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Relazioni tra Chiesa e Stato PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
sabato 12 maggio 2007
Le relazioni fra Chiesa e Stato riguardano particolarmente gli studi di diritto. Ne daremo perciò solo un breve accenno per quanto riguarda i principi teologici.

ERRORI
Sono venuti in due estremi opposti: Egidio Romano e Giacomo da Viterbo propugnarono una Teocrazia per la quale lo Stato doveva dipendere in tutto dall’autorità della Chiesa.
Nell’epoca moderna, il Liberalismo derivato dal Kantismo e dall’Enciclopedismo francese pretese, che tutto dipendesse dallo Stato, Chiesa compresa. L’errore si è accentuato ancor più ai nostri giorni, in cui, dietro le dottrine di Hegel, si giunse alla Statolatria e al totalitarismo. Il Liberalismo mitigato, come quello del Cavour, trovò un’altra formula, pure errata: «Libera Chiesa in libero Stato».

Contro questi errori enunziamo la seguente TESI
La Chiesa di Cristo per ragione del suo fine soprannaturale e della sua costituzione per diritto divino è al di sopra dello Stato e perciò mentre essa è assolutamente indipendente dal potere civile nel suo essere e nel suo operare, al contrario lo Stato è soggetto alla Chiesa, però non direttamente, ma soltanto indirettamente in quanto nel perseguire il suo scopo temporale nonché ostacolare, deve anzi giovare perché la Chiesa eserciti senza ostacoli il suo potere per conseguire il suo fine soprannaturale.
É DI FEDE
come dimostrano vari documenti ecclesiastici e specialmente la Enc. «Immortale Dei» di Leone XIII. Li citeremo nella
SPIEGAZIONE. «La cura del genere umano, Dio l’ha divisa tra due poteri: quello ecclesiastico e quello civile, il primo preposto alle cose divine, il secondo alle umane. Ciascun potere nel suo genere è massimo» (Enc. cit.).
L’Enciclica presenta qui il compito delle due società: una che procura il bene spirituale, l’altra quello temporale.
Contro la Teocrazia dice che ciascun potere è massimo nel suo genere e ciascuno ha dei confini determinati per raggiungere il suo scopo soprannaturale o temporale.
Contro il Liberalismo continua: «E’ una grande ingiuria e una grande temerarietà volere che la Chiesa anche nella esplicazione dei suoi uffici sia soggetta al potere civile».

Già Pio IX nel Sillabo (8 dicembre 1864) aveva condannato varie proposizioni in cui si propugnava la supremazia dello Stato verso la Chiesa. Fra queste in particolare citiamo la 24a «La Chiesa non ha il potere coattivo (vis inferendae) né nessun potere temporale diretto o indiretto».

Dalla condanna di questa proposizione si comprende come la Chiesa, anche se non ha un potere diretto sullo Stato, lo ha indiretto per quanto è necessario al bene delle anime. Vi sono delle cose, che per natura loro, appartengono direttamente alla Chiesa, come la predicazione, la celebrazione del culto, il giudizio sulla moralità degli atti umani. Altre divengono sacre perché pur essendo materiali, sono ordinate a uno scopo sacro, e perciò anche queste diventano soggette alla Chiesa. Ad esempio gli edifici per il culto, il sostentamento dei sacri ministri ecc. Altre ancora sono miste e queste in quanto sacre dipendono dalla Chiesa, in quanto terrene dallo Stato. Per esempio il matrimonio è un Sacramento e solo la Chiesa ha il diritto di regolarne la celebrazione. Esso però comporta delle conseguenze civili, quale il bene temporale dei figli, la pacifica convivenza dei coniugi ecc. Per questo lo Stato riconosce il Matrimonio celebrato in Chiesa, lo trascrive nei suoi registri per regolarne i doveri civili.
Così per la scuola: se lo Stato ha il dovere di provvedere alla istruzione che i genitori non possono dare, la Chiesa ha il diritto di tutelare la cristiana educazione di tutta la gioventù.

L’ESTENSIONE DEL POTERE DELLA CHIESA abbraccia tutti gli atti umani, anche di ordine politico e sociale, in quanto è la Chiesa maestra nella regola dei costumi. Perciò è la Chiesa che stabilisce i principi per giudicare se una guerra sia giusta o ingiusta, che insegna quali sono i doveri civici nelle elezioni: che dà i principi di giustizia sociale sui doveri e diritti nel lavoro. Questi principi sono chiariti dalla figura che porta S. Tomaso paragonando le due autorità all’anima e al corpo: «Il potere secolare è soggetto allo spirituale come l’anima al corpo» (S. Th. 2,2 q. 60, a. ad 3).
Del resto, perché i due poteri possano meglio agire di comune accordo aiutandosi scambievolmente per il bene degli uomini, la Chiesa stabilisce le sue relazioni cogli Stati per mezzo dei Concordati.

PROVA - La Chiesa, come abbiamo visto, ha lo scopo di condurre gli uomini alla beatitudine eterna: ogni altro scopo temporale deve essere perciò subordinato in modo che non impedisca il fine eterno. Perciò lo Stato pure supremo nella sua autorità per quanto riguarda il benessere temporale non può prescindere dalla legge di Dio di cui custode e maestra è la Chiesa, perché lo scopo temporale deve essere indirizzato al fine eterno. Quindi i mezzi temporali non solo non devono impedire, ma debbono aiutare il raggiungimento del fine eterno. Inoltre, per questo scopo supremo la Chiesa ha avuto il potere da Gesù. Partecipando di questo potere, lascia allo Stato il compito di occuparsi delle cose civili, solo intervenendo quando queste impedissero il bene supremo dei diritti di Dio e della salvezza delle anime (In una allocuzione tenuta ai Vescovi il 2 novembre 1954 S. S. Pio XII, fra l’altro diceva: «Anzitutto oggi si fanno notare correnti di pensiero e tendenze che tentano di impedire e limitare la potestà dei Vescovi — (non escluso lo stesso Romano Pontefice) — precisamente in quanto sono pastori del gregge loro affidato. Ne coartano l’autorità, la cura e vigilanza entro determinati limiti che riguardano le Cose strettamente religiose, la predicazione delle verità della fede, la direzione delle pratiche di pietà, la amministrazione dei sacramenti e l’esercizio delle funzioni liturgiche. Vogliono allontanare la Chiesa da tutte le iniziative ed affari che toccano come essi dicono la «realtà della vita», con il pretesto che queste cose sono di loro competenza.
Questo modo di pensare viene espresso concisamente talora nei pubblici discorsi di alcuni laici cattolici, anche levati a posti di importanza, quando dicono: «Volentieri noi i Vescovi e Sacerdoti, li vediamo, e ascoltiamo, li avviciniamo nelle Chiese, nell’ambito della loro giurisdizione; ma sulle piazze e negli edifici pubblici, in cui si trattano o decidono le questioni di questa vita terrena, non li vogliamo vedere né possiamo credere che vogliamo ascoltare la loro voce. In questi posti, siamo noi laici, non il clero, di qualsiasi dignità o grado, i legittimi giudici».
In opposizione a questi errori, si deve tenere apertamente e fermamente, che il potere della Chiesa in nessuna maniera è limitato, come si suol dire, «alle cose religiose»; ma che tutta la materia della legge naturale, la sua esposizione, interpretazione e applicazione, qualora si consideri il loro aspetto morale, è di competenza della Chiesa...
Vi sono in sociologia non una ma molte e gravissime questioni, sia puramente sociali, sia sociali-politiche, che toccano l’ordine etico, le coscienze, la salvezza delle anime. Non si può assolutamente dire che tali questioni si trovino sottratte all’autorità e alla cura della Chiesa. Anzi anche fuori dell’ordine sociale occorrono questioni, non strettamente «religiose», di politica, sia nazionale che internazionale, le quali toccano l’ordine etico, premono le coscienze, possono esporre e difatti spessissimo espongono, a non leggero pericolo il conseguimento dell’ultimo fine. Così il problema del fine e dei limiti del potere civile; le relazioni tra i singoli uomini e la società; i cosiddetti «Stati totalitari», qualunque sia la loro origine e derivazione; la «totale laicizzazione dello stato» e della vita pubblica; la completa «laicizzazione» della scuola; la natura etica della guerra, la liceità o illeceità della guerra moderna; la cooperazione od il rifiuto ad essa da parte di un uomo di timorata coscienza, i vincoli e le relazioni etiche tra le Nazioni.
Contraddice alla verità, anzi alla stessa retta ragione chi asserisce che queste cose e molte altre dello stesso genere non toccano l’ordine morale e che perciò sono o possono essere estranee al potere della Autorità stabilita da Dio»...).
 

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