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Breve prontuario degli errori conciliari PDF Stampa E-mail
Scritto da hidalgo   
mercoledì 22 aprile 2009
da "Veritas" - don Mauro Tranquillo

Il Concilio Vaticano II si sa, nell'intento di chi lo convocò e di chi lo diresse e chiuse, non doveva godere di infallibilità, non volendo definire dotrine nuove. Sarà certo per questo motivo che ''fallì", poiché troviamo nei suoi testi numerose affermazioni contrarie alla dottrina cattolica. Il Concilio appare quindi come una ''torta avvelenata''; ma a chi lo vuole a tutti i costi assaggiare lo stesso, noi dobbiamo essere in grado di fornire gli elementi che permettono di andare oltre le apparenze e di cogliere il veleno lì dov'è, tra l'impasto e la pasticceria, come farebbe un'analisi chimica. Non basta dire che lo si rigetta, occorre mostrarne i punti fallaci a coloro che lo vogliono presentare in continuità alla sana dottrina cattolica.
Troviamo in modo generale in questi testi un cattivo sapore che ci mette in guardia, ma che di per sé non è ancora il veleno mortale: è questo ''sapore'' lo spirito del modernismo, dell'ambiguità, del linguaggio equivoco quasi onnipresente e troviamo quindi affermazioni difficili da interpretare in senso cattolico, frasi vuote, dottrine sfumate. Ma non è di tutto questo che noi vogliamo parlare qui, bensì degli errori lampanti, inequivocabili che contraddicono il Magistero. Il Concilio ne contiene alcuni ben precisi, gravissimi, che danno la loro triste luce a tutto il resto. Vogliamo qui elencarli senza pretesa di completezza; mettendo l'accento proprio lì dove la decantata continuità è assolutamente impossibile per una mente regolata dal principio di non contraddizione. Vogliamo dare un sunto che ci permetta di regolarci in questi giorni difficili e di continuare a professare la fede.

Lumen Gentium

Almeno due sono le affermazioni contrarie al Magistero nel capitolo III, anche alla luce della cosidetta Nota praevia .
Vi si spiega in primis che tutti i Vescovi, anche quelli senza diocesi, ricevono il potere di governo(giurisdizione) dall'ordinazione episcopale. Questa dottrina è esattamente contraria a quella insegnata da Pio XII nell'enciclica Mystici Corporis (e in moltissimi altri testi magisteriali dello stesso Papa e di altri Pontefici), che definiscono che il Papa dà la giurisdizione ai Vescovi, che ricevono dall'ordinazione episcopale solo il potere di santificare(cioè di cresimare, ordinare i preti, etc.).
Inoltre si afferma che il potere supremo e universale nella Chiesa risiede in due soggetti: uno è il Papa da solo e l'altro il Collegio episcopale, che comprende certo il Papa, ma che riceve il suo potere da Cristo come il Papa stesso. Questa dottrina si oppone alle definizioni del Concilio Vaticano I, che spiega che il potere appartiene solo al Papa ad esclusione di altri soggetti.

Dignitatis Humanae
Afferma al paragrafo 2 che vi è un diritto dei singoli e dei gruppi a professare liberamente senza impedimenti la religione che in coscienza crede giusta, e che tale diritto fondato sulla dignità umana deve essere riconosciuto dallo Stato con la Chiesa, che sola ha dei diritti e anche un'autorità sullo Stato; e in particolare si oppone a quanto definiscono Quanta Cura di Pio IX e Mirari Vos di Gregorio XVI, che condannano la libertà religiosa così intesa.
Non esiste un diritto a professare una religione falsa( il che non c'entra affatto con l'impossibilità di costringere ad abbracciare la fede cattolica, cosa evidente per tutti), perché non esiste un diritto a fare il male. Tanto meno lo Stato può riconoscere un tale diritto, al massimo può essere costretto dai fatti a tollerare i falsi culti come un male, senza però ammetterne la libertà come un bene fondato sulla dignità umana.

Unitatis redintegratio
Fondandosi su quanto asserisce il n.8 di Lumen Gentium e cioè che ''la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa Cattolica'', ma che al di fuori di quest'unico soggetto esiste comunque la Chiesa(seguiamo qui l'interpretazione ufficiale volutamente contraddittoria data da più documenti successivi, soprattutto ad opera di Benedetto XVI), questo testo spinge a considerare ''le altre confessioni cristiane'' (ovvero eresie e scismi) come vie di salvezza vere e proprie, e incoraggia l'attività ecumenica come lodevole e necessaria, allorché essa era stata duramente condannata da Pio XI in Mortalium animos.

Nostra Aetate
Questa dichiarazione sulle religioni non cristiane presenta le false credenze come positive, che ''riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini''. Vengono citati in modo esplicito
Induismo, Buddismo, Islam(del quale si dice che adora l'unico Dio che ha parlato agli uomini), e Giudaismo. A proposito di quest'ultimo, benché non si dica ancora in termini espliciti(come si è fatto in seguito) che gli ebrei si salvano per la loro appartenenza alla ''prima alleanza''(e quindi senza il Cristo), si scagiona il popolo giudaico dalla complicità morale del deicidio per l'attuale rifiuto del Cristo. Quanto tali propositi siano scandalosi e insensati è evidente per chiunque abbia un minimo di logica e di fede. Altri gravi errori sono contenuti nei testi conciliari, o anche, lo abbiamo detto, moltissime espressioni ambigue che nel corso del tempo sono sempre state intese nel modo peggiore e hanno portato frutti cattivi. Lo spirito che aleggia in essi poi è andato ancora oltre la stessa lettera. Nel corso dei decenni successivi Papi, Vescovi e teologi si sono impegnati per aggiungere in pratica e in teoria nuovi errori. Qui abbiamo solo voluto riportare alcuni degli errori più limpidamente espressi nei testi del Concilio stesso, errori impossibili da accettare o da interpretare senza contraddire il Magistero.
 

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