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Per la Santa Purezza e contro le mode indecenti |
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Scritto da LuceRiflessa
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domenica 13 maggio 2007 |
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di Antonio Royo Marìn
Tratto da: Teologia della Perfezione cristiana
La Vista
E’ il più nobile dei sensi esterni, ma anche il più pericoloso per la forte seduzione che le sue rappresentazioni esercitano sull’anima. Esaminiamo le differenti specie di sguardi e la condotta pratica dell’anima in ognuna di esse.
A) Sguardi gravemente peccaminosi
Ogni sguardo volontario ad una persona o ad un oggetto che provoca gravemente alla lussuria, soprattutto se è accompagnato da un cattivo desiderio, costituisce peccato grave . Dichiara Gesù nel Vangelo: «Ma io vi dico che chiunque avrà guardato una donna, per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,28).
Non è neanche necessario aggiungere che tali sguardi devono essere ad ogni costo evitati . Diversamente, non solo la perfezione, ma anche la salvezza eterna è in pericolo.
B) Sguardi pericolosi
Quando senza cattivo desiderio, ma anche senza ragione sufficiente, si fissa lo sguardo su una persona, una fotografia, una vetrina, uno spettacolo ecc…, capace d’indurre al peccato, si commette un’imprudenza straordinariamente pericolosa. Nella maggior parte dei casi, in pena di tale imprudenza, l’anima rimarrà priva della grazia efficace necessaria per resistere alla tentazione e soccomberà miseramente. La Scrittura ricorda gli esempi di Davide, di Sansone, di Salomone, ecc…; e l’esperienza quotidiana conferma le pagine ispirate: «Propter speciem mulieris, multi perierunt: et ex hoc, concupiscentia quasi ignis exsardecit» (Eccli 9,9). Allo sguardo segue il tumulto dell’immaginazione, il desiderio irresistibile, la caduta vergognosa. Senza il controllo e il freno degli occhi è impossibile mantenersi nella virtù e anche nel semplice stato di grazia. Giobbe ne era ben consapevole se «strinse un patto con i suoi occhi di non fissare una vergine» (Gb 31,1).
L’anima che tende seriamente alla santità fuggirà con ogni cura le occasioni pericolose.
E per quanto il sacrificio sia grave, rinuncerà senza esitare a spettacoli, riviste, spiagge, amicizie o relazioni con persone frivole e mondane che possono esserle occasione di peccato. Per strada, soprattutto nelle popolose città moderne, sarà estremamente modesta negli sguardi per non inciampare nella procacità delle vetrine, nella sfacciata immodestia del vestire, nella sfrenata licenza dei costumi. E senza giungere a estremi ridicoli e atteggiamenti innaturali (come sarebbe il contare i paracarri o omettere di salutare una persona conosciuta), camminerà cauta per non lasciarsi sorprendere. Il miglior espediente per non attirare l’attenzione e controllare perfettamente gli occhi è quello di dirigere lo sguardo lontano – a una cinquantina di metri più avanti -; si evita in tal modo l’inconveniente di portare gli occhi bassi e il pericolo d’imbattersi, da vicino in un oggetto provocante.
C) Sguardi curiosi
Sono quelli che, pur senza ricercare oggetti cattivi o pericolosi, hanno lo scopo di ricreare la vista. Tali sono, per esempio, le visite ai monumenti artistici di una città, le gite turistiche ecc…
Per sé, queste non contengono nulla di riprensibile, anzi, rettificate dall’intenzione, possono esserci di aiuto per elevarci a Dio. La visione di un bel paesaggio, di una catena di montagne, dell’immensità del mare, delle geniali creazioni dell’arte, possono elevare il nostro spirito all’Artista supremo e al Creatore di tutte le meraviglie. Però, per l’anima che si abbandona ad esse con eccessiva passione o frequenza, posso rappresentare un serio ostacolo alla vita di raccoglimento e di orazione. E’ difficile che un turista di professione giunga a santificarsi.
«Datemi una persona che vada vagando con gli occhi sopra tutti gli oggetti che le si presentano davanti; è impossibile che essa abbia raccoglimento nell’orazione, perché durante la medesima, le passeranno per la mente le specie di quelle cose mondane che ha vedute, e stando davanti a Dio con il corpo, se ne andrà in questa o in quella parte con il cuore.
Ma ammettiamo pure che Iddio, contro ogni suo merito, le comunichi qualche sentimento devoto; questo non potrà rimanere a lungo nel suo cuore perché tornando essa dopo l’orazione al consueto costume di guardare senza ritegno alcuno, svanirà subito ogni affetto attraverso gli occhi.
Potendosi rassomigliare lo Spirito del Signore a certi liquori spiritosi, i quali, quando non sono chiusi, svaporano.
Vivendo, dunque, quell’infelice abitualmente così distratta, come è possibile che così riesca ad attendere seriamente durante il giorno all’esercizio della mortificazione, della carità, dell’umiltà, della pazienza e delle altre virtù cristiane, non avendo dentro di sé né pensieri né affetti che v’incitino; e conseguentemente che possa menar vita religiosa se si trovi nel chiostro o vita spirituale se dimori nel secolo?»
Si rende necessaria, quindi, la mortificazione del senso della vista anche nelle cose lecite o per sé non pericolose. Anche qui, tuttavia, occorre procedere con oculatezza ed equilibrio, senza mai lasciarsi andare ad estremi ridicoli.
Alcuni episodi che si leggono nelle vite dei santi – S. Luigi non fissava mai sua madre, S. Pietro d’Alcantara non sapeva come era fato il soffitto della sua abitazione, ecc…- sono più da ammirare che da imitare. Senza giungere a questi estremi, che Dio non richiede a tutti, è certo che la mortificazione e la custodia degli occhi è un punto importantissimo, non solo nel suo aspetto negativo, per preservarci dai pericoli, ma anche nel suo aspetto positivo, per fomentare intensamente il raccoglimento e la vita d’orazione, indispensabili per conquistare la santità.
Memento:
Non in commotione Dominus
“Dio non si trova nel rumore”
(III Reg XIX, 11)
Si hominibus placerem,
servus Christi non essem
“Se ancora piacessi agli esseri umani],
non sarei servo di Gesù Cristo”
(Gal I,10)
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Frase casuale |
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“Senza sforzo, senza sacrificio e senza sangue nulla si conquista nella storia” Benito Mussolini |
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