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MESE DEL SACRO CUORE PDF Stampa E-mail
Scritto da LuceRiflessa   
giovedì 31 maggio 2007
MESE DEL SACRO CUORE

Dagli scritti di

S. MARGHERITA M. ALACOQUE

IMPRIMI POTEST

P. JOSEPHUS FILOGRASSI S. J

Preap. Prov. Rom.

Romae, die 2 ottob. 1927

 

IMPRIMATUR

+ANTONIUS M. JANNOTTA

Episcopus Sorae, Aquini et Pontiscurvi

Sorae, 20 oct. 1927

GIORNO PRECEDENTE (AL 1° GIUGNO)

I.

La Santa riceve da Gesù Cristo l'in­carico d'insegnarci ad amare l'adorabile suo Cuore.

- Nostro Signore fece un giorno a lei udire queste parole: « Io voglio che tu mi serva di strumento per attirare i cuori all'amor mio. - Non posso intendere, o mio Dio, come si possa ciò fare, ella ri­spose. Ed egli: Per la mia onnipotenza, la quale ha fatto il tutto dal nulla. Non di­menticarti, mai del tuo niente, e come tu sei la vittima del mio Cuore e devi essere però sempre disposta ad immolarti per la vitrità. Laonde il mio amore non rimarrà oziosa in te, ma sempre faratti operare o patire; senza pretensione di ascriverne la minima parte a tuo conto; di quel modo che il lavoro punto non appartiene allo Strumento onde l'artefice si servì per compierlo. Ma in cambio tu possederai, secondo ti ho già promesso, i tesori del mio Cuore, con facoltà di usarne a tuo grado in favore delle anime ben disposte. Tu non devi punto appropriarti queste grazie, nè con riserva, distribuirle agli altri; poichè a me piacque servirmi del tuo cuore, come di canale per diffonderle giusta i miei disegni nelle ani­me, molte delle quali saranno per tal ma­niera ritratte dall' abisso di perdizione, conte io ti farò vedere in appresso ».

Delle quali grazie risovvenendosi la Beata, scriveva: « Quando il Signore mi im­pegnò in modo speciale all'amore del suo sacro Cuore, mi mostrò insieme quanto avrei da soffrire per questo amore, e come le grazie apparecchiatemi non erano tanto per me, quanto per coloro ch'egli a me­ menerebbe, ai quali io dovrei semplicemente rispondere ciò ch'egli mi porrebbe in mente; mentre egli vi applicherebbe l'unzione della sua grazia, con che attirar molti cuori al­l'amor suo

».

 

II. Mirabile contrasto fra Gesù e la sua, Sposa.

- Ci volle l'autorità divina per indurre la Beata ad accettare il sublime ufficio impostole. « Ohimè, Dio mio, escla­mava ella, io sento la mia fiacchezza, temo di tradirvi e di veder troppo male in sicuro i vostri doni presso di me. Oh l’unico amor mio, perchè non mi lasciate voi nella vita comune alle Figlie della Visitazione? Mi avete forse menata in questo luogo a per­derrni? Tali preziose grazie concedete a quelle anime elette che vi corrisponderanno, glorificando voi assai meglio; mentre io non faccio che resistervi. Per me non vo­glio altro che la vostra croce e il vostro amore: tanto mi basta per esser buona re­ligiosa, ciò che io solo desidero

». Ma il divino, Signore le rispose: « Com­battiamo, figliuola mia; io ne sono conten­to; ma vedremo poi di chi sarà la vittoria, se del Creatore o della creatura, della forza o della debolezza, della onnipotenza o della impotenza ». Le quali parole, dice la Beata, mi posero in gran confusione; quindi egli soggiunse: « Sappi che io non mi tengo punto offeso da tutti questi contrasti ed opposizioni che tu mi fai per obbedienza; ma voglio che tu apprenda come io sono il padrone assoluto de' miei doni e delle mie creature, nè cosa può al mondo impe­dirmi di compiere i miei disegni ». Altre volte il Signore le disse ancora: « Io regnerò malgrado de' miei nemici, e verrò a termine del disegno a cui ti ho scelta, per quanti facciano sforzi gli oppo­sitori. Passeranno il cielo e la terra; ma le mie parole non rimarranno senza effetto». Quindi la Beata coll'ordinaria sua fiducia: «O Salvator mio amabilissimo, quando dunque verrà questo felice momento! Intanto affido a voi la cura di difendere la vostra causa, mentre io patirò in silenzio ».

 

III. Preghiera al sacro Cuore, per in­tercessione di Maria.

- O santissima, amabilissima e gloriosissima Vergine Madre di Dio, Madre nostra diletta, signora ed avvocata, eccoci di comune accordo pro­strati ai vostri piedi per rinnovare il voto di nostra fedele servitù inverso di Voi, e per supplicarvi che ci offeriate come cosa vostra, ci dedichiate, consacriate; immoliate al Cuore adorabile di Gesù; noi con quanto siamo, con quanto faremo, con quanto patiremo senza veruna riserva; perchè non vogliamo avere altra libertà fuori di amar lui, altra gloria fuori di appartenere a lui quali schiavi e vittime del puro, amor suo!

 

GIORNO I

l. Il Divin Cuore cominciasi a mani­festare alla Santa.

- Stava la santa Mar­gherita Maria preparandosi nel ritiro alla religiosa sua professione, quando nostro Signore, dopo venuto a lei in Sacramento, così le parlò: « Ecco la piaga del mio co­stato, dove tu devi fare l'attuale e perenne tua dimora; qui potrai conservare la bianca stola dell'innocenza ond' io ti ho rivestita l'anima, affinchè tu viva ormai solo della vita dell'Uomo-Dio; viva come, non vivendo più, affinché io viva perfettamente in te: o­peri come non operando più, ma, operi io in te, perchè io voglio esserti ogni cosa. Sia tua impresa l'amare ed il patire ciecamente; un sol cuore, un amore solo, un solei Dio »...­

Udite queste parole la Santa scrisse col proprio sangue la seguente protesta di amore: «Io, meschino e miserabile niente, pro­testo di sottomettermi e sacrificarmi a quanto egli richiede da me, immolando il mio cuore al compimento del suo beneplacito, senza riserbarmi altro interesse tranne la sua glo­ria e il puro amor suo, al quale io consacro tutto il mio essere e tutti gl' istanti di mia vita. Io sono del mio Diletto per sempre, sua serva, sua schiava, sua creatura, dap­poichè egli è tutto mio, e io sono sua sposa indegna, suor Margherita Maria, morta al mondo. Tutto di Dio, niente di me; tutto a Dio, niente a me; tutto per Iddio, niente per me! »

 

II. Il Cuor di Gesù, giardino di deli­zie, libro di vita, abisso incomprensi­bile.

- Ora la Beata ci narra così alcune delle grazie onde il Signore la favorì.

«Una volta mi sentii l'anima in doloro­sissima agonia, quando nostro Signore, onorandomi di sua visita, mi disse: Entra, figliuola mia, in questo delizioso giardino, per avvivare l’anima tua languente. E io ne vidi quel sacro Cuore adorno di un in­cantevole varietà di fiori, tutti di ammira­bile bellezza; nè osando io, dopo averli considerati, appressarvi la mano, egli disse: Tu puoi coglierne a tuo grado. - O dolce mio Salvatore, risposi gettandomi ai suoi piedi, non voglio altri fiori che voi, il quale mi siete un mazzetto di mirra, che io porterò continuamente fra le braccia del mio affetto. Hai scelto bene, replicò egli: solo questa mirra può conservare la propria bellezza e fragranza: nella mortal vita, nè si ritrova nell' eternità, dove cangia nome.

« Un giorno, mentre io leggeva, il mio Diletto mi si presentò avanti dicendo: Io ti vo' far leggere nel libro di vita, dove si contiene la scienza di amore. E scoprendomi il Cuor suo, mi diè a leggere queste parole: L'amor mio regna nel patimento, trionfa nell'umiltà, gioisce nell' unità. Il che tanto fortemente s'impresse nel mio spirito che non ne perdetti mai la memoria ». Gesù ancora le disse « di mirar 1'aper­tura del suo sacratissimo Costato, abisso scavato dallo smisurato strale dell'amore ivi chi lo amasse troverebbe due vie, l'una per l'anima, 1'altra pel cuore; chè l'anima v'incontra la sorgente delle vive acque onde purificarsi e insieme ricevere la vita, della grazia; il cuore vi trova una fornace di amore, onde non può più vivere se non d'una vita d' amore: 1' una vi si santifica, 1' altro vi si consuma; ma come l'entrata vi è molto stretta, così fa d'uopo essere molto piccolo e molto spoglio di ogni cosa per potervi penetrare».

 

III. Un giorno nel divin Cuore:

- Da­gli scritti della Santa si può raccorre la ma­niera seguente di passar la giornata nel Cuore di Gesù

« Al primo svegliarvi entrate nel divin Cuore, a lui consacrate, il vostro corpo, 1' anima vostra, il vostro cuore e tutto il vostro essere, per servirvene poi solamente a suo amore ed a sua, gloria ».

Eleggete il sacro Cuore come tempio augusto in cui fare tutte le vostre orazioni e preghiere, affinchè esse tornino a Dio gradite, lui amando coll'amore di questo Cuor sacratissimo, adorandolo colle sue adorazioni, lodandolo colle sue lodi, ope­rando colle sue operazioni, volendo co' suoi voleri.

« Nell'ascoltare la santa Messa, pregate questo Cuore amabilissimo, unendovi a lui, di applicarvene i meriti secondo i suoi intendimenti sopra di voi.

« Così nella confessione e comunione, offerite le disposizioni di esso in supplr­mento di quelle che a voi mancano.

Quando fate la genuflessione dinanzi al santissimo Sacramento, pensando a quelle fatte a Gesù per ischerno durante la Passione, dite: - Ogni ginocchio si pieghi, o Maestà del mio Dio, infinitamente abbas­sata nella sacra Ostia! Ogni cuore vi ami, ogni mente vi adori, ogni volontà siavi som­messa!

Mandate spesso pel vostro buon angelo il cuor vostro a rendere ossequio a quello di Gesù in sacramento.

Quando andrete a prender cibo, uni­telo al nutrimento divino onde Gesù sostenta le anime nostre nella santissima Eucaristia, lui pregando che quello del corpo, da voi preso per amor suo e per obbedienza, vi sia di comunione spirituale, onde la purità di lui s'incorpori nelle vostre intenzioni, la grazia di lui nell' anima vostra, l'amore di lui nel vostro cuore, per modo che voi non possiate mai cessare di amarlo.

Procurate che le vostre ricreazioni sie­no dedicate al divin Cuore, parlandovi di esso, consacrando al Verbo eterno ogni vo­stra parola; a fine di non pronunciarne al­cuna che non torni a sua gloria.

Unite il vostro silenzio a quello da lui serbato in Sacramento, schivando ogni di­scorso che senta di vostra lode o possa disgustare il prossimo, ogni proposito che muova dall' amor proprio e dalla vanità.

Quando avrete a soffrire qualche cosa, godetene in unione con quella che nel suo Sacramento ha sofferto e soffre tuttavia il Cuor di Gesù.

Quando sentirete spuntare in voi qual­che moto contrario al puro amore, portatelo a questo Cuor divino, perchè vi sia di­strutto, e voi ne abbiate in ricambio la gra­zia dell' umiltà; cosi fate di tutte le altre passioni e difetti.

Quando veniate a cadere, in manca­menti, volgetevi ancora ad esso per impe­trarne la contraria virtù da offerire all'eterno Padre, pregando che vi rimetta nella sua grazia; e così fate nel vedere i falli degli altri.

In ogni evento pigliate per aspirazione le parole di nostro Signore, Fiat voluntos tua; e poi: Io mi abbandono a voi.

La sera mettete in questo adorabile Cuore tutto ciò che avrete operato durante la giornata, affinchè da lui si purifichi quanto esservi potesse d' immondo e d' im­perfetto nelle vostre azioni.

A prendere in sicura pace il vostro riposo, entrate nel santuario del Cuore a­mante di Gesù, e li serratevi colla chiave di un pieno abbandono alle sue provvide cure ».

 

IV. Offerta di sè al divino Cuore.

- « O Cuore sacratissimo, io rni dono e con­sacro tutto a voi, il mio cuore, la mia mente, la mia memoria, la mia volontà, affinchè tutto quanto io farò e patirò sia per vostro puro amore e gloria; tutto quanto io vedrò e udirò mi porti ad amarvi; tutte quante le mie parole siano altrettanti atti di adora­zione, di lode alla vostra sovrana Maestà; e tutti quanti i movimenti delle mie labbra sieno altrettanti atti di contrizione di tutti i peccati commessi, di tutti i beni omessi da me; e da voi dimando, o Cuore amorosis­simo, che io possa tante volte attirarvi a me, quante attraggo l’aria aspirando; quante al medesimo fine respirando la ren­derò, tante volte vi offro all’eterno vostro Padre per rendere tutto ciò che a lui debbo.

« O Cuore pieno di bontà, ascoltatemi ed esauditemi. O Cuore sacratissimo, di cui sono, da cui dipendo, per cui io vivo, pos­sedetemi, infiammatemi, trasformatemi tutto in voi. Fate che ogni mio passo sia per giungere a voi, ogni mio atto e movimento sia per unirmi a voi; protestando io che vorrei meglio patir mille morti che separarmi da voi o commettere la minima infedeltà verso di voi ».

 

GIORNO II

Gesù scopre agli uomini per opera della Santa le ricchezze infinite del suo Cuore.

« Appresso mi domandò il cuore che io lo supplicai di pigliarsi, come egli fece, mettendolo entro il proprio, dove me lo diede a vedere consumarsi qual piccolo a­tomo in fornace divampante; quindi ritraen­dolo tutto infuocato, lo rimise in forma di cuore al suo posto, dicendo: Vedi, o mia diletta, quale prezioso pegno dell'amor mio! ti ho inserito nel fianco una scintilletta delle sue fiamme più vive, la quale ti serva di cuore e vengati consumando sino al sospiro estremo di tua vita. Se fino al presente, non ti sei presa che il nome di mia schiava, ora ti do quello di discepola diletta del mio Cuore.

« Questa grazia mi veniva rinnovata nel primo venerdì di ogni mese in tale maniera.

Il benedetto Cuore mi si presentava quale fulgidissimo sole, i cui raggi ardenti piom­bavano direttamente sul mio, che si sentiva bruciare di così vivo fuoco da parermi do­verne io andare incenerita. In questo tempo specialmente il mio divino Signore mostra­vami ciò ch'egli voleva da me e scopriva i secreti dell'amabile suo cuore.

 

II. I Serafini formano con lei la prima società in onor del Sacro Cuore.

In altra occasione Ella racconta di aver ricevuto il favore seguente: « Standomi un giorno colle altre all'opera della canapa, mi ritrassi dentro un cortiletto vicino al santissimo Sa­cramento, e mentre attendeva ginocchioni al mio lavoro, di colpo mi sentii raccogliere tutta dentro e fuori, e insieme vidi l'ama­bilissimo Cuore del mio adorabile Gesù, più brillante di un sole, tra le fiamme del puro amor suo, circondato da serafini che in concerto meraviglioso cantavano:

«Amor trionfa, gioisce amore

Amor si allegra nel Divin Cuore »

« E come questi beati spiriti mi invita­vano a cantarne con essi le laudi, e io non osava, così me ne ripresero, dicendo di essere venuti apposta per unirsi meco nel rendere a questo Cuor sacratissimo un'o­maggio continuato di amore, di adorazione di lode: perciò mi terrebbero posto d' in­nanzi l'augusto Sacramento, affinché io po­tessi per mezzo loro amarlo senza interru­zione, ed essi partecipare in me del mio amore paziente, come io godrei in loro. La quale associazione scrissero tosto a let­tere d'oro nel sacro Cuore e coi caratteri indelebili dell'amore. Tale grazia durò due o tre ore incirca, e gli effetti me ne dura­rono tutta la vita, tanto per li soccorsi avutine, quanto per le soavità gustate e riprodotte ognora in me. Ne rimasi tutta inabissata di confusione e gli angeli non più nominava, pregandoli, che miei soci divini.

Unita così agli spiriti celesti, la Beata sentissi anche portare ad associarsi nel Cuo­re di Gesù alle anime fedeli, a cui sugge­riva questa santa divozione, cmne ne abbia­mo prova in varii luoghi delle sue lettere. Eccone alcuni.

Può Iddio, quando voglia, tirare la sua gloria dalle nostre minime azioni, come io spero egli farà della brama ispiratavi di entrare in particolar comunione di beni fra noi. Quanto a me, vi posso dire che non ne fo punto; ma Dio è si buono che la­sciaci appropriare il tesoro dei veri poveri nel sacro Cuore di Gesù, di cui la celeste abbondanza può contentare appieno la ne­cessitosa nostra indigenza. Di questo bene preziosissimo conviene che noi stringiamo la nostra società, ponendo nel divin Cuore tutto il bene che noi potremo fare colla sua grazia per cangiarlo co' suoi, da offe­rire all' eterno suo Padre in luogo dei no­stri. Ecco la nostra vera società ed il no­stro delizioso ritiro, in cui vivere al coperto di tutte le tempeste della vita.

Bene a ragione voi desiderate l'unio­ne colle sante anime devote a questo divin Cuore, poiché sono in buon numero.

Oso sperare che voi mi ricorderete nel sacro Cuore del Signor nostro Gesù Cristo, al quale vorrei che tutti gli altri fos­sero consacrati. Studiamoci di attirarne quanti più potremo alla nostra società, e a lui domandiamone la grazia ».

Così cominciarono a formarsi le prime associazioni in onore del sacro Cuor di Gesù, mentre la Beata nella sua profonda umiltà se se riputava tuttavia indegna e scriveva:

«Il mio Salvatore non volendomi per­dere, mi unì egli stesso in comunione di beni spirituali co' suoi più fedeli amici, i quali col proprio amore e fedeltà riparas­sero le ingiurie da me a lui fatte. Ma io vi confesso, che se tali sante anime mi cono­scessero per sì cattiva come io sono, non consentirebbero mai a simile unione, per timore che io non attirassi lor sopra la in­dignazione e la collera di quell'amabilis­simo Cuore, senza il quale mi sarebbe la vita insopportabile ».

 

III. Potenza delle comuni preghiere ad onore del sacro Cuore.

- « Doman­diamo assiduamente a questo adorabile Cuore di farsi conoscere ed amare, e di spargere le sue misericordie su quanti a lui ricorreranno raccomandando le calamità pubbliche.

« Quanto è potente il sacro Cuore a pla­care la collera della divina Giustizia irritata dalla moltitudine delle nostre colpe, che ci provocano addosso le disgrazie onde ci troviamo afflitti! Ma bisogna pregare, perché non ci avvenga di peggio. Le pre­ghiere in comune hanno potere grande ap­presso questo adorabil Cuore, il quale so­spende e distorna i rigori della Giustizia di­vina, frapponendosi tra essa e i peccatori per ottenere misericordia.

Ah quale ventura per chi contribuisce allo stabilimento del regno dell'amabilissi­mo Gesù! poichè se ne guadagna l'amicizia e le benedizioni eterne dell'amabilissimo Gesù, ed un potente protettore per la nostra patria. Nè uno meno potente ve ne abbiso­gna per allontanare il fiele e la severità della giusta ira di Dio per tanti delitti che si commettono. Ma io confido che quel divin Cuore si renderà una fonte abbondante ed indeficiente di misericordia e di grazia ».

 

IV. Pubblica consacrazione al Cuor di Gesù.

- « O Signore Gesù, santo e dolce amore delle anime nostre, che avete promesso di ritrovarvi là ove fossero due o tre adunati in vostro nome e di rimanere in mezzo a loro, eccovi i nostri cuori uniti in un medesimo accordo per adorare, lodare, amare, benedire e compiacere il vostro san­tissimo e sacratissimo Cuore, al quale noi dedichiamo e consacriamo i nostri nel tempo e nell’eternità; rinunciando per sempre a tutti gli amori e a tutte le affezioni che non sono nell' amore e nell'affezione del vostro Cuore adorabile; desiderando che i desi­derii tutti e tutte le aspirazioni dei nostri sieno conformi sempre al buon piacere dei vostro, cui bramiamo di contentare quanto sappiamo e possiamo. Ma come noi da parte nostra non siamo buoni a niente, così voi supplichiamo, adorabilissimo Gesù, per la infinita bontà e dolcezza del vostro sacro Cuore di sostenere i nostri e di confermarli nella risoluzione da voi fatta lor fare a vo­stro amore e servigio, affinchè niente mai ci separi e disunisca da voi. Ma rimaniamo in tale risoluzione fedeli e costanti con sa­crificare all' amore del vostro divin Cuore tutto ciò che possa recare vani piaceri ai nostri ed allettarli inutilmente dietro le cose di quaggiù, dove noi confessiamo tutto es­sere vanità ed afflizione di spirito, fuorchè l'amare e servire voi, o divino ed amabi­lissimo mio Signore e Salvatore Gesù Cri­sto, che siate benedetto, amato e glorificato eternamente ».

 

Narra ella così la grazia singo­larissima ricevuta, mentre un giorno stavasi adorando l’augusto Sacramento: « Io mi trovai tutta investita da quella dolce presenza, ma si fortemente, che mi scordai affatto di me e del luogo in che era, lasciandomi andare a quel divino Spi­rito, abbandonando il cuor mio alla forza del suo amore. Egli mi fece posare a lungo sopra il divino suo petto, dove mi scoperse le meraviglie dell'amar suo e gl'ineffabili secreti del suo sacro Cuore, da lui fino allora tenuti a me nascosti. Questo Cuore egli aperse la prima volta, ma di maniera così reale e sensibile da non lasciarmene in modo veruno dubitare, per gli effetti da tale grazia prodotti in me, che pur temo sempre d'ingannarmi in tutto, quello che ne dico. Ed ecco come andò la cosa: « Il mio divin Cuore, disse egli, è si appassionato d'amore per gli uomini e per te in particolare, che non potendo più in se contenere le fiamme dell'ardente sua carità, bisogna che le diffonda per tuo mezzo, e loro si manifesti per arricchirli dei preziosi tesori a te ora mostrati, contenenti le gra­zie santificanti e salutari necessarie a ritrarli dall'abisso di perdizione. E te ho scelta siccome un abisso d'indegnità e d'igno­ranza, per la esecuzione di questo grande disegno, a fine che il tutto sia fatto da me ».

GIORNO III

I. Gesù dona il proprio Cuore agli uomini, come ultimo sforzo dell'amor suo, e ne vuole onorata in pubblico l'immagine.

- Qui narra la Santa uno dei più insigni favori, conforme ne avea già dovuto dar conto per obbedienza.

Un giorno, festa di S. Giovanni evan­gelista, dopo fattami una grazia somigliante alla ricevuta da questo diletto discepolo dell'ultima Cena, il sacro Cuore mi si pre­sentò come sopra un trono di fuoco e di fiamme, raggiante da ogni lato, più splen­dido del sole e trasparente come cristallo. La ferita riportata in croce vi appariva visibilmente; una corona di spine circondava quel divin Cuore, una croce lo sormontava. Il mio divin Maestro mi fece intendere come tali strumenti di sua passione significavano che l'amore immenso, da lui nutrito per gli uomini, era stato 1' origine di tutti i suoi patimenti, i quali fino dal primo istante di sua incarnazione, gli erano stati presenti, e da quel punto la croce gli venne, per così dire, piantata nel Cuore; accettando egli tutte le umiliazioni e i dolori, che la sua santa Umanità dovette soffrire durante la mortal vita, come anche gli oltraggi a cui l'amor suo per gli uomini esponevalo nel santissimo Sacramento sino al termine dei secoli. Egli mi diede poi a conoscere che il suo vivo desiderio di essere perfettamen­te amato dagli uomini lo avea mosso a voler manifestare e donar loro il proprio Cuore, in questi ultimi tempi, quale supremo sforzo dell'amor suo, loro, proponendo un' oggetto ed un aiuto così acconcio per impe­gnarli ad amarlo e ad amarlo sodamente; aprendo loro i tesori tutti di amore, di mi­sericordia, di grazia, di santificazione e di salute in esso racchiusi affinchè tutti coloro, che volessero al possibile rendere e procu­rare a lui onore ed amore, fossero con profusione arricchiti dei tesori divini onde egli era fonte copiosa e perenne.

« Mi assicurò inoltre che gustava un piacer singolare di esser onorato sotto figura di questo Cuore di carne, del quale voleva che fosse in pubblico esposta l' ima­gine, a fine, egli aggiunse, di toccare il cuore insensibile degli uomini; prometten­domi di spargere in abbondanza su quanti 1' onorerebbero, i tesori di grazie ond' egli era pieno.

« Dovunque tale immagine sarà esposta per essere singolarmente onorata, vi attirerà l'abbondanza di ogni maniera di benedi­zioni. Dopo ciò questo divino Salvatore mi disse presso a poco le parole seguenti:

« Ecco, figliuola mia, il disegno per cui ti ho scelta, ti ho fatte grazie così grandi e ti ho presa in particolar cura fin dalla culla. Io mi sono reso tuo maestro e tuo direttore solo per disporti a ricevere queste eccelse grazie, fra le quali tu devi contar la presente come una delle più segnalate, onde io ti scopro e ti dono il più grande di tutti i tesori col mostrarti e donarti al tempo stesso il mio Cuore ». « Allora io prostesi a terra la faccia, nè mi fu possibile esprimere i miei sentimenti in altra guisa che col silenzio, ben tosto poi interrotto dalle mie lacrime e dal miei sospiri ».

 

II. Memoria Perenne di tanto favore.

- A quattordici anni d'intervallo, ancora la Santa se ne ricordava con queste sublimi parole: «- Nella festa del prediletto disce­polo del nostro Diletto, mi tornò a mente, come in tal giorno questo Sposo divino mi fece la grazia incomprensibile, onde sono io cotanto indegna, di farmi riposare col discepolo prediletto sopra il suo seno, e di donarmi il suo Cuore, la sua croce, il suo amore: il suo Cuore per mio asilo, mio soccorso, mio cielo di riposo fra le tem­peste di questo procelloso mare; la sua croce per mio trono di gloria, ove io debbo non solo glorificarmi, ma giocondarmi an­cora, mentre non avvii niente di buono per me fuori di Gesù, la croce e l'amore; l'a­mor suo per purificarmi, perfezionarmi, tra­sformarmi al tutto In lui. Ma, o Dio mio, quanto male ho corrisposto a grazie così grandi, le quali mi doveano far santa, e forse non serviranno che a mia condanna! » Un'altra volta ella così scriveva:

Il sacro Cuore di Gesù mi porge con­tinui favori, e io lo ripago solamente d'in­gratitudine. Egli mi ha graziata di una vi­sita, che sperimentai sommamente proficua per le buone impressioni lasciatemene in cuore. Allora egli mi confermò, essere così grande il suo piacere in vedersi conosciuto, amato ed onorato dalle proprie creature che, se non m'inganno, mi ha promesso, che tutti coloro i quali saranno divoti e consecrati a lui non periranno giammai; che essendo egli la sorgente di tutte le benedizioni, queste a larga mano spargerà sopra ogni luogo, dove sia esposta ed oso­rata l'immagine del suo divin Cuore; che riunirà in pace le famiglie discordi, e pro­teggerà e assisterà quelle che trovandosi in qualche necessità, si rivolgeranno a lui con fiducia; che spanderà la soave unzione della sua carità sopra tutte le comunità che l'onoreranno e porrannosi sotto la speciale sua protezione; che stornerà i flagelli tutti della divina Giustizia per rimetterle in gra­zia, allorchè ne fossero scadute ».

 

III. Idea pratica della divozione al Sacro Cuore.

- «Io vi dirò alla semplice, scriveva la Beata, come a verace amica nel Cuore adorabile del Signor nostro Gesù Cristo, che quando io lo prego per voi mi viene in pensiero che, se voi desiderate vivere tutta per lui ed arrivare alla perfezio­ne, vi bisogna fare intero sacrificio al sacro Cuore di voi stessa e di quanto da voi dipende, senza riserva, per non volere più niente che per la volontà di questo amabil Cuore, per non affezionarvi più a niente se non alle sue affezioni, non operando niente senza il suo lume, non intraprendendo mai niente senza prima domandare a lui consiglio ed aiuto, dando a lui grazie del pari, sì nei mali come nei buoni successi delle nostre imprese, sempre rimanendo col­l'animo contento senza mai turbarci di nulla, dovendoci a tutto bastare che il divin Cuore sia contento, amato e glorificato. Se però voi bramate di essere del numero delle sue amatrici dovete a lui offrire tale sacrificio un primo venerdì del mese dopo la santa comunione, da farsi a questo intendimento, tutta consacrandovi a lui, per rendere e procurargli tutto l'amore, l'onore e la gloria che' sarà in vostro potere; e tutto questo nella maniera ch'egli v'ispirerà. Dopo ciò voi non vi dovete più riguardare se non come appartenente e dipendente. Ball' ado­rabil Cuore di Gesù, ricorrendovi in ogni vostra necessità, stabilendovi al possibile la vostra dimora. Così se voi vi unite in tutto ai suoi disegni, esso riparerà quello che nelle vostre azioni potesse trovarvi d'imperfetto, e santificherà le buone. «Ci convien procurare ad ogni nostro potere di entrar in questo Cuore adorabile, rendendoci ben piccioli per via di una confessione umile del nostro niente, nel quale dobbiamo mantenerci ognora piena­mente inabissati. Conviene inoltre stabilire, in questo sacro Cuore un regno di pace per via di conformità al suo beneplacito, a cui dobbiamo abbandonarci così, che nostra cura particolare sia di togliere quanto arrecare vi possa qualche ostacolo, con lasciar fare ad esso in noi di noi e per noi secondo il suo desiderio, a fine che egli ci venga formando a suo modo e perfezionando a suo grado. E per mante­nerci entro questo divin Cuore per sempre fa d' uopo amarlo d'un amore di preferenza siccome l'unico necessario al nostro cuore, soavemente portandoci al disprezzo od all'oblio di tutto il rimanente».

 

IV. Preghiera di amore al Cuore di Gesù. –

« O Cuore acceso e vivente di amore! O santuario della Divinità, tempio della Maestà sovrana, altare della divina Carità, Cuore divampante di amore per Iddio e per noi, io vi adoro, io vi amo, io mi struggo di amore e di riverenza innanzi a voi! Mi unisco alle vostre sante dispo­sizioni; voglio, sì, voglio ardere del vostro fuoco, e vivere della vostra vita. Quanto io godo vedendo voi contento e beato; quanta parte io prendo alle vostre prerogative, ai vostri dolori, alle vostre glorie, e quanto di buon cuore vorrei patire e morire anzi­chè dispiacervi! O mio cuore, ci è mestieri di non più operare che per gl'impulsi del Cuor sacratissimo di Gesù; e ci è mestieri di spirare in silenzio sotto i suoi occhi a quanto vi è di naturale e di umano. O Cuore divino, io mi unisco a voi e mi perdo in voi; voglio vivere sol di voi, per voi, e riguardo a voi! Così tutto il mio da fare dev'essere il rimanermi in silenzio e rispetto, annientato innanzi a voi, come ardente lam­pada che si consuma innanzi al santissimo Sacramento, Amare, patire e morire! Amen ».

 

GIORNO IV

I. Il Signore chiede una festa in onore del suo Cuore che amò tanto gli uomini. -

Stando io dinnanzi al divin Sacramento un giorno della sua ottava, dice la Beata, l'a­mor del mio Dio mi favorì di grazie ecces­sive; e sentendomi compresa di desiderio di rendere a lui in qualche modo amor per amore, egli mi disse: Tu non mi puoi rendere maggior ricambio che facendo quello onde ti ho già dimandata le tante volte. E scoprendo a me il divino suo Cuore: Ecco, soggiunse, quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, che nulla ha risparmiato fino a struggersi e consumarsi per dar loro un pegno del suo amore; ed in ricambio io non ne ricevo dalla più parte se non ingratitudini, dispregi, irriverenze, sacrilegi e freddezze verso di me in questo Sacra­mento di amore. Ma ciò che più ancor mi dà pena si è il vedermi trattare così da cuori a me consacrati. Laonde io ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del ss. Sa­cramento sia con una festa particolare sacro all'onor del mio Cuore, facendovi la comu­nione e onorevole ammenda, in riparazione delle indegnità ricevute da esso mentre stava esposto sopra gli altari. Così io ti prometto che il Cuor mio dilaterassi per diffondere in abbondanza gl'influssi del suo divino amore su quelli che gli presteranno onor somigliante e procureranno che altri lo presti.

« Ma, Signor mio, diss' ella, a chi vi rivolgete voi? Ad una meschina creatura, ad una sì povera peccatrice, che per la sua indegnità potrebbe anche impedire il compimento del vostro disegno: eppure avete tante anime generose per eseguirlo! « E che? replicò il divin Salvatore, non sai tu come io mi serva dei soggetti più deboli per confondere i forti, e come d'or­dinario la mia potenza più splendidamente si manifesti sopra i più piccoli e poveri di spirito, affinchè non attribuiscano essi niente a se medesimi?

 

II. Prime onoranze al sacro Cuore in Paray le Monial.

- Nel 1685 posta la Beata in ufficio di maestra delle novizie ebbe la consolazione di poter dare princi­pio al culto del sacro Cuore com' ella rac­conta:

« Non mi era dato ancor di trovar modo per avviare la devozione al sacro Cuore, unico mio sospiro; ed ecco la prima occa­sione che la bontà sua me ne porse. Ca­deva il giorno di santa Margherita in venerdì, ed io pregai le suore novizie, allora in mia cura, di fare al sacro Cuore del Signor nostro Gesù Cristo le piccole onoranze de­stinate a me per la mia festa; al che si arresero esse di buona voglia; e fatto un altarino, vi collocarono sopra una immagi­netta delineata in semplice carta, alla quale ci studiammo di rendere tutti gli omaggi suggeritici da quel divin Cuore.

« Quella cara Direttrice, dicono le Me­morie contemporanee, venne a dedicarsi la prima al divin Cuore; poi le novizie col proprio atto di consacrazione, scritto da ciascuna per ordine di lei, conforme le mo­vea il cuore ed il Signore le ispirava; ap­presso vi aggiunse anch'ella una parola del suo, conforme il divin Cuore gliene facea conoscere le disposizioni di ciascuna.

« Ad onore di lui passò ella tutto quel giorno colle suore del noviziato, alle quali chiesto avea di darle tale piacere che non sarebbe, andato senza ricompensa. Quindi piegando le ginocchia dinanzi l'altarino, vi recitò con loro un'ammenda onorevole e parecchie altre preghiere da sè composte ad onor di quell'adorabilissimo Cuore, con ardore di serafino; e rimanendo poi alquanto in silenzio con tale atteggiamento di pro­fonda umiltà, da ispirare fede, amore e divozione, anche a chi meno ne avesse.

« Pose fine con ringraziar le novizie dicendo: O sorelle mie dilette, voi non po­tevate arrecarmi più vivo contento di quello che abbiate fatto coll'onorare il divin Cuore consecrandovi tutte a lui! Deh quanto siete felici ch'egli abbia voluto adoperarvi per dare cominciamento a questa divozione! Ma bisogna continuare pregando, a fine che egli regni in tutti i cuori. Ah quale gioia per me in vedere il Cuor adorabile del mio divino Maestro, conosciuto, amato glorificato! Sì, mie dilettissime, è questa la più grande consolazione ch'io possa gu­stare in mia vita; ché niente vale a darmi gusto, quanto il vedere lui regnare. Amia­molo dunque, ma amiamolo senza riserva, senza eccezione: diamo tutto, sacrifichiamo tutto per conseguire un tanto bene, e noi avremo tutto possedendo il Cuor di Gesù, il quale vuol essere ogni cosa al cuore che lo ama; ma bisognerà soffrire per lui.

Ah sorelle mie care, ancora dicea, tutta l' occupazion nostra sta in conoscere e ser­vire Iddio! Vostra porzione sta in amare il suo Cuore. Quale felicità di poter dire: Sì, io l'amerò e loderò durante una eternità! Ma perciò conviene amarlo costantemente ed egualmente, nelle afflizioni come nelle consolazioni ed in tutti gli eventi della vita ».

 

III. Zelo della Santa per la gloria del sacro Cuore.

- « Se sapeste, scrivea, quanto io mi senta spingere ad onorare il Cuore del Signor nostro Gesù! Mi sembra che la vita siami data pure a questo. Mio desiderio è solo di procurar gloria al sacro Cuore. Quanto mi stimerei felice, se prima di morire potessi arrecare a lui qualche contento! « A tutto il resto io mi trovo insensibile; ma egli mi stimola sì ardentemente ad a­marlo a farlo amare ché, quando pur biso­gnasse soffrire tutte le pene, travagli e do­lori, e mi parrebbero delizie; nè vi è pa­timento a cui non volessi con piacere sa­crificarmi.

« Talora mi si accende in cuore una si gran brama di far lui regnare in tutti i cuori, che mi sembra non esservi nulla ch'io non volessi fare e patire a tal fine; mi riuscirebbero dolci, perchè senza peccato, le stesse pene dell'inferno. Regni egli ed io lo ami; tanto mi basta... Il meschino mio cuore solamente a questo si risente, non desidera e non respira che per veder regnare quello del Signor nostro in tutti i cuori capaci di amarlo... Tutte le mie preghiere tendono a questo unicamente. A tale unico interesse della gloria del sacro Cuore io non cesso di applicar tutto il bene che io posso fare o altri fanno per me.

Sia dunque al Cuor tutto amore, tutto amante e tutto amabile dell'adorabile Sal­vator nostro, reso amore, gloria e lode di tutto il bene a prodursi ed operarsi da lui nelle anime, per lo stabilimento del regno del puro amor suo nei cuori di buona vo­lontà ».

 

IV. Formola di consacrazione al divin Cuore proposta dalla Santa.

- Io N. N. mi dono e consacro al divin Cuore di Gesù Signor nostro, la mia persona e la mia vita, le mie azioni, travagli e patimenti, non volendo usar più alcuna parte del mio essere se non per amare, onorare e glorifi­care lui. Mia volontà irrevocabile è di divenire tutto di lui, di tutto fare per suo puro amore, rinunciando di cuore a quanto potesse a lui dispiacere. Io dunque vi pren­do, o sacratissimo Cuore, per oggetto unico dell'amor mio, protettore della mia vita, sicurezza della mia salute, rimedio della mia fragilità ed incostanza, riparatore di tutti i miei difetti, asilo sicuro nell' ora di mia morte, Siate però, o Cuore di bontà, mia giustificazione presso Dio vostro Padre e allontanate da me i colpi della giusta sua collera. O Cuor di amore, tutta la mia confidenza io pongo in voi, perchè tutto io temo dalla mia malizia e debolezza e tutto spero dalla vostra bontà. Distruggete dun­que in me tutto quello che vi può dispiacere o resistervi; il vostro puro amore si im­prima sì addentro nel cuor mio, che io non possa mai obliarvi nè, venir separato da voi. E vi scongiuro per tutte le vostre bontà, che il mio nome sia scritto in voi; perchè io voglio far consistere tutto il mio bene e tutta la mia gloria nel vivere e morire in qualità di vostro schiavo. Così sia ».

 

GIORNO V.

I. Titoli adorabili del sacro Cuore all’amor nostro.

- « Il Signore mi ha dato a conoscere che il suo Cuore è il Santo dei Santi, il Santo d'amore, che voleva essere conosciuto per entrar mediatore fra Dio e gli uomini, essendo egli onnipotente - a far con loro la pace, a stornare i castighi meritati dalle nostre colpe, ad ottenerci misericordia.

« Egli è una rocca ed un asilo sicuro per quelli che vorranno rifugiarvisi ad evitare la divina giustizia, di cui il corruccio inon­derebbe i peccatori coi loro peccati, a ca­gione del commettersene tanti.., che irritano quella giusta collera. Egli è il trono della misericordia, dove i più miserabili sono i meglio ricevuti, purchè l'amore li presenti, nell' abisso della loro miseria. E se noi siamo fiacchi, freddi, immondi ed imperfetti, non è egli una fornace ardente, dove biso­gna purificarci e perfezionarci come l'oro nel crogiuolo, per essere a lui, come ostia viva, tutto immolati, e sacrificati ai suoi disegni? Questo divin Cuore è un abisso di ogni sorta di beni, dove bisogna che ci perdiamo per non gustar più niente delle cose terrene; un abbisso di amore, dov' è la stanza ed il riposo nostro per sempre. E' una sorgente inesauribile di misericordia, di ogni maniera delizie, che più se ne pren­de, e più abbonda; sorgente di acqua viva, sorgente copiosa di benedizioni e di grazia, sorgente senza termine di tutta la scienza e carità dei santi.

E' tesoro nascosto ed infinito che cerca solamente di manifestarsi a noi, di spandersi e distribuirsi per arricchire la nostra povertà, e il tesoro del cielo e della terra.

È oratorio sacro, paradiso di pace e di delizie, altare dei nostri sacrifici, sovrano Santificatore, unico necessario al nostro cuo­re, nostro tutto in tutte le cose, che vuol essere in noi come germe di vita eterna; nostro liberatore che ci scioglierà dalla schiavitù di Satana, nostro buon Maestro, che insegneracci a conoscerlo ed amarlo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze nostre; nostra guida sapiente da cui dobbiam pienamente lasciarci con­durre, solleciti solo di amar lui e piacere a lui; postro delizioso ritiro, in cui, vivere al coperto dalle tempeste di questa vita.

« Finalmente il Cuore del Signore nostro è moneta inestimabile improntata del conio della Divinità, onde gli uomini pos­sano pagar i loro debiti e negoziar il gran­de affare di loro eterna salute.

 

II. Sentimento di amore fiducioso.

- « Ho tutta la mia speranza ed il mio ap­poggio nei limiti del Cuor di Gesù mio Signore, il quale si compiacque farsi mia cauzione, che risponda e paghi per me.

« Nel sacro Cuore del mio Gesù io tro­vo tutto il mancante alla mia indigenza, essendo egli ripieno di misericordia; nè mai ho trovato in tutte le mie afflizioni ri­medio più efficace di quell'adorabilissimo Cuore. Qua io dormo senza affanni, qua riposo senza inquietitudini; non si dà niente di così duro e penoso che non mi venga per esso addolcito; i malati e i peccatori vi trovano un ben guardato ricovero e vi dimorano a sicurtà. Quel divino ed amoroso Cuore forma tutta la mia speranza e il mio rifugio; il suo merito è mia salute, mia vita e mia risurrezione. Finché non mancherammi la sua misericordia, io sono ben provve­duta di meriti; perché più egli è potente a salvarmi, e più io sono in sicurezza. Io mi trovo talmente ricolma delle sue grazie e de' suoi beneficii, che non lo posso esprimere; e parmi di essere una tenue goc­cia immersa nell' oceano del sacro Cuore.

 

III. Attrattive poderose del Signor nostro sul cuore della Santa.

- Le Me­morie contemporanee ci narrano come ella essendo tuttavia nel secolo udì dal Signore dopo una comunione « che egli era il più bello, più ricco, più perfetto, più compito in fra' tutti gli amanti; e sappi, egli dicea, che se tu mi rimani fedele, io non ti ab­bandonerò punto e renderommi tua vittoria contro tutti i miei nemici; e se tu mi segui costante, io t'insegnerò a conoscermi e manifesterommi a te. Questo dicendo, im­presse una così gran calma in tutto l'interno di lei ch' ella fermò in quell'istante di morire piuttosto che cangiare il preso partito di farsi religiosa.

Nel giorno poi della vestizione, il « di­vino Signore le fece vedere com' egli inten­deva prendere nuovo possesso e signoria del cuore di lei, e come reciprocamente doveva ella amar lui di un amor di prefe­renza. Le fece quindi intendere che alla maniera degli amanti appassionati egli farebbe a lei gustare, durante il noviziato, tutto quanto fosse di più dolce nelle soavità del suo amore, e le furono di fatto così grandi ch'ella ne andava fuori di sè: Spesso col cuore tutto pieno di Dio ella esclamava: Oh quanto è bello il Di­letto dell'anima mia! perchè non posso io amarlo!... » E quando il Salvatore divino, quasi dubitandone dell'amore, sovente a lei domandava, come a san Pietro, se lo amasse, ella potea solo rispondere se non: « Ah Signore, voi sapete come il cuor mio lo desideri! »

 

IV. Aspirazioni al Cuor di Gesù.

- « Io vi adoro, Cuor del mio Gesù, salvatemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Creatore, perfezionatemi.

Io vi adoro Cuore del mio Salvatore, liberatemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Giudice, perdonatemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Padre, go­vernatemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Sposo, a­matemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Maestro, insegnatemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Re, coronatemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Pastore, custoditemi.

Io vi adoro, Cuore del mio Amico, ac­coglietemi.

lo vi adoro, Cuore del mio Fratello, con voi tenetemi.

lo vi adoro, Cuore d'incomparabile bontà, consolatemi.

Io vi adoro, Cuore tutto amabile, accendetemi.

O mio Gesù, sommo mio Bene, io vi amo, non per le ricompense promesse da voi a chi vi ama, ma puramente per amore di voi medesimo.

«Io vi amo al di sopra di tutte le cose amabili, al di sopra di tutti i piaceri, al di sopra di me stessa e di quanto è fuori di me, protestando in presenza del cielo e della terra che io voglio vivere e morire nel vostro santo amore, puro e semplice, e quando per così amarvi dovessi essere perseguitata, tormentata e sottoposta alla morte, ne sarò contentissima, e dirò sem­pre con san Paolo: Non avvi al mondo creatura che separare mi possa dalla carità del Sacro Cuore di Gesù Cristo, che amo e voglio amare in eterno!»

 

GIORNO VI.

I. Gesù vuole che la divozione al Cuor suo trionfi delle contradizioni per la via di dolcezza e di amore.

- « Il Cuore del nostro buon Maestro vuole gli ossequi e l' amore delle sue creature per libera amorosa e franca volontà, senza constrin­gimento nè dissimulazione: e io sono con­vinta che egli vuole stabilito il suo regno solo colla dolcezza e soavità dell'amor suo, non coi rigori della sua giustizia.

La divozione al sacro Cuore non ama punto di essere sforzata; ma egli vuole insinuarsi nei cuori per la soave unzione della sua carità, a guisa di un olio, o piut­tosto di un balsamo prezioso, di cui l'odore ed il liquido dolcemente si spande. Basta il farla conoscere, e poi lasciare a quel di­vino Cuore la cura di penetrar coll'unzione di sua grazia i cuori da lui destinati per sè. Beati coloro che saranno del bel numero.

Conviene che, tutto si faccia dolcemen­te e soavemente, seguendo le vie che ci verranno da lui aperte; perché al tutto è da tenere dietro all'opera di Dio senza esi­tare nè stancarci, per quanti ostacoli e con­traddizioni ci vengano incontro, essendo egli forte abbastanza e potente per vincere e confondere i suoi nemici, ma insieme tutto dolcezza, umiltà e pazienza.

« I negozi che riguardano immediata­mente la gloria di Dio sono ben differenti da quelli del mondo, nei quali molto bi­sogna lavorare; laddove in quelli di Dio bisogna spesso contentarsi di assecondare la sua ispirazione e poi lasciar operare la grazia, seguedone i movimenti a tutto no­stro potere.

« Dio a tutto sovrasta, e si piace so­vente di servirsi delle minime cose, ed anche delle più spregevoli, perla esecu­zione de' suoi più grandi disegni, sì per ac­cecare e confondere l'umano ragionamento, come per dare a vedere la sua possanza; che può quanto a lui piace, tuttochè non la mostri sempre, non volendo violentare il cuore dell'uomo, ma lasciargli colla li­bertà maggior Merito al premio o al castigo.

Non vi meravigliate punto di tutte le contraddizioni che avrete ad incontrare nello stabilimento del regno, di questo amabilis­simo Cuore...; le difficoltà sono il segno più certo che la cosa viene da Dio, poichè le opere sue non si compiono se non fra le contraddizioni.

« Le suscita il demonio, arrabbiato nel vedere come per questo aiuto salutare avrà egli a perdere molte anime, cui già si te­neva per sue, e come per esso molte gliene furono già rapite e se ne rapiranno di van­taggio, in virtù della onnipotenza di Colui che al tempo segnato volgerà tutte le op­posizioni e contraddizioni a sua gloria ed a confusione de' suoi nemici, servendosi an­che di queste come di sodo fondamento a stabilire così santa divozione.

Non vogliamo però affliggerci se non vediamo presto compiuti i nostri desiderii per la gloria di quel divin Cuore, il quale non ne permette il ritardo se non perchè gusta di vedere aumentarsi i nostri ardori e le nostre sollecitudini, ed anche perchè il fervore di tale amabile divozione, duri più a lungo, accordandoci egli le cose a poco a poco; sebbene per altro io vi con­fessi che egli mi stimola continuamente a farlo conoscere ed amare; e io senza posa me gli offro a questo, affinchè m'immoli e sacrifichi quale sua vittima, secondo tutti i suoi desiderii ed il buon piacere del suo amore.

« Non temiamo le pene ed i travagli da incontrare in questa opera santa; ma più presto riputiamoci avventurati quando egli ci farà degni di patire per un oggetto così eccelso, sia pure in maniera di pene, con­tradizioni, calunnie e dolori; giacchè quanto più io ne trovo, tanto più me ne sento incoraggiare e più nutro speranza che tutto voglia riuscire alla gloria del divin Cuore per la salute di molte anime.

Conviene amare questo sacro Cuore con quanto abbiamo di facoltà e di forze. Sì, conviene amarlo; ed egli stabilirà la sua signoria, e regnerà sovrano malgrado dei suoi nemici e delle loro opposizioni. Egli prenderà dominio e possesso dei nostri cuori, essendo precipuo fine di questa di­vozione il convertire le anime al suo amore.

« Sì, regnerà questo Cuore a dispetto di Satana e dei satelliti suoi. Tale parola mi ricolma di gioia, e forma tutta la mia consolazione.

 

II. La Santa sacrificasi alla gloria del Sacro Cuore.

- « Una volta, dic'ella, stavo in presenza del santissimo Sacramento accesa di desiderio di veder crescere la divozione al Cuore adorabile del Salva­tor mio e, se non erro, mi fu mostrato l'ardore onde bruciano con tanto loro gau­dio i serafini, e fatte udire queste parole: Non ameresti tu meglio di gioire con loro che di soffrir dolori, umiliazioni e dispregi per concorrere allo stabilimento del mio regno nei cuori degli uomini? Al che io, senza esitare, abbracciai la croce, che ve­niami presentata, tutta irta di spini e di chiodi, ripetendo: Ah, unico Amor mio, ben più mi è dolce, ben più io amo patire per farvi conoscere e amare come desidera, se voi mi onorate di tanta grazia, che di vedermene priva per essere uno di questi ardenti serafini!

 

III. Prima festa del sacro Cuore cele­brata in Paray.

- Nelle Memorie con­temporanee si legge: « Giunto il tempo prefisso dal Signor nostro allo stabilimento della divozione al suo sacro Cuore in questa Comunità, egli vi dispose tutti i cuori, si bene cangiandoli, che parve un prodigio, specialmente in quelle che vi era­no più opposte. » - Le religiose di mag­gior virtù aveano sulle prime creduto di doverlo fare per timore di novità. » - Ad esecuzione de' suoi disegni di Mi­sericordia Iddio volle servirsi di suor Mad­dalena des Escures, anziana così osservante, che era stimata una regola vivente, e morì più tardi in odore di santità.

Questa santa religiosa, stata fino allora forte contraria a tale divozione, venne alla Santa l'ultimo giorno dell'ottava del Corpo del Signore, chiedendo l' imaginetta del no­viziato, perchè dicea di voler porla sopra un altarino in coro ed invitarvi le suore ad onorarla. Gioì la Santa della proposta, ma non lasciò trasparire niente lo stupore in che era per tale impresa, attendendone in pazienza la riuscita, nè cessando di pregare e far pregare per ottenerla felice.

Il domani, 21 giugno 1686, destinato ad onorare il divin Cuore, suor des Escures venne con una cassa, dove stese un bel tappeto e su di esso collocò la piccola miniatura chiusa in cornice dorata e adorna di fiori, ponendo il tutto dinanzi la grata con una scritta di propria mano, che învi­tava tutte le spose del Signore a rendere omaggio all'adorabilissimo Cuore di lui.

Così la Santa ebbe la consolazione di vedere svanite in un momento ed in ma­niera tanto ammirabile tutte le difficoltà; ond' ella non finiva di benedirne il Signore e mirava con piacere la premura di ciascuna che ne fosse dipinto al più presto un bel quadro per consolazione di tutta la comunità.

« Qui è l'opera del Signore, diceano quelle che vi aveano contraddetto in addie­tro, e meravigliandosi di così pronto mu­tamento, aggiungevano: Dio è veramente il padrone de' cuori e verifica il detto, tanto spesso ripetuto dalla nostra venerabile Suo­ra, che il Cuor di Gesù regnerebbe a mal­grado da' suoi nemici ».

 

IV. Umile ricorso al divin Cuore.

- « O divinissimo, adorabilissimo e amabilis­simo Cuore di Gesù, eccomi umilmente prostrato dinanzi a voi per adorarvi, bene­dirvi, glorificarvi e riconoscere i diritti del sovrano vostro dominio sopra di me, con­fessando la mia servitù e confermando le protestazioni del mio amore e della mia fedeltà in verso di voi.

« O Cuore santissimo, accoglietemi, poi­chè io sono e voglio essere vostro, non ostante tutte le opposizioni che vorranno suscitarmi contro i miei nemici. Deh non rigettatemi, ma riconoscete per vostro quello che a voi appartiene, ricevetelo, di­fendetelo. Sorreggete la mia debolezza nel vivissimo desiderio che io mi sento di amar voi e di piacere a voi!. Datemi, ve ne prego, le grazie necessarie a farlo perfettamente, ed a poter pregare, operare, patire nella purezza del vostro amore ».

 

GIORNO VII.

I. Disegni amorosi del Sacro Cuore verso quelli che ne abbracciano la di­vozione.

- « Il Signore nostro mi ha fatto conoscere, scrive la Beata, come egli voglia essere conosciuto, amato e adorato dagli uomini, e sia quindi per comunicar loro molte grazie, quando si consacrino alla divozione ed all'amore, del suo sacro Cuo­re. Egli mi va scoprendo tesori di amore e di grazie per le persone che si dediche­ranno e sacrificheranno tutte a render e procurare a lui l'onore, l'amore e la gloria che meglio potranno; ma tesori così grandi che mi è impossibile esprimerlo.

« Egli mi sembra che la gran brama del Signor nostro che il suo sacro Cuore venga onorato da qualche speciale ossequio abbia di mira il rinnovar nelle anime gli effetti della sua redenzione, facendo di questo Cuor divino come un secondo mediatore - vuol dire una nuova manifestazione dell'u­nico nostro Mediatore - fra Dio e gli uo­mini, dei quali si sono moltiplicate le colpe a segno che vi bisogna tutta la virtù di sua potenza per ottener loro misericordia colle grazie di salute e santificazione, cui egli ha si gran brama di loro impartire abbon­dantemente.

« Egli non vuole stabilire il suo nuovo regno fra noi, se non a fine di accordarci più copiose le sue grandi misericordie e le sue preziose grazie di santificazione e di salute. Ma saranno tolte, egli dice, a coloro i quali non ne approfitteranno rendendole vittoriose in sè medesimi; perchè qui si tratta come di preziosa bevanda offertaci dal nostro buon Padre a rimedio ultimo dei nostri mali ».

« Io non potrei darmi a credere che le persone consacrate al divin Cuore periscano, cadendo col peccato mortale sotto la do­minazione del demonio; cioè, se dopo es­sersi a lui dedicate, esse procurino di ono­rarlo, amarlo e glorificarlo quanto possono, conformandosi a tutti i suoi santi insegna­menti.

« Non si dà più breve cammino, alla perfezione, nè via di salute più sicura che l'essere consacrato a questo divin Cuore, per rendergli tutti gli omaggi di amore, di onore, di lode onde noi siamo capaci.

« Penso, e non mi posso tenere dal dir­lo a voi, che il sacro Cuore avrà una partitolar protezione d'amore e d'unione sopra, le comunità che a lui renderanno qualche particolare onoranza.

« L'ardente suo desiderio di spargere a profusione le sue grazie nelle anime lo muove a voler essere conosciuto, amato e lodato dalle sue creature, nelle quali ei vuole stabilire il suo impero, come fonte di ogni bene, a fine di provvedere ad ogni bisogno; e vuole anche per questo che a lui ci rivolgiamo con gran confidenza, e a me sembra che un aiuto dei più efficaci ad ottenere le nostre dimande sia di porgerle interponendo il Sacrificio della Messa, fa­cendone dire tre o cinque ad onore delle cinque Piaghe, in venerdì. Parecchie per­sone, ridotte agli estremi, ne hanno rice­vuto prodigiose guarigioni».

 

II. Promesse divine.

- La Santa scris­se così al padre Rolin gesuita: «Che non posso io raccontare quello che so dell' a­mabile divozione al Cuore di Gesù e sco­prire a tutta la terra i tesori di grazie in esso racchiusi, da spargersi a profusione sopra coloro che la praticheranno? O Pa­dre mio, non omettete niente, ve ne scon­giuro, a fine d'ispirarne il mondo intero.

Gesù Cristo mi ha fatto conoscere in guisa, da non poterne dubitare, come egli volea per opera principalmente dei Padri della Com­pagnia stabilire dappertutto questa solida divozione e formarsi con essa un numero infinito di servitori fedeli, di perfetti amici di figliuoli riconoscenti. I tesori di benedi­zioni e di grazie, che il sacro Cuore vi accoglie sono inestimabili; nè si dà, che io sappia, nella vita spirituale pratica divota più opportuna di questa per sollevare in breve le anime alla più alta santità e far loro gustare le veraci dolcezze che si tro­vano in servire a Dio. Sì, lo dico a sicurtà, se altri sapesse quanto Gesù Cristo se ne compiace, non vi sarebbe cristiano, si poco amante di questo amabile Salvatore, che non la praticasse all' istante. Fate che l'ab­braccino le persone religiose, e ne saranno così aiutate che non vi bisognerà più altro a ridestare il fervor primitivo e la più esat­ta osservanza nelle comunità meno regolate, e portate le meglio regolate al colmo della perfezione.

« Il divino mio Salvatore mi ha fatto intendere, come le persone occupate in cercar la salute delle anime avranno l'arte di toccare i cuori più indurati, e faticheranno con meravigliosa riuscita, quando sieno com­prese di una tenera divozione al suo sacro Cuore.

Le persone secolari poi troveranno cosi ogni soccorso necessario allo stato loro, cioè la pace nelle famiglie, il sollievo nei travagli, le benedizioni celesti in tutte le loro imprese, la consolazione nelle loro miserie, un luogo certissimo di rifugio in questo Cuore adorabile durante la vita, ma principalmente all'ora della morte. Deh quanto è dolce il morire, dopo nudrita co­stante divozione al Cuore di Quello che ci dee giudicare!

« Insomma è chiaro non esservi al mondo persona che da un amore di perfetta gratitudine mostrato a Gesù Cristo con onorarne il sacratissimo Cuore, non sia per conseguirne ogni sorta di celestiali aiuti ».

 

III. Dall'unione del sacro Cuore si attinge fervore in servire a Dio.

- In una lettera della Santa si legge: « Quanto alla vostra pena del sentirvi languida nel servire a Dio, egli sembra mi ponga in pensiero che vi dica di non turbarvene punto, ma che per soddisfarlo in questo avete solo ad unirvi in ogni vostro fatto al sacro Cuore; il che vi serva in principio di disposizione, in fine di soddisfazione. Non potete, per esempio, far niente nell'o­razione? contentatevi di offerir quella che questo divin Salvatore fa per noi nel suo Sacramento, presentando i suoi ardori in riparazione delle vostre tiepidezze, e dite in ciascuna delle vostre azioni: Dio mio, voglio fare o patir questo nel sacro Cuore del vostro divin Figliuolo e secondo le sue sante intenzioni, che io vi offro a rimedio di quanto hanno d'impuro e d'imperfetto le mie. E così nel rimanente. Quando v'in­colga qualche pena, mortificazione o affli­zione, dite a voi stessa: Prendila, che il sacro Cuore t' invia per unirti a lui. Ma fate sopra tutto di conservare la pace del cuore, che vale più di tutti i tesori immaginabili; ed il mezzo di conservarla sta in non aver più Volontà, mettendo quella del divin Cuore in luogo della nostra, per lasciarlo volere per noi tutta quello che a lui sarà di maggior gloria, contenti di sottometterci con il santo abbandono. E questo amabil Cuore a tutto supplirà che possa mancare da parte vostra, perchè amerà Dio per voi, e voi lo amerete in lui e per lui ».

 

IV. Atto di pura intenzione.

- Io mi offro tutto a voi, o Cuor di amore con in­tenzione che tutto il mio essere, la mia vita, i miei patimenti sieno per amarvi, onorarvi nel tempo e nell'eternità, Vi amo, o Cuore tutto amtabile, come il sommo mio bene, tutto il mio bene, tutta la mia gioia, solo degno dell'amore di tutti i cuori. Potesse il mio incenerirsi per l’ardore e veemenza di tale amore, pel quale io rinnovo con tutta l'anima tutte le offerte che vi ho fatto di me stesso! Guardatemi dal dispia­cervi, e fatemi fare - quello che più a voi piaccia. O Cuore sorgente del puro amore, che non sono io tutto amore per amarvi, tutto spirito per adorarvi! Fate adunque che io non possa, ve ne supplico, amare che voi, in voi e per voi; la mia memoria non ricordi che voi, non abbia io più mente che per conoscere voi, non più volontà nè affetto che per amar voi, non più lingua che per lodar voi, non più occhi che per mirare a voi, non più mani che per servire a voi, non più piedi che per cercar Voi, a fine che io possa un giorno amar voi senza timore di perdervi nella beata eternità. Amen ».

 

GIORNO VIII.

I. Il sacro Cuore domanda riparazio­ne della ingratitudine degli uomini a lui più penosa della Passione.

- Un giorno che stava esposto il Santissimo, la Santa ne ricevette una grazia singolare, da lei così narrata:

« Dopo sentitami ritirar tutta dentro di me per uno straordinario raccoglimento delle mie potenze, Gesù Cristo mio buon Mae­stro mi si presentò tutto folgorante di gloria colle sue cinque piaghe brillanti come al­trettanti soli; da quella santissima Umanità sgorgavano fiamme per ogni parte, sopra tutto dall'adorabile petto, che sembrava una divampante fornace. Apertolo, egli mi sco­perse il suo divin Cuore, vivi sorgente di quell'incendio; e fu allora che mi svelò le ineffabili meraviglie del puro amor suo, e dell'eccesso onde aveane amato gli uomini, dai quali riportava sola ingratitudine. Que­sta, diceva egli, mi è più penosa di quanto soffersi nella mia passione. Se eglino ren­dessero qualche ricambio al mio amore, poco io stimerei ciò che ho fatto per loro e vorrei, se fosse possibile, patir ancor maggiormente, ma essi hanno sola freddezza per me, ed alle mie premurose tenerezze non corrispondono se non che con ripulse. Dammi tu almeno il contento di supplirne all’ingratitudine quanto potrai? E rimo­strando io la mia impotenza, egli rispose: Eccoti con che sovvenire ad ogni tuo di­fetto. E in quella, dal Cuore che si aperse uscì ad investirmi una fiamma così ardente e penetrante che io pensava di rimanerne consunta; e non potendola più sostenere, pregava lui di pietà per la mia debolezza. Io sarò tua forza, disse egli, non temere di niente, ma attendi alla mia voce e a ciò che io ti chieggo per compiere i miei di­visamenti ».

Più tardi un nuovo lamento del Cuore di Gesù venne arrecando con queste parole una specie di supplizio a quello si tenero della Beata: « Io provo una sete ardente di essere amato dagli uomini nel santissimo Sacramento, e non trovo quasi persona che si adoperi conforme il mio desiderio a dis­setarmi, usando verso di me un qualche ricambio! »

 

II. La Santa è scelta vittima in ripa­razione degli oltraggi fatti al divin Cuore.

- « Questo Salvatore apparso un giorno alla sua schiava, mi disse: Cerco una vit­tima pel mio Cuore, la quale voglia sacri­ficarsi come ostia di immolazione a compi­mento de' miei disegni. - Io sopraffatta dal sentimento di quella sovrana Maestà, me gli prostesi similmente a' piedi, presen­tando parecchie sante anime che poteano fedelmente corrispondere ai suoi intendi­menti. No, rispose l'amabile Salvatore, non voglio altri fuori di te; perciò ti ho scelta. Allora scoppiando in lacrime, io replicai che ben sapeva egli esser io una peccatrice, e le vittime richiedersi innocenti: non aver io, a dir vero, altra volontà che la sua, ma non potermi risolvere a far altro che gli ordini della Superiora. A questo egli consentì.

Un' altra volta dal cuore della Santa e­ruppe questo grido: « Che non avete fatto voi, o Signore, - per guadagnarvi i cuori de­gli uomini? eppure essi ve li negano e ben sovente ve ne discacciano! - È vero, fi­gliuola mia, rispose il divino Maestro, l'a­mor mio mi ha fatto sacrificare tutto per loro senza che io ne riceva un ricambio; ma io voglio che supplisca tu alla loro in­gratitudine pe' meriti del mio sacro Cuore. « Ecco ciò che il mio divino Signore mi ha fatto intendere, scrive ancora la Santa: Io voglio che il tuo cuore mi sia un rico­vero dove mi raccoglierò a consolarmi, quando i peccatori mi perseguiteranno e ri­getteranno da sè. Allorquando io ti farò conoscere che la divina Giustizia è irritata contro di loro, tu mi verrai a ricevere nella santa comunione; e postomi sul trono del tuo cuore, mi adorerai prosternandoti sotto i miei piedi. Poi mi offrirai all' eterno mio Padre, come io t' insegnerò, per placare la giusta sua collera, e piegare al perdono la sua misericordia. Un' anima giusta può ot­tener perdono a mille peccatori ».

 

III. I peccatori del mondo e le anime a Dio consecrate concorrono ai patimenti del divin Cuore.

- Dopo la santa comu­nione, il mio Sposo divino mi si presentò sotto la figura di Ecce Homo, carico della sua croce, tutto coperto di lividure e di piaghe, grondante sangue da ogni parte, e con voce mesta e dolente, mi disse: E non vi sarà persona che mi abbia pietà e vo­glia patir meco partecipando al mio dolore nello stato lagrimevole in cui mi pongono i peccatori?

« Un'altra volta, in tempo di carnevale, parmi che questo Cuore caritatevole, mi domandasse, se gli volessi far compagnia sulla croce nei giorni ch' egli vi era sì de­relitto, per la smania che avevano gli uomini dei godimenti; così potrei per le amare amarezze ch'egli mi farebbe gustare, addol­cire in alcun modo quelle che i peccatori versavano pei loro divertimenti nel sacra­tissimo suo Cuore: e così dovei gemere senza posa con lui per ottenere misericor­dia, affinché i peccatori non arrivassero al colmo, e Dio perdonasse ai peccatori in grazia dell'amore che porta a quel Cuore amabilissimo.

« Un giorno il Signor nostro, scopren­domi l’amoroso suo Cuore tutto straziato e trafitto. Ecco, mi disse, le ferite che io ricevo dal mio popolo eletto. Gli altri si contentano di percuotere sul mio corpo, questo mi trasverbera il Cuore, che non ha mai cessato di amarlo!

Il Signore mi si presentò ancora co­perto di piaghe, con tutto il corpo sangui­narite, il Cuore tutto straziato dal dolore e la persona come tutta spossata. Io me gli prostesi a' piedi col gran timore che mi si era impresso nell' anima, non osando dirgli niente. Ed egli a me: Ecco a che mi riduce il mio popolo eletto, che destinato a pla­care la mia collera, invece mi perseguita segretamente.

Io non posso esprimere quanto ciò mi desse a patire. Nelle sue lassitudini egli mi si presentava, quando io ne avessi un momento, dicendo di baciare le sue piaghe per raddolcirne lo spasimo » .

 

IV. Preghiera di riparazione.

- O Cuore sacratissimo! voi meritate le affezioni e 1' amore di tutti i cuori da voi sì diletti, amati e beneficati infinitamente; eppure non avete che freddezze e ingratitudini, soprat­tutto dal mio, meritevole giustamente della vostra indignazione. Ma come voi siete un Cuore di amore, così siete anche un Cuor di bontà, del quale io voglio prevalermi a mia riconciliazione e perdono. Ah Cuore dolcissimo, se il dolore e la vergogna di un cuore che riconosce i suoi falli può soddisfarvi, perdonate a questo mio le sue infedeltà e la trascuranza di piacervi col suo amore. Cuore del mio Dio, Cuore san­tissimo, Cuore a cui solo appartiene il perdono dei peccatori, perdonate, ve né prego a questo povero cuore miserabile. Tutte le mie potenze si collegano a farvi con ogni umiltà conveniente ammenda e ri­parazione d' onore.

O Cuore del mio Gesù, ora vi rimetto e dono tutto il mio ambre colla Sua sorgente, che è il mio cuore; e l'uno e 1' altro vi consacro irrevocabilmente, sebbene con gran confusione dell'avervi sì a lungo negato i vostri beni.

Supplico i serafini ardenti di offerire al mio Dio i loro santi ardori a riparazione. del poco amor mio e di tutte le altre crea­ture ».

 

GIORNO IX.

I. La Comunione riparatrice.

- « Il mio divin Salvatore, dice la Beata, mi or­dinò di comunicare il venerdì primo d' ogni mese, a fine di riparare quanto era possibile gli oltraggi da lui ricevuti durante il mese precedente nella santissima Eucaristia.

Uno di questi venerdì, nella santa comunione ei disse queste parole alla in­degna sua schiava, s' ella non s'inganna: Io ti prometto nell'eccesso della misericor­dia del mio Cuore, che l'amor suo onni­potente concederà la grazia della penitenza finale a tutti quelli che per nove continui primi venerdì del mese si comunicheranno che essi non morranno nella mia disgrazia, nè senza ricevere i sacramenti, ed esso si renderà loro asilo sicuro nell'ora estrema ».

Ella sperimentò anche sovente la virtù prodigiosa della comunione riparatrice ap­presso il divin Cuore; e così ella scrive essersi un giorno intesa dire: « Mira, o figliuola, i mali trattamenti arrecati a me da quest' anima che viene a ricevermi; essa rinnovella i dolori tutti di mia passione! Io me gli gettai appiedi compresa di spavento e di dolore, bagnandoli delle mie lacrime che non potea ritenere, e dicendo o Signor mio e mio Dio, se vale la mia vita contro queste ingiurie, quantunque le mie fatte a voi sofferire sieno mille volte più grandi, eccola! Io sono vostra schiava; fate di me tutto quello che a voi piacerà. - Voglio, egli rispose, che allorquando io ti darò a conoscere i mali trattamenti che ricevo in quest'anima, tu dopo avermi ri­cevuto, ti postri a' miei piedi per farvi onorevole ammenda al mio Cuore, offeren­do però al mio Padre il sanguinoso sacri­ficio della croce e tutto il tuo essere in omaggio al mio e in riparazione delle inde­gnità sofferte da me in qual cuore.

Io rimasi colpita da stupore udendo somiglianti parole di un'anima, lavata po­c'anzi nel sangue prezioso di Gesù Cristo; ma la medesima voce tornò a dirmi: Non è già ella in peccato, ma la volontà di peccare non è ancora uscita dal suo cuore; il che ho io più in orrore che l'atto stesso dei peccato, essendo questo un applicar per dispregio il mio sangue sopra un cuore corrotto, a misura che la volontà al male è radice di ogni corruzione. A tali parole io soffersi pene grandi, chiedendo senza cessare misericordia da nostro Signore, il quale mi disse un giorno di Pasqua dopo la comunione: Ho ascoltato i tuoi gemiti ed inclinato la mia misericordia su di quel­' l'anima. Il che molto mi consolò ».

 

II. L'ora santa.

Nostro Signore, chie­dendo alla santa Margherita la comunione del primo venerdì, le aveva ordinato ancora di passare un'ora della notte dal giovedì al venerdì per orare l'agonia del suo sacro Cuore. Ecco le parole di lui: « Ti comunicherai ogni venerdì primo del mese; ed ogni notte dal giovedì al venerdì io farotti partecipare alla mortale tristezza da me voluta soffrir nel Getsemàni; la quale tristezza ti ridurrà, senza che tu lo possa comprendere, ad una specie di agonia più dura a sopportare che la morte. E per ac­compagnarmi nell'umile preghiera da me già offerta al Padre, ti leverai fra le undici e le dodici e prostrerai col volto a terra, sia per placare la collera divina implorando misericordia, sopra i peccatori, sia per ad­dolcire in qualche maniera l'amarezza mia nell' abbandono degli apostoli, la quale mi costrinse a rimproverarli di non poter Ve­gliare un'ora con me. Durante quest' ora tu farai com' io t'insegnerò ».

Tal è la prima rivelazione sull'ORA SAN­TA, esercizio, comē si vede, di orazione vocale o mentale, in omaggio al Cuor di Gesú nelle supreme sue angoscie durante la notte della passione. Al presente per fa­cilitare così bella pratica, arricchita di in­dulgenza plenaria, si può scegliere a piacere un'ora della sera dal giovedì al venerdì. Le seguenti parole della Beata potranno servire di pascolo 'alle anime divote.

Considerando attentamente l'oggetto unico del mio amore, nell'orto degli Ulivi immerso nella tristezza e nell'agonia di un dolore rigorosamente amoroso, e senten­domi forte stimolare dal desiderio di par­tecipare alle dolorose ambascie di lui, egli mi disse: Quivi ho io più sofferto interior­mente che in tutto il resto della mia pas­sione, vedendomi nell'abbandono universale del cielo e della terra, carico dei peccati di tutti gli uomini; con questi sono apparso innanzi alla santità di Dio il quale, non riguardando alla mia innocenza, mi ha tra­volto nel suo furore, facendomi bere il calice contenente tutto l'amarissimo fiele della sua giusta indignazione, come dimen­tico del nome di Padre per sacrificarmi alla giusta sua collera; non vi è creatura vale­vole a comprendere la grandezza dei tor­menti sofferti allora da me; della medesima natura di quelli che prova l'anima peccatrice dinanzi al tribunale della divina Santità, che si aggrava tremenda sopra di essa, la conquassa, la opprime, la inabissa nel suo giusto furore ».

 

III. Altre pratiche volute da Gesù in onor del suo Cuore.

- Leggiamo nella vita della Santa, con' ella fra le sue novizie aveva introdotto la pia usanza che si po­trebbe dire il germe dell' associazione della Guardia d'onore del sacro Cuore. Raccomandava loro di esser fedeli in ricordarsi, al suono dell'orologio, dell'ora e del mo­mento avventurato nel quale venne per ope­ra dello Spirito Santo formato nel seno purissimo di Maria Vergine quel Cuore adorabile, aggiungendo alcune, parole di ringraziamento al divin Cuore per la sua carità infinita verso tutti gli uomini.

Gesù anche avea raccomandato di pro­pagar gli abitini del sacro Cuore, e la Santa scrivevae ad una superiora così: « Io mi sento proprio spingere a dirvi in nome del nostro Maestro, com' egli desidera che fac­ciate incidere l'immagine del suo Cuore, affinchè chi vorrà in qualche speciale maniera onorarlo, possa, tenerne immagini in casa ed altre piccole da portarsi addosso.

Così ella scriveva intorno a varii uffici dal Signore voluti ad onor del suo Cuore. « Suora N. si travaglia di non potere niente pel sacro Cuore: ma egli le ha dato il suo ufficio' di Mediatrice per chiedere al Padre di far conoscere questo sacro Cuore, allo Spirito Santo di farlo amare, alla beata Ver­gine di adoperarsi a fine che quanti si vol­geranno ad esso sentano gli effetti del suo potere. Una egli ne desidera per lo stesso ufficio anche tra voi, ma la vuol tirata a sorte, e felice la chiama, poichè anch' egl si farà. suo Mediatore. Voi la potrete cam­biare ogni anno.'

« lnoltre egli domanda una Riparatrice ché a' Dio chieda umilmente perdono di tutte le ingiurie a lui fatte nell' augusto Sa­cramento dell'altare. Questa potrà umil­menie confidare che anch' egli otterrà grazia e perdono per lei. La cangerete come la precedente. Oficio vostro poi sarà di offe­rire quanto farassi di bene a suo onore e secondo i suoi sentimenti ».

 

IV. Atto di amorosa contrizione.

- O sacratissimo e -adorabilissimo Cuor di Gesù, eccomi umilmente prostrato innanzi a voi can cuore contrito e penetrato di vivo dolore dell'avervi si poco amato e offeso tanto co' miei traviamenti, ingratitudini, per­fidie ed altre infedeltà, onde tni sono reso indegno della vostra misericordia e di tutte r le grazie e favori del puro amor vostro. O Cuor di Gesù mio Salvatore, esercitate in me tale ufficio che vi costa sì caro e non perdete il frutto di tante pene e di una morte tanto dolorosa, ma onoratela nella mia salute, affinchè, il mio cuore amar vi possa, lodare e glorificare in eterno. Se la vostra giustizia lo condanna come indegno di perdono, e si appella al tribunale del­l'amor vostro, pronto a sofferirne tutti i ri­gori anzi che venir privo un sol mbinento di amarvi. Tagliate, spezzate, bruciate; bar sta che io vi ami. Non mi rispa'i~iate nè ;corpo nè vita, quando si tratti della vostra 1Qri4. Vostra sono, 9 d vinQ amabilissimo Cuore; operate dunque la mia salute, ve ne supplico, nè mi abbandonate a me stesso, castigando i miei peccati con novelle rica­dute l Ah mille morti piuttosto che offender voi, voi ch'io amo - mille volte più della mia vita!

 

GIORNO X.

I. Divine larghezze del sacro Cuore verso le anime zelanti della sua gloria.

- In quasi ogni pagina di lettera della Santa s'incontrano le più dolci promesse delle ricompense riserbate dal Signor nostro a quelli che abbiano zelo della gloria del suo divin Cuore.

Questo zelo, ella dice, è la via più certa di entrare nell'amicizia di questo amabilissimo Cuore, d'insinuarsi bene addentro nelle sue buone grazie, d'attirarsi ognora più la pienezza del suo puro amore, di con­ciliarsene le divine tenerezze, di essere nel novero de' suoi veri amici più cari, più di­letti più favoriti, di venir mirato come oggetto delle sue compiacenze, di rendersi al suo cospetto come un profumo di soavità.

Il sacro Cuore del nostro dolce Mae­stro non lascerà senza premio il vostro zelo di farlo conoscere, amare ed onorare; e poi io stimo esser sempre grande ricom­pensa, quando egli ne giudichi degni di servirlo in qualche cosa. Piacere a lui basta per ogni ricompensa. Date gusto a quel sacro Cuore, il quale ve ne procurerà di grandi per l'eternità.

Oh beati coloro di cui egli si sarà servito a stabilire il suo regno! Giacché mi sembra esser lui come un re non inteso a dar ricompensa mentre fa conquiste e de­bella i propri nemici, ma bensì allora che regna vittorioso, assiso in trono. L'adora­bile uore di Gesù vuol fondare in ogni cuore il regno del puro amor suo; abbat­tendo e distruggendo quello del demonio; e mi pare ch' egli ne abbia sì gran desi­derio da promettere magnifiche ricompense a tutti quelli che di buona volontà vi daranno mano a tutto potere, secondo i lumi e le forze che egli loro fornirà.

Deli quante grazie di santificazione e salute ha quel divin Cuore diffuse sopra i divoti della sua festa, e con quanto ardore replica egli le promesse già fatte in favore loro di non lasciarli perire!

Se sapeste quanto merito e quanta gloria è posta nell'onorare l' amabil Cuore dell'adorabile Gesù, e quale il premio da retribuirsi a quelli che dopo essersi tutti a lui dedicati, cercheranno unicamente di onorarlo! Si, e mi sembra che questa sola intenzione, darà più merito e gradimento alle loro azioni innanzi a Dio di quanto altro potrebbero fare senza di essa in tutto il rimanente.

Questo divin Cuore vi ricompenserà non pure nella vostra persona, ma ben an­che in quella dei vostri parenti e di tutti gli altri che vi stanno a cuore, che saranno da lui riguardati con occhio favorevole e pieno di misericordia, pronto a soccorrerli e proteggerli in ogni cosa, purchè a lui si rivolgano con fiducia, serbando egli eterna memoria di quanto essi faranno a gloria sua.

« E dovete credere che questo Cuor sa­cratissimo serberà memoria e compiacimento per tutta l'eternità di quello che voi avrete fatte per lui; di modo che quando aveste sofferto i tormenti tutti dei martiri, vi tro­vereste tuttavia troppo bene ricompensata, anche solo per lo gran numero di anime ch'egli vuole per questa via ritrarre dalla perdizione.

« Sembrami che il sacro Cuore mi abbia dato a vedere in lui descritti i nomi di pa­recchie persone, a merito del loro gran de­siderio di farlo onorare: e per questo egli non permetterà mai che ne sieno cancellate. Ma non mi disse punto che tanti amici non avranno croci, mentre vuole anzi che fac­ciano consistere il maggiore onor loro gustare delle sue amarezze.

« Intrattenendosi egli colla meschina sua schiava le mostrò e fece intende, come volesse formarsi una corona delle dodici anime a sè più care, che gli avessero pro­curato maggior gloria quaggiù, e sarebbero perciò tenute come dodici stelle brillanti intorno al sacro Cuore.

Infine la Santa termina nel seguente mo­do il racconto della preziosa grazia che ebbe di vedere gli angeli presentare al di­vin Cuore altri cuori che si portavano in mano: « Ve ne erano parecchi i cui nomi rimasero impressi a lettere d'oro in quel Cuore sacratissimo, nel quale alcuni s'im­mersero e inabissarono con avidità e pia­cere scambievole, dicendo: in questo abis­so di amore è fissa la nostra dimora ed il nostro riposo per sempre. E tali cuori erano appunto di quelli che maggiormente aveano dato opera in far conoscere ed amare quello del nostro divino Signore ».

 

II. Il sacro Cuore è albero di vita i frutti del quale debbono distribuirsi al mondo intero.

- « Il Salvatore adorabile mi ha fatto vedere la divozione al suo divin Cuore come un bell'albero destinato a ger­minare e mettere radici nel nostro Istituto (della Visitazione), per estendervi di mano in mano i suoi rami a tutte le case, affin­ché ciascuna ne potesse cogliere i frutti a suo grado e secondo suo gusto; sebbene con abbondanza ineguale, da proporzio­narsi alla fatica, come il profitto alla buona disposizione di quanti, se ne nutriranno. Ma questi sono frutti di vita e di salute eterna, che debbono rinnovare in noi lo spirito primitivo di nostra santa vocazione. Pare a me che la gloria accidentale del no­stro santo Padre e Fondatore (Francesco di Sales) non si è mai tanta aumentata quanto per questa devozione. Il sacro Cuore però vuole che le religiose della Visitazione distribuiscano, i frutti di quest'albero celeste a tutti coloro che brameranno man­giarne; perchè ha di mira, come lo ha fatto intendere alla indegna sua schiava, di ri­donare così a molti la vita, ritraendoli dal cammino di perdizione, abbattendo la si­gnoria del demonio nelle anime, per fon­darvi quella dei suo amore, che non ne lascerà perire alcuna di quelle a lui consa­crate per reridergli l’ossequio e l’amore di sincera e franca volontà, e procurargliene dagli altri a misura delle loro forze. Nè qui egli vuole arrestarsi ma più vasti an­cora sono i suoi intendimenti, solo esegui­bili dalla sua onnipotenza, la quale può tutto quello che vuole.

Il Cuore adorabile di Gesù, se io non m'inganno, fa gustare compiacenze ineffa­bili al nostro santo Fondatore, stabilendo la sua devozione nel nostro Istituto, di cui egli si vuol rendere il sostegno e la difesa. Quante benedizioni e quante grazie si è proposto il divin Cuore di spargere sul nostro caro Istituto, e particolarnente nelle case che a lui procureranno maggior gloria ed onore!

Quelle che si metteranno sotto l'ado­rabile sua protezione goderanno in abbon­danza del tesoro delle sue grazie santifi­canti, e per l'unzione della carità sua e per la soavità dei suo santo amore. Ma o Dio mio, troppo è grande questo amore e pieno oltremodo di misericordia!

« Quanto siamo noi obbligati al divin Cuore; dappoichè egli si degna servirsi di noi a farlo conoscere ed amare l Ben felici saremmo noi, se potessimo dare la vita per procurare la gigria di questo amabilissimo Cuore! »

 

III. Avvisi della Santa alle sue novi­zie sullo stabilimento dalla divozione al sacro Cuore.

« Mi sembra che colle vo­stre umili pratiche ad onore del Cuor di Gesù Signor nostro ve ne siate guadagnate le buone grazie, e con mantenervi ad esse fedeli arrechiate a lui piacere così grande da rendervi oggetto delle sue amorose com­piacenze, e lo contentiate in più di quanto potreste mai fare nel rimanente; perchè de­sidera l'amabilissimo suo Cuore di essere conosciuto, amato ed onorato. Laonde voi non potreste arrecargli gusto maggiore che nello spendervici a tutto vostro potere. E mi sembra essere, sua volontà l'assicurarvi da sua parte, ch'ei non vi lascerà cadere nella disgrazia del suo sacro Cuore, il quale tanto si piglierà cura di voi quanto voi vi confiderete ed abbandonerete a lui; Egli a voi penserà, quando voi vi dimenticherete di voi. Ma sopra tutto egli vuole che siate umili di cuore come lui, e sempre ardenti in carità.

« È vero, sorelle mie dilettissime, voi siete ben obbligate, ma particolarissima­mente, a nostro Signore Gesù Cristo, ­dacché i nomi vostri sono segnati nel suo sacro Cuore per eccesso dell'amor suo. Ma voi siete ancora in libertà di cancellarneli. Guar­datevi bene che non vi accada sì grave disgrazia, la quale potrebbe solo essere a cagione del peccato mortale, dopo esservi distolte voi ed allontanate da questo divin Cuore, che non vi respingerà mai da sè prima che non 1' abbiate disprezzato e di­menticato voi. Io spero che voi tutte gli sarete così fedeli, e vi terrete guardinghe siffattamente che tanta sventura non v'incoglierà; anzi voi verrete ognora più insinuandovi nell'a­micizia di lui, a fine che egli vi consumi nelle più pure sue fiamme e vi accolga in morte a sè. Ma tanto non avverrà se non dopo aver noi combattuto per tutta la vita. Bisogna esser dunque risolute a tutte fare, a tutto patire, senza stancarci, perchè i tepidi e fiacchi sono rigettati ».

 

IV. Aspirazioni al divin Cuore.

« O divin Cuore di Gesù, vivente nel Cuore di Maria, io vi supplico ardentemente di vivere e di regnare in tutti i cuori e di consumarli col puro amor vostro.

O Cuore generosissimo, siate tutto il nostro tesoro e la sola nostra sufficienza!

O Cuore amantissimo e desiderabilissimo, insegnateci ad amarvi ed a non desi­derare che voi. Distruggete in noi il regno del peccato e stabilitevi quello della virtù, affinchè la vostra imagine rimanga piena­mente compiuta nelle anime nostre, e sieno esse ornamento un giorno della vostra ce­leste magione. Cosi sia ».

 

GIORNO XI.

I. L'anima purificata nel divin Cuore.

- « Il mio sovrano Signore, scrive la San­ta, mi presentò, nel primo giorno del mio ritiro in solitudine, il suo sacro Cuore come una fornace d'amore, dove io mi sentii gittata e compresa tosto ed infuocata di così vivi ardori, che parevami andarne incenerita; e udii queste parole: Ecco il divino purgatorio del mio amore, dove bi­sogna purificarti nel tempo di questa via purgativa; appresso io ti farò trovare un soggiorno di luce, e poi di unione e di trasformazione ».

Gli ammaestramenti della Santa rispon­deano al lume onde 1' anima sua era inon­data: « Entrate, dicea, in questo Cuor sacratissimo come in una fornace d'amore, per mondarvi di ogni macchia e bruttura da voi contratta, e per consumarvi questa vita di peccato, a fine di rivivere a quella della grazia e del puro amore che appieno vi trasformerà in sè medesimo.

« Bisogna che ci consumiamo tutti, senza eccezione nè remissione, in questa fornace ardente del sacro Cuore dell' adorabile nostro Maestro, donde ci conviene non uscire giammai; e dopo avervi perduto il nostro cuore di corruzione tra quelle fiamme divine del puro amore, ci bisogna prenderne uno tutto nuovo che ci faccia ormai vivere di una vita tutta nuova, con pensieri, ed af­fetti tutti nuovi, con operazioni tutte nuove in purezza e fervore in ogni nostro atto; cioè bisogna che non viviamo più di noi stessi, ma questo divin Cuore sostituiscasi ai nostri, viva egli solo ed operi in noi e per noi; la volontà sua tenga la nostra tal­mente annientata che possa operare senza resistenza da parte nostra; insomma i suoi pensieri, i suoi affetti, i suoi desiderii stiano in luogo dei nostri, ma sopratutto il suo amore, che amerà lui in noi e per noi. E così essendoci questo Cuore amabilissimo tutto in tutte le cose, potremo dire con san Paolo di non vivere più noi, ma egli in noi.

« Ah quanto è dolce l'amarlo per amor di lui solo! Conviene amare questo divin Cuore in modo che noi non viviamo più nè respiriamo, se non con lui e per lui.

« Ma conviene amarlo tanto in questa vita, che noi veniamo a farci una medesima cosa con lui, affinchè non ne possiamo es­ser mai separati. Solo il puro amor suo ci deve possedere, farci operare e patire. Ab­bandoniamo dunque senza ritegno i nostri ai suoi ardori, a fine di amarlo con tutto 1' essere donatoci da lui sì che tutto sia sommesso, a tutto si pieghi, tutto ubbidisca a questo divino amore.

« Amiamo adunque, ma amiamo senza eccezione; diamo tutto e tutto sacrifichiamo per conseguire un tanto bene, e tutto avremo possedendo il sacro Cuore del Signor no­stro Gesù Cristo. Amiamolo di tutte le no­stre forze, e diamo tutto al suo amore, a fine che egli ci consumi e purifichi ne' suoi più vivi ardori. Deh possiam noi eternamente bruciare nell' ardente fornace di questo divin Cuore!

« Tante grazie ricevute sono come al­trettante fiamme ardenti del suo puro amore, le quali ci debbono di continuo far bruciare di perfetta riconoscenza e di corrispondenza fedele ai disegni di lui.

« Ah perchè non bruciamo noi di que­sto fuoco divino, da lui arrecato in terra? Si, questo ci deve consumare. Ed io voglio porre ogni mio esercizio in amare e bru­ciare fra, questi santi ardori, e il sacro Cuore sarà l’altare dei nostri sacrificii.

« Il nostro cuore è fatto solo per Iddio.

Guai a lui, se si contenta di meno che di Dio, o se lasciasi bruciare da qualche altro fuoco che del puro amore di lui!

« Se sapeste quanto è dolce l'amar Dio, non vi sarebbe niente che non si sofferisse di buon grado per aver questo santo amore!

 

II. Il sacro Cuore elegge la Beata come altare sul quale arda il fuoco del suo amore.

- Nostro Signore, così ella, mi onorò di una delle sue visite, dicendo­mi: Sai tu bene a qual fine io ti comunico le mie grazie così abbondantemente? Egli è per renderti come un santuario dove il fuoco del mio amore arda continuamente. Il cuor tuo è come un sacro altare a cui non si accosti niente di macchiato. Io ti ho scelta per offerire all’eterno mio Padre ar­denti sacrificii, coi quali placare la sua giu­stizia e rendergli una gloria infinita per 1' offerta che in tali sacrifici tu gli farai di me, unendovi quello del tuo essere, a fine di onorare il mio. Dopo questo tempo io confesso che sentiva nel mio cuore un fuoco sì ardente e sì violento, che avrei pure vo­luto comunicarlo a tutte le creature, affinchè ne fosse amato il mio Dio.

 

III. Vita di sacrificio, di abbandono e di amore nel Sacro Cuore.

- La Santa scrisse così a persona decisa di abbracciare la devozione al Cuor di Gesù: « Io non dubito punto che il divin Cuore abbia caro assai il sacrificio che gli volete fare; di voi per essere tutta sua con fare e patire tutto per suo amore, a fine di poter vivere in lui, conforme il suo desiderio, una vita di sa­crificio, di abbandono di amore; di sacri­ficio di quanto vi è più caro e più vi co­sterà: di abbandono, totale di voi medesima alle cure dell' amorosa sua condotta, pren­dendo lui a vostra guida nella via di salute; e voi non farete niente senza domanda­re il suo soccorso e la sua grazia, la quale, io spero, egli doneravvi a misura della fiducia che porrete in lui. Inoltre noi dobbiamo vivere di quella vita di amore che a lui ci unisca per via di amore alla nostra abbiezione ed al nostro annienta­mento, per conformarci interamente al suo stato di sacrificio, di abbandono e di amore nel santissimo Sacramento, ove l'amore lo tiene fisso come una vittima del tutto ab­bandonata in continuo sacrificio per la gloria del suo Padre e per la nostra salute; rife­rite tutto a sua gloria; fermate la vostra dimora nel Cuore amabilissimo di Gesù, e vi troverete una pace inalterabile e la forza di effettuare tutti i buoni desiderii ch' egli v'ispira e di non commettere, colpe volon­tarie, Portatevi. tutte le vostre pene ed amarezze; poiché tutto quello che viene da questo Cuor sacratissimo è dolce e cangia tutto in amore ».

 

IV. Domanda al sacro Cuore di Gesù.

- « Mettetemi, o dolce mio Salvatore, nel sacro vostro costato e nel vostro adorabile Cuore, che è fornace ardente di puro amore, ed, eccomi in sicuro. Io spero che voi mi v'introdurrete, o Gesù mio e mio sommo Bene. Io eleggo il vostro sacratissimo Cuore per mia dimora, a fine che sia egli mia forza nei combattimenti, sostegno nella mia debolezza, mia luce e mia guida nelle tenebre, il riparatore di tutte le mie mancan­ze, il santificatore di tutte le mie intenzioni ed operazioni, le quali io unisco alle vostre, e ve le offro perché mi servano di continua disposizione a ricevervi. Così sia ».

 

GIORNO XII:

I. Il Cuore di Gesú fonte di santità.

- « L' adorabile Cuore di Gesù deve es­sere il santificatore e consumatore dei nostri coi santi ardori del puro amor suo.

« Oh bisogna che amiamo di tutte le forze nostre il Cuor di Gesù per quanto ce ne voglia costare! Bisogna che, ci santifichiamo a qualunque prezzo: e poiché egli è Santo, anche noi, dobbiamo, divenir santi. E se a questo non occorre che amare, perché non bruciamo noi senza posa; nella fornace ardente del puro, amor suo, che ci purificherà e tutto insieme ci santi­ficherà?

« Non dobbiamo più respirare che fiam­me e amore; puro amore crocifiggente e tutto sacrificato per una continua immolazione di noi, al beneplacito divino, affinché questo si compia in noi perfettamente, con­tentandoci di amare e lasciar fare a lui, sia che ci abbassi o ci sollevi, sia, che ci con­soli o ci affligga. Purché sia egli contento, tutto, il resto ci dev'essere, indifferente. A­miamo dunque quest' unico Amore delle anime nostre, poiché egli ci amò il primo ed ancora ci ama con tanto ardore, che di continuo ne avvampa nel santissimo Sa­cramento. Non bisogna più che amare que­sto Santo dei santi per divenir santi. Chi dunque ne impedirà di esser tali, quando noi abbiamo cuori per amare e corpi per patire? Ma oihmè! si può patire allorchè si ama? No, non vi sono più patimenti per quelli che amano ardentemente il Sacro Cuore del nostro amabile Gesù; perchè i dolori, le umiliazioni, i disprezzi, le con­traddizioni e quant' altro avvi di più amaro nella natura tutto viene a cangiarsi in amo­re dentro questo Cuore adorabile, il quale vuol essere amato senza misura, vuole possedere senza riserva il tutto, e tutto vuol fare in noi senza resistenza da parte nostra. Abbandoniamoci dunque in poter suo, affidiamoci a lui, lasciamo fare a lui, e vedremo com'egli applicherà immanca­bilmente tutta l' opera necessaria alla nostra perfezione, per modo che la bisogna sarà ben presto fornita, purchè non vi appor­tiamo noi ostacolo! Ah chi 1' ama perfetta­mente non pensa pure a resistergli! Amiamo lui dunque con tutte le forze e potenze nostre, e siamo interamente di lui senza riserva, giacchè egli vuole tutto o niente. E dopo esserci una volta tutto donati a lui, non ci ripigliamo più, non ri­pugnamo più ed egli avrà la cura di santificarci a misura che noi ci piglieremo quella di glorificarlo.

 

II. Avvisi per arrivare alla santità.

II Signore vorrebbe vederci procedere a gran passi nelle vie del suo amore, tuttochè crocifiggenti la natura. Non patteggiamo più adunque con lui, ma diamo a lui tutto, ed egli ci farà trovar tutto nel suo divin Cuore. Buon segno, quando la grazia ci persegue e ci stringe; ma temiamo che ella non si stanchi e ci abbandoni.

« Studiatevi di far buon profitto e di coltivare i buoni sentimenti ricevuti dalla somma Bontà; porgetevi attenti, perchè lo Spirito Santo spira dove gli piace la gra­zia viene e non ritorna mai. Profittiamone però, mentre il Signore ispirandoci il bene ci dà la forza di farla; ma non è così della creatura. Seguite dunque i suoi lumi senza stancarvi, fino a che voi lo abbiate reso padrone assoluto del vostro cuore. Imparate a lasciarvi e dimenticarvi, interamente ab­bandonandovi alla balia della provvidenza del sacro Cuore come una statua fra le mani dello scultore, a fine che egli tagli e recida secondo il suo desiderio.

A noi fa’ mestieri abbracciare amoro­samente tutte le occasioni