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Pagina 1 di 3 don Giuseppe Rottoli
La catastrofe del maremoto, del 26 dicembre 2004, che ha colpito il Sud Est Asiatico ha sconcertato molte persone, da alcune è stato interpretato addirittura come una prova che Dio non esiste e, purtroppo, anche molti uomini di Chiesa hanno detto che non era certamente da considerarsi come un castigo. Ora è innegabile che il “turismo sessuale”, che si commetteva in molti di quei luoghi, è proibito dalla legge di Dio; basta leggere la Bibbia (sia il Vecchio che il Nuovo Testamento) per rendersi conto che Dio non transige su certi comportamenti. Inoltre, Dio nel corso dei secoli, e anche recentemente tramite apparizioni (approvate dalla Santa Chiesa), ci ha ricordato che la più grande disgrazia è il peccato. Tra lʼaltro, dobbiamo constatare storicamente che per simili fatti e per altre colpe come incredulità, sfide a Dio, persecuzioni alla Chiesa, ecc., vi sono state, molto spesso, delle catastrofi come conseguenze, il che permette di affermare che sono stati dei castighi.
LA BIBBIA E LʼINFEDELTÀ LA LEGGE DI DIO
NellʼAntico Testamento leggiamo molte volte che Dio si serve degli elementi naturali per punire gli empi (1). Riportiamo alcuni passi a titolo di esempio.
«La creazione, infatti, che serve te, il Creatore, sʼesaspera contro gli ingiusti per punirli e si mitiga a beneficenza verso coloro che in te confidano» (Sap 16, 24).
«Fuoco, grandine, fame e peste, tutte queste cose sono state create per il castigo» (Ecli 39, 35).
«Ma ecco che costoro tutti hanno scosso il giogo, rotto ogni legame. Per questo il leone della foresta li ha aggrediti, il lupo vespertino li ha devastati, il leopardo è in agguato contro le loro città; chiunque uscirà da esse cadrà nelle sue branche, perchè le loro prevaricazioni si sono moltiplicate e rinforzati i loro pervertimenti... ecco che io farò venire sopra di voi una gente robusta... e divorerà le tue messi e il tuo pane e divorerà i tuoi figli e le tue figlie» (Ger 5, 6).
«Se osserverai ed eseguirai i comandamenti... il Signore allontanerà da te ogni malattia e le infermità terribili
dellʼEgitto... non le manderà a te ma a tutti i tuoi nemici» (Dt 7, 12).
«Né vi fu chi potesse far male a quel popolo se non quando si sviava dal culto del Signore suo. Giacché ogni volta che invece del loro Dio ne adoravano un altro furono lasciati alla preda, alla spada, allʼobbrobrio»
(Gdt 5, 17).
«Quantunque fosse esiguo il numero dei Siri, il Signore tuttavia diede ad essi nelle mani una gran moltitudine perchè essa aveva abbandonato il Signore Dio dei Padri suoi» (2 Par 24, 24).
Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo stesso ha fatto capire che molte malattie sono un castigo per la non osservanza della sua legge, per es. quando Egli incontrò il paralitico di Betsaida (Gv 5 ,14) che aveva guarito miracolosamente gli disse: «Eccoti guarito, non peccare più affinché non ti avvenga di peggio». Quellʼuomo dunque era rimasto paralitico per 38 anni a causa dei suoi peccati.
LOURDES
Gli insegnamenti di Lourdes sono la penitenza e la preghiera, in particolare il S. Rosario per la conversione dei peccatori. Ecco due brevi citazioni che ci fanno compredere la gravità del peccato.
«Bernadette si era inginocchiata un poʼ al di sotto della volta. Coloro che lʼaccompagnarono la videro rattristarsi di nuovo. Su che cosa lʼaveva intrattenuta la Santa Vergine? Bisogna concludere, considerando ciò che seguì, che ella fece passare sotto gli occhi della sua pura confidente il quadro spaventoso dei peccati degli uomini e lʼurgenza di sante espiazioni. Bernadette, in lacrime, si rialzò e con le mani giunte sulla sua corona del rosario, sembrò volersi rivolgere alla folla. Infatti, le persone più vicine poterono sentire la sua voce durante lʼestasi. Una parola ritornava sulla sua labbra tremanti: “Penitenza... penitenza... penitenza!”. La parola passò da persona a persona»(2).
«Bernadette aveva visto piangere la “Signora” di Massabielle sul peccato e i peccatori, ella ignorava lʼalfabeto, ma aveva capito il gran dovere della riparazione e della preghiera(3).
FATIMA
Il 17 luglio 1917 a Fatima in Portogallo, la Madonna fece vedere lʼinferno a tre bambini: Francesco, Giacinta
e Lucia, e poco dopo aggiunse: «Avete visto lʼinferno dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se farete quello che vi dirò, molte anime si salveranno ed avranno pace. La guerra sta per finire, ma se non smetteranno di offendere Dio, nel regno di Pio XI ne comincerà una peggiore».
La S. Vergine apparendo più volte in ospedale a Giacinta le disse diverse cose tra le quali ricordiamo: «Verranno certe mode che offenderanno molto Gesù... I peccati che portano più anime allʼ inferno sono i peccati della carne... Se gli uomini sapessero ciò che è lʼeternità farebbero di tutto per cambiar vita»(4).
LA LUSSURIA
Il catechismo di San Pio X ci insegna che ciò che si faceva di immorale nel Sud Est Asiatico rientra nel categoria del vizio capitale chiamato lussuria che consiste nellʼamore disordinato dei piaceri carnali. Questa propensione risiede in noi a causa del peccato originale; se la si asseconda diventa un vizio che, purtroppo, colpisce ogni età, ogni sesso, ogni condizione di persone; è un vizio così esteso che secondo i Padri della Chiesa precipita da solo più anime allʼinferno che tutti gli altri uniti insieme. Veramente un tal vizio, secondo il consiglio di san Paolo non si dovrebbe neppur nominare tra i cristiani: «Nec nominetur in vobis» (Ef
5, 3). Però se cʼè un vizio che si cerca in tutti i modi di giustificare è proprio questo; lo si conosce, ma lo si vuol giustificare a tutti i costi. Infatti tanti dicono: “Che male cʼè che è tanto condannato dalla Chiesa? Non è che una debolezza, unʼinclinazione della natura, sono peccati da poco”. Ma la malizia di una cosa dipende forse dal nostro capriccio o dal nostro giudizio? Se così fosse bisognerebbe cancellare tutto il Decalogo. No, per conoscere la malizia e la gravità di un peccato non dobbiamo guardare a quello che ne dice il mondo, ma a quello che ne dice Dio.
NellʼAntico Testamento questo vizio è chiamato: «cosa abominevole» (Gn 38,10). Ecco cosa pensa Dio: «Lʼadultero per la sua insensataggine perderà lʼanima sua» (Prov 6, 32); «I corpi dei lussuriosi erediteranno la putredine e i vermi» (Ecli19, 3). «Lʼadultero avrà il disonore perché non ha capito il timor di Dio» (Ecli 23,31).
Nel Nuovo Testamento, leggiamo che Gesù ha detto: «Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio» (Mt 5,); inoltre Egli ci ha esortato ad evitare anche i pensieri e i desideri cattivi: «Chiunque guarda una donna per desiderarla ha già, in cuor suo, commesso adulterio con lei» (Mt 5, 28).
Ecco alcune sentenze lasciateci da San Paolo dopo averci intimato di non lasciarci sedurre da vane parole: «Questo dovete tenere a mente, che ogni adultero o impudico o avaro che vuol dire idolatra non ha eredità nel regno di Dio» (Ef 5, 5)... «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi» (1 Cor 15, 33)... «Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo?» (1 Cor 6, 19)... «Il corpo non è per la fornicazione ma per il Signore» (1Cor 6 ,13).
Da parte sua, san Giovanni Apostolo, ispirato dallo Spirito Santo, ha scritto: «Nulla di impuro entrerà nel regno dei Cieli» (Ap 21, 27).
Riflettiamo sui castighi con i quali Dio ha punito nel mondo la lussuria. Omettendo tanti esempi ricordiamone due soli, i più gravi che siano registrati nella Sacra Scrittura. Al tempo di Noè tutti gli uomini, ad eccezione di una sola famiglia, si erano abbandonati alle opere tenebrose della carne ed erano guasti e corrotti di cuore. «Disse Iddio: Lo spirito mio non abiterà nellʼuomo per sempre perchè egli è carne...vedendo pertanto Dio che grande era la malizia degli uomini sulla terra e che ogni pensiero del loro cuore era rivolto in ogni tempo al male, si pentì dʼaver fatto lʼuomo sulla terra... E, tocco da intimo dolore del cuore, disse: “Sterminerò dalla faccia della terra gli esseri da me creati, dallʼuomo fino alle bestie... Ecco che io farò venire sulla terra un diluvio dʼacque, per distruggere ogni essere che ha alito di vita sotto il cielo; tutto quanto è sulla terra perirà» (Gn 6). Ecco il castigo che il Creatore inflisse alla sua creatura appena scorse in lei lʼorribile macchia dellʼimpurità! Il diluvio universale, con cui Dio distrusse il genere umano, eccettuato Noè e la sua famiglia, è una prova irrefutabile di quanto Egli abbia in abominio questo vizio.
Un altro castigo, meno universale, ma non meno terribile, è registrato nella Bibbia. Chi viaggia in Palestina non può far a meno di provare un senso di spavento nel recarsi a vedere il Mar Morto. Sulle sponde di quel mare non si vede né un cespuglio di erba verde, né una pianta, né un palmo dʼombra, né un casolare che vi ricoveri. Quelle acque esalano vapori pestilenziali che contaminano lʼaria e nessun pesce vi può vivere dentro. A ragione si chiama il Mar Morto, perchè dà la morte ai viventi... Quale storia è legata a quel luogo di mistero?
Una storia assai dolorosa e terribile! Dove esiste oggi il Mar Morto esisteva anticamente una valle ubertosissima, simile ad un paradiso terrestre, con cinque superbe città, dette la Pentapoli, che in un momento rimasero consumate, sepolte da fuoco e zolfo piovuti dal cielo che le ridusse ad un mucchio di rovine, assorbite poi dalle acque che sgorgarono dalle viscere della terra. E perché ciò? Perchè gli abitanti di quelle città, corrotti fino al midollo, si erano abbandonati senza freno ad ogni impurità (Gn 19).
Ebbene, considerando quei flagelli, che portano così evidenti il marchio della collera divina, si può dire che la lussuria è un peccato da poco? Anche i pagani di Atene e di Roma affermarono che lʼimpudicizia è cosa degradante e vituperevole; per es. Catone, in pieno Senato gridava: «I libri che distruggono la religione e combattono lʼonestà dei costumi, non possono essere che la rovina della società e la sovversione della repubblica». Si sa che i Romani onoravano grandemente le loro Vestali, perchè consacrate al culto e conservavano la verginità per tutto il periodo della loro funzione. Quando un console romano, assiso sul suo carro, passava per le vie di Roma, se si incontrava con una Vestale, le dava il posto più degno. Quando un reo era condotto al patibolo, se in capo alla via compariva una Vestale, bastava perché fosse posto in libertà(5).
LA DOTTRINA DELLA CHIESA
La Chiesa insegna che anche dopo lʼamministrazione del Battesimo (che cancella il peccato originale) rimane in noi il focolaio della concupiscenza ad agonem, cioè per la lotta spirituale. Essa non può nuocere a chi non vi acconsente e lotta generosamente con la grazia di Gesù Cristo; anzi ci è lasciata perchè acquistiamo dei meriti(6). San Tommaso dʼAquino spiega bene che la lussuria è un peccato mortale che conduce allʼinconsiderazione, allʼinconstanza, allʼaccecamento dello spirito, allʼamore di sé fino allʼodio di Dio e alla disperazione(7).
Inoltre la Chiesa insegna che la lussuria quando è commessa scientemente e volontariamente, è sempre peccato grave, un peccato che non ammette parvità di materia.
Per peccare gravemente non occorre in questa materia arrivare a certi eccessi, ma può bastare un pensiero, un discorso, uno sguardo, una libertà indecente, un gesto malizioso, una compiacenza interna quando sia volontariamente acconsentita. In questa dottrina non ci sono dubbi o controversie: tutto è certo, tassativo, fuori di discussione. Come si potrà dunque sostenere il contrario e chiamare questi peccati cose da poco? Ascoltiamo, infine, anche la voce della ragione: che cosa dice del vizio della lussuria? Ci dice che ogni suo singolo atto, sia interno che esterno, è sempre un grave disordine, perchè si risolve in una totale inversione dellʼordine naturale stabilito da Dio e in una vera degradazione della natura umana. Infatti lʼordine naturale stabilito da Dio esige che lʼuomo usi tutte le sue facoltà, e quindi anche i suoi sensi, secondo il fine per cui Egli li ha dati e dentro i limiti di quella legge con cui ne ha regolato lʼuso.
Ora, si sa bene che Dio ha dato allʼuomo i sensi non perchè se ne serva per procurarsi delle soddisfazioni effimere, ma per un fine ben più alto, ossia la conservazione e la propagazione della famiglia umana, da Lui sapientemente regolata colla legge santa del matrimonio. Lʼuso dunque di tale facoltà nellʼuomo non è lecito che entro questi limiti, fuori dei quali diventa cosa turpe, disonesta, contraria allʼordine naturale.
Ebbene, che fa il lussurioso? Spezza ogni legge, varca ogni confine e rompe questa bella armonia dellʼordine naturale stabilito da Dio con tanta sapienza. Non basta. Lʼordine naturale esige nellʼuomo che il corpo sia soggetto allʼanima e che la ragione domini sopra gli istinti del senso. È in questo dominio che risplende la nostra dignità, è per questo dominio che lʼuomo sta al di sopra di tutti gli animali, è questo dominio che forma tutta la sua grandezza, la sua nobiltà, la sua gloria.
Ora che fa lʼimpudico? Calpestando questo ordine mirabile, fa della sua anima, della sua intelligenza, della sua volontà, un vilissimo schiavo dellʼistinto sensuale e invece di comandare al suo corpo, lo serve in tutte le sue abbiette passioni. La lussuria fa perdere allʼuomo la fede e lʼanima, la salute, la libertà, la mente ed è contraria anche alla legge naturale. Essa fa perdere la fede e lʼanima. Tutti i peccati destano nellʼanima il rimorso, ma nessuno lo desta così forte e pungente come il peccato disonesto. Ora siccome lʼimpudico nellʼappagamento della sua passione vorrebbe scansare ogni rimorso di coscienza, comincia subito a dubitare della fede, prima occultamente, poi manifestamente e finisce con negare Dio, anima ed eternità. Lʼateismo è una scusa comoda per lʼimpurità! E la storia sta lì a provare che la causa più ordinaria dellʼapostasia dalla fede è lʼapostasia dalla purezza... Quando fu che Salomone, pur così sapiente, si rese idolatra? Quando divenne lussurioso. Quando fu che Lutero strappò la Germania dal seno della Chiesa e la gettò nelle fauci dellʼeresia protestante? Quando divenne lussurioso. Quando fu che EnricoVIII sterminò il cattolicesimo dalla terra dei santi, perdette la fede e la fece perdere a milioni di sudditi? Quando divenne lussurioso. Ecco la storia di tutti gli apostati della fede. Ecco la storia anche di molti cristiani dʼoggi, che fuggono la Chiesa e i Sacramenti, che odiano la religione, la combattono. San Paolo dice: «lʼuomo animale non capisce le cose dello spirito» (1 Cor 2, 14). Perciò i Padri della Chiesa predicano unanimemente che questo è il peccato che più degli altri conduce anime allʼ inferno; perchè strappando loro la fede, le indurisce sempre più nel male, le rende sempre meno suscettibili al pentimento e le spinge così nellʼabisso dellʼimpenitenza finale, cioè della dannazione eterna.
La lussuria fa perdere allʼuomo la salute. Di quante malattie infatti e di quante morti premature non è causa questo vizio! Il celebre medico protestante Tissot scriveva: «Non cʼè peccato che tanto abbatta le forze naturali, che tanto indebolisca la gioventù ed abbrevi la vita umana quanto il peccato della disonestà». La lussuria fa perdere allʼuomo la libertà. Infatti chi si lascia dominare da essa finisce sempre per diventare un povero schiavo, schiavo di se stesso e schiavo degli altri. Essi dicono: «Vorrei finirla con quei disordini ma la passione è più forte di me!». Essi si rendono schiavi anche degli altri. Quante volte si vedono uomini, anche di grande levatura, che si lasciano mettere il laccio al collo e diventano servi dei capricci e delle esigenze di una creatura che è oggetto della loro turpe passione. La lussuria fa perdere allʼuomo anche il bene dellʼintelletto. Infatti lʼimpudico resta così accecato dalla sua passione, che non vede e non conosce più niente, né del suo stato, né della sua dignità, né delle conseguenze a cui va incontro e pur di soddisfare la sua brutale passione, non gli importa di trascurare i più sacri doveri, di calpestare la fedeltà coniugale, di mandare in malora i propri interessi, di rovinarsi nellʼonore e compiere lo sfacelo della propria casa. Oh, se potessimo entrare in certe famiglie e domandare la causa di tante discordie, di tanti disordini, di tante ricchezze sparite, di tanti scandali, di tanti delitti, violenze, ferimenti, suicidi, non poche dovrebbero rispondere per il vizio dellʼimpudicizia(8).
La fornicazione è contraria alla legge naturale. Infatti si legge che il Patriarca Giuda (Gn 38) voleva far morire Tamar, la quale era stata sua nuora, ed essendo vedova fu trovata gravida; per cui si vede, che in quel tempo, ancor prima che fosse data la legge di Mosè, per istinto insito nella natura gli uomini conoscevano che la fornicazione era peccato(9).
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