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La prima celebrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da ITALIANO   
domenica 26 agosto 2007
tratto da "Apologià del Papato" - Direttore Giuseppe Buonocore, 1932

Non si può mettere in dubbio, checché si pensi o si sia scritto al riguardo, che gli Apostoli celebrarono il Sacrificio dopo la Resurrezione di Cristo, per uniformarsi ai precetti della nuova Legge dettata ad essi dal Redentore nell'ultima cena. Ma questo culto dell'Eucarestia non iniziò subito dopo la Resurrezione, non essendo questa opinione avvalorata né dall'autorità, né dalla ragione, come ben rileva Benedetto XIV. Infatti, soggiunge il Bona (Reg. liturg.), la legge evangelica non essendo stata sufficientemente promulgata prima della Pentecoste, non era conveniente che si offrisse il Sacrificio Nuovo quando non era ancora stato trasferito il Sacerdozio. Avvenuta la Resurrezione di Cristo, gli Apostoli, deposta la tristezza, si limitarono a pregare insieme con la Madre del Redentore (Act. 1,14) per poter ricevere il dono dello Spirito Santo. Dopo che furono «tutti ripieni di Spirito Santo» gli Apostoli aggiunsero alle preghiere il Sacrificio (Act. 11,42). Il giorno della Pentecoste, quindi, fu il primo giorno della celebrazione del Sacrificio e San Pietro fu il primo ad offrirlo come Vescovo e Pastore universale, per quanto Genebrardo ed altri (de Apost. Liturg.) attribuiscono a Giacomo il minore, cugino di Cristo, l'alto onore della priorità.
Né dalla Scrittura, né dalla Storia potendosi desumere elementi certi circa l'apparato e le cerimonie usate dagli Apostoli nella celebrazione dell'Eucarestia, è da ritenersi che questi mettessero in esecuzione i precetti che dette loro Cristo "oretenus", ma si può supporre che adoperassero le vesti speciali. Il Card. Bona ricorda il fatto che la pianeta di San Pietro fu trasportata da Antiochia alla Chiesa di Santa Genoveffa a Parigi. Il rito della Santa Messa deriva quindi dalla tradizione Apostolica. Rimane da accertare in quale lingua San Pietro celebrò il Divino Sacrificio. Al tempo di Gesù tre lingue si parlavano nella Giudea: l'aramaica o siro-caldaica (nel Nuovo Testamento ricorrono molte parole siriache), la greca, parlata in gran parte della Palestina, e la latina, perché la Giudea era provincia romana. Ma poiché la prima messa fu offerta in Gerusalemme, è comune opinione che San Pietro la celebrasse in lingua siriana. Gli Apostoli, invece, celebravano la Messa nella lingua particolare di quei luoghi dove essi giungevano a predicare il Vangelo. La lingua latina è la lingua della Chiesa, perché fu adoperata dagli albori del cristianesimo e resta immutabile come la fede che esprime. Sull'origine della parola Messa, molte sono le opinioni dei più dotti scrittori liturgici. Chi la fa derivare dall'ebraico "massah" (debito od obbligo); chi dal greco "myesis" (iniziazione); chi dalla voce arcaica "mescesse"; chi dal latino "missae", "missio-nes" (licenziamento), in quanto nei primi secoli agli iniziati (catecumeni) ed ai penitenti (uditori e i penitenti piangenti non entravano in Chiesa) era prescritto di abbandonare il luogo sacro dopo le letture della Sacra Scrittura (Epistola ed Evangelo) che avvenivano al momento della consacrazione. Dal duplice licenziamento dei catecumeni e degli altri fedeli non perfetti o infedeli durante la Messa, e dei fedeli dopo la messa, il servizio divino era indicato col nome di missae o missiones, donde le locuzioni "inter Missarum solemnia", "Missas fa-cere", "Missas tenere", che si leggono negli scritti dei primi Padri della Chiesa.
 

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