismo, o come il Beato Pio IX, che nella "Quanta cura" e nell'annesso "Syllabus" del 1864, aveva deplorato il liberalismo e gli errori nel nostro tempo. Tutto questo, col Vaticano II, diviene "normale". Nonché si sono tralasciati secoli e secoli di Patristica, in favore della "dilectio pro homine", contravvenendo al precetto evangelico: "Stolti! Non sapete che amare il mondo è odiare Me?"
Addio, dunque, alla Cattolicità Romana in nome di una Cristianità più libera, senza dogmi, senza confessioni, priva delle radici teologiche e dottrinali della Storia della Chiesa. Frutti negativi, o meglio, che sono diventati tali con l'applicazione; che si sono ritorti contro la stessa umanità da salvare, perché è ovvio che il Concilio, da un vero Cattolico, non può esser visto in una totalità positiva per il nostro tempo, perché ora più che mai il mondo avrebbe avuto bisogno di una voce forte, ferma, che si ergesse tra le molte fuorvianti che si odono... sì, anche con condanne, perché Dio non è solo misericordia, ma anche giustizia!
Ad esempio, la frase "cerchiamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide" non potrebbe essere stata più deleteria per la Chiesa, anche perché, invece di cercare di correggere gli errori e stabilire ciò che è buono e ciò che non lo è (compiti fondamentali della Chiesa Cattolica), si finisce col farsene conniventi. Ed è così che si arriva agli errori dottrinali, alle macedonie teologiche, agli svianti consessi ecumenici tanto in auge da trent'anni a questa parte. Il nostro secolo è forse meno bisognoso di quello passato delle amorevoli cure della Chiesa, Madre e Maestra? Cure dolci di una madre, sì, ma anche severe di un maestro, di un padre, atte non ad impaurire, ma a far crescere. Col Concilio tutto questo è svanito: la Chiesa ha perso il suo essere genitore, ed è stata limitata ed essere Istituzione, che noi credenti sappiamo divina, ma che per i laicisti è solo umana, con una sua Gerarchia, che è comoda quando si parla di pena di morte, ma diviene fastidiosa a riguardo dell'aborto, del divorzio: insomma, un qualcosa da tenere nel cassetto, usare poco e riconservare. Questa è la Chiesa del post-Concilio, la Chiesa moderna, che ha perso i suoi Riti dal sapore d'incenso e dal profumo di Paradiso, che è stata asservita agli Stati (addirittura in Italia, nel 1984, la Santa Sede ha controfirmato un Concordato che poneva fine alla Religione Cattolica come Religione di Stato!) e così facendo ha negato la Sovranità eterna di Gesù Cristo su tutte le cose. Per non parlare, poi, della piaga dell'ecumenismo, che se solo fosse condotto come voleva Pio XII! Tutti uguali, tutti gli stessi: musulmani, ebrei, induisti, buddisti...: quale scandalo agli occhi di Dio che ispirò il Salmista: "Tutti gli dei delle genti sono demoni " !
Sarebbe, comunque, troppo lungo enumerare gli errori del Concilio - che, tra l'altro, si manifestano di anno in anno - così come anche le sue ripercussioni in ambito sociale, politico, sia nazionale sia internazionale. Solo per citarne alcune: l'annullamento della Chiesa in materia di Stato e la sua ghettizzazione solo in ambito spirituale; il suo abbandono, anche se parziale, della missione evangelizzatrice del mondo, e quindi anche civilizzatrice, perché, come diceva San Pio X, "non c'è civiltà senza civiltà morale e non c'è civiltà morale senza Vera Religione " (=Cristo, il Suo Vangelo, la Sua Chiesa). Si è spenta la voglia di portare a tutti la Verità, "unica e immutabile", per non urtare l'altro, per non offenderlo. I "lontani" e i "separati", è vero, sembrano più vicini: ma le loro eresie, i loro scismi? È mutata la Dottrina, quindi è cambiata anche la loro posizione... ma può mutare una Dottrina divina secondo cui, tra l'altro, lì dove c'è Pietro lì c'è Dio e che "extra Ecclesia nulla salus "? Si può aprire da Cattolici le mani al mondo sociale e politico senza attenersi al mandato di evangelizzare, sanare i contriti di cuore, e "Instaurare omnia in Christo" (S. Pio X)?
Questo è stato ed è il Vaticano II, i suoi frutti, le sue conseguenze e siccome mi sembrava troppo comune e banale descrivere suoi pregi (pochi, molto pochi a dire il vero... !), mi sono assunto il compito di parlare dei suoi difetti. È forse politicamente scorretto, poco "irenistico", ma credo proprio che parte della crisi che stiamo attraversando socialmente sia anche dovuta al fatto che la Chiesa non è più la Chiesa Cattolica di sempre, della Sua Tradizione, dei Suoi Santi, ma si sia ormai asservita - grazie a Dio non tutta! - all'antropocentrismo liberale e laicista dilagante. Possa Dio proteggere sempre la Sua Santa Chiesa dalle tentazioni mondane degli uomini che la compongono.
Giudizio espresso dalla Commissione d'esame: «Eccellente la capacità di rielaborazione critica dell'argomento, pur affrontato attraverso interpretazione eccessivamente soggettiva. Eccellente anche la forma espressiva. 15/15». Fabio Adernò
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Frase casuale |
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“ Gli indifferenti non hanno mai fatto la storia, non hanno mai neanche capito la storia” Ezra Pound |
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